Annunci
Annunci

DI TANTO IN TANGO. Una (delle tante) seghe mentali tanguere

Ci penso da un po’, ascoltando il chiacchiericcio degli amici, i commenti su questa o quella coppia di ballerini professionisti, sulle coppie che si vedono in pista, su chi balla come/cosa/perché.

In una parola, mi sono persa pure io dentro una tipica “sega mentale tanguera”. La mia si sofferma su “L’estetica del tango”. 

Rivolgo la riflessione al popolo del tango, ovvero a quelli che non ne hanno fatto, a nessun titolo, mestiere.

Mi chiedevo quindi, cosa mi piace dell’estetica di questo ballo e cosa cerco io.

Iniziamo con il definire “estetica” facendosi aiutare dalla Treccani dove si legge che si tratta di: “(…) Letteralmente, dottrina della conoscenza sensibile (sign. che il termine ha ancora in E. Kant: Etrascendentale). (…) la dottrina del bello, naturale o artistico, e quindi l’esperienza del bello, della produzione e dei prodotti dell’arte. (…)  la parola è passata anche nel linguaggio comune per indicare l’aspetto e i caratteri soprattutto esterni di oggetti, prodotti, operazioni suscettibili di essere considerati esteticamente. (…)”

Prendiamo la parte in cui si fa riferimento a “la teoria del bello”. Ora, senza perdermi nei meandri di una riflessione filosofica più grande di me, mi limito a calare questo concetto sul movimento del tango.

Ne ho visti tantissimi esibirsi, insegnare, o semplicemente ballare. Dopo tanti anni di amore mai messo in discussione per questo meraviglioso mondo espressivo, finalmente, sono giunta alla mia conclusione.

Nel rispetto totale, assoluto, dei gusti personali e della ricerca stilistica di ognuno, il tango che esteticamente mi piace è quello ballato da persone (così li comprendo tutti, dai professionisti ai semplici amatori) che “non fanno il compitino”.

Mi spiego meglio. 

Ce ne sono a bizzeffe di strabravi, che studiano, che hanno una tecnica sopraffina ma che, quando li guardi, ti accorgi che stanno eseguendo – perfettamente, a volte- ma non stanno ballando.

Un po’ come la differenza che passa tra “vivere ed esistere” (cit.). 

Ho notato che, più aumenta consapevolezza, studio e tecnica, più il tanguero/a rischiano di perdersi il loro DNA. Più diventano bravi/e, più diventano le copie (a volte pure migliori) del modello da cui hanno tratto ispirazione.

Quando li vedo, eseguire e non ballare, sono presa da una noia incontenibile, quando non direttamente dal fastidio di vedere un tango “made in Taiwan” spacciato per un originale “made in Italy”, non so se mi spiego.

La sensazione che mi arriva è che il “tango fotocopia” o il “tango imitazione” stia prendendo sempre più piede. 

Forse la ragione sta nel fatto che, come molti fenomeni moderni, anche il tango è stato fagocitato nell’universo delle “mode” e, come tale, si comporta.

Va di moda l’abbraccio chiuso, anche se la tua indole ti vorrebbe più giocoso/dinamico/”nuevista”*? rinunci alla tua natura, quindi all’espressione più vera, reale, ruspante di te stesso per uniformarti alla corrente, alla vague.

NON MI AVRETE.

Mi rispondete in coro: “ma chi ti vuole a te?”. Giusto. Però, riflettiamoci perché, secondo me, da qualche parte ci perdiamo, rischiamo di scolorare le nostre sfumature espressive, di perdere la nostra Anima danzante, in nome di una moda che arriva sempre da “altro da noi”.

Allora, sai che c’è? Mi rubano lo sguardo quelli “sporchi” che magari capisci che gli mancano chilometri nelle gambe, ma che hanno il cuore sotto le suole delle scarpe e dentro il loro abbraccio, quale che sia.

“Sporco” inteso non come il tanguero ignorante, perché la grammatica della lingua espressiva bisogna conoscerla per emettere il proprio tango. Sporco perché tuo, elaborato, macinato, goduto e sofferto, non perché cerchi di scimmiottare qualcun altro.

Non piacerai a tutti? E CHI SE NE FREGA.

Adesso, tiratemi pure i pomodori. Olè.

Pimpra

nuevista”*= definizione impropria ma efficace per rappresentare dinamiche in abbraccio aperto.

Annunci

IL PASSAGGIO DEL TESTIMONE

passaggio testimone

Per farmi meno male, provare più lieve fastidio, forse, al mattino, farei bene a perdere la recente sana abitudine di ascoltare i giornali radio.

Sì perchè a sentire le cialtronerie che ci raccontano, e i giornalisti, in questo, fanno solo il loro dovere, mi viene una gran voglia di spaccare tutto!

E non è, di sicuro, cosa buona e giusta…

Io non so voi, ma più cerco di informarmi, più mi parte l’embolo di incazzatura come poche volte nella vita…

Ho sempre detestato la politica, ne sono sempre stata alla larga perchè, sin dalla giovane età, vedevo che i massimi sistemi ideologici/morali/pragmatici/ideali ecc ecc venivano malamente distorti da coloro che, il potere, lo avevano in mano. Di lì la scelta di “stare fuori” che sicuramente non fa di me un buon esempio civico, ma tant’è.

Si parla tanto di Bersani e di quanto è stato coglione nella sua campagna elettorale che non ha capito affatto dove e come si fa comunicazione politica. Aveva in casa un cavallo di razza, il giovane Renzi, che non solo ha la faccia “giusta” ma un cervello che funziona molto bene. Perchè il ragazzo sa come si muove la massa, dove prende le informazioni, come le maneggia… insomma Renzi è uno moderno, uno che vive il suo tempo.

Mi fa immensamente arrabbiare che il Bersani non si sia messo da parte, che non vuol dire rinunciare a fare politica attiva, giammai!, significa semplicemente saper guardare il mondo con occhi che lo vedono.

Bersani è uno dei tanti “padri” della politica italiana, detentori della saggezza diacronica, patrimonio utilie e necessario ma non sufficiente. Non si vince se non ci si batte e bisogna battersi bene, con le armi giuste per la particolare battaglia.

Mi spiace che i “padri” non scelgano con onore e sentimento di considerazione di passare il testimone ai loro figli, cresciuti grazie al loro esempio ma diversi, perchè più giovani e corrispondenti, nei modi  e nel pensiero, al tempo moderno.

Anche chi racconta a se stesso di volere il bene del Paese e dei cittadini  è – come TUTTI gli altri- attaccato con il mastice alla sua poltrona e al suo prestigio manifesto.

E con questa triste considerazione d’ora in poi, al mattino, al posto delle parole querule dei politici di noialtri, ascolterò della buona musica…

Evviva l’Italia.

Pimpra

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: