C’ERA UNA VOLTA LA FAMIGLIA

natale famiglia

Il primo dicembre alle porte, le insegne di natale che stanno spuntando come gramigna agli angoli delle strade, le vetrine dei negozi si colorano di rosso, bianco e oro, radio e tv martellano la testa con spot a tema.

Ci siamo. La corsa al natale sta prendendo vita.

A seconda della situazione economico-patrmoniale di ciascuno, il momento può essere molto gaio o, solennemente triste, ma, più che il consumismo mi preme volgere lo sguardo sull’aspetto “intimo”, sentimentale e familiare del natale.

Per me, e mi reputo molto fortunata, è sempre stata una gran festa. Era l’occasione, per noi, di ritrovarci, mio padre tornava in Italia da ovunque si trovasse nel mondo, e si festeggiava alla grandissima questa riunione.

Non parlo di doni (che pure non mancavano) ma proprio della gioia profondissima di stare insieme a far festa.

Con il trascorrere degli anni e le mutate condizioni familiari (mio padre è scomparso che era ancora molto giovane) , il natale ha progressivamente perso colore, trasformandosi più che altro in occasione per ricordare chi, purtroppo, non c’era più.

Il tempo passa e a mia volta ho costruito una famiglia, tinteggiando di allegria quei giorni di festa. Ma, come tutto muta nella vita, anche quella famiglia, ad un certo punto, non c’è stata più.

Altro giro altra corsa. Dopo i 40 anni praticamente tutti hanno un passato, anche familiare e con esso il portato di rapporti che devono funzionare.

E si arriva al punto. La celebrazione della “famiglia” non può e non deve più passare esclusiavamente attraverso i rapporti familiari in senso “stretto”, di questi tempi è necessario, se non opportuno, aprire le maglie e fare entrare nella ruota rocambolesca della famiglia anche coloro che, per etichetta, ne stanno fuori.

Nulla di peggio è vivere ai margini, sentirsi le serie B, le ruote di scorta affettive, quelli non all’altezza del banchetto, i paria.

I tempi sono moderni, e questa modernità urla a gran voce che la nuova dimensione sociale è più ampia e di deve imparare a fare i conti con quella che viene definita “FAMIGLIA ALLARGATA”.

Di positivo c’è che le tensioni si stemperano, ci si può divertite in più persone, nessuno nega a nessuno l’affetto e l’attenzione che merita.

Di negativo c’è che, in proporzione, aumenteranno i pranzi e le cene, con pessime conseguenze per il giro vita, ma tanti sorrisi in più.

Credo valga comunque la pena di tentare.

Ai paurosi, a coloro che temono di stravolgere “l’ordine costituito” suggerisco di fare un bel respiro e … buttarsi… rischiano di vivere le più belle sorprese…

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

QUESTIONE DI STILE

coco-chanelUn periodo denso. Carico di vita. Anche molto faticoso, ma interessante. Sono stanca da fare schifo, eppure ho portato a casa molti stimoli che, per me, sono nutrimento vitale.

Ieri il vertice intergovernativo dove, potenti del mondo si sono incontrati per discutere degli scenari che si appoggeranno come una copertina su noi tutti. E speriamo bene.

E adesso gossip, leggerezza.

Da che mondo e mondo, l’abito fa il monaco, in occasioni di “rappresentanza” questo postulato è vangelo, legge divina alla quale attenersi. Quando si lavora in un contesto internazionale, alla presenza di autorità e, a nostra volta, siamo una autorità rappresentativa, l’abito è stumento di lavoro, come lo smartphone o l’ipad.

L’abito esprime il ruolo che abbiamo. L’abito racconta chi siamo, nella propria- istituzionale – veste.

Ora, una signora della nostrana politica ha ben pensato che, in simile occasione, i paramenti simbolici di cui sopra, non erano affatto necessari ad incorniciare la di lei “autoritas“.

Morale: la signora si è curata una figuraccia planetaria, sembrando una scolaretta intruffolata in una parata di adulti. Di adulti che contano.

Provavo fastidio ogniqualvolta veniva inquadrata dalle telecamente, con la giacchetta di lana cotta (!!!) sgualcita e troppo aderente sul seno, gli improbabili stivali da gita in campagna e la gonnetta di tartan da adolescente.

INGUARDABILE e fastidiosa.

Perchè, ricordiamolo, ci sono contesti in cui l’abito che si indossa manifesta rispetto per la circostanza. E’ il biglietto da visita che primo tra tutti, offriamo a chi ci osserva.

BOCCIATA.

Al che,  mi chiedo come sia possibile che l’entourage della signora, non l’abbia presa di peso (piuma) e traghettata in un negozio ad acquistare un tailleur, anche pantalone (lei si trova più a suo agio a gambe coperte), che la induca all’utilizzo di una giacca appropriata, confezionata con un tessuto decoroso ed un colore adeguato.

Non basta avere una gran testa, un carattere forte e deciso, ambizione sfrenata, se si ricopre un ruolo bisogna conoscere anche queste sfumature, all’apparenza ininfluenti che connotano, al contrario, consapevolezza di ruolo, rispetto per l’istituzione rappresentata, e una buona dose di signorilità che non guasta mai.

Coco si sarebbe rivoltata nella tomba se, ieri, fosse stata davanti allo schermo televisivo.

E voi, ricordatevi che la prima impressione ve la giocate nei primi 15” di conoscenza… a buon intenditore…

Pimpra

PS: per chi vuole farsi un’idea o rispolverare le conoscenze di stile: qui e qui

LA GUERRA DEI POVERI

Locomotiva-a-Vapore-L1

E’ questa la definizione che ho dato per descrivere quanto accade dinnanzi ai miei occhi, in questo periodo.

Nei momenti bui della storia, l’umanità tutta dovrebbe raccogliersi per creare un forte senso di “comunità”, utile a rendere il singolo più forte verso le avversità della vita.

Che si tratti di vita privata o lavorativa, lo scenario rimane molto simile: tutti contro tutti.

Nelle difficoltà del vivere, la maggior parte delle persone, purtroppo, svela di sè il lato peggiore, come se, il solo mantra possibile fosse: “mors tua, vita mea“.

Ciò che più colpisce i miei occhi, ferendoli, è osservare come, la corsa verso quel qualcosa da raggiungere – visibilità, prestigio sociale, carriera, soldi, apprezzamento, amore ecc. –  obblighi a “svelarsi” le persone più inspospettabili. Quelle, per intenderci,  che fino al giorno prima potevi sentire dalla tua parte, se non in veste di “amici”, almeno come “compagni” di un viaggio lungo e difficile.

Non mi abituerò mai a questa corsa, non perchè a me non piaccia correre, ma perchè mi piace farlo in modo chiaro, onesto, senza retropensieri, senza pistole nascoste o coltelli da piazzare nella schiena di chi mi è davanti o al fianco.

Sono di quella generazione che, quando gioca, gioca pulito, perchè vincere imbrogliando non ha alcun sapore. Perchè essere i primi della classe, in un gruppo di brocchi, non è precisamente una gran botta all’autostima.

Di contro, per vivere “puliti”, bisogna farsi due palle così. E non c’è niente da fare. Perchè “gli altri” ti fanno il culo a bertuccia, perchè loro, le regole le creano a loro immagine e somiglianza e tu, non fai parte del quadretto.

Questa è la civiltà dove ci troviamo adesso. Fatta di lucciole e cicale, di amori e di successi evanescenti, grandi colori che sbiadiscono alla prima pioggia d’autunno.

E sapete che c’è, a me non importa. Resto sul mio treno lento, a godermi il paesaggio che cambia, senza paura che qualcuno rubi il mio posto a sedere, perchè, dove sto io, non vuole starci nessuno.

STICAZZI.

Pimpra

I NUOVI CASINI

Sauna finlandese

Fine settimana dedicato a ciò che di più odio fare, dopo la polvere: il cambio di stagione. Mentre smadonnavo per l’inutile quantitativo di abiti accumulati che, come ogni volta, renderanno felici persone con meno possibilità, mi chiedevo che senso avesse l’operazione, considerati i 19° esterni.

Missione portata a termine: 3 grandi borse di abiti seminuovi da regalare. La coscienza quasi a posto.

Ore 18.00, appuntamento con l’amica per goderci il buono Groupon che recitava qualcosa come “Una meravigliosa seduta per 2 persone nella nuovissima spa”.

Ovviamente sono la sostituta del di lei compagno, impossibilitato a godersi la manna.

Fuori dalla Spa (in pieno centro cittadino), la guardo interrogativa e le dico “Senti ma… non è che ci infiliamo in un troiaio cinese? perchè da fuori ne ha tutto l’aspetto!”

La mia amica, tenero cuore di panna, comincia un pochino ad agitarsi, al chè le dico “Se troiaio deve essere, andiamoci preparate” e ci fiondiamo nel bar vicino a sorseggiare un prosecchino prima di entrare.

Le bolle esagerate della pessima bottiglia, cominciano immediatamente ad andarci in circolo, procurando quella ilarità inconsapevole e alticcia che è divertente assai.

Apre il centro, lo spogliatioio è lillipuziano, veniamo accolte con gentilezza da un uomo senza gli occhi a mandorla, ci fa entrare nella sedicente spa, illustrandoci il percorso benessere.

Una immensa vasca  idormassaggio con bar accluso [ma quando mai???], una micro “nonohocapitoacosaserve” pseudo qualcosa, non una sauna, non un bagno turco, non un tepidarium, solo una stufa a parete con i raggi infrarossi “Che vi sembrerà di stare a Barcola” [sticazzi, a Barcola d’estate fa molto, ma molto più caldo], un ulteriore ambiente dove rilassarsi, accompagnati dalla celestiale visione di un video sulla natura.

Punto. Tutto qua. Coreografia che parte da Hollywood, per l’idromassaggio, a finire a Gardaland per gli altri due abienti ideati a mò di grotta.

A noi veniva un sacco da ridere, eravamo la sola coppia di donne. Tutte le altre 4 coppiette, cercavano di capire fino a che punto potersi spingere, vista l’offerta di questa spa da viversi “A due”.

Mi sono sparata due ore di bolle, gustandomi le espressioni mezzo complici, mezzo colpevoli, mezzo malandrine degli astanti, ridendo in silenzio con la mia amica, immaginando dove fossero le mani, nascoste dalla penombra e dalla schiuma.

Scaduto il tempo, abbiamo scoperto che, il “non luogo” si può affittare per feste private, per party, per addii al nubilato, per compleanni…

E la mia fantasia ha volato libera immaginando tutto quello che la vasca idromassaggio potrà raccontare.

I tempi sono maturi per la nasciata dei “Neo_casini_zen”.

Ma a me, che sono vintage, RIDATEMI LA SAUNA!

😀

Pimpra

ESERCIZIO ZEN

AcquaZen

Della mia personalità posso affermare tante cose, nel bene e nel male, ma, di certo, quello che so non esistere, non essere contemplato, sono gli atteggiamenti “zen”.

Distacco emotivo, osservazione separata delle cose e degli eventi, calma dentro alla tempesta, controllo, vuoto mentale.

Ecco, io sto esattamente dal lato opposto: sono la tempesta, vivo dentro l’occhio del ciclone (quanto sono tranquillla) oppure sono sempre nei suoi vortici più violenti.

Che fatica.

E più passa il tempo, più è pesante destreggiarsi tra tutta questa, devastante, energia.

Eppure non so fare diversamente.

Ecco allora che, grazie a un suggerimento illuminato, cercherò di far mente locale sui “pensieri belli”, pensieri che mi portano gaiezza, allegria, serentià, perdute da troppo tempo.

Apprestandomi a questo esercizio che mi costerà immane fatica –chevvelodicoafare– mi chiedo, come mai, la mia vita è sempre costellata di ostacoli, più o meno grandi, più o meno difficoltosi da superare… come mai?

Eh no! Questo non è l’esercizio zen che devo fare! 🙂

STICAZZI!!!!

… “Buoni” pensieri a tutti!

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

PAROLA D’ORDINE: LIBERTA’ – L’AZIONE DI GREENPEACE

Greenpeace alla BarcolanaIMAGE CREDIT: PIMPRA, TRIESTE

Io c’ero. Ho visto e non ho voglia di tacere.

L’azione di Greenpeace di ieri alla Barcolana ha rischiato di diventare un serio incidente, in cui, persone innocenti, potevano farsi male, molto male.

Il perchè è presto detto.

Il gommoncino che vedete, credo lungo non più di 4 metri (quindi un guscio di noce in acqua), ha cercato di affiancare, e vi prego di leggere bene “affiancare” l’imbarcazione vincitrice dell’edizione 45 della regata Barcolana.

L’avvicinamento solo a regata appena conclusa, quindi dopo lo sparo del cannone e dei fuochi d’artificio, momento in cui, la strepitosa regina del mare, l’imponente Esimit, guadagnava per sè, tutti i riflettori della stampa.

Se hai qualcosa da dire, se ti occupi di temi ambientali, è quello il momento dove devi cercare di mettere in evidenza il tuo messaggio.

In questo caso “Salviamo l’Artico”, la spiegazione qui.

Non era pubblicità a un prodotto commerciale, non era manifestare pro un’idea politica, non era fare propaganda per e verso qualcuno o qualcosa di personale. Qui si tratta di ambiente, si tratta di difendere questo meraviglioso pianeta che ci ospita, di cui siamo TUTTI figli e che abitiamo.

Si trattava di rubare qualche istante di attenzione a un popolo di distratti, di persone lontane, a volte lontanissime, da temi scottanti quali, ad esempio, la salvaguardia dell’ambiente.

Sicuramente l’arrivo del piccolo gommone con le scritte gialle, è stato come un folletto che ti tira il bordo della giacca per farti girare, nessuno MAI avrebbe altrimenti visto/letto/osservato quanto era riportato sul loro striscione.

Per poco tutte le forze di “sicurezza” del mare, non hanno fatto affondare il piccolissimo natante, che è stato attaccato con una proporzione di violenza pari a quella di un tifone che si abbatte su una casa di paglia.

Allora, ho deciso di fare la mia parte, per quanto sta nelle mie forze, e pubblicare qui, la foto che li ritrae mentre lottano per noi tutti, mentre cercano di scuotere la nostra intorpidita attenzione, mentre stanno seguendo i loro ideali.

Io sono e sarò sempre per la libertà, di essere, di esistere e di esprimere la propria opinione.

Se la pensate come me, stavolta vi chiedo di condividere su tutto ciò di social che usate/gestite/conoscete questo post, affinchè la loro voce risuoni.

Pimpra

Per approfindimenti QUI

DI TANTO IN TANGO. LA VITA A DUE CORSIE. STICAZZI

Tangomarathon

Torno da un fine settimana dove ho speso tutta l’energia che avevo in corpo. Ho straballato. Non mi sono risparmiata mai, ho incontrato ottimi ballerini, perciò bilancio positivo.

Ma…

La vita va a due corsie, quelli che vanno veloci che hanno i cavalli motore sotto il culo e quelli più lenti.

Lo si vede in maratona, lo si vive quotidianamente.

In ogni cosa – purtroppo – c’è la serie A, la Champions League dei fighi, e le altre serie di quelli “meno” hot (per dirla all’americana e non ripetermi con un bel “sfigati”).

Anche in maratona, dove gente tosta (oltre a saper ballare, è necessario avere un fisico bestiale per resistere alle sessioni interminabili di ballo), non è tutta “tosta uguale”, anche lì, trovi il gotha e poi, tutti gli altri.

Gotha perchè, a quelli/e tu li saluti e loro ti rispondono anche (per cortesia, immagino) dato che vi siete incontrati in giro per il mondo più di qualche volta e le vostre, reciproche, facce, vi sono note. Quindi, trovandosi in un luogo per dar fondo alla suola delle scarpe, immagini che, magari non subito, magari non alla sera (dove bisogna mostrare più del solito le piume) che so, un pomeriggio alle 3.30 l’invito scatti.

Invece niente. Puoi morire che non succederà nulla.

E’ presto detto: loro viaggiano nella corsia di sorpasso e tu no.

Mi chiedo perchè io no. Non pretendo nè mi aspetto di fare tandas su tandas che, capisco, sono riservate agli amici più cari e ci può stare. Ma nemmeno una? Che tu, rispettosa del codice di comportamento, li guardi a dire “Mi piacerebbe sperimentare una tanda con te” e loro, ti guardano (gli stronzi) e poi – mezzo schifati o, comunque, totalmente disinteressati, girano lo sguardo sulla giovinetta di turno.

STICAZZI.

Quanto mi hanno rotto questi uomini, che poi, li ho osservati ballare e non sempre viaggiano con ballerine da empireo, e quindi, potrebbero concedersi pure con me.

Invece: sticazzi, proprio no.

E quindi esiste tutto un sottobosco di persone meravigliose, quelli che non pigiano costantemente sull’acceleratore, che ti regalano momenti preziosi, sorrisi compiaciuti dopo un bel giro di pista riuscito bene.

E sapete che vi dico? Me li tengo ben stretti questi meravigliosi e umani ballerini e persone con i quali non si condivide solo “Narciso”, ma il piacere, vero, dello scambio, della condivisione e abbracci dati anche con sentimento.

STICAZZI.

Pimpra

PS: ho riferito degli uomini, ma ci sono donne che si comportano esattamente nello stesso modo.

IMAGE CREDIT: GIO’ IL FUZ

VIAGGIARE LEGGERI

pulizieA chi non è mai capitato di guardare dentro a un armadio, un cassetto, sulla scrivania, nella macchina e rendersi conto della quantità di cianfrusaglie accumulate?

Credo tutti noi!

Senza essere necessariamente dei disposofobici, ovvero accumulatori seriali,  è bene che impariamo a soffermarci su quanto gli oggetti che abbiamo intorno, in realtà parlino di noi.

Sembra una sciocchezza, ma, a ben guardare, non lo è affatto.

Un caro amico sta affrontando, in questi giorni, un trasloco. Sono andata ad aiutarlo, specialmente per quel che riguardava la scelta degli abiti da lasciare o da portare con sè nella nuova casa.

Non occorre che vi dica, tra le risate e le resistenze, quanto accumulo di stracci inutili era accatastato negli armadi e quanto faticoso è stato per lui, liberarsene.

Come mai? Perchè abbiamo questo attaccamento alle cose? Forse gli oggetti ci parlano? Hanno un portato energetico così forte da non permetterci di liberarci di loro quando il contesto d’uso ha avuto compimento?

Inoltre, a ben guardare, noi tutti ci attorniamo di un quantitativo abominevole e inutile di cose. Vestiti a quintali, scarpe, borse, gadget teconolgici, sportivi, per la macchina, trucchi, belletti, profumi, bigiotteria e l’elenco potrebbe essere infinito. [L’accumulo di libri, quello solo, francamente non mi sento di condannare].

Perchè abbiamo bisogno di queste “ancore emotive” di cui facciamo così fatica a liberarci? Il fatto è che non ci diamo mai il tempo di riflettere sulle cose e sui nostri stati d’animo e capire quanto il nostro inconscio cerca di dirci.

Ho fatto una sorta di trasloco al contrario anche io, qualche anno addietro, quando il mio matrimonio finì e l’ex coniuge si trasferì altrove. Sono partiti alla volta del cassonetto sacchi e sacchi neri di accumulo, frutto di inerzia, di pigrizia, di attaccamento a pseudo ricordi legati ad oggetti. Il clou della follia accumulatoria sono stati gli scontrini raccolti in anni di convivenza (non da me). “Ma cosa te ne fai? A che servono?” la risposta è sempre stata la stessa “A ricordare”.

Una cosa l’ho capita, in tutto questo: devo imparare a “viaggiare leggera” e non penso a quando mi muovo fisicamente, ma nella vita.

Ogni legame con il passato che si traduce dentro ad oggetti è superfluo, è una inutile zavorra al nostro fluire leggero nella vita.

E adesso, tutti a “far pulizia”! 🙂

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

SESSO GRATTA E VINCI

gratta-e-vinci2

Devo premettere che la geniale perifrasi è di quel simpaticone dell’Andrea P., collega di gabbietta nonchè quotato milonghero, e non farina del mio sacco.

Che ci azzecca? Parliamone.

Il tema “sesso”, specie d’estate, assume portanza elevata, considerata la minore presenza di strati di abiti sulla pelle, il clima vacanziero che libera il cervello da ansie e pensieri e il bisogno di evadere dalla routine.

D’estate il sesso diventa come la fetta d’anguria sotto il solleone: necessario.

Ora, il problema di procacciarsi il frutto proibito,  si pone con maggiore accanimento per alcune categorie di persone:

  • per gli accoppiati di lungo corso
  • per gli accoppiati di lungo corso alla boa dei 55-65
  • per i single
  • per i single “diversamente giovani”
  • per i single “diversamente giovani” e, magari, con un reddito basso.

Analizziamo il problema:

Per i punti n. 1 e n. 2 dell’elenco è presto detto: parola d’ordine è resistere. A tutto: alle tentazioni (fuori dalla coppia), alla noia (dentro alla coppia), al gran caldo, ai mostruosi pigiamini di lui o di lei (le coppie di lungo corso hanno perso il piacere di dormire nudi da tanto, tantissimo tempo), al generale degrado di chi non si guarda più, non si annusa più, non si tocca più… Che sia matrimonio o convivenza, resta la tomba dell’amore, figuriamoci del sesso.

Per il punto n. 3, se persone “normodotate”, ovvero uomini e donne “senza infamia e senza lodo” (se non fossero così “normali”, presumibilmente non sarebbero tanto single, o forse no), l’estate del sesso o il sesso dell’estate resta una sfida da cogliere, un momento per uscire dalla tana e mettersi in gioco. La loro parola d’ordine: coraggio. Da tirare fuori e da spendere. E chissà cosa può succedere…

Per i punti n. 4 e n. 5 invece la prova è tostissima. Bulli che sfoderano addominali guizzanti su distese di pelle ambrata luccicante d’olio solare, giovinette negli anni verdi che esternalizzano senza limite al pudore ogni dono di madre natura… ebbene con uno scenario del genere, vincere la partita della seduzione, diventa un’impresa quasi impossibile. Se, a questo, aggiungiamo anche un portafoglio che non permette di “mostrare le piume”, la situazione si fa ancora più critica. La parola d’ordine: mettersi nelle mani di dio e sperare che vi ami. E aspettare il miracolo, senza farsi troppe illusioni.

Per tutti gli altri c’è “il sesso gratta e vinci” che altro non è che una speranza, una tensione della mente e del corpo, l’illusione dell’eterna seduzione e una sfida con se stessi.

E nella vita non vinci, se non giochi mai!

AUGURI!

Pimpra

VUOI DIMAGRIRE? CHIEDIMI COME!

bilancia-pesapersonaQuesta società valuta il valore di una persona, passando, troppo spesso, dall’ago della bilancia, ebbene ho scoperto il modo perfetto per “fottere il sistema”.

Mi spiego.

Più o meno tutti noi siamo in costante battaglia con i chili di troppo, con il rotolino di benessere nel punto sbagliato, il cosciottino che vorremmo più sottile, ecc ecc… perchè, in qualche modo, siamo portati ad uniformarci al modello sociale corrente che prevede una silouhette, possibilmente slanciata, asciutta.

Per l’impegno che possiamo metterci, unito alle forti motivazioni, rinunciare ai piaceri della buona tavola, per noi che viviamo in un paese che offre meraviglie incomparabili, è un sacrificio estremo.

E dico “estremo” con cognizione di causa.

E come si fa a restare magri con tutto il bendidio che possiamo mangiare noi italiani? Una sfida, più mentale che fisica.

Premesso che non è nelle mie corde la vita della monaca buddhista, che a me mi piacciono immensamente i piaceri della vita, ecco, insomma, ho trovato il mio modo per mantenere la linea.

Una, due, tre, quattro (dipende dal grado di resistenza fisica) milonghe a settimana e il gioco è fatto.

Ballare il tango argentino (che, notoriamente, per un vero sportivo è come il defatigamento dopo un allenamento) per quattro/cinque ore di fila, aiuta a bruciare i grassi, mobilita il metabolismo, regala endorfine a nastro e una perdita di peso settimanale e costante, di circa 200/300 gr.

Non male vero?

In più, consideriamo che dormire mai più di 4,5 – 5 ore per notte, tiene la mente sveglia, il corpo scattante e, dulcis in fundo, il famoso “rebechin” delle 4.00 del mattino, regala una gioia insperata e libera da ogni senso di colpa.

Vuoi dimagrire? Inizia a ballare! 🙂

Pimpra

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