DAL PORNO AL … FORNO (CHE’ A NATALE SI CUCINA!)

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E’ passata poco più di una settimana dalla precedente pubblicazione del post che, fino ad oggi, ha polverizzato ogni record di lettori e provenienze di paesi  che ogni più rosea immaginazione potesse immaginare.

Vi ringrazio tutti, che avete speso il vostro tempo qui, avete avviato discussioni in merito, avete condiviso l’articolo tantissime volte, mi avete dedicato mail con le vostre riflessioni e inondata di apprezzamento.

Grazie.

Non mi capacito ancora di quanto la parolina giusta (porno) e l’immagine strategica a corredo, abbiano scatenato la curiosità. … Bugiarda che sono, lo sapevo benissimo! 😉

Ho deluso alcuni lettori … chissà che bei racconti “porno_soft” speravano di trovare, invece… fa nulla. L’importante è che, il variopinto popolo del tango, si sia fermato per un nanosecondo a riflettere sull’argomento. Poi via andare!  🙂

Oggi è la pre-vigilia di Natale e, non so per voi, ma qui, in gabbietta, ci aspettano i saluti della nostra Queen Lady. Vedremo cosa avrà voglia di dirci.

Per il resto, lo confesso, le mie scarpette e tutta la me che ci sta sopra, attendono con gioia di festeggiare il natale sulla pista da ballo, insieme alla “Famiglia Milonguera”. E’ da tanto che non li incontro tutti, e mi sono mancati, come la zia del cuore che vedi una volta all’anno perchè vive in America! 🙂

L’abito rosso è pronto nell’armadio e, ogni giorno, mi strizza l’occhio ricordandomi che manca davvero poco…

A voi tutti, miei affezionati Lettori, auguro di trascorrere questo tempo in letizia e leggerezza (di spirito, ben si intende, non di forchetta!), grati dell’amore che avete intorno, vi arrivi dalla famiglia, dagli amici, dal vostro animale preferito o da tutti messi insieme.

E che la soavità del nostro spirito sereno ci regali grandi sorrisi!

BUONE FESTE!

Pimpra

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UN PENSIERO PER NATALE

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Non so a voi, ma a me,  da qualche anno a questa parte, il Natale non parla più, non mi prende.

Desto la kitscheria dilagante degli addobbi, la carneficina dei poveri abeti nati e cresciuti per diventare nature morte a dicembre, l’intimo rosso/zoccola che dilaga per l’occasione, le tonnellate di dolciumi che solo a guardarli mi si ingigantisce il culo.

Non mi prende, il natale non mi prende…

Forse perchè mi piace sentirmi libera. Di festeggiare quando mi va, non quando me lo impongono.

Vorrei una bella festa per salutare l’inizio dell’inverno che chiude, di fatto, l’anno appena trascorso. Una celebrazione per dire che siamo ancora qui, felici o provati del percorso fatto, dei doni e delle perdite che abbiamo subito, di quanto siamo diventati più saggi o di come ci rendiamo contro di essere dei pirla.

Preferirei inneggiare al farsi della natura, che so, organizzando un incontro con le persone più care, per stare insieme, magari cucinare insieme e ridere e scherzare, senza obblighi, senza forzature.

Mi pare tanto assurda la corsa al regalo che non sai quasi  mai cosa donare perchè in quel periodo sei a corto di finanze o a corto di idee e quel “doverlo fare per forza” ti priva istantaneamente anche dei migliori propositi.

Il Natale è silenzioso. Non canta più, non suona, non balla.

Ho piuttosto desiderio di “abbracciare” virtualmente (se non posso farlo fisicamente), le persone che, per me, sono importanti e che mi accompagnano durante l’anno, dentro la vita.

Questo vorrei festeggiare.

Le persone davvero speciali che  popolano la mia vita.

E sono tante, e sono grandi, e io le amo di tutto cuore.

Pimpra

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RE E REGINE E UNA MARATONA DI TANGO

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Le prime volte partecipare ad una maratona tanguera era più cercare di sopravvivere agli stimoli, all’adrenalina dell’attesa, alla scommessa della tanda perfetta,  riuscire a catturare “quel” ballerino, mettere “bandierina” perchè – finalmente -ti ha invitato.

Andare in maratona era come andare in “guerra”. Più con se stessi che con altri, in verità, combattere con le proprie insicurezze e dubbi di ballerina e, perchè no, anche di donna…

Poi, maratona dopo maratona, entra un sapore nuovo, più maturo.

Forse ora sanno chi sei e ti vengono a prendere anche senza fare tanti sforzi. Poi sei felice di rivedere persone che vivono molto distanti ma con le quali hai un gran piacere a stare e godi nello scambiare parole, non solo abbracci.

Si evolve e, sempre di più, si cerca una qualità particolare in ogni singola tanda. Perchè, in maratona, normalmente i brocchi non li trovi, e puoi goderti le essenze raffinate di ogni singolo danzatore. Il discorso, vale – ovviamente – anche per l’altro sesso.

La “Queen of the night tango marathon” ha fatto sentire anche me, una regina della pista. Mi ha regalato tandas che porterò nel cuore. Grandi musicalizadores che, con diversissime sensibilità,  mi hanno portata in un viaggio dentro e fuori dal tempo.

Una goduria. Una massima goduria.

Non eravamo in molti, anzi, ma, proprio per questo, ho potuto apprezzare un altro aspetto di questo genere di manifestazioni, ovvero “l’incontro con l’altro”, fatto non solo di approccio “fisico”, regalato dall’abbraccio tanguero, ma una vicinanza “emotiva”, di scambio dialettico, di risate e di discorsi più profondi.

Anche questa maratona si è chiusa lasciandomi una scintilla, come sempre mi accade, che illuminerà questi prossimi giorni, in attesa che arrivino altre tandas, altri abbracci…

Pimpra

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DA SATURNO CON AMORE

 

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Ci pensavo stamattina, a colazione, leggendo l’oroscopo mensile che, per puro caso, si è paventato sulla finestra del tablet.

Pare che Saturno si levi dalle palle per un po’, sollevando noi tutti dalle sua pesante presenza.

Cosa vorrà dire mai? Finalmente si portà godere di un po’ di “discesa”? Lo spero. Questi recenti sono stati anni pesanti, sicuramente ricchi di stimoli, ma difficili da gestire, a volte assurdi, contraddittori.

A quanto pare si va verso un periodo di maggiore “leggerezza” (che mi auguro non sia di portafogli che, quello, tra poco vola via tanto è “leggero”!!!), e di consapevolezza acquisita.

Per me è così.

Ho imparato tanto, fuori e dentro di me.

Credo che l’insegnamento più bello che ho ricevuto sia questo: ho appreso a vedere, a riconoscere, ad amare e ad apprezzare la forza incredibile dell’energia femminile.

L’avevo già percepito, ne ho avuto conferma proprio in questi recentissimi tempi, quando, una cara amica sta affrontando una dura prova e, l’universo femminile, si è unito come una falange romana, intorno a lei, per sostenerla e per darle tutta l’energia, la positività, l’amore e l’amicizia che le servono per avere le pile ben cariche ed affrontare la difficile prova.

Le donne sono questo. Tutto e il contrario di tutto.

Possono innescare le peggio guerre, creare le più spiacevoli situazioni, possono odiarsi tra di loro, farsi i dispetti (più o meno gravi) ma, quando serve, sanno come agire per il bene.

E’ come tornare alla Grande Madre, a quella radice animistica che noi tutte abbiamo, e che, alla bisogna, ci richiama all’ordine per proteggere, difendere, accudire una di noi.

E’ questo, probabilmente, il dono più grande che ho ricevuto da questo transito così pesante. Questa consapevolezza, alla quale più volte ho provato ad avvicinarmi, ma dalla quale ho sempre preso le distanze.

Oggi non è più così. E mi piace poter gridare al mondo: VIVA LE DONNE!

Pimpra

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PROFUMO DI CASTAGNE E DI VENTO

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E’arrivato così, senza tanti complimenti, da un giorno all’altro.

Ti addormenti dentro a un autunno colorato di foglie di sambuco, odoroso di muschio e quercino e ti risvegli una mattina che le tapparelle della stanza suonano il ritmico “tam tam” delle raffiche di bora.

E’ arrivato, l’inverno si annuncia così.

In scooter comincia la danza degli equilibrismi, perchè la bora ama giocare d’improvvisazione e, d’un tratto, ti ritrovi dentro la raffica e fatichi a non farti tirare giù.

Ho cambiato abbigliamento tecnologico, sono passata dal piumino autunnale, ovversia corto a giacca, a quello che copre fino al ginocchio. Mi piacerebbe averne uno ancora più lungo.

E’ questa la magia dell’inverno al nord est, si vive nelle folate d’aria che spezzano  – apparentemente – l’inquinamento. Certo, fa un freddo difficile da gestire, per chi non è abituato, perchè punge e s’insinua ovunque.

A Trieste ci si deve letteralmente “blindare” oppure vince lei, la nostra amatissima bora, manifesto e simbolo di questa città.

A riscaldare gli animi ci pensano i venditori di castagne che sono i nuovi ricchi, perchè, mi chiedo, come sia possibile che trovino ancora clienti a cui vendere i preziosi frutti alla modica cifra di 6 euro per 4 castagne. A me sembra una follia, non vi pare?

L’aroma delle caldarroste però è impagabile, riporta, a suon di olfatto, a tutti gli inverni che sono già passati e con essi si snoda la malinconia dei ricordi.

Amo questo farsi delle stagioni, mi piace immettermi nel flusso della natura senza ostacolarlo.

Aspetto il freddo, più freddo ancora. Poi ci saranno le luci di natale, i botti di capodanno e via, verso il nuovo, verso una stagione rinnovata, verso il domani che, forse, è già qui…

 

Pimpra

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DONNE, PROFESSIONI E TACCHI

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Quest’oggi, mentre transitavo da un piano all’altro della gabbietta, sono stata letteralmente folgorata dal tacco 12 di una ospite del palazzo.

Qui da me, spesso accade che si svolgano eventi di rappresentanza, ed oggi era un giorno di questi.

Dallo stiletto risalgo alla gamba e su su fino ad avere la visione completa dell’insieme. Un abito nero ben segnato nei punti giusti, issato su un paio di stabilianti decolleté dal tacco altissimo.

Oggi ospitavamo la categoria “legulei” in svariate declinazioni: avvocati, magistrati, consiglieri, praticanti, professori… insomma la variopinta umanità che ruota attorno al macrocosmo della “Legge”.

A parte il solito abito da lavoro degli uomini, su cui non mi soffermerò (benchè ci sarebbe, comunque, tanto da dire), sono rimasta colpita dalle calzature sfoggiate dal gentil sesso.

Tutti voi conoscete la mia passione radicale per i tacchi, i tacchi a stiletto, per la precisione, quelli aguzzi, affilatissimi, sottili e pericolosi. Li adoro. Venderei la macchina per potermi permettere un paio di Louboutin. Un paio a settimana. 🙂

Ciò detto e premesso, le signore presenti mi hanno inondato di non poche perplessità.

Ho notato che, brutte o belle fossero, tutte indossavano scarpe da capogiro (anche per l’altezza!). Adirittura fuori contesto tanto erano eleganti e/o evidentemente da sera.

Molto spesso le ho viste traballare e avere un portamento non precisamente da danzatrici classiche ma, loro, se ne fregavano assai di ciò. L’importante era svettare, elevarsi, farsi notare, rubare gli sguardi.

Non posso negare che le ho pure invidiate un po’, perchè, in sala, ho visto più d’una suola rossa…

Nello stesso momento mi ponevo una domanda: “Come mai, dai tempi dell’Università le studentesse di legge erano sempre le più fighe di tutte, quelle tiratissime (e che se la tiravano anche…) a dispetto di tutte le altre?”

[Per inciso quelle di lettere erano considerate ottimo territorio di caccia, ma più per il concetto che a lettere i “costumi” erano più lassi ovvero vigeva l’allegro motto del “darla_via” (e di non doverlo nascondere che la vita è bella e va vissuta pienamente)].

A ben pensarci, non credo che le future avvocatesse, notaio, magistrato lo fossero meno, zoccole, intendo, solo che, nel loro caso, vigeva il codice d’onore del darla_via “segretamente” e – così i malevoli vociferano – solo a quelli da cui poter ricavare un qualche vantaggio. Ma si sa queste sono dicerie di campanile, perciò lasciano il tempo che trovano… 🙂

Tornando all’oggi, eppure mi chiedo, dove risieda il bisogno di “esagerare” così tanto, di manifestare una femminilità talmente eccessiva da essere quasi violenta.

Che sia per far paura ai colleghi maschi, incutendo in siffatta maniera, una sorta di rispetto professionale che, altrimenti, non sarebbe altrettanto riconosciuto?

Perchè, le signore, più che “normali” professioniste, davano la sensazione di essere delle tigri appena uscite di gabbia.

Belle, ma tremendamente pericolose.

Quindi, donne all’ascolto, adesso guardatevi i piedi e ditemi che cosa indossate. Da lì saremo in grado di capire il vostro livello di prestigio sociale, di volontà di emergere,  di realizzazione professionale, l’aggressività presunta o latente,  e un sacco di altre cose belle!

😉

Pimpra

COUNTDOWN

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Bisogna prepararsi. Mentalmente, fisicamente, emotivamente.

Tra poco più di un mese è natale. Stiamo entrando di prepotenza dentro all’inverno anche se, al momento, le temperature non sono affatto punitive, ma, solo – troppo- umide.

Sento un profondo cambiamento, non so se legato esclusivamente alla stagione, al quadro astrale, a chissacosa. Ma lo sento. Profondo, intenso ed impegnativo.

Al momento il mio corpo si è messo in “tilt”, regalandomi una nutrita serie di fastidi che mi servono a fermarmi per fare il punto.

Non potendo oppormi, eccomi qua.

In fondo non è male, una sorta di brainstorming esistenziale, in cui, volente o nolente, mi tocca guardare dentro le stanze buie. Credevo peggio. Paura immotivata.

Ho un bisogno indicibile di sfogare energia vitale che mi rimane dentro e mi “infiamma” (nel vero senso).

Le gambe, appesantite e dolenti, vogliono muoversi. Ho bisogno di letti di foglie umide e odore di bosco. Voglio l’aria che profuma di muschio, il sudore che mi imperla la fronte, voglio sentire male ovunque, perchè quello è un male che è bene e poi passa e mi fa sentire viva.

Voglio respirare, a fondo, profondamente, dentro di me.

Aspetto con una gioia infantile le prossime maratone, dove mi riempirò l’anima di abbracci e la felicità che mi regala ballare potrà, finalmente, trovare la sua giusta dimensione.

Ci siamo quasi, manca poco, il countdown è già partito.

Ed io, felicemente, mi sto preparando…

Pimpra

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LA MIA VITA “SOCIAL”

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Devo prendere atto che, la mia vita, ha preso una forte impronta “social”, nel senso che, una buona parte della mia esistenza “vera” filtra anche dentro pixel virtuali.

Nell’analisi dei costi/benefici di questo che, per la sottoscritta, è una presa d’atto di una mutata realtà esistenziale e, soprattutto, comportamentale, a fronte delle critiche molto pesanti dei miei cari, mi sento di difendere questo aspetto nuovo di me.

Premesso che il narcisismo dilagante della società si è preso anche me, abbattendo ogni inibizione a “mostrarmi” che sia scrivendo, fotografando, ebbene qualcosa ha funzionato in modo egregio.

Chi mi segue conosce la mia passione per il tango argentino, il piacere di andare a ballare in molti luoghi, spesso lontani dalla propria città. È noto anche che, il lavoro che faccio, in certi periodi, mi porta a frequentare città diverse, all’esterno della mia regione.

Il miracolo social che sto vivendo è questo: amici, molto spesso solo “virtuali”, sapendo, via web, che mi trovo nei loro luoghi, si offrono di aiutarmi in tutti i modi a loro noti. Regalandomi preziose informazioni, offrendosi come ciceroni delle loro città, in modo che, nel pochissimo tempo libero che mi resta dal lavoro, mi possa fare un’ idea vera della realtà del luogo.

Vi rendete conto di quanto ciò sia prezioso?

Bisogna che i detrattori della vita virtuale facciano un passo indietro, accettando l’assunto che, dietro uno schermo, sia di un pc che di uno smartphone, c’ è una persona viva e vera.

Da questo blog, a FB a instagram, ho ricevuto il dono di “conoscere” meravigliosi essere umani che mi hanno donato molto, non fosse altro che il loro tempo e la loro attenzione.

Ecchevelodicoafare mi reputo una persona davvero molto fortunata!

GRAZIE AMICI!!!

Pimpra

VAGA_(AB) BONDANDO

MOLO AUDACE DI PIMPRA(Trieste, Molo Audace. Uno dei miei luoghi preferiti. Oggi, 30 ottobre 2014)

* * *

Quanto mi è mancato il mio “momento Panda” quando, nel raptus di una visione mentale, mi metto davanti alla pagina bianca e faccio partire le dita sulla tastiera.

E’ un attimo e sparo nell’etere il mio pezzo. Bello/brutto/interessante/leggero non importa, è un bisogno energetico, un fluire che mi è vitale.

Son due mesi che, tra il lusco e il brusco, sono molto spesso in giro per lavoro, in Toscana, Emilia Romagna e, tra breve, Liguria. Talmente presa che, pur vivendo una sfavillante orchestra di stimoli, non trovo materialmente il tempo di mettermi alla tastiera e … scrivere.

Mi stanno per venire i brufoli, perchè, da qualche parte, le parole, devono pur uscire!

La mia vita vagabonda, benchè faticosissima da un lato, mi riempie la testa di gioia. Ogni volta che arrivo in una nuova città mi lascio pervadere da tutto ciò che di sensibile possa esserci: siano colori, suoni, rumori, forme e, per definizione, l’energia stessa del luogo.

A sera, nella solitaria camera d’albergo, mi “raccolgo”, cercando di catalogare la quantità di stimoli che mi hanno raggiunta.

E’ sempre una grande abbondanza, perchè, nulla di più straordinario esiste per me oltre “Il viaggio”.

Così la Toscana si sta rubando la mia anima, entrata in modo sottile e profondo dentro ogni filamento dell’ essere. Mi piace tutto, ritrovo me stessa in ogni cosa. Adoro la parlata morbida e flautata della gente, i colori delle città, il cibo, l’arte e la natura.

Sto invecchiando, è un chiaro segno. Adesso cerco la qualità delle cose.

L’Emilia Romagna mi ha accolta nel suo caldo e festoso abbraccio. Una terra che non si dimentica, entra, prepotente, con l’energia del fanciullo, la giocosità di un cagnolone che ti viene incontro a farti la festa. Sono stati giorni di godimento, dove ho rubato con gli occhi la passione per la vita e per i suoi sapori.

Non so, invero, quanti bolognesi veraci ho potuto incontrare, ma, di certo, la terra di Emilia e di Romagna entrano, violentemente gaie, con tutto il loro portato di naturalezza. Che resta un bene prezioso.

Mi aspetta la Liguria, ferita duramente dalle recenti vicissitudini. Non so cosa aspettarmi, ma credo che troverò delle affinità con la mia terra di mare e di vento.

In tutto questo andare, non mi pesano le levatacce mattutine per avviarmi alla stazione, nè, tantomeno, le lunghissime giornate di lavoro.

La tortura di ogni viaggio, ebbene sì, è … prepararmi la valigia! 🙂

Io vado, ma tanto torno!

Pimpra

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FIORI D’ARANCIO

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Crescere, dopo gli “anta”, non significa solo invecchiare, è scoprire nuovi aspetti di sè stessi e, a volte, rimanerne piacevolmente stupiti.

E’ accaduto alla sottoscritta proprio questo fine settimana.

Ospite a un graditissimo matrimonio di una coppia di amici che hanno superato i 30 anni, perciò – oserei dire – ben più consapevoli del passo che si accingevano a fare.

Cos’ho scoperto?

Quello che credevo un rito assolutamente inutile, superfluo, solo un gran baccanale, una pseudofesta comandata, una tappa obbligata nel percorso di una coppia, ha – inaspettatamente –  prodotto in me, una eco molto positiva.

Ho visto due persone scambiarsi una promessa davanti a tutti i loro amici e parenti, le ho viste guardarsi profondamente negli occhi e formulare un credo sentito (il matrimionio era civile), le ho viste convinte, e, soprattutto, ho percepito la sicurezza nel voler mettere un sigillo alla loro unione, così, dinnanzi al mondo.

I detrattori del matrimonio mi prenderanno a sassate, già lo so.

Si tratta di avere coraggio. Di rischiare lanciandosi in una promessa di “eternità” legata a un sentimento che, per sua natura, è tutto, fuorchè “eterno”. L’amore.

Eppure è tanto bello crederci, impegnarsi e provare a far funzionare il rapporto in un percorso sulla lunga distanza, e provarci con il cuore puro, convinto, sperando di potersi tenere per mano fino alla fine.

Gli sposi mi sono piaciuti tantissimo. Perchè erano sposi “adulti”. Hanno aspettato di incontrarsi per potersi scambiare le promesse con convinzione, senza le giovanili illusioni emotive della verde età.

Ho visto negli occhi della sposa una luce che mi è entrata in profondità, sì, l’ho invidiata anche, ma di quell’invidia che è solo bella, senza retropensieri, perchè lei ha trovato la sua metà di mela.

Lui è un uomo di poche parole, ma di molti fatti, così come la novella moglie ha più volte espresso, con tanta commozione, durante la giornata di festa.

Come erano belli, come erano felici, come erano consapevoli.

E mi riscopro amante di questa tradizione tanto antica, che tutto evoca in me, meno che sciatteria o illusione.

Perchè, nulla di più dolce hanno visto i miei occhi che lo sguardo innamorato e profondo degli sposi, e immaginare me al posto loro è stato un attimo…

BUONA VITA!!!

 

Pimpra

 

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