Non so a voi, ma a me, da qualche anno a questa parte, il Natale non parla più, non mi prende.
Desto la kitscheria dilagante degli addobbi, la carneficina dei poveri abeti nati e cresciuti per diventare nature morte a dicembre, l’intimo rosso/zoccola che dilaga per l’occasione, le tonnellate di dolciumi che solo a guardarli mi si ingigantisce il culo.
Non mi prende, il natale non mi prende…
Forse perchè mi piace sentirmi libera. Di festeggiare quando mi va, non quando me lo impongono.
Vorrei una bella festa per salutare l’inizio dell’inverno che chiude, di fatto, l’anno appena trascorso. Una celebrazione per dire che siamo ancora qui, felici o provati del percorso fatto, dei doni e delle perdite che abbiamo subito, di quanto siamo diventati più saggi o di come ci rendiamo contro di essere dei pirla.
Preferirei inneggiare al farsi della natura, che so, organizzando un incontro con le persone più care, per stare insieme, magari cucinare insieme e ridere e scherzare, senza obblighi, senza forzature.
Mi pare tanto assurda la corsa al regalo che non sai quasi mai cosa donare perchè in quel periodo sei a corto di finanze o a corto di idee e quel “doverlo fare per forza” ti priva istantaneamente anche dei migliori propositi.
Il Natale è silenzioso. Non canta più, non suona, non balla.
Ho piuttosto desiderio di “abbracciare” virtualmente (se non posso farlo fisicamente), le persone che, per me, sono importanti e che mi accompagnano durante l’anno, dentro la vita.
Questo vorrei festeggiare.
Le persone davvero speciali che popolano la mia vita.
E sono tante, e sono grandi, e io le amo di tutto cuore.
Pimpra
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