LA GUERRA DEI POVERI

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E’ questa la definizione che ho dato per descrivere quanto accade dinnanzi ai miei occhi, in questo periodo.

Nei momenti bui della storia, l’umanità tutta dovrebbe raccogliersi per creare un forte senso di “comunità”, utile a rendere il singolo più forte verso le avversità della vita.

Che si tratti di vita privata o lavorativa, lo scenario rimane molto simile: tutti contro tutti.

Nelle difficoltà del vivere, la maggior parte delle persone, purtroppo, svela di sè il lato peggiore, come se, il solo mantra possibile fosse: “mors tua, vita mea“.

Ciò che più colpisce i miei occhi, ferendoli, è osservare come, la corsa verso quel qualcosa da raggiungere – visibilità, prestigio sociale, carriera, soldi, apprezzamento, amore ecc. –  obblighi a “svelarsi” le persone più inspospettabili. Quelle, per intenderci,  che fino al giorno prima potevi sentire dalla tua parte, se non in veste di “amici”, almeno come “compagni” di un viaggio lungo e difficile.

Non mi abituerò mai a questa corsa, non perchè a me non piaccia correre, ma perchè mi piace farlo in modo chiaro, onesto, senza retropensieri, senza pistole nascoste o coltelli da piazzare nella schiena di chi mi è davanti o al fianco.

Sono di quella generazione che, quando gioca, gioca pulito, perchè vincere imbrogliando non ha alcun sapore. Perchè essere i primi della classe, in un gruppo di brocchi, non è precisamente una gran botta all’autostima.

Di contro, per vivere “puliti”, bisogna farsi due palle così. E non c’è niente da fare. Perchè “gli altri” ti fanno il culo a bertuccia, perchè loro, le regole le creano a loro immagine e somiglianza e tu, non fai parte del quadretto.

Questa è la civiltà dove ci troviamo adesso. Fatta di lucciole e cicale, di amori e di successi evanescenti, grandi colori che sbiadiscono alla prima pioggia d’autunno.

E sapete che c’è, a me non importa. Resto sul mio treno lento, a godermi il paesaggio che cambia, senza paura che qualcuno rubi il mio posto a sedere, perchè, dove sto io, non vuole starci nessuno.

STICAZZI.

Pimpra

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11 commenti

  1. Teacher

     /  6 novembre 2013

    Culo a bertuccia lo sento per la prima volta… bello 🙂 (stikazzi)

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  2. antigonewoland

     /  6 novembre 2013

    “Questa è la civiltà dove ci troviamo adesso. Fatta di lucciole e cicale, di amori e di successi evanescenti, grandi colori che sbiadiscono alla prima pioggia d’autunno.”
    E sempre peggio, se non difendiamo la nostra identità, sarà. Pimpra.

    Rileggiti 1984 di orwell… poi mi dici.

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    • Cara Antigone, per come mi sento in questo periodo, è meglio che mi legga Liala… :-//

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      • Pinzalberto

         /  8 novembre 2013

        Lassa sta’…. io sono per il vivere e lascia vivere, ma sfortunatamente non tutti sono così. Con l’esperienza ho imparato ad attendere che i loro cadaveri passino sotto i ponti! Poi ci sono le cicale, che cantano tutta l’estate e in autunno battono cassa, ma questa è un’altra storia. 🙂

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  3. vetrocolato

     /  8 novembre 2013

    Si, preferisco avere una cosa in meno, una cosa piccola ma conquistata con le mie mani. Non vorrei mai perdere rispetto per me stessa. Bel post.

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  4. antigonewoland

     /  8 novembre 2013

    La guerra tra poveri è il miglior modo per spostare l’opinione comune e distruggere questo e altri paesi. Il vivi e lascia vivere funziona sino ad un certo punto. Viene il momento in cui certi diritti vanno difesi.

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  5. antigonewoland

     /  10 novembre 2013

    naaa, l’obiettivo è creare delle masse di schiavi senza identità ne carattere pronte a fare qualsiasi cosa per aver qualcosina in più.

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  6. Potremmo iniziare con le nostre valorose e piccole battaglie quotidiane….

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  7. Grazie dell’apprezzamento Vetrocolato 🙂

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