I GIORNI IN CUI NON SUCCEDO.

Ci sono giorni in cui non succede niente. Non un pensiero brillante, non un desiderio, non un sogno da fare ad occhi aperti.

L’estate finalmente brucia sulla pelle, ma tu non sei sintonizzata su quell’onda calda.

Telefonate lunghe, confidenze sussurrate. Ti rendi conto che la tua vita è uguale a quella di mille altri. Rincuora ma fa pensare.

La noia si abbatte dentro ore bruciate di sole. Una voce ti rimprovera e ti dice così non va bene.

Da sola mi sento un gigante. La libertà che ho nelle mani esplode in scintille di godimento. No non posso ridurmi a vegetare, voglio vivere.

L’acqua è di un tenue azzurro, riflette le piastrelle chiare del fondo della piscina. La luce è così potente che trafigge le pupille. Respiro il delicato aroma del cloro. Ascolto il canticchiare dell’acqua mossa da mani asincrone. Mi connetto. Indosso la cuffia, gli occhialini scuri e salto dentro il liquido.

Bracciata dopo bracciata il pensiero svanisce, la mente si libera. Uno due uno due. I punti di leva del mio corpo si fanno caldi e morbidi. Il corpo prende la forma dell’acqua.

Non sono più un’atleta, il mio ritmo è lento e inesorabile.

Uno due, uno due.

Non c’è più nulla intorno, solo lo sciabordio dell’acqua, la luce che riverbera forte, il respiro ritmato e il cuore che accompagna questa danza.

Uno due, uno due.

La miglior pausa pranzo di sempre. E sto.

Pimpra

SIX.Q CLAUDIO COPPOLA. #ditantointango

Non sempre serve un microfono per raccontare una storia.

A volte bastano quattro tanghi, una cortina e uno sguardo dalla consolle. È così che Claudio Coppola parla con la musica, da anni. Ma cosa si nasconde dietro le sue scelte, i suoi silenzi, le sue “furberie” in pista? In una sera bolognese l’ho conosciuto da vicino, e ne è nata questa intervista che, ne sono certa, vi farà ballare con l’anima ancor prima che con i piedi.

Godetevela!

***

1. Sei un ottimo tanguero con esperienza internazionale, italiano di origine, vivi a Parigi, sei cittadino del mondo. Cosa ti ha spinto a diventare un tj? Vocazione o bisogno di creare?

Grazie Michaela per le belle parole.

Il principale spingitore (cit) è stato il bisogno di dissetarmi le orecchie: volevo ascoltare certe canzoni che a volte non c’erano in milonga. Non parlo di pezzi rari, erano proprio i classici che mi mancavano, così mi sono messo in consolle.

C’era poi anche un altro bisogno, più materiale: ho iniziato a ballare da studente universitario e da statuto non c’avevo una lira, mi son detto: chissà, magari un giorno mi chiameranno pure in quegli eventi che non posso permettermi. Un giorno mi suona il telefono ed era un organizzatore di un evento in cui avevo sempre sognato di andare e non avevo i mezzi per andarci. un cerchio si era chiuso e saltavo dalla gioia.

2. Hai mai “mentito” con una scelta musicale per salvare la serata? Un brano che non ami, una cortina ruffiana, una tanda “furba”. Cosa succede quando il gusto personale cede il passo alla regia emotiva della pista?

Una volta un dj più esperto di me mi ha detto: la cosa più difficile in consolle é mettere da parte i propri gusti per far posto a quello che serve alla gente. Un altro mi ha detto: metti una tanda per te, una per un amico e una per un nemico.

Sono consigli preziosi che mi porto sempre dietro, oggi quando metto la tanda per il “nemico” non credo di star mentendo, credo di star servendo la gente.

Detto ciò, voglio essere onesto e rispondere completamente alla tua domanda: sì, ho fatto-e a volte faccio ancora-scelte populiste.

Perché le faccio? perché mi sembra che é quello che voglia la gente in quel momento.

Cosa succede? Niente di grave, il veleno sta nella dose: una tanda ruffiana si può tollerare, una canzone che parla alla pancia ci può stare, una cortina ruffiana passa, non muore nessuno.

Poi a volte la quantità di ruffianate necessarie per salvare la serata sono tante, la dose di veleno aumenta e quelle serate fanno un po’ male, sento di non aver fatto un buon lavoro, che non sono riuscito a far apprezzare le cose più belle che il tango ci offre, ammesso che quello che piace a me sia bello.

3. Quanto è importante il “tempo” nella tua costruzione musicale? Il tempo della serata, delle coppie, del locale. Come scegli quando osare e quando restare nel comfort?

Il tempo è fondamentale, il pubblico pensa che il dj scelga le canzoni, in realtà lavoriamo più col tempo che coi brani. Il momento in cui metti una canzone è importante tanto quanto la canzone scelta: immagina un tandone di Pugliese come prima tanda della serata… si potrebbe farne una formula: bella tanda +momento sbagliato = dj di merda.

Cerchiamo di seguire il tempo della serata e allo stesso tempo ne manipoliamo la percezione: acceleriamo il tempo con canzoni o cortine incalzanti, lo rallentiamo, lo dilatiamo, lo rendiamo denso o leggero…

Per questi e altri cento motivi una playlist, anche se ottima, non può rimpiazzare un buon dj: una playlist è fissa, la serata respira.

Come scegliere quando osare? cerco di usare il buonsenso, un po’ si va a esplorare un po’ torna a casa al sicuro, e dopo un po’ si torna a esplorare. Col passare della serata l’esplorazione diventa più profonda, si scava, prima una piccola buca nel giardino e poi si respira, e poi di nuovo a scavare più a fondo, finché la musica non ti porta a scavare dentro di te.

4. Ti capita mai di “testare” la pista come un laboratorio? Osservi, misuri, provochi. Ci sono momenti in cui la tua selezione diventa quasi un esperimento sociale?

Non ho mai vissuto la milonga come un esperimento sociale, magari un giorno mi capiterà. So però di colleghi che la vivono più così, alcuni sono bravissimi e fanno delle belle serate.

Ho testato delle tande, specialmente a inizio serata, però la maggior parte delle volte che propongo qualcosa di nuovo non è un test, è un rischio che prendo, che a volte va bene, altre meno.

Poi si sa che ci sono delle cose che inducono risposte quasi pavloviane: una canzone che se la metti in un certo momento parte un coro di sospiri, un’altra che sai che scatta la risata, un’altra l’applauso, un’altra che sai che alla fine le persone fanno fatica a staccarsi… alla fine, come i cani di Pavlov siamo delle bestie anche noi umani.

5. Come immagini il futuro musicale delle milonghe? Vinyl revival, contaminazioni elettroniche, IA, nuove generazioni… quali fermenti senti nascere dalla pista? Cosa ti entusiasma e cosa ti fa paura del tango che verrà?

Per il futuro musicale del tango ho un po’ paura: sempre più spesso sento dire che la tanda da 4 è troppo lunga, perché “con la tanda da 4 le donne non ballano” … a mio modo di vedere queste sono stupidate: il fatto è che se vuoi stare 4 canzoni con una persona devi essere capace di starci, ci vuole attenzione, concentrazione, presenza, impegno, ascolto, creatività, tutte cose che non mi sembrano tanto di moda. Più facile dire che la tanda da 4 è lunga.

Riguardo l’IA, alcuni dj hanno già proposto canzoni create con l’intelligenza artificiale, Io stesso ho fatto dei test con degli amici dj e nessuno si è reso conto che fosse una canzone generata da un computer, però personalmente non ho ancora fatto proposte in milonga, comunque la tanda dell’orchestra «intelligenza atipica» prima o poi ci sarà.

Una cosa che mi piacerebbe sentire un giorno, per curiosità personale, sono i «what if ».

Tipo: come sarebbe Uno se Di Sarli l’avesse registrata? Come suonerebbe un Troilo se Podestà fosse diventato un suo cantante?

Poi credo che sentiremo più registrazioni di orchestre vive, ci saranno più dj populisti, “cafoni” direbbe qualcuno, e penso che questo genererà movimenti opposti, tipo quello che vediamo coi vinili.

Spero solo che continuino ad esserci i dj fuoriclasse, quelli capaci di integrare le diverse anime del tango in un’unica serata, dandoci sensazioni speciali, di buono, giusto e onesto.

6. Che cos’è per te il silenzio tra un tango e l’altro? È solo una pausa tecnica o un tempo emotivo che scegli di orchestrare? Raccontaci cosa accade nel vuoto tra una tanda e la successiva.

Il silenzio per un dj è come il silenzio per un musicista: è musica.

Quel silenzio tra un pezzo e un altro suona come una canzone: hai presente quei dj che non lasciano neanche un secondo tra una canzone e un’altra? Oppure se passano troppi secondi tra i due pezzi? In entrambe i casi viviamo emozioni forti che amplificano o smontano quelle date dalle canzoni.

Ci sono tanti dj che giocano con quel silenzio per dare energia, intensità, intimità, fluidità alla serata.

Il vuoto del dj non coincide temporalmente con quello dei ballerini: il vuoto del dj è quando non ha ancora trovato la prossima tanda, e spesso succede mentre la gente balla. Delle volte la trovi facile: quello che ti viene in mente è quello che ci vuole. Altre volte la tanda è un parto, non c’hai l’ispirazione e allora devi trovarla di mestiere, con l’esperienza.

A volte ti arriva durante la cortina, e la sensazione è tra adrenalina e infarto.

Magari un giorno un dj ci lascerà le penne, speriamo solo che non sia io.

***

Dopo aver letto le sue parole, vi invito ad riascoltarlo in milonga con orecchie nuove. Le sue scelte musicali parlano, scavano, accompagnano. E ora che ne conosciamo un po’ di più la visione e il mestiere, sarà ancora più bello lasciarsi portare da lui in quel viaggio chiamato tango.

Pimpra

MILONGA INDOOR O OUTDOOR: SUDARE O RESPIRARE?

Come per la scuola, anche per le milonghe si apre la stagione estiva e con essa si lasciano le sale da ballo al chiuso per godere di spazi all’aperto.

In ogni città dove si balla si effettua questo switch, vediamo, tra il serio e il faceto, vantaggi e svantaggi dell’una e dell’altra situazione.

Il tango all’aperto: poesia e imprevisti

Alzare lo sguardo e fondere gli occhi nel riflesso della luna sul mare, godere dello sbrilluccichio delle stelle, farsi accarezzare dalla brezza della sera. Che meraviglia ballare all’aperto!

Dalle mie parti ci sono almeno due milonghe che si affacciano al mare che adoro profondamente.

Certo non è tutto oro quello che luccica.

Imponenti misure di sicurezza si rendono necessarie contro le zanzare che si appassionano al tuo profumo specie se condito di sudore e ti prendono di mira come un orso il miele.

Le milonghe all’aperto spesso non agevolano il classico codice della mirada: vuoi per illuminazione carente, vuoi per quella sbagliata. Intercettarsi diventa una sfida, una specie di tiro al bersaglio, dove la mira deve essere davvero eccellente.

Se la canicola morde, il mare è lontano, ballare all’aperto è garanzia di sudate colossali, di perdita di sali minerali come si corresse una maratona. Di poesia rimane ben poco, ma il carico di t-shirt da cambiare è d’obbligo.

Le piste all’aperto spesso non sono nate come piste da ballo, perciò bisogna adattarsi a ballare su superfici dure, a volte con fughe mefistofeliche che ingannano i tacchi. Per tutti: portarsi almeno due paia di scarpe di scorta, pneumatici duri o morbidi a seconda della situazione.

Una tanda sul far del tramonto, con le luci che sfumano, rende il momento davvero speciale. Fondamentale avere tra le braccia il partner giusto o si butta tutta la poesia del momento.

Il tango al chiuso: comfort e sacralità

La sala da ballo nasce per esserlo, quindi il pavimento sarà il suo atout privilegiato, liscio e morbido come un vellutino.

L’aria condizionata ti congela i sentimenti all’arrivo, ma la benedici non appena inizi a ballare e a sudare. Impossibile sopravvivere senza.

Luci e suoni il cocktail perfetto per mirare ed ascoltare la musica senza interferenze. Se poi qualcosa comunque non funziona è chiaro: il problema sei tu.

Tipi da pista.

Avete mai fatto caso che, nel contesto di milonghe all’aperto, dove può esserci anche del pubblico di passaggio, i classici “fenomeni” danno il meglio di loro stess*? Uomini e donne che sotto lo sguardo di non tangueri sentono accendersi tutte le lampadine dell’eccitazione esibizionistica e si abbandonano alle più incredibili/improbabili evoluzioni?

Quindi dentro, nella coccola di una sala dalle luci ovattate o fuori, sotto il cielo stellato? “Tu dove godi di più?”
a) Al chiuso, dove regna l’ordine e la penombra.
b) All’aperto, tra stelle e imprevisti.
c) Ovunque, purché con il tuo abbraccio preferito?

La mia risposta: ovunque, basta ballare bene!

Pimpra

DENTRO LA TANDA, FUORI DA NOI. #ditantointango

Foto di Samuel di Luca

Fuori siamo professionisti, madri o padri, indaffarati, soli. Dentro, una tanda basta per trasformarci. In qualcuno.

Entriamo in sala e ci vestiamo del nostro personaggio.

Ballare ci permette di giocare con chi “vorremmo essere” o “non essere”.

Ho fatto spesso questo ragionamento sulla duplicità perché la vivo sulla mia pelle.

In pista, permetto a me stessa di far uscire allo scoperto alcuni aspetti della mia personalità che, normalmente, non mostro.

Dalle insicurezze iniziali è nata la mia giaguara. La vedo in pista, la sento nel corpo. Vive nella tanda. Fuori non mi segue. Non ama la luce.

Ho visto molti tangueros trasformarsi come me. Li ho visti tremare e diventare giganti. O svanire mentre danzano. Ma in quel momento, sono veri.

La milonga è il nostro personale teatro dove alcuni si spogliano del quotidiano, altri inventano un alter ego.

Si tratta di maschere, di rappresentazioni verosimili di ciò che siamo. Una sorta di carnevale del possibile. Di ciò che vorremmo. Dei nostri sogni. Dei nostri desideri. Di essere scelti, toccati. Di esistere per qualcuno.

Chi cerca visibilità, chi conforto, chi potere, chi vendetta, chi amore e a volte lo trova. E c’è chi non cerca più nulla. Eppure continua a venire.

Fuori dalla pista, siamo fragili, stanchi, a volte invisibili. Dentro, anche il corpo più incerto può diventare lingua, invito, eleganza.

Il tango ci dà una nuova identità. E come ogni identità, rischia di diventare una trappola.

Ci sono tande che ci portano via la pelle e il cuore, illudendoci di aver dato vita a un sogno fatto di realtà.

Ma è solo polvere di musica, sudore scambiato e battiti condivisi. Finisce la tanda e cala il sipario. Su di noi.

Pimpra

Tango, amore e altre catastrofi. #ditantointango

Cosa c’è di più bello di ballare una tanda legati in un abbraccio che profuma d’amore? Magari condito di una buona dose di frullato di ormoni?

Musica che soffia sul fuoco della passione, accende l’intesa, aumenta quel senso di appartenenza dell’io al tu?

Ok smettiamo di raccontarci le favole: non sono tutte rose e fiori!

Molti amici non tangueri mi chiedono come potrebbe essere iniziare il percorso di studio con il loro partner sentimentale.

Un tempo, da inguaribile romantica quale sono, avrei risposto: meraviglioso.

Oggi, da “risvegliata”, affermerei: non fatelo!

GIOIE E DOLORI DEL BALLO IN COPPIA.

Tra i vantaggi sicuramente la disponibilità del partner nell’affrontare il lungo (lunghissimo) percorso di studio.

Innegabile plus la comodità di essere coppia per partecipare ad eventi con iscrizione.

Se la coppia è fresca, giovane (sta insieme da poco), cingersi in un tango, beh, diciamocelo regala una bella botta di endorfine.

MA…

Vogliamo affrontare tutti i piccoli e grandi disagi che si presentano davanti, come minuscoli o immensi ostacoli da superare per i piccioncini che vanno a ballare insieme, coppia sentimentale.

LE REGOLE

Dopo le prime mega baruffe consumate dentro o fuori dalla pista, gli innamorati si danno delle regole, un loro cerimoniale non scritto per affrontare la serata danzante.

La prima e l’ultima tanda sono mie, tuona lei che ha bisogno di sentirsi rassicurata di essere il solo e unico soggetto di desiderio, danzante e non, presente in sala.

Non puntarmi sempre gli occhi addosso quando miro le altre, se non lo faccio non posso ballare, rincara lui che si sente dentro la casa del Grande Fratello con mille occhi addosso che registrano ogni suo movimento.

Questi sono solo due tra i tanti riti che la coppia si dà per non uscire dalla milonga con l’appuntamento dall’avvocato divorzista già prenotato.

Ma, non basta.

Tutti hanno sperimentato, da parte di lui e lei, la BLACK LIST dei ballerin* con cui vige il divieto assoluto di ballare, di mirare, di scambiare qualche parola.

Nulla è più irresistibile di una regola proibitiva: alla prima occasione balleremo proprio con il pirata (o la piratessa) RED FLAG. Come si dice: lontano dagli occhi, lontano dal cuore.

Andiamo la lezione. Territorio neutro.

Le baruffe micidiali che ho visto e vissuto sulla mia pelle con il partner sentimentale. Imparare è anche un gioco di potere dove si riaffermano gli equilibri forti all’interno della coppia, nessuno è disposto a cedere su territori faticosamente conquistati.

Capiamo bene, è un problema: rinfacciare gli errori o le inesattezze del partner con fare insistente o- peggio, insultandolo malamente, non porteranno lontano. Anzi no, spingeranno la coppia direttamente sull’orlo del baratro. Non solo tanguero.

Libertà.

Se ballo in una dimensione psicologica nella quale mi sento libero, ballerò meglio. Senza preoccupazioni di come si sente il mio partner di vita, senza sentirmi a disagio perchè lui/lei si sta divertendo massimamente mentre la mia serata non decolla.

Ci sono tantissime sfumature che possono essere direttamente letali per una coppia che non sia ben equilibrata, stabile, con basi forti.

Per tutti gli altri è come mettere la prua della nave puntando dritto dentro la tempesta.

Può essere una prova (AUGURI!), può essere un escamotage per finirla prima (epperò siete bastard*! non è meglio dirsi prima che non siamo più convinti di stare insieme?), può essere anche la celebrazione dell’amore, dell’armonia, della complicità.

Personalmente ho vissuto entrambe le possibilità: ho ballato da moglie (ora ex – guarda un po’! 😉 ), da compagna, da single.

Il tango migliore, secondo me, lo ballo da single. Nessuno mi scruta, nessuno mi giudica e vado a casa a serata finita con il cuore leggero.

A voi la scelta!

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

Questo weekend non ballerò. #ditantointango

Credevo di esserne uscita.

Ne ero quasi certa, dopo lo stop forzato della pandemia, credevo di essermi ripresa in mano la vita. Attività diversificate, viaggi, interessi.

Sono passati 5 anni da allora, 3 dalla mia prima maratona post pandemia.

Ed eccomi qui, arzilla signora di mezza età, nel fior fiore della sua dipendenza!

Viaggio per andare a ballare.

Gli amici che frequento sono (quasi) tutti tangueri.

Continuo a voler frequentare le maratone.

Insisto a prendere lezioni private.

Non mi decido ad appendere le scarpette al chiodo.

E niente, questo weekend non ballo. E mi chiedo se mi perderò qualche milonga favolosa. E continuo a star dietro alle iscrizioni agli eventi.

Controllo la mail per vedere se mi hanno risposto. Non mi hanno risposto, allora non mi prendono. Cerco un altro evento da sostituire. Ho pensato di iscrivermi a un evento in Finlandia, così, solo per il brivido della conferma.

Ecco come sto messa. Ma va tutto bene eh, la mia è una dipendenza sana. Solo il conto in banca mi dice il contrario, ma si sa che non sono mai stata brava a gestire le finanze.

Uscirne si può. Dicono.

Ma io non credo di volerlo.

“Ciao sono la Pimpra. Questo weekend non ballerò.”

Applausi in sala. Sipario. Luci spente. Tranne sul sito delle iscrizioni.

Pimpra

Le 7 tragedie in milonga che solo una tanguera può capire. #ditantointango

A tutte le amiche tanguere in ascolto saranno capitate le avventure più disparate in pista – e ovviamente anche fuori, ma quelle le custodite nel vostro scrigno segreto di ricordi.

Oggi voglio proporvi un gioco: le 7 tragedie vissute in milonga.

Inizio io e aspetto da voi divertenti contributi!

Tragedia n.1 — Il crollo strutturale

In una bella milonga estiva in riva al mare, parte la tanda di milonga. Intercetto un ballerino favoloso, dinamico. Dopo meno di un minuto un rumore sinistro all’altezza del tallone e un cedimento strutturale mi fanno crollare.

Fortuna volle che il cavaliere oltre che bravo fosse forte: mi ha trattenuta prima che finissi a terra.

Scarpe nuove. Mai successo prima. Imprecazioni interne. Cambio scarpe e via, ho ripreso a ballare.

Morale: anche se la milonga è sottocasa, partire sempre con il cambio gomme, un paio di scarpe in più.

Tragedia n.2 — L’invito che non arriva mai

Una delle situazioni che mi hanno sempre fatto infuriare, specie nella mia verde età di tanguera, è quando la mirada non solo non veniva accettata ma direttamente schifata. Sei trasparente, non esisti, sei un ectoplasma. Ricordo quanto ci stavo male, la malattia che ne facevo all’epoca.

Il mondo crollava in testa e l’autostima scendeva sotto il pavimento.

Anni dopo, quelle mirade hanno fatto centro. Ho ballato con quelli che erano stati i miei oggetti di desiderio tanguero. Una delusione assoluta. Io sono andata avanti, loro sono rimasti lì.

Morale: ho imparato che non ha alcun senso prendersela per inviti mancati. A volte è meglio evitarsi l’esperienza! Ma questo lo capisci dopo!

Tragedia n.3 — La tanda eterna

Vogliamo parlare della tanda eterna quella che non finisce mai? Il primo brano già ti parla di fuga. Al secondo ti rassegni. Al terzo ti chiedi se puoi emigrare senza passare per il guardaroba.

Morale: la prossima volta portati il revolver nella giarrettiera, almeno la fai finita più velocemente. Ovviamente ti liberi di lui!

Tragedia n.4 —Il wrestler

Il tanguero che non deve chiedere mai. Quello che ti abbraccia e sei sua.

Ti mette in gabbia e decide di marcarti anche il respiro. Ma mica con le buone eh! con una marca da wrestler, manco fossi un frigorifero senza le gambe.

Quando chiede un boleo, lo fa con una tale selvaggia virulenza che senti, una dopo l’altra, le vertebre scricchiolare e speri che la struttura regga il colpo!

Morale: alcuni li vedi e li eviti. Quelli mascherati ti fregano. Non ti resta che pregare e sperare che il tuo corpo regga i colpi. In fondo tutta la palestra che fai servirà pure a qualcosa!

Tragedia n.5 —L’igiene, questa sconosciuta

Arriva il momento che hai aspettato per anni, il ballerino dei tuoi sogni.

Ti alzi con fare felino, avanzi verso di lui senza togliergli gli occhi di dosso, mano destra nella sua, ti avvicini, lo abbracci e… vieni tramortita da un terribile odore di ascelle.

Il risveglio dal sogno tanguero è traumatico. Gli effluvi funesti nelle narici non ti fanno godere nulla, nulla, nulla. Non vedi l’ora che finisca.

Morale: il tango ti insegna a non avere aspettative. Mai, su niente e nessuno. Una lezione di vita.

Tragedia n.6 —Wardrobe malfunction

Ho ballato per un pomeriggio intero con un copricapezzoli sull’ombelico. Stendo un velo pietoso sull’imbarazzo che ho provato quando me ne sono accorta. Ma le amiche dov’erano?

Morale uno: buttate i copricapezzoli di silicone. Sudore e abbracci li fanno migrare.

Morale due: situazioni come questa mettono luce su chi avete vicino.

Tragedia n.7 —Essere “catafaro”

I dolori improvvisi che attanagliano nel bel mezzo della tanda. Sperimentato mai fitte ai piedi così forti da risultare invalidanti? Il medico ha sentenziato troppa sollecitazione e uso eccessivo di tacchi.

Morale: Arrivi a casa e ti fa male tutto. Ti senti peggio di un maratoneta dopo 42 km di corsa ma sai già che alla prossima milonga ci caschi di nuovo!

Adesso tocca a voi!

Pimpra

Abbracci, risate e Barolo: 247 leghe per la felicità #ditantointango

247 vi dice qualcosa? Sono le leghe che separano casa mia dalla location della maratona del fine settimana appena concluso. (549 km se non avete voglia di fare il calcolo).

Una maratona di chilometri per raggiungere Alba dove alloggiavo, con l’aggiunta di altri 16 km per arrivare all’ameno paesino di La Morra, sede dell’evento.

Mentre mi trovavo in macchina, non potendone più, la mente annebbiata provocava ulteriore fastidio stuzzicandomi la testa con pensieri negativi: “varrà la pena aver fatto tutto questo viaggio? Ci sarà l’atmosfera gaia di abbracci e sorrisi che tanto piace a me? Ballerò? Mi divertirò? La musica si accorderà ai miei desideri?”.

La sala è accolta nel paesino in cima a una collina che, con il buio della sera del venerdì, mi pareva di essere finita dentro a un campionato di corsa in montagna, tra tornanti e curve e un asfalto che te lo raccomando. Ancora più martellanti e furiosi i pensieri “Ahò ma siamo sicuri che ne vale la pena?”

All’arrivo i primi sorrisi luminosi alla reception degli ospiti mentre ti annodano il nastrino rosso color barolo come fil rouge della festa, la caramellina gourmet dell’antica confetteria Converso di Bra (i dettagli fanno la differenza!) trovata nella busta dei ticket della ristorazione, e già mi è partito il primo sospiro di sollievo.

E poi i volti degli altri, più o meno stanchi del fine settimana alle spalle, chi del viaggio (ovviamente meno lungo del mio, ma tanto è un’ovvietà), ma tutti sereni, molti di loro a sorseggiare qualche bollicina che il bar in fondo alla sala ne offriva di deliziose.

Così è partita la mia prima edizione di Barolera, una maratona piemontese di cui avevo sentito molto parlare.

L’atmosfera del luogo è percepibile da subito, c’è quell’educazione e quell’accoglienza elegante che caratterizza i sabaudi e definisce i loro eventi.

Dopo un sonno ristoratore, dimenticati i km alle spalle, l’entusiasmo di trovarmi in gita tanguera si è impossessato di me e delle amiche con cui ho fatto la trasferta.

Alba ha un ridente centro storico, colonizzato da un mercatino che ne riempie le stradine ma, ancor più bello il contorno di colline e vigneti che cinge la cittadina.

I 16 km che separano Alba da La Morra, sono una delizia per gli occhi, alternando dolci colline a nocciolaie e vigneti a pastini. Un senso di pace, di armonia si è impossessato di tutta me facendomi arrivare in milonga con il migliore dei sorrisi.

Le sorprese non sono mancate, dallo zabaione home made offerto nel pomeriggio ai danzanti per ricaricare le batterie, alle meringhe, al budino specialità locale che già ho dimenticato come si chiama (il bünet, grazie Veronica Anna Federica!). Tutto parlava del territorio, la qualità parlava del territorio.

Foto credit Mauro Tonchich

Piacevolissime le coreografie di danza moderna che hanno spezzato la solennità dei tanghi ballati e dato vigore agli astanti sulle note della febbre del sabato sera e non solo, e, dulcis in fundo, la coreografia “open” dedicata ai tangueros, “appresa” in soli 20′. Con il tango ci sappiamo fare ma quanto al resto siamo piuttosto negati ma volonterosi e dotati di grande sangue freddo per esibirci insieme alle bravissime ballerine moderne!

(ps: l’anno prossimo inviateci il tutorial del brano con anticipo che almeno proviamo a prepararci! 😀 )

Una menzione speciale spetta al buffet della domenica che ha coccolato il palato con piatti deliziosi, un risotto ai porri buonissimo, e poi una scelta di ottimi affettati, formaggi del luogo, i famosissimi grissini, altri stuzzichini vari, un vero capolavoro di ospitalità!!! BRAVI!

Tra zabaione, dolcetti, caramelline, budini vari avevo il fuoco delle calorie che bruciava violento dentro di me facendomi ballare come una invasata. Che bello!

Consiglio assolutamente di venirci, anche se non amate il vino e siete astemi come me, è tutto il contorno che coinvolge, mettendo in una dimensione di relax, dentro una piacevolissima onda di allegria.

247 LEGHE. Un ottimo numero per stare bene.

Pimpra

TANGO “OVER”: IL CORPO CAMBIA, LA DANZA EVOLVE. #ditantointango

Quando si è agli esordi, spesso non ci si pensa, tanto siamo travolti dal desiderio di imparare, poi, più avanti si porta la passione, più ci rendiamo conto di un fattore importante: il tempo balla con noi.

Quando il corpo è nella sua verde età, diciamocelo, gli puoi far fare qualsiasi cosa e gli effetti collaterali sono minimi e di breve durata. Serate infinite, seguite da levatacce orrende per tornare al lavoro, ore ed ore issate su tacchi, piedi/caviglie/ginocchia/schiena devastati da pavimenti inidonei eppure, ogni fastidio, nel giro di poco sparisce e si riparte con foga.

Una costante rimane: le litrate di caffè ingurgitate per reggere i ritmi infernali, perchè, quando la passione brucia, bisogna stare dentro la sua fiamma e pensare di fermarsi e riposare non sono opzioni ammissibili.

Ballare da “over” è altro, è come stare sulla luna e guardare da lontano quel che accade sulla terra. Si percepisce tutto, si conosce molto bene il “pianeta tango” ma si è al contempo “dentro e fuori”.

Ci sono trasformazioni oggettive nel nostro involucro esterno che influenzano moltissimo anche l’aspetto emotivo di noi tangueros diversamente giovani.

Si abbassa la soglia di energia fisica, se non altro per affontare le sessioni lunghissime che un tempo si ballavano senza battere ciglio, c’è meno fame di mangiarsi più e più volte tutto ciò che il banchetto tanguero propone in termini di ballerin*, non ci interessa più assaggiare “tutto” ma solo ciò che ci piace veramente.

Il Tanguero over viaggia con una pochette in più, quella dei rimedi per affontare tutti i dolori che attanagliano i vari distretti del corpo. Oramai il Voltaren è un fedele compagno, da condividere con gli amici se sprovvisti.

Se tutto ciò può essere inteso come un panorama di decadenza, e fisicamente un po’ lo è per forza, dall’altro lato si apre un nuovo sipario che svela un inedito palcoscenico: impariamo a ballare per la gioia di noi stessi, non per piacere agli altri, per farci vedere quanto siamo bravi e belli.

Si apre la stagione dell’intimità vissuta in profondità, scambiata con il partner di tanda, lontana da frenesie vibranti giovinezza. E’ un dialogo diverso, raffinato, seduttivo in modo più intrigante e silenzioso.

Oramai scegliamo di ballare con chi ci fa stare bene, non con chi è reputat* vip della pista.

Le milonghe sono dominate dall’estetica giovane? Gli over sono valorizzati o trascurati? C’è spazio per tutte le età nel tango?

Ad ognuna delle domande risponderei di sì e di no, assecondando il valzer della vita, la risacca dell’onda, che viene e va.

Danzo, quindi sono. E’ il solo senso per cui sto, per cui mi accollo ancora chilometri per trovare gli abbracci e le milonghe preferite, per cui ho sempre voglia di studiare. Nonostante tutto.

Il tango over come atto di resistenza, di identità e di amore per sé.

Lunga vita alla Giaguara. Per il resto: STICAZZI!

Pimpra

1° maggio come si deve! La Revoltosa. #ditantointango

Tradizione vuole che, il 1 maggio, si faccia pic nic con gli amici, piuttosto che andare al concerto in piazza, o, comunque, fare una gita fuori porta, trascorrere il tempo possibilmente all’aperto. Spiace per tutti quelli che, loro malgrado, debbano lavorare durante le feste comandate. La vita non è affatto democratica, si sa.

Quest’anno ho seguito la tradizione, complice fra le altre una bellissima giornata di primavera molto avanzata e, con la solita truppa di oramai “congiunti” tangueri, abbiamo raggiunto la ridente Bassano del Grappa per recarci all’Hangar dove si è celebrata la consueta festa del 1 maggio insieme ai Revoltosi.

In questa occasione a tutti i partecipanti viene chiesto un piccolo contributo in cibo e bevande per creare un buffet super guarnito di prelibatezze “home made” e pure a Km zero, preparate dalle sapienti mani degli ospiti. Il tutto piacevolmente innaffiato, tra gli altri, da ettolitri di prosecco. Siamo in Veneto e bere è una religione.

Una pomeridiana lunga, iniziata mangiando dalle 12.30 che si è protratta fino alle 21.00. I tempi dilatati dall’ottimo cibo, dalle chiacchiere scambiate assaggiando le leccornie campestri, in una modalità di “chill out” che sempre dovrebbe caratterizzare le milonghe.

Il significato di incontrarsi è pur questo: una chiacchiera, una bevuta, una tanda. In totale relax.

Sarà che la sede dell’Hangar, specie nella sua versione estiva con lo spazio all’aperto, si presta particolarmente, sarà che i Revoltosi sono uno squadrone oramai più che affiatato e collaudato, sarà che gli uccellini cinguettavano, l’aria profumava di fiori, il prosecco idratava la gola assetata e golosa, sarà che oramai – almeno di vista- conoscevo tutti, ma la giornata è stata davvero piacevole.

Stavamo così bene all’aria aperta che hanno dovuto suonare le trombe per farci entrare in pista, per poi uscirne poco dopo che ancora quell’assaggino lì al buffet ci mancava. Così per tutto il pomeriggio.

Cosa lasciano milonghe del genere? Un sapore di buono, non solo per l’ottimo cibo, ma per l’atmosfera davvero amicale che si crea. Non è sempre facile percepire quella bella sensazione di stare in un luogo dove si sta bene, dove ci si sente parte di un tutto, dove l’energia fluisce leggera.

Quando poi si balla con questa modalità di spirito, anche il tango ne beneficia, come se si accordasse al benessere generale.

Spesso ci penso quando vado in giro a ballare, quale è quell’ingrediente speciale che crea quel certo non so che di cui tutti godono. Una risposta me la sono data: i padroni di casa, quello che ci mettono, l’idea che hanno in mente quando organizzano l’evento, la loro modalità di “stare insieme” agli amici, agli ospiti, anche agli sconosciuti.

Maggio è iniziato con una sferzata di allegria, speriamo continui così!

Pimpra

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