LASSU’ SULLE MONTAGNE, TRA BOSCHI E VALLI D’OR…

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Per una volta tanto, il fine settimana non è stato condito con “SoloTango”. Per una volta, forse una delle prime, a mia memoria, mi sono concessa un fine settimana in montagna a lanciarmi in una nuova avventura: lo sci di fondo.

Se avessi proferito queste parole da giovane, mi sembra già di udirmi dire “Ma è uno sport da vecchi!”, da arrogante discesista quale ero all’epoca… Che a me piaceva fare lo slalom speciale, anche se ero più forte in quello gigante.

A me piaceva far correre le lame veloci. Molto veloci.

Oggi sono diversa, decisamente.

Oggi apprezzo e ricerco il respiro che si armonizza con il battito del cuore, oggi ho voglia di ascoltare il mio corpo, di apprezzarne le sensazioni e di viverlo fino in fondo. Nel calore degli adduttori che si preparano allo sforzo, nella temperatura del corpo che sale, nella gestione del respiro che, mano mano, aumenta di intensità.

Oggi non corro più senza controllo, oggi so esattamente quale velocità voglio raggiungere e assaporo tutte le tappe intemedie.

Concluso il “pippolotto” pseudo intellettuale, mi sono divertita un botto! Perchè, più del gesto sportivo che pure ho molto apprezzato, è stata la mia compagna di avventura che ha reso indimenticabili certi momenti.

Avete idea di cosa significhi mettere insieme una psicopatica dello sport (la sottoscritta), vicino alla più tranquilla, serena e dolce femmina che si sia mai vista in circolazione?

Un mix esplosivo! 🙂

Per fortuna che ci vogliamo molto bene e l’abbiamo presa in ridere…

E adesso che l’ho sperimentato di sicuro vorrò cimentarmi di nuovo, che a me, scivolare sul binario mi dice poco, io voglio provare lo skating, lì sì che c’è da divertirsi!

#LaValangarosacihapresogusto ! 🙂

Pimpra

 

VAGA_(AB) BONDANDO

MOLO AUDACE DI PIMPRA(Trieste, Molo Audace. Uno dei miei luoghi preferiti. Oggi, 30 ottobre 2014)

* * *

Quanto mi è mancato il mio “momento Panda” quando, nel raptus di una visione mentale, mi metto davanti alla pagina bianca e faccio partire le dita sulla tastiera.

E’ un attimo e sparo nell’etere il mio pezzo. Bello/brutto/interessante/leggero non importa, è un bisogno energetico, un fluire che mi è vitale.

Son due mesi che, tra il lusco e il brusco, sono molto spesso in giro per lavoro, in Toscana, Emilia Romagna e, tra breve, Liguria. Talmente presa che, pur vivendo una sfavillante orchestra di stimoli, non trovo materialmente il tempo di mettermi alla tastiera e … scrivere.

Mi stanno per venire i brufoli, perchè, da qualche parte, le parole, devono pur uscire!

La mia vita vagabonda, benchè faticosissima da un lato, mi riempie la testa di gioia. Ogni volta che arrivo in una nuova città mi lascio pervadere da tutto ciò che di sensibile possa esserci: siano colori, suoni, rumori, forme e, per definizione, l’energia stessa del luogo.

A sera, nella solitaria camera d’albergo, mi “raccolgo”, cercando di catalogare la quantità di stimoli che mi hanno raggiunta.

E’ sempre una grande abbondanza, perchè, nulla di più straordinario esiste per me oltre “Il viaggio”.

Così la Toscana si sta rubando la mia anima, entrata in modo sottile e profondo dentro ogni filamento dell’ essere. Mi piace tutto, ritrovo me stessa in ogni cosa. Adoro la parlata morbida e flautata della gente, i colori delle città, il cibo, l’arte e la natura.

Sto invecchiando, è un chiaro segno. Adesso cerco la qualità delle cose.

L’Emilia Romagna mi ha accolta nel suo caldo e festoso abbraccio. Una terra che non si dimentica, entra, prepotente, con l’energia del fanciullo, la giocosità di un cagnolone che ti viene incontro a farti la festa. Sono stati giorni di godimento, dove ho rubato con gli occhi la passione per la vita e per i suoi sapori.

Non so, invero, quanti bolognesi veraci ho potuto incontrare, ma, di certo, la terra di Emilia e di Romagna entrano, violentemente gaie, con tutto il loro portato di naturalezza. Che resta un bene prezioso.

Mi aspetta la Liguria, ferita duramente dalle recenti vicissitudini. Non so cosa aspettarmi, ma credo che troverò delle affinità con la mia terra di mare e di vento.

In tutto questo andare, non mi pesano le levatacce mattutine per avviarmi alla stazione, nè, tantomeno, le lunghissime giornate di lavoro.

La tortura di ogni viaggio, ebbene sì, è … prepararmi la valigia! 🙂

Io vado, ma tanto torno!

Pimpra

IMAGE CREDIT: PIMPRA_TS

BACK HOME

20140914_155720Non è che sono stata pigra, è che avevo altro da fare, tipo tentare di disintossicarmi dai pixel che quotidianamente bombardano i miei occhi, pervadono la mia vita e mi rubano tempo.

In una parola, mi sono presa un periodo di “vacanza”.

Soprassiedo sul meteo avverso che mi è corso dietro per la loro durata, regalandomi grandi tuffi di malinconia dentro giornate uggiose e grigie. Ma tant’è, mal comune tra gli abitanti del nord Italia come la sottoscritta.

Ma, nonostante la mia vena di triestinità abbia subito un forte scossone (avrò fatto al massimo 10 bagni di sole/mare in tutta l’estate), devo dire che la parte finale delle mie ferie umidicce, mi ha soddisfatto pienamente.

Dapprima un radioso fine settimana in quel di Fivizzano che è sempre bello tornarci, a far fuori la suola delle scarpette da tango. Il “Tango world” è giunto quest’anno alla sua 16° edizione, per me è stata la 4° partecipazione,  una delle più apprezzate.

Meno affollato di quanto ricordassi, ma, proprio per questo più intimo, raccolto, piacevole.

Abbracci che si sono rincorsi per 4 giorni, tandas su tandas godutissime, milonghe pomeridiane da cardiopalma, sorrisi, amici, energia e onda travolgenti.

Anche gli stages mi sono piaciuti assai e mi hanno fatto conoscere nuovi e validi insegnanti. E quindi via andare a massacrarsi di ore e ore di ballo, ma che-ve-lo-dico-a-fare, per me è una delizia, sempre.

A chiudere le vacanze come una ciliegina sulla torta, altri 4 giorni nel cuore dell’amata Toscana, in quel di Siena a godere pienamente dell’energia della terra che, mai come colà, emana forte il suo ancestrale richiamo. In compagnia della mia più cara amica che, invece di riposarsi come avrebbe voluto, si è fatta travolgere dalla mia furia festosa che, chi mi conosce sa, quando sono felice, divento incontenibile…

Il ritorno in gabbia mi è un po’ meno duro… confido nel benefico effetto di questa pausa che si preannuncia un autunno rosso sambuco…

🙂

Pimpra

 

BARCOLA_BEACH MOOD

Bivio moodDopo quasi un mese di fine settimana in giro per l’Italia, mi sono fermata, arresa alle richieste del mio piccolo nido che abbisognava delle mie cure.

Esaurite le faccende, organizzo la borsa per il mare. E’ giunta l’ora di andare al Bivio.

Trieste, per chi non la conosce, è dotata di una amena costa, il Carso si affaccia sul mare, producendo un paesaggio molto verde in cui l’Adriatico abbraccia gli scogli calcarei creando un colpo d’occhio d’effetto. Le falaises italiane.

I triestini sono tossici di sole e di mare. Si dice che non abbiano molta voglia di lavorare, a differenza dei cugini friulani, più dediti ai doveri.

No, a noi piace vivere. In tutti i sensi e con tutti i sensi, pelle compresa. E quindi vai di spiaggia senza ritegno.

Spiaggia “si fa per dire”, non esiste la sabbia da queste parti, ci sono gli scogli, c’è il cemento e a noi piace così.

E poi c’è il Bivio. Ultimo baluardo di triestinità, dopo i “topolini”, il “California”, la “Marinella”, tutti siti posti sulla strada Costiera, che da Trieste porta fuori, verso il resto del mondo.

In questa appendice di terra dimenticata nel nord est del Bel Paese, tutte le estati si perpetua una specie di “danza sacra”: la giornata al mare.

C’è un rito da rispettare:

fase 1: allestimento della borsa da mare che prevede anche vettovaglie e generi di sopravvivenza varia, se la sessione si protrarrà per l’intera giornata.

fase 2: sistemazione del bagaglio e (per i più) annessa brandina, sullo scooter. In macchina per le famigliole o gli over 60. I restanti in bus, con la 6.

fase 3: presa di posizione del posto, possibilmente “in prima fila” che significa più fronte mare possibile. A Trieste solo 2 file possono crearsi, trattandosi di “bagnasciuga” sito su strada pedonale, ma sempre strada. Al triestino piace tornare sempre (possibilmente) nello stesso metro quadrato di costa, è piuttosto abitudinario.

fase 4: “inzivamento” (leggi: “incremazione” di tutto il corpo, capelli compresi) con varie pozioni magiche, possibilmente senza filtro solare (i più talebani) con filtro per i triestini evoluti (era ora!)

fase 5: inizio delle “ciacole” da spiaggia, gossip, lettura de “Il Piccolo” ed eventuale commento delle notizie di cronaca e – soprattutto – esternazioni variopinte sui morti del giorno.

fase 6: bagno solare, “tocio” in acqua – anti collasso/svenimento da colpo di calore, bagno solare, ciacole, gossip, caffè.

fase 7: (opzionale, dipende de la seduta si tiene durante la settimana lavorativa, nella pausa prnazo, oppure nel week end): allestimento pranzetto, con apertura Tupperware, contenenti, in formato ridotto, un pranzo estivo. [Parentesi: i triestini, al mare, sono abbastanza “pudici”, nel senso che non abbondano mai con libagioni esagerate, anche se sono in sovrappeso. Vige una sorta di pruderie che evita di mostrarsi in pubblico nel pieno delle proprie attività  mandibolari (eccessive)].

fase 8: dopo un numero di ore (per la sottoscritta) improponibili, impacchettamento di tutto e via a casa.

Ciò che è incredibile è che si potrebbe sintonizzare un orologio sulla precisione dei flussi migratori da e per il mare e sul target di popolazione.

I pensionati e gli over over 60 sono i più mattinieri, poi arrivano le mamme con i figlioli ancora lattanti, poi il grande cambio ora e turno tra le 12.30 e le 13.30 in cui arrivano i lavoratori e i più giovani che sono in vacanza da scuola e/o gli universitari (che hanno fatto bisboccia la sera precedente).

Che ve lo dico a fare, per noi sono riti ancestrali quelli di goderci la nostra Barcola, amarla in ogni sua pietra, in ogni anfratto, in ogni centimetro quadrato del suo lungomare.

E vuoi mettere quanto sia divertente osservare la gente nel suo momento di relax… ma questo ve lo racconto la prossima volta! 😉

Pimpra

IMAGE CREDIT: Pimpra_Ts

 

DI TANTO IN TANGO. LA “SMU_TANDA”. L’ULTIMA FRONTIERA DEL TANGO

fashion1000g_3La moda dilagante del tango è riuscita a contaminare di “modernità” una danza dalle profondissime radici popolari, espressione del sentire di un’intera nazione, l’Argentina.

Vivere in un modo globale a volte può essere una pacchia per chi, come la sottoscritta, non ha la possibilità di viaggiare tanto quando desidererebbe.

Il fatto che il tango sia arrivato direttamente “a casa” è un fantastico godimento e una possibilità da non perdere.

Ciò detto, il fenomeno non poteva rimanere esente da contaminazione.

Senza dilungarmi su inutili dissertazioni circa l’incredibile capacità degli italiani, in particolare, di sentirsi affermati e talentuosi insegnanti dopo averlo praticato per 2-3 anni come ballerini, l’elemento più interessante degli ultimi tempi, come riportato da alcuni famosi Tj italiani, riferisce alle “confessioni da consolle”…

L’ultima, in ordine di tempo, è l’usanza, per le donne, di ballare prive di biancheria intima.

Di tette che spuntano spavalde da scollature vertiginose, eravamo già abituati da tempo, così come al malizioso occhieggiare di sotto tessuti leggeri dei capezzoli di ballerine troppo “costrette” dentro un reggiseno.

Ma, diciamocelo, un pizzico di sana provocazione, ci può stare, se fatta con gioia e gusto fa parte del gioco…

Ad oggi però, si è “aperta” (mmmh è proprio il caso di dirlo!) una nuova “frontiera”: il ballo “smutandato” perchè, a detta delle sostenitrici, “senza mutande mi sento più libera”.

Ora, senza indossare moralmente il burqa, mi chiedo e provo ad immaginare quale terribile biancheria intima, costoro, portino nel loro quotidiano… quella che serve a perdere taglie, forse… e posso capire il desiderio di libertà… posso… mah…

Se così non fosse, mi interrogo su quale sopraffina sensibilità sono dotate le gambe di queste signore da sentirsi “legate” da un minimale tessuto. Che poi ne esistono per tutti i gusti e per tutte le forme di corpo, di mutande, slip, culottes, perizomi, tanga…

Quindi, per i maschi allupati all’ascolto, sappiate che, anche a star seduti in milonga, d’ora innanzi si potrà godere (nel vero senso…) di un doppio spettacolo…

#doveandremoafinire ?

 

Pimpra

ps: si accettano pareri a favore della “tanda Smutandata” che sono proprio curiosa…

psps: ho scoperto che la paternità del neologismo “SMU_TANDA” appartiene a Joannes Ferrari. Un applauso alla creatività! 🙂

ROMANTICAMENTE

LOVE_2

Un vecchio scritto del 2007 che, oggi, è tornato in mente… L’amour, ah, l’amour!

* * *

Letti di foglie,
colorate di lacrime
rosse d’autunno,
riflettono
tramonti di sambuco
sferzati di bora.

Quando la tua mano
cerca
il mio sorriso,
ti regalo
un corpo ubriaco
di vita

– See more at: http://www.blogdegliautori.it/pimpra/innamorati-a-trieste/#sthash.t03FPYex.dpuf

Pimpra
IMAGE CREDIT: PIMPRA_TS

Letti di foglie,
colorate di lacrime
rosse d’autunno,
riflettono
tramonti di sambuco
sferzati di bora.

Quando la tua mano
cerca
il mio sorriso,
ti regalo
un corpo ubriaco
di vita

– See more at: http://www.blogdegliautori.it/pimpra/innamorati-a-trieste/#sthash.t03FPYex.dpuf

LA GUERRA DEI POVERI

Locomotiva-a-Vapore-L1

E’ questa la definizione che ho dato per descrivere quanto accade dinnanzi ai miei occhi, in questo periodo.

Nei momenti bui della storia, l’umanità tutta dovrebbe raccogliersi per creare un forte senso di “comunità”, utile a rendere il singolo più forte verso le avversità della vita.

Che si tratti di vita privata o lavorativa, lo scenario rimane molto simile: tutti contro tutti.

Nelle difficoltà del vivere, la maggior parte delle persone, purtroppo, svela di sè il lato peggiore, come se, il solo mantra possibile fosse: “mors tua, vita mea“.

Ciò che più colpisce i miei occhi, ferendoli, è osservare come, la corsa verso quel qualcosa da raggiungere – visibilità, prestigio sociale, carriera, soldi, apprezzamento, amore ecc. –  obblighi a “svelarsi” le persone più inspospettabili. Quelle, per intenderci,  che fino al giorno prima potevi sentire dalla tua parte, se non in veste di “amici”, almeno come “compagni” di un viaggio lungo e difficile.

Non mi abituerò mai a questa corsa, non perchè a me non piaccia correre, ma perchè mi piace farlo in modo chiaro, onesto, senza retropensieri, senza pistole nascoste o coltelli da piazzare nella schiena di chi mi è davanti o al fianco.

Sono di quella generazione che, quando gioca, gioca pulito, perchè vincere imbrogliando non ha alcun sapore. Perchè essere i primi della classe, in un gruppo di brocchi, non è precisamente una gran botta all’autostima.

Di contro, per vivere “puliti”, bisogna farsi due palle così. E non c’è niente da fare. Perchè “gli altri” ti fanno il culo a bertuccia, perchè loro, le regole le creano a loro immagine e somiglianza e tu, non fai parte del quadretto.

Questa è la civiltà dove ci troviamo adesso. Fatta di lucciole e cicale, di amori e di successi evanescenti, grandi colori che sbiadiscono alla prima pioggia d’autunno.

E sapete che c’è, a me non importa. Resto sul mio treno lento, a godermi il paesaggio che cambia, senza paura che qualcuno rubi il mio posto a sedere, perchè, dove sto io, non vuole starci nessuno.

STICAZZI.

Pimpra

I NUOVI CASINI

Sauna finlandese

Fine settimana dedicato a ciò che di più odio fare, dopo la polvere: il cambio di stagione. Mentre smadonnavo per l’inutile quantitativo di abiti accumulati che, come ogni volta, renderanno felici persone con meno possibilità, mi chiedevo che senso avesse l’operazione, considerati i 19° esterni.

Missione portata a termine: 3 grandi borse di abiti seminuovi da regalare. La coscienza quasi a posto.

Ore 18.00, appuntamento con l’amica per goderci il buono Groupon che recitava qualcosa come “Una meravigliosa seduta per 2 persone nella nuovissima spa”.

Ovviamente sono la sostituta del di lei compagno, impossibilitato a godersi la manna.

Fuori dalla Spa (in pieno centro cittadino), la guardo interrogativa e le dico “Senti ma… non è che ci infiliamo in un troiaio cinese? perchè da fuori ne ha tutto l’aspetto!”

La mia amica, tenero cuore di panna, comincia un pochino ad agitarsi, al chè le dico “Se troiaio deve essere, andiamoci preparate” e ci fiondiamo nel bar vicino a sorseggiare un prosecchino prima di entrare.

Le bolle esagerate della pessima bottiglia, cominciano immediatamente ad andarci in circolo, procurando quella ilarità inconsapevole e alticcia che è divertente assai.

Apre il centro, lo spogliatioio è lillipuziano, veniamo accolte con gentilezza da un uomo senza gli occhi a mandorla, ci fa entrare nella sedicente spa, illustrandoci il percorso benessere.

Una immensa vasca  idormassaggio con bar accluso [ma quando mai???], una micro “nonohocapitoacosaserve” pseudo qualcosa, non una sauna, non un bagno turco, non un tepidarium, solo una stufa a parete con i raggi infrarossi “Che vi sembrerà di stare a Barcola” [sticazzi, a Barcola d’estate fa molto, ma molto più caldo], un ulteriore ambiente dove rilassarsi, accompagnati dalla celestiale visione di un video sulla natura.

Punto. Tutto qua. Coreografia che parte da Hollywood, per l’idromassaggio, a finire a Gardaland per gli altri due abienti ideati a mò di grotta.

A noi veniva un sacco da ridere, eravamo la sola coppia di donne. Tutte le altre 4 coppiette, cercavano di capire fino a che punto potersi spingere, vista l’offerta di questa spa da viversi “A due”.

Mi sono sparata due ore di bolle, gustandomi le espressioni mezzo complici, mezzo colpevoli, mezzo malandrine degli astanti, ridendo in silenzio con la mia amica, immaginando dove fossero le mani, nascoste dalla penombra e dalla schiuma.

Scaduto il tempo, abbiamo scoperto che, il “non luogo” si può affittare per feste private, per party, per addii al nubilato, per compleanni…

E la mia fantasia ha volato libera immaginando tutto quello che la vasca idromassaggio potrà raccontare.

I tempi sono maturi per la nasciata dei “Neo_casini_zen”.

Ma a me, che sono vintage, RIDATEMI LA SAUNA!

😀

Pimpra

VUOI DIMAGRIRE? CHIEDIMI COME!

bilancia-pesapersonaQuesta società valuta il valore di una persona, passando, troppo spesso, dall’ago della bilancia, ebbene ho scoperto il modo perfetto per “fottere il sistema”.

Mi spiego.

Più o meno tutti noi siamo in costante battaglia con i chili di troppo, con il rotolino di benessere nel punto sbagliato, il cosciottino che vorremmo più sottile, ecc ecc… perchè, in qualche modo, siamo portati ad uniformarci al modello sociale corrente che prevede una silouhette, possibilmente slanciata, asciutta.

Per l’impegno che possiamo metterci, unito alle forti motivazioni, rinunciare ai piaceri della buona tavola, per noi che viviamo in un paese che offre meraviglie incomparabili, è un sacrificio estremo.

E dico “estremo” con cognizione di causa.

E come si fa a restare magri con tutto il bendidio che possiamo mangiare noi italiani? Una sfida, più mentale che fisica.

Premesso che non è nelle mie corde la vita della monaca buddhista, che a me mi piacciono immensamente i piaceri della vita, ecco, insomma, ho trovato il mio modo per mantenere la linea.

Una, due, tre, quattro (dipende dal grado di resistenza fisica) milonghe a settimana e il gioco è fatto.

Ballare il tango argentino (che, notoriamente, per un vero sportivo è come il defatigamento dopo un allenamento) per quattro/cinque ore di fila, aiuta a bruciare i grassi, mobilita il metabolismo, regala endorfine a nastro e una perdita di peso settimanale e costante, di circa 200/300 gr.

Non male vero?

In più, consideriamo che dormire mai più di 4,5 – 5 ore per notte, tiene la mente sveglia, il corpo scattante e, dulcis in fundo, il famoso “rebechin” delle 4.00 del mattino, regala una gioia insperata e libera da ogni senso di colpa.

Vuoi dimagrire? Inizia a ballare! 🙂

Pimpra

SHOPPING CINESE

chineseLuglio è tempo di saldi e, benchè l’armadio non abbia bisogno di essere ulteriormente rimpolpato di stoffa, non ho resistito alla tentazione.

Tra me e me mi sono fatta promettere di non esagerare che non sono momenti.

Gasata, compulsiva il giusto, mi sono fiondata nel “quartiere cinese”di  Trieste ovveo Borgo teresiano dove  ho iniziato il mio tour.

Entro nel primo magazzino, giro per le corsie, tocco tutto, sposto gli stracci, finchè individuo merce che fa al caso mio.

Vado nel camerino, sui miei vestiti provo i loro, e vado a pagare.

Mentre effetuo la scelta, sono scortata dal cinese che mi osserva e mi chiede, in un italiano decoroso, se può essermi di aiuto. Rimango (piacevolmente) stupita e mi faccio aiutare.

Detto fatto, mi presento alla cassa con una montagna di straccetti che fanno al caso mio.

Il conto si fa prima con la calcolatrice, esce l’importo, si contratta ancora sul prezzo e, voilà, il gioco è fatto.

Ammontare totale della spesa euro 60,00 e dello scontrino di cassa nemmeno l’ombra.

Senza fare una piega dico loro che fuori c’è la polizia e che lo scontrino mi serve, sorridono,  battono 20 euro.

Esco.

La stessa scena si ripete in tutti i negozi in cui sono entrata e in cui ho comprato qualcosa. L0 scontrino fiscale non esiste. Se c’è, bisogna chiederlo, e comunque non è mai dell’importo intero.

Ora mi chiedo: ma in che paese di merda viviamo?

Le regole valgono solo per pochi, le tasse le pagano solo gli sfigati, quelli che per necessità o impossibilità oggettive non possono evaderle.

E allora?

Ma a cosa servono guardia di finanza, carabinieri, polizia ecc ecc se i controlli non vengono mai effettuati? Ma si metterà qualcuno in borghese, fingerà di essere un acquirente e li coglierà sul fatto?

Mi dicono che dovrei andare a presentare denuncia. E perchè dovrei espormi io, che magari quelli mi mandano un loro scagnozzo che mi rifila una lezione che non me la dimentico più?

E la cosa ancora più incredibile è che le merci che ho comprato avevano tutte provenienza italiana… non so se mi spiego…

MALA TEMPORA CURRUNT…

Si, lo so, potrei evitare di fare shopping cinese ma… tant’è!

Pimpra

Image credit da qui

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