DI NUOVO A CASA

Partir, revenir.

La gioia della mia vita.

Allontanarmi con l’elastico. Cioè, prima o poi, tornare a casa.

E riscoprire i pochi metri quadrati dell’appartamentino carichi di un calore che mi mancava. Il lettone, il divanetto delle pause serali. La cucina che, solo volendolo, potrebbe darmi mille soddisfazioni.

La casa, la tana, il nido.

Tornare  con gli occhi pieni di stimoli e la realtà quotidiana sembra decisamente meno grigia.

E ricordare: quante volte ti hanno scambiata per “straniera” (austriaca, americana con spruzzatine di francesina), ripensare ai colori, all’architettura, al gusto tutto italiano della città, dei suoi arredi, alla scelta di mostrarsi in un certo modo dei suoi abitanti, ai negozi, al cibo.

Fantastica Italia, straordinaria Toscana! Ricordiamocelo! Trattiamolo bene il Bel Paese che bello lo è davvero! Apprezziamolo, impariamo a valorizzarlo per goderne immensamente come fanno tutti coloro che ci rendono visita.

E tornare nel nido, nella cuccia, così familiare ed amata e guardarla con nuovi, innamorati occhi  promettendo che, alla prima occasione, la farai ancor più bella.

Revenir et partir.

Dove andrò la prossima volta?

Pimpra

OPINIONE PUBBLICA. EMOZIONI DI PANCIA

IL FATTO: una bruttissima vicenda familiare che vede coinvolto un bambino.  Il minore viene prelevato a scuola e portato in una struttura esterna al suo nucleo familiare.

GLI ELEMENTI: il video registrato dalla zia del piccolino mentre viene portato via dalla polizia.

Gesti e parole assolutamente privi di umanità verso le persone coinvolte.

LA REAZIONE POPOLARE: rivolta, ostilità verso le forze dell’ordine, verso l’iter della giustizia minorile.

Vorrei riflettere su un punto: ovvero a come l’opinione pubblica possa essere mossa in massa (e scusatemi la cacofonia), facendo presa su leve emozionali.

E’ interessante osservare come un video, sicuramente traumatizzante [nessun essere umano (e animale) merita di essere portato via dal luogo ove si trova nel modo utilizzato dalle forze dell’ordine] possa far perdere  completamente di vista la motivazione che ha portato il giudice a decidere un’azione simile.

Il problema è che non ci facciamo più le domande. Parte, insindacabile, la presa di posizione. Si risponde di pancia.

Credo che ciò sia male. Ma diventiamo, ancor più, pedine ignare di un sistema che ci muove come vuole.

Non applichiamo più il necessario distacco che permette di valutare con attenzione i fatti.

Relativamente al caso, ho preso informazioni. Mi sono documentata sulle procedure che portano il Tribunale dei minori a decidere in un certo modo.

Le motivazioni sono serie, pesanti e le decisioni prese dopo innumerevoli e – haimè, spesso inutili – tentativi di risolvere i problemi della famiglia, in altro modo.

Tutto questo perchè, ricordiamocelo, le nostre reazioni influenzano il modo in cui viene percepita la realtà e prestano il fianco a manipolazioni che sarebbe meglio evitare.

Per il resto, sono letteralmente schifata dal comportamento delle forze  dell’ordine. Ma schifata letteralmente.

Sono interessata alla vostra opinione. Se vi va.

Pimpra

 

RITI DI PASSAGGIO

(image credit: http://www.osmize.com)

Trieste è una città particolare.

Può piacere immensamente, entrare nelle profondità dell’animo di colui che sa vedere con gli occhi giusti, oppure essere un luogo ostile, fastidioso e strano.

Trieste resta una acerba fanciulla all’approssimarsi dell’età adulta e una vecchia signora nello stesso istante.

Trieste è un punto lontano e indefinito sulla carta geografica. Eppure, dal suo dove stemperato da un vicino confine, manda il suo canto di sirena da molti percepito e, accolto.

La città canta sempre la più seducente delle sue melodie in autunno, quando le foglie del carso si tingono dei toni più caldi  di un tramonto infuocato.

Trieste chiama. E’ il momento di incontrarla e di innamorarsene.

Domenica si celebra il rito di passaggio dall’estate all’autunno.

Migliaia di vele disegneranno il cielo del Golfo rincorrendosi in una sfacciata, competitiva e  rutilante regata.

Potrei dire “La Regata”, da anni la più frequentata del  Mediterraneo.

Ma non è questione di numeri. E’ l’atmosfera.

Da stamane si respirano i primi delicati accenni di Bora, venuta a far visita alla città di cui è regina indiscussa. Senza, Trieste non ha senso. Trieste non è.

Domenica, insieme a mille altre persone solcherò il mare dove ogni triestino si specchia, almeno una volta al giorno.

Domenica vivremo le emozioni e l’adrenalina che ci accompagneranno sulla linea di partenza, tra mille barche.

Domenica Trieste indosserà il suo abito più bello. L’abito che si chiama BARCOLANA.

… Fate ancora in tempo a venire all’estremo Nord Est, saremo lieti di condividere con voi il nostro rito di passaggio!

Per informazioni, curiosità qui:

SITO UFFICIALE BARCOLANA

SITO DI TURISMO FVG

Pimpra

MUSICA MATERICA – ORQUESTRA EL AFRONTE

Meno male che l’ho fatto! Che non mi sono fatta prendere dalla pigrizia del divanetto della domenica sera.

A volte ci vuole coraggio, per alzarsi, vestirsi, prendere la macchina e andare.

Un concerto che valeva tutto il sonno che ho dovuto combattere al ritorno, distruggendomi lo stomaco di caffè e coca cola per non addormentarmi alla guida.

Orquestra El Afronte, location circolo arci Zoo di Udine. Atmosfera straordinaria per concertisti di gran talento.

Dopo averli ascoltati ho deciso che nella prossima vita farò la musicista.

Terrò anche io tra le braccia e toccherò l’oggetto del mio piacere che vibrando all’unisono con me produrrà musica celestiale, colorata, violenta e sublime.

Non potevo staccare lo sguardo dai musicisti, la mimica espressiva dei loro volti in estasi, rapiti e ispirati dentro melodie che facevano cadere dalle loro mani sul pubblico presente.

Il contrabbasso, stimolato da tocchi ora delicati ora penetranti,  rispondeva con mugulati e sospiri e rantolii quasi umani. Ebbra di tutte quelle note, delle vibrazioni melanconiche e vigorose che riempivano la sala, godevo di quei suoni meravigliosi, tanto vividi quanto reali e potenti.

Musica che diventa materia che ti tocca.  Che schiaffeggia e accarezza con potente voluttà, dolore e trasporto.

Non è stato  solo un concerto ma uno spettacolo. Gli sguardi dei musicisti che si rincorrevano per la scansione dei tempi e dei ritmi, delle entrate dell’uno o dell’altro strumento, i movimenti del corpo all’unisono come dentro una danza.

I bandoneonisti che schiaffeggiavano il pavimento con il tacco per esprimere ancor più la potenza di taluni passaggi musicali e la voce del cantante che si ergeva potente e a tratti roca, sulla forza animata degli stumenti.

E’ ovvio che,  una volta a casa, l’adrenalina sia uscita tutta insieme e non potevo riposare il corpo che, ancora, era scosso da tanta energia.

Orquestra El Afronte, se vi capita, non perdete l’occasione per ascoltarli.  Il resto, è noia.

Pimpra

QUELLO CHE MANCA

Una delle più importanti ed esistenzialmente becere conseguenze del post di ieri  è questa: la “brava ragazza” non va a prendersi le cose che desidera.

PRENDERE CIO’ CHE SI DESIDERA: equivale a fregarsene se quella cosa (in realtà può essere una persona, una situazione o un semplice oggetto) non è sul libero mercato, ovvero, se ciò che si desidera è effettivamente “prendibile” in potenza.

La “brava ragazza” sa che non si fa, non è cosa buona e giusta, non è eticamente corretto. No e basta.

Il portato di un simile comportamento nella sua vita è devastante. La ragione è facilmente intuibile: il mondo NON è popolato di “brave ragazze” (… per fortuna!), sicchè, lei, così etica e morale e corretta, non sa combattere per ciò che vuole o non sa difendere ciò che è suo (una proprietà, un territorio, un oggetto).

E giù di frustrazione. A volte mista a una potente incazzatura verso fuori, contro quel mondo così ostile, e poi a mò di boomerang una violenta rabbia contro se stesse.

Illogico. Ma tremendamente reale. Odiarsi perchè non si sa stare al mondo.

Vedersi scivolare dalle mani tutto ciò che si ritiene prezioso, perchè incapaci di metterci quel tocco di sale, di pepe, di stronzaggine che “quando ce vò, ce vò”.

Mi chiedo quale sarà il catalizzatore che mi tirerà fuori, una volta per tutte, da questo stretto grembiule bianco che mi hanno cucito addosso, perchè mi prudono le mani e ho una gran voglia di tirare qualche pugno.

Pimpra

 

SINDROME DA “BRAVA RAGAZZA”

All’epoca dovevi essere brava a scuola.  Prima ancora fare la “brava bambina”. Poi essere un’adolescente assennata.

Credi di essere diventata grande e decidere dei tuoi modi e tempi ma, vivi ancora sotto il Loro tetto e, volente o nolente, ti tocca assecondare talune richieste. Tenere un comportamento consono, apprendere a diventare una donna, secondo il Loro schema.

E il tempo passa. E tu passi con lui.

Finalmente, ti ritrovi grande sul serio, che hai superato quella boa anagrafica che si festeggia col diamante (almeno, io ne ho ricevuto uno! 🙂 ) e comprendi appieno chi sei.

Guardi, ti osservi e rivedi molta parte dei “devi” che ti sono rimasti attaccati dalla tua vita precedente, di quando eri ancora dipendente da qualcuno, per le ragioni più svariate.

Oggi è diverso e lo sai e cerchi di restare fedele alla persona che sei veramente…

Ma… ti accorgi che ti parte un comportamento compulsivo che ti fa tornare sui territori di quando eri molto più giovane e rispondevi al verbo “DEVI”.

Già, me lo dico da un po’ di tempo, ho la sindrome della “Brava Ragazza”, di quella che le cose le deve fare bene che altrimenti non si sente a posto, non è contenta.

Prendiamo il lavoro, ad esempio. Ho una vagonata ultrasonica di responsabilità, scadenze, urgenze sulle spalle (il tutto a titolo gratuito, per la cronaca!) che sono perfettamente in grado di affrontare. Certo, mi lamento che altri godano i frutti (anche a livello economico) del mio impegno, però, non so smettere. Non so far finta di non essere capace, di non essere BRAVA.

Che poi, mi chiedo, cosa mi cambia? Ecchenesò!!!   Di fatto ho le spalle grandi e, in tantissimi casi e circostanze, le persone si appoggiano a me.

Mi dico: sei brava.

Mi dico: sei pirla, non vedi che si approfittano di te?

Mi rispondo: non sono capace di essere mediocre.

Punto e basta.

Così, stanca da fare schifo, ma con una buona considerazione di me, torno a casa.

… Come una brava scolaretta con il grembiulino pulito e stirato…

Pimpra

BRIVIDI DA PALCO

Una polaroid che rimane stampata nelle pagine del cuore. Ricordo vivido di momenti indimenticabili. Ossimoro perfetto di come l’adrenalina, a volte,  renda la nostra vita, perfetta.

Un giro di palcoscenico mentre l’orchestra suona il tuo pezzo, per provare lo spazio dove muoversi, dove far uscire dal corpo la musica che entra nelle orecchie e scivola verso il cuore.

Le luci abbagliano e non te lo aspetti, un limite nero alla base dei tuoi piedi dove la tua terra finisce e c’è il nulla, il mondo che non vedi, lì dove siederà il pubblico.

Emozioni che non si dimenticano, atmosfere, suoni, musica, colori .

I tre minuti del brano scivolano via e hai già finito, rimani un po’ stordita  perchè è un viaggio dentro di te.

Ripeti la magia e ti piace ancora di più.

Si spengono le luci dei fari taglienti, non vedi  più il perimetro nero che ti risucchia. Lontane percepisci le anime curiose che immagini solamente.

Ci sono solo note, un corpo che si lega al tuo dentro un momento lontano dalla realtà.

Hai imparato a ballare per te e godi di ogni istante che la musica ti regala, che quello speciale abbraccio sa offrirti.

Ed è un attimo che ti risvegliano gli applausi, allora sai che non è stato solo un sogno…

Pimpra

IL FARO DELLA VITTORIA

Sono tornata. Sono tornata già da un po’ ma la vita mi ha travolto di attività e sono stata costretta a lasciare appeso il cartello “chiuso per ferie” nell’illusione che, la mia assenza da qui, fosse dovuta a ben altri e più ludici motivi.

E’ autunno, i colori intorno stanno sfumando dal verde smeraldo dell’estate ai toni dei gialli degli ocra dei rossi, fascino e malinconia della nuova stagione.

Una notizia, ieri, mi ha choccato. Un amico ha lasciato questa dimensione. Combatteva da tempo una battaglia con quello che lui stesso definiva “Alien”, una battaglia che si è fatta spietata quest’ultimo anno. Ha perso e se ne è andato.

Posto che la morte è un’idea che spaventa, evocando le peggiori paure, desidero omaggiare la forza, il coraggio, la determinazione dell’uomo che ho conosciuto, in un modo diverso dal solito.

Dapprima ho pensato di lasciargli in dono per il suo viaggio nell’aldilà una delle mie stilografiche, le amava moltissimo, così per prendere appunti, per annotare tutto ciò di bello che vivrà da ora in poi, da un’altra parte. Poi però, mi sono detta, che le anime bisogna lasciarle andare, accompagnarle e salutarle.

ph G. CrozzoliNiente di fisico, quindi, sarà il mio tributo. Voglio tenere in vita il ricordo della persona che è stata e che tanto mi ha insegnato della vita, così: dedicherò al mio amico, un giorno speciale, un giorno nel quale farò qualcosa che  mi piace e che ho sempre rimandato.

La gioia che mi regalerà la giornata, il piacere e l’emozione che ne ricaverò, saranno per lui che non è stato così fortunato e non ha avuto il tempo di vivere tante cose.

Perchè l’insegnamento più grande che mi ha lasciato è proprio questo: non sappiamo quanto tempo c’è per noi. E viviamo dentro una bolla, molto spesso a vegetare, e poco a vivere veramente.

Perciò oggi voglio togliere dal mio cuore questa patina di tristezza, perchè, sempre, potrò dedicare alla sua memoria, un’esperienza nuova, stimolante e bella che la vita mi regalerà.

Amico mio, fai buon viaggio e, soprattutto, viaggia leggero verso il tuo nuovo dove… nel frattempo andrò in cima al Faro della Vittoria che è una vita che voglio salirci e ho sempre rimandato!

Pimpra

CHIUSO PER FERIE

Finalmente anche io, come voi, chiuderò il mondo alle spalle e mi godrò le meritate vacanze.

Arrivederci a settembre!

🙂

Pimpra

SAPORE AMARO

Ricordo perfettamente che mio padre diceva sempre di “stare in piedi da sola, lavorare, non dover MAI chiedere niente a nessuno”.

In senso assoluto, sono daccordo. Perchè pesare/appoggiarsi agli altri, dimenticando o non volendo darsi da fare, mettersi in gioco? Infatti, dalla più tenera età, ho imparato ad andare in giro da sola, a condurre uno scooter, ad arrangiarmi in tutti i sensi. Tale manifesta libertà ha fatto di me una persona serena e sicura, le sfide mi piacciono assai, tutto ciò che non conosco è fonte di stimolo e di curiosità a sperimentare e a sperimentarmi, non amo ciò che è scontato, sicuro, detesto le abitudini che limitano la creatività e bloccano l’agire.

Ciò detto, analizziamo le esperienze con l’altro sesso che accadono a una donna così definita “emancipata”: UN DISASTRO.

Se la dea bendata, in attimi di rara generosità, ti fa incontrare un uomo che almeno un microgrammo di “mascolinità” possiede, ovvero che non si spaventa se sai ragionare da sola, se hai le tue esperienze e ti sei fatta la tua idea sul mondo, ebbene quand’anche ti capiti il fatale incontro… di solito il maschio non vede (o non vuole vedere in te) la donna che sei, perchè a lui fa molto più comodo che tu sia la sua “amica”.

Analizziamo: amica con benefits (come insegna Lucia), ovvero quella con cui divertirsi senza doversi “sbattere” a corteggiare, a trattare con rispetto, a vezzeggiare almeno il minimo sindacale. Insomma, la donna con i pantaloni, perfetta per non rompere in alcun modo le palle.

Ecco, cari maschi, le cose non stanno proprio così.

Il fatto che sappiamo guidare, lavoriamo, facciamo la spesa, caricandoci come mule di 6 bottiglie da 1,5 litri nella mano sinistra e di un enorme sacco di ognibendidio a destra, portiamo la macchina dal meccanico, sappiamo riparare piccoli guasti in casa, troviamo chi sa aiutarci per quelli più grandi, viaggiamo da sole e un’infinita serie di attività di cui ci occupiamo, non fa di noi la copia di un vostro amico maschio.

In sostanza, è sempre gradito che un uomo ci apra la porta per scendere dalla macchina, che a volte, senza motivo (apparente), ci regali dei fiori e ci scriva un biglietto sentimentale, che ci dica quanto siamo belle/sexy/intelligenti, che ci coccoli gratuitamente e non perchè ha la coda di paglia per qualcosa, in una parola, che ci corteggi.

Ci sono donne raffinatissime che usano tutti i mezzi a disposizione inventando fobie inesistenti ed essere – per forza – accudite/protette/vezzeggiate/adorate/messe sul piedistallo, altre che usano ciò che di più caro e prezioso hanno per ricattare l’altro sesso, “o così o pomì”, e via di seguito con una serie di strategiche e utilissime macchinazioni che “tengono” il malcapitato al guinzaglio.

Personalmente detesto comportamenti simili, anche se riconosco che i risultati ottenuti sono  strabilianti.

Da “emancipata”, in fondo, chiedo solo una cosa: un po’ di cavalleria. Ma, pare, sia merce sparita dalla circolazione, haimè…

Pimpra

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