I RONDAPIATTISTI. NUOVA FRONTIERA DEL TANGO MODERNO. #ditantointango

Post doppio. Partiamo con la notizia buona o quella brutta?

Iniziamo con LA BUONA NOTIZIA.

XTraordinary tango marathon.

Mancavo da Mantova da parecchi anni, sicuramente dalla pre pandemia, El viejo Almacen Papelero si conferma una sala ideale dove organizzare una bellissima milonga o una piccola maratona.

Il pavimento è uno dei migliori in cui ho messo piede, lo affermo con sicurezza perchè dopo 8-9 ore di fila a ballare sui tacchi non mi è mai venuto il devastante mal di schiena che su altre piste mi attanaglia.

L’atmosfera piacevole, il calore della sala e degli ospiti hanno fatto il resto.

A dispetto di quanto pensavo, una maratona “raccolta” mi ha permesso di ballare con tutti i ballerini con cui desideravo condividere abbracci, cosa che in quelle più grandi non accade spesso, quindi molto soddisfatta.

La defezione all’ultimo nano secondo di un Tj ha sparigliato le carte dei set musicali (ma su questo mi esprimo nella seconda parte). I professionisti presenti si sono alternati per coprire il buco, bravi.

Ho trovato la formula senza pause interessante, non trattandosi di una maratona stanziale, sono sempre rimasta in sala, fino a che le forze mi hanno sostenuta. Pausa cena compresa. Gli organizzatori si sono spesi per offrirci un menu composto da primo e secondo, tutte le sere. Farlo in uno spazio molto esiguo, ha richiesto una particolare premura nel servire le bocche affamate degli astanti.

A tal proposito, suggerisco, per le prossime occasioni, di fornire un tagliandino pasto, perchè più di qualcuno è rimasto a bocca asciutta non potendo scegliere la stessa offerta di cibo, dal momento che altri si erano fatti servire più di una volta, esaurendo le risorse. Non si fa, dovremmo saperlo, ma quando si tratta di fare la pappa regrediamo un po’ tutti diventando bambini che si tuffano letteralmente sul buffet.

Sono tornata a casa con una sensazione piena di piacevolezza, ho ballato davvero bene che è la cosa che spinge tutti noi a spostarci e fare chilometri su chilometri per raggiungere una buona pista.

Grazie Maria Elena e Marcello e allo staff che vi ha supportati, ci avete regalato una maratona soffice come la vostra deliziosa torta di rose!

LA CATTIVA NOTIZIA

Quanto segue non è riferito in particolare alla maratona di Mantova ma è un fenomeno diffuso ma che dico diffusissimo, in ogni latitudine del mondo tanguero.

Esiste una nuova categoria di ballerini i cosiddetti “rondapiattisti” ovvero coloro che negano assolutamente l’esistenza della ronda nella forma che noi tutti conosciamo. Per loro, andare in pista significa esprimere orbitali impazziti, senza alcuna possibilità di controllo o di logica geometrica a regolare le loro evoluzioni su pista.

I rondapiattisti sono sempre esistiti, come setta piuttosto celata, esprimendosi in unità singole, al massimo duali, in ogni milonga, nel periodo pre covid. Sono usciti allo scoperto nel post covid, invadendo le piste di tutto il mondo con l’affermazione che la ronda non esiste.

“Houston, abbiamo un problema”.

Con i miei occhi ho visto accadere incidenti in pista con una frequenza devastante: spintoni, colpi che azzoppano letteralmente, gincane assude tra coppie che stanno regolarmente procedendo.

E che vogliamo fare? Ci diamo una regolata o cosa?

Altro discorso interessante, il tj set. Prima di questa volta a Mantova, non avevo mai assistito a un’alternanza “veloce” alla consolle da parte dei tj.

Premesso che si è trattato di risolvere un’emergenza per cui – a prescindere- bravi tutti, personalmente credo che la formula non funzioni.

Mi è apparso molto chiaro come il tj debba accompagnare ogni momento del suo set musicale, accendendo la pista, portandola dentro le varie fasi, creando la buena onda che porta e sostiene l’energia dei ballerini. Ogni Tj inoltre esprime la sua personalità e la sua visione musicale che, in questo modo, risulta frammentata e non sempre coerente con ciò che prima ha preceduto o che seguirà.

Da un certo punto di vista è un peccato perchè poteva essere una nuova formula per mettere musica ma che, evidentemente, per il tango non è azzeccata. [Opinione personale, come sempre].

Osservo con sempre maggiore frequenza la presenza di principianti alle maratone. Questo mi spinge a riflettere sul cambiamento che il movimento tanguero sta vivendo. Un tempo, 15-20 anni addietro, prima di poter accedere a una maratona, si veniva studiati dall’organizzatore. Era come passare un esame: venivano valutati gli anni di ballo, lo stile, venivano indagate le referenze. Quindi una volta presi, bisognava dimostrare con i fatti di meritare quell’ingresso che significava impegnarsi, studiare, mettersi in gioco e… restare umili. Come dire: fare gavetta. Anche se partecipavi all’evento mica ti invitavano, circolo con circolo: tu facevi parte delle burbe, dovevi aspettare il tuo turno, nel mentre rubavi con gli occhi, ti facevi ispirare dai più grandi, e speravi fortissimamente di essere invitat* o di ballare con quelli più brav*.

Un percorso che faceva sì che quelli meno motivati abbandonassero. Non c’era democrazia e inclusività: o eri brav* o stavi fuori. Non c’erano così tanti eventi all’epoca, pertanto andavano sempre sold out ed esserci era come avere la tua medaglietta tanguera che non eri poi così da buttare.

Mi sembra che l’economia dei tempi moderni, obblighi, per puro budget della manifestazione, a far entrare tutti (mi riferisco sempre e solo al livello di ballo, sia chiaro), appiattendo così e uniformando l’offerta. Oramai la maratona, per lo più, è diventata una milonga che dura 3-4 giorni, dove puoi trovare il diamante ma pure molta, troppa, bigiotteria. Tempi moderni.

Per concludere il lungo pippolotto, ci auguro di ballare con varietà di anime danzanti, mescolando il nostro tango a quello di altri abbracci, di altre visioni, di diverse energie cercando quella luce che nasce da tutto questo per diventare esseri umani migliori. E’ questa la nostra magia.

Amen.

Pimpra

800 Tango Party: un weekend di ballo e amicizia a Ferrara. #ditantointango

La donna con la valigia.

Anche questo fine settimana è stato l’opportunità per allontanarsi dalle rotte domestiche e giungere nella ridente Ferrara. La città ci ha accolto al suo meglio, due giornate dal clima mite e asciutto, il tempo di fare shopping nei negozi del centro prima di tuffarsi dentro la buena onda della festa.

Il teatro Verdi, sede dell’evento, lascia senza parole, una struttura riadattata e resa multifunzionale ha ospitato 350 tangueri provenienti dalla penisola e oltre. Abbiamo ballato su una pista sovrastata da una cupola che sembrava quasi di toccare il cielo, una struttura ovale, piuttosto insolita.

Mi accade sempre più spesso di utilizzare il primo giorno dell’evento, qualunque esso sia, per prendere confidenza con gli spazi, anche in questa occasione è stato così. A volte, sarà per stanchezza o raggiunti limiti di età, confrontarmi con ambienti nuovi, grandi, mi mette un po’ in crisi e mi fa partire in sordina. Una volta dominato lo spazio è come se mi si accendesse la festa ed ogni singolo elemento trovasse il suo posto.

La versione lunga dell’800 Tango Party ha mantenuto le promesse, nonostante qualche perplessità emersa dalla logistica dell’intero complesso teatrale.

Il servizio che ne è stato penalizzato è senza dubbio il buffet che, per le limitazioni strettissime imposte dalla struttura ospitante, non sempre è riuscito a soddisfare le elevate aspettative degli ospiti presenti.

Il tema è che quando sei posizionato nel mercato dell’offerta tanguera come l’evento che offre incredibili coccole al palato, la gente si aspetta di trovare sempre i fuochi d’artificio. Non che non ci siano stati, ci mancherebbe, ma l’erogazione delle pietanze è stata messa in difficoltà dalle limitazioni imposte dall’alto costringendo tutto il personale a fare i salti mortali per provvedere alle necessità.

A parte questo piccolo dettaglio, ampiamente compensato da certe chicche da leccarsi i baffi, l’atmosfera che abbiamo respirato è stata sempre gioiosa e molto amichevole. Ritrovare gli amici, incontrarne di nuovi, scambiarsi abbracci sotto la cupola bluette ha reso la festa grandissima.

Alex Parise si riconferma ospite premuroso e attento sempre in ascolto delle esigenze dei suoi numerosissimi ospiti.

Sono tornata a casa raggiante, mi sono divertita molto, ho ballato tanto, mi sono tolta pure soddisfazioni di palato ma cosa volere di più? Semplice: la prossima edizione!

Ci sono certi marchi di fabbrica che non deludono mai, 800 Tango Party è uno di questi.

Pimpra

DI ROSE E DI SPINE. #ditantointango

Questo post è composto da due parti. La seconda vi darà fastidio, già ve lo dico. Ma non voglio più tacere.

PARTE PRIMA: EROICA TANGO MARATHON

Torno da uno squisito weekend di maratona in una città che amo molto: Torino. La 7° volta di Eroica che ho avuto il piacere di visitare per due edizioni negli anni pre Covid. Ero molto curiosa di tornarci per i ricordi piacevoli che ne avevo.

Non sono stata delusa, Eroica si conferma una tappa da segnare nel panorama degli eventi italiani. Il sito mi piace assai, affacciato alla Dora, una pista enorme, ampie vetrate, luce, aria, il pavimento di legno, posato in modo non convenzionale.

Scelte musicali molto apprezzate da parte dei tj, ma ho imparato che questa è anche una questione di gusti, ciò che piace all’uno non è detto sia gradito all’altro. A me sono piaciuti moltissimo.

Tante piccole dolcezze pensate per gli ospiti, quelle cortesie che lasciano un piacevole ricordo di un’atmosfera accogliente, ospitale, aperta.

Non ho percepito la presenza di quei maledetti gruppi che rompono l’onda lunga del mescolarsi delle diverse correnti, quella di conoscere e ballare con persone nuove, evviva.

E poi i torinesi sono sabaudi, hanno modi eleganti, accolgono con classe, sono discreti, è sempre un piacere incontrarli.

Ho ballato molto, mi sono davvero divertita e torno a casa con un bagaglio di bellissime emozioni tanguere. Ciò che tutti cerchiamo in eventi di questo genere.

BRAVI tutti, gran bella edizione!!!

PARTE SECONDA: I SASSOLINI NELLA SCARPA

E dopo la rosa, arrivano le spine, che non sono rivolte a questo evento in particolare, ma a tutti gli eventi a cui di recente ho partecipato.

La prima assoluta cosa che mi manda ai matti è la totale mancanza di controllo della ronda. Ho sempre pensato che i milongueros talebani fossero, appunto, talebani, ma devo ricredermi. L’assenza totale di ronda crea una situaizone ingestibile per tutti coloro che sanno ballare e desiderano farlo bene.

Allo stato delle cose, dopo il covid che ha segnato un punto di rottura con il movimento tanguero degli anni 2010-2020, in pista si trovano i supersiti della “vecchia” generazione con quelli della nuova. Il che, in senso assoluto, non solo manifesta il farsi naturale della vita, ma rappresenta pure il passaggio del testimone verso la nuova era. Così come deve essere.

La convivenza però si sta rivelando piuttosto difficile poichè, a fronte di coloro che sono stati cresciuti con la conoscenza dei codici basici della milonga: rispetto della ronda ed educazione in pista (entrata e uscita) e gestione del movimento (leggi “passi/strutture”) della coppia nel contesto della ronda stessa, ci sono le nuove leve che se ne fregano alla grandissima di queste regole basiche. O forse, semplicemente, i loro maestri non hanno ritenuto abbastanza importante e non hanno insistito a sufficienza per insegnargliele.

Un tempo la maratona esprimeva l’eccellenza dei ballerini, tanto che i maratoneti erano considerati gli spacconi, quelli che se la tiravano. I maratoneti ballavano nel loro circolo magico, eventi nei quali si entrava solo se il livello di ballo raggiungeva un minimo standard che era ben più alto della sufficienza.

Le maratone moderne sono sicuramente più democratiche ma, di contro, accolgono soggetti che non hanno assolutamente la competenza per poter stare lì. Con la parola “competenza” intendo la padronanza delle tre regoline sopra esposte: rispetto della ronda, educazione in pista, gestione del proprio movimento.

La parola educazione, ne vogliamo parlare? Può capitare a tutti di avere un contatto nella dinamica del ballo ma, almeno, ci si scusa, non si fa finta di niente e chissenefrega. Se la coppia che ci precede non si muove, non la si invita ad andare avanti semplicemente speronandola.

La ronda, ogni ronda, specie quella di maratona, non è il teatro dove mostrare il campionario di figure, molte volte prestate da esibizioni di professionisti (che ballano DA SOLI su un palco), che il lui o la lei di turno esibiscono per sentirsi più cool. No, decisamente no.

Il tango cerca altro, vuole connessione profonda, vuole pause, vuole respiri di anime danzanti, vuole movimenti che raccontino una storia, un’emozione, non un’immagine per la bacheca di instagram.

Cosa sta succedendo?

Avrei altro da dire, per oggi mi fermo qui. Credo che noi tutti dovremmo farci un esame di coscienza e cercare di portare in pista la parte migliore di noi stessi come ballerini che si trova esattamente nella direzione opposta all’espressione della nostra vanità e del nostro ego strabordante.

Amen, andate in pace.

Pimpra

LISBONA TANGO MARATHON: THE GREAT 5#. #ditantointango

Resterà nella mia memoria questa quinta e ultima (mai dire mai!) edizione di Lisbona tango marathon.

Resteranno i colori vividi della città nel rincorrersi dei suoi azulejos e delle nuvole in cielo. Resterà la caciara festosa dei giovani che inondano le strade in un tripudio di festa continua. Resterà il sapore dolce e cremoso del pastel de nata, il sapore ferroso e robusto del bacalao in tutte le sue sfumature. Resterà l’atteggiamento rilassato dei portoghesi che, pur nel fastidioso trambusto della metropoli, paiono mantenere un distaccato aplomb. Resteranno le meravigiose chiome degli alberi di Jacaranda che appaiono dentro piazzette improvvisate create dalla salita a pastini dei quartieri della città vecchia.

Resterà la sensazione di aver sentito delle note di fado, scappate dalle intimità delle finestre aperte accompagnate dalla brezza costante che accarezza la città.

Con uno scenario del genere, era difficile non avere il mood perfetto per affrontare la maratona, la mia terza maratona all’estero.

Tutti noi amanti del tango dovremmo spingerci oltre i confini della penisola, non solo per fare i turisti, ovviamente, ma per confrontarci con l’altro, il diverso da noi.

Non è stata una maratona “facile” da un punto di vista di puro ballo. Ho vissuto la frustrazione di non essere invitata, di non essere vista. E ho vissuto anche l’esatto opposto, la gioia di tande incredibili, con ballerini stupefacenti. Un sali scendi di sensazioni e di emozioni perfettamente in sintonia con la geografia collinare della città.

Mi ha insegnato molto questa esperienza che metto nel cofanetto dei tesori, pietra miliare da conservare con cura. Il confronto più intenso con partner stranieri ha evidenziato in modo incredibile le differenze nel “sentire” e quindi nel “vivere” ogni singolo segmento di ballo. Che incredibile arricchimento!

Bisogna sforzarsi e andare, sempre, nella vita e nel tango. Uscire dalla zona confort, sbatterci il muso (le serate no, quelle che non partono e hai voglia di mollare tutto per poi essere ripagata con momenti di pura gioia che arrivano inaspettati). Bisogna starci, godere e a volte soffrire, ma sempre imparare, evolvere, confrontarsi con i propri limiti.

L’organizzazione non ha avuto sbavature, la location meravigliosa, il vecchio mercato riadattato a zona ristoranti, la pista era capiente, i dj set di pregio, un ottimo mix di nazionalità che ha reso la ronda davvero variegata.

Fortunatamente per me, la compagine di italiani era nutrita, la mia copertina di Linus quando mi sentivo Calimero, arrivavano gli amici e mi raccoglievano nel loro affettuoso abbraccio e poi via, mi passava il malumore e tornavo a godermi ogni istante di musica.

Ho apprezzato tutte le cortesie per gli ospiti che Augusto e la sua numerosa squadra ci hanno offerto, il sacchettino maratona, contenete il mug di ferro (indistuttibile!) e il ventaglio. Tre oggetti assolutamente utili che continueremo a usare anche dopo. L’open bar, alcolici compresi, ha dissetato le ugole più esigenti. Il buffet gestito come solo uno chef poteva fare, con ritmo, senza lunghe attese o sbavature di sorta.

L’edizione n. 5 si merita il massimo dei voti chiudendo con lode il cerchio della maratona. Mi resta un po’ di saudade, perchè le esperienze belle è bello poterle rifare, ma qualcosa mi dice che non è veramente finita qui.

Obrigada.

Pimpra

COLEGIALA #9 OTTIMO GIRO DI BOA VERSO LA GRANDE #10 EDIZIONE! #ditantointango

Settembre ha almeno tre facce: le ferie tardive, l’autunno astronomico e metereologico e la Colegiala.

Vero che in giro per l’Europa ci sono millemila maratone ma la Colegiala è sicuramente unica nel suo genere.

Ho perso il conto delle edizioni a cui ho partecipato, come se, entrata all’asilo ora fossi una studentessa dell’università, il tempo passa, si vede sui volti e sui corpi, ma la Colegiala resta fedele a se stessa, eternamente giovane, fresca come una Dorian Grey dei tempi moderni.

La formula è magica, un combinato disposto di location, la colonia estiva della Fiat degli anni ’30 del secolo scorso, il mare che ne lambisce il perimetro, il baretto sulla spiaggia che inizi con il caffè e concludi la mattinata a prosecchi, e una pista da ballo di ampio respiro dove scatenare la passione tanguera senza freni.

Ogni volta che scendo dalla macchina e mi avvio al desk di accoglienza, rido, mi entra una gioia puerile quando mi trovo laggiù. Sono iniziate le vacanze, il pigiama party di tre giorni con gli amici (pigiama? ma quale pigiama che si dorme una manciata di ore per notte!), un’allegria istintiva che benedice di sé tutti i pervenuti.

Colegiala è anche la preparazione del look per il sabato sera, perchè – diamine! c’è la festa a tema e che vuoi essere il solo che non si traveste? Ogni anno una sfida di creatività che produce gli outfit più divertenti che abbia mai visto. Quest’anno Dirty Dancing ci ha trovati un po’ tutti spaesati che gli abiti del film non erano ancora perfettamente connotati di un’epoca.

Il programma, come una vera colonia estiva, offre numerose attività collaterali di intrattenimento (lezioni di pilates, streching, folklore argentino), come se ballare non ci fosse sufficiente. Ho visto che nel complesso residenziale c’è una bella piscina e non ho mai letto di lezioni di nuoto… si potrebbe rimediare per la prossima edizione.

La musica è il filo rosso che lega i momenti di ballo con selezioni di alto livello, il buffet con le merendine di frutta, banane a go go e assaggi vari di prelibatezze “made in Italy” che pure a noi italiani fanno scendere l’acquolina in bocca.

Alla Colegiala torniamo giovani e spensierati, peccato che dura solo lo spazio di un weekend e poi si torna nella routnaria e rutilante vita di tutti i giorni che, a volte, prova a cancellarci quel radioso sorriso.

Prepariamoci per la #10 edizione sono certa che saprà stupirci più che mai!

Grazie al dream team dei Colegiali che non sbaglia mai un colpo, questa edizione, per me, una delle migliori!

Pimpra

LA LATINA RELOADED. UN MARCHIO DI FABBRICA #ditantointango

Fine settimana lungo in una assolata e caldissima Roma, contavo i giorni come i bambini che aspettano le vacanze estive, non vedevo l’ora di partire. Gita con amici che è la cosa più divertente che si possa fare.

La fortuna ha voluto che il viaggio iniziasse il giovedì, per essere presenti sin dalla vigilia, alla pre-marathon, per non perdere nulla, per farla tutta, per godere di ogni istante. Viaggiare in macchina ci ha evitato di essere ostaggi del bug di Microsoft che ha letteralmente fatto saltare il sistema: aerei e treni cancellati, ritardi apocalittici, tangueros che non sono riusciti a partire, altri arrivati con un giorno di ritardo.

La kermesse di ballo è iniziata con un delizioso “pizza party” che ha permesso di rompere il ghiaccio, ritrovarsi con gli amici di sempre e con quelli che si incontrano meno di frequente. Alla sera la pre-marathon più bagnata di ogni tempo (una centralina elettrica incendiata nel quartiere ha messo ko la fornitura di energia), eravamo tutti così sudati che faceva quasi ridere ma, nonostante gli ottomila gradi, era impossibile mollare il colpo fino a che, nel mezzo della notte, la centralina è stata riparata e – miracolo!- si è potuta accendere l’aria condizionata.

La formula “all in” della maratona per me resta sempre una scelta vincente. La vivi al massimo, la vivi comoda, non devi pensare a nulla, solo a ballare a divertirti a conoscere persone, per l’intero weekend.

Cosa c’è di più godibile che riposare il corpo dopo le fatiche della pista, immergendosi nella piscina dell’hotel, prendere la tintarella a bordo vasca, in compagnia, tra risate e chiacchiere in un melting pot incredibile di persone, dai quattro angoli del globo?

La Latina reloaded non è per i deboli di cuore, in pista si trova un livello di tango siderale, come ci avevano abituato tutte le edizioni precedenti, la maratona dove i maestri di alto rango, i professionisti, vanno a divertirsi. Una gran quota di giovanissimi incredibilmente talentuosi che era un piacere guardarli, e poi quelli come me, di sicuro in minoranza, a completare l’incredibile parterre.

Il programma è stato, come sempre, impeccabile: tj set favolosi e variegati, ospiti cosmopoliti, l’intrattenimento che ha spaziato dallo show cooking, alla degustazione olio, alla degustazione vini ai pizza party, al gelato time che mai nella vita mi sono scofanata tre coppette di fila da quanto era buono , siamo in Italia e promuoviamo la nostra enogastronomia. Spazio relax a bordo piscina, con una gentilezza in più per gli ospiti: il cuscinetto per il mare personalizzato da portarsi a casa, senza dimenticare la scatolina di liquirizia Amarelli personalizzata con il logo maratona. Tanti piccoli dettagli che evidenziano la cura e la ricerca del progetto di base.

Menzione a parte per il contenitore della manifestazione, l’hotel dove eravamo ospiti, che non si è del tutto rivelato all’altezza della situazione.

Probabilmente solo chi ha partecipato alle edizioni precedenti ha percepito questo disallineamento, i neofiti, al contrario, ne hanno apprezzato ogni aspetto, senza se e senza ma. Il tema è che quando abitui i tuoi ospiti a standard qualitativi elevatissmi, questi definiscono il posizionamento dell’evento e ogni minimo scostamento dall’eccellenza viene percepito.

Sono tornata a casa carica di stimoli tangueri, di tantissima voglia di migliorare il mio tango. Ho visto cose in pista che voi umani non potete immaginare, ho invidiato (bonariamente) i talentuosissimi giovani che ballano in modo mirabolante, ho toccato con mano che il tango è un linguaggio in evoluzione continua e poterlo vivere e godere in eventi come questo, resta sempre un grandissimo arricchimento personale.

Ben consapevole della fatica fisica ed emotiva che è stata, ringrazio i meravigliosi Mauro, Antonio, Bobo, Fabrizio, Eleonora e lo staff che li ha coadiuvati per averci regalato un’altra memorabile edizione. Non resta che aspettare le date della prossima!

Pimpra

 

 

 

 

 

 

DI TANGO, DI MARE, DI FESTA. #ditantointango

Fine settimana, ospite di cari amici, ho calcato la pista del più affollato festival tanguero estivo di queste latitudini. Un mix perfetto di tango, mare, vacanza e – soprattutto, giovinezza.

Per chi, come me, abita al nord est è tappa estiva obbligatoria, il solo evento che non sia a numero chiuso che offre una selezione eccellente di lezioni, esibizioni di livello e millemila ore di ballo in variegati contesti.

La mia ultima volta è stata nel lontanissimo 2014, ne ho un ricordo memorabile. Poi non ci sono più tornata. Quest’anno, complice l’invito, vi ho rimesso piede.

Ben consapevole di quello che vi avrei trovato – giovinezza a tutta forza, e ottimi ballerin* da tutto il mondo, non avevo nessuna aspettativa di ballare. Sono pur sempre un’atleta, alla mia età si compete da “Master” con quelli della stessa categoria (di età), non si può entrare nella categoria “Assoluti” (tutti contro tutti, indipendentemente dall’età). Il festival in questione è storia per “Assoluti”.

La milonga serale, uno dei clou della manifestazione, si svolge in un gigantesco impianto sportivo, idoneo a contenere la folla di tangueros che vi si recano. Ho notato che, negli anni, gli allestimenti hanno reso il luogo più caldo e accogliente. Ottimo e rodato il team di accoglienza, zero inciampi, e via, dentro la bolgia a cercarsi un luogo dove sistemare le proprie cose per poi lanciarsi alla caccia di una mirada.

Gli amici mi hanno subito illustrato le postazioni: il dj set è il cuore pulsante, dove sono posizionati i tavoli dei maestri. In prossimità prendono posto coloro che, attualmente, rappresentano il gotha di specialità (alla sinistra guardando il dj), poi ci sono le schiere di quelli che spingono per entrare nel cerchio magico e, a volte, ci riescono, poi coloro che si illudono di farne parte ed infine quelli che, per la maggior parte del tempo, si limitano a guardare gli inarrivabili ma almeno gli stanno vicino.

Poi c’è il lato a sinistra del dj composto dai quelli consapevoli che la scalata al top è praticamente impossibile e dagli ignari che si accorgono che qualcosa colà accade ma non sanno bene.

In tutto questo brulicare di anime danzanti ci sono le postazioni fisse sui lati lunghi, ci sono le camminate in gran tondo che si fanno per intercettare un potenziale partner di tanda.

Questa incredibile danza della relazione, finalizzata in primis a ballare, costa una sacrosanta fatica in termini di strategia. E poi pure quella non è detto che serva se: non sei abbastanza giovane, se non sei abbastanza belloccio/a, se non sei abbastanza famos*, se non sei abbastanza brav*, se non sei abbastanza dentro i vari cerchi magici degli amici giusti che ti permettono di accedere a un bacino di potenziali tanguer* con i quali intrecciare abbracci. Per farla breve uno sbattimento di maroni che mi fa passare la voglia.

Ai giovani, al contrario, questo agone piace, perchè è naturale, è bella la sfida, la caccia grossa a quella tanda che desideri, con quella lei o lui che ti piace (in termini danzerecci e non, ovviamente).

Quindi tutto ciò detto, ricavo una morale pesante, almeno per me: ci sono contesti idonei e vantaggiosi e contesti assolutamente inappropriati. Toccare con mano che, superato il limite di una età che in chi ne è portatore rimane ancora verde, non lo è per gli occhi di chi guarda. Un sassata all’autostima.

Di buono dall’esperienza ho ricavato stimoli per lavorare sul mio tango che ho inequivocabilemtne riconosciuto come “viejo” o forse semplicemente “classico”, non al passo con i tempi. Provo una certa dose di fastidio ma preferisco avere consapevolezza di ciò che è piuttosto di illudermi di ciò che non è.

Ancora una volta è apparso chiaro come il tango sia un linguaggio universale, in costante evoluzione, come esista uno “slang tanguero” giovanile che si differenzia di molto da quello adulto, di come non sia possibile immaginare che un ragazz* dell’età di tuo figlio, faccia carte false per ballare con te, a meno che tu non sia un* megasonic* e affermat* professionista.

Un festival del genere va vissuto, se uno decide ancora di volerlo vivere, con assoluto distacco, possibilmente organizzando la trasferta con un manipolo di amici così da godere della vacanza mare/tango senza farsi male all’umore quando la mirada per troppe volte, cade nel vuoto.

Ovviamente l’anno prossimo ci riprovo, perchè mi risuonano ancora nelle orecchie le parole del mio allenatore “Non si molla mai!”

😀

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

NUOVI MONDI, NUOVI MODI. LA SABAUDA #ditantointango

Nella vita la curiosità intellettuale è segno di vivacità e di capacità di stare al mondo. La curiosità muove verso la conoscenza, spinge ad aprire porte che altrimenti rimarrebbero chiuse, è uno stimolo che porta ad evolvere.

Su questo principio-faro della mia vita, mi sono iscritta, dopo lunghissimo tempo, a un encuentro milonguero. Complice la vicinanza di una carissima amica, ho trascorso un sostanzioso week end a Torino, a “La Sabauda”.

La location, all’interno di una delle riserve di caccia del re, ospita stalle di mucche felici che possono pascolare tranquille, così come i cavalli e le pecore. La campagna curata, con quell’odore di fieno e di stalla che riportano a un tempo antico e risvegliano quel senso di natura che troppo spesso ci manca.

L’encuentro si connota per la particolare gentilezza di tutti i partecipanti e il loro desiderio di condividere qualcosa insieme, non sono mai mancati i sorrisi, i cenni di saluto tra emeriti sconosciuti, un impatto dolce e morbido come una calda copertina in una giornata d’inverno. Mi sono chiesta se tale gradevolezza di modi fosse legata anche al fattore della media di età più adulta dei partecipanti.

Sono rimasta molto positivamente colpita dai set musicali, confesso che avevo il timore di trascorrere il fine settimana ascoltando solo marcette anni ’20 che poco si intonano al mio personale gusto musicale, annoiandomi dopo pochissimi brani. I TJ set, al contrario, hanno saputo dare ottimo colore e grandi sferzate di energia ai 200 e più partecipanti, una bellissima sorpresa.

A differenza di quanto non mi fosse capitato di vedere nei miei tempi passati, il tango “milonguero” vede l’espressione di signore che ballano da leader in modo impeccabile.

Le tandas della “vita” quelle che ti scrivono dentro me le ricordo tutte: luogo, leader, tipologia di brano musicale, occasione. Ebbene, le mie di norma sono state ballate in maratona, più raramente in milonga, una sola volta in un encuentro, moltissimi anni fa.

Ho avuto il piacere di incontrare una straordinaria ballerina che ha scolpito nella mia memoria un ricordo tanguero che resterà tra le mie pietre miliari. Per una strana e curiosa alchimia entrambe leggevamo i brani della tanda nello stesso modo facendo sì che i corpi fondessero in una unità perfettamente sincrona, puri contenitori di anime danzanti.

Osservando la pista ho notato come le follower fossero, in generale, piuttosto affabili, accoglienti, dolci, rispondenti ma senza mai strafare, sempre equilibrate “al loro posto”. I leader, dal canto loro, usavano lo stesso metro di dolcezza, affidabilità e accoglienza nel proporre, anche loro piuttosto contenuti, senza eccessi o scintille. Questa mi è sembrata la più grande differenza tra il mondo a cui sento di appartenere di più e il mondo del tango milonguero.

Mi sono portata a casa un sacco di spunti da questa esperienza, sia da un punto di vista “tecnico” che da un punto di vista interiore. Si può ballare anche “in silenzio” eppure in modo molto intenso, non sempre, ciò che non appare immediatamente agli occhi, non nasconde tesori nascosti tutti da scoprire.

Mi sento di suggerire a tutti quelli come me, chi mi conosce si riconosce, di approcciare anche gli encuentros perchè se ne ricava tanto materiale su cui lavorare per rendere il proprio tango ancor più rispondente ai colori e alle vibrazioni della propria anima.

Ringrazio gli amici Crissi e Leonardo e tutto il loro staff per la calorosa accoglienza assolutamente all’altezza del nome stesso dell’encuentro, La Sabauda.

Pimpra

IMAGE CREDIT MAURO TONCHICH

Ps non posso non postare la foto di Tommy, mascotte indiscussa dell’evento!

EVOLUZIONE, CRESCITA E POSIZIONAMENTO. LA COPPIA GALDI – TARANTINO segna il passo nel nuovo decennio. #ditantointango

Nel tango, come nella vita, si guarda avanti o, meglio, si osserva ciò che accade intorno. Nel tango, come nella vita, ci sono i periodi, le ere, i tempi che sono segnati – scritti, tradotti, interpretati, da qualcosa e da qualcuno.

Ricordo molto bene le prime volte che i miei occhi sono stati catturati da questa coppia che al tempo ancora non ballava insieme. Gianpiero si esibiva con Maria, un’artista assoluta del tango, lui un ballerino “umanamente”, mi si passi la definizione, ancora acerbo – leggi molto giovane, ma un fenomeno di tecnica e musicalità.

Lorena ha catturato e attratto il mio sguardo quando ancora muoveva i suoi passi all’interno di un gruppo di giovani tangueros che sono diventati a loro volta talentuosissimi del tango. Lorena aveva movimenti, appoggi tutti suoi, un’eleganza innata, forgiata dagli studi di classica e “quel certo non so che” che la faceva notare. Almeno io, l’ho sempre notata.

Poi il destino, il caso, o non so che, ha fatto sì che i due si incontrassero ed iniziassero a ballare insieme.

Sono trascorsi pochi anni, poco più di un lustro, oserei dire, e la coppia ha trovato la quadra perfetta mettendo in esaltazione le specifiche caratteristiche individuali.

Anno dopo anno, il loro tango ha preso una dimensione e una forma uniche, assolutamente riconoscibili nel panorama mondiale della specialità.

C’è qualcosa di estremamente moderno e al contempo antico, leggi “tradizionale” nel rispetto che si deve alla disciplina, nell’espressione dei loro movimenti che si sono fatti vieppiù personali, densi, carichi di un significato di arte a livello alto.

A volte, mentre li osservo danzare, penso a quale magia riesce a fare Lorena, leggendo l’insaziabile creatività di Gianpiero, assorbendone gli impulsi e rilasciando la sua leggiadra e femminilissima lettura.

C’è un dialogo silenzioso ed empatico nei loro corpi che disegna variazioni moderne sulle basi tradizionali, arricchendole di espressività e complessità che fluiscono naturali, innovative e molto spesso assolutamente sperimentali.

Questo decennio, iniziato monco a causa della pandemia, si sta finalmente espandendo artisticamente, anche grazie a questa coppia di giovani talenti che sta letteralmente scrivendo il tango “nuovo” o, se preferite, il “nuovo” tango che le generazioni della loro età inizieranno a ballare.

Avete una grande responsabilità che, sono certa, saprete gestire al meglio.

BUON TANGO!

Pimpra

PS: questo post, ovviamente, esprime il mio personalissimo punto di vista. Non intende sminuire alcuna coppia di professionisti del circuito mondiale. Questo post esprime semplicemente la mia lettura di quanto sta accadendo. Non polemiche, vi prego. 😉

TOSCA 2024. TUTTO CAMBIA, NIENTE CAMBIA. #ditantointango

Non c’è primavera senza la Tosca, “La maratona” italiana per eccellenza. I primi 2 lustri scollinati con l’agilità di una gazzella, ripropone di anno in anno una formula consolidata, rodata nel tempo e garanzia di qualità.

La location ruba ogni volta il cuore, una meravigliosa villa immersa nelle colline toscane, con una pista da ballo allestita in un pavillon con vetrate sul giardino. Vale la pena partecipare anche solo per godere del luogo.

Rimane immutata la qualità dei servizi, puntuali e rigorosi, migliorati – se possibile- per agevolare in tutto e per tutto la vita dei maratoneti. Cibo ottimo, con specialità del luogo che fanno assaporare la bellezza sensuale della Toscana anche attraverso le papille gustative.

Ho perso il conto di quante edizioni di Tosca mi hanno vista partecipare e, spero che con questa mia dichiarazione di longevità, l’anno prossimo non mi vengano chiuse le porte, ho potuto vivere i cambiamenti nella grande vague tanguera degli ultimi 12 anni.

La mia prima nel 2012, la mail di risposta con quella meravigliosa parolina “IN” mi mandò ai matti dalla felicità. Ho ballato insieme al gotha del tango europeo del tempo, insieme, non “con” perché se non eri conosciut* come ballerin* e all’altezza, nemmeno potevi pensare di avvicinarti a una tanda con i mostri. Però ballarci vicino era comunque una sensazione meravigliosa che spronava a studiare per crescere e, chissà, magari un giorno, avere la possibilità di ballarci insieme.

Gli anni passano, e così il parterre muta.

L’edizione di quest’anno è stata più che mai inclusiva, accogliendo in pista anche tangueros acerbi (in termini di chilometri di tango nelle gambe), di entrambi i sessi, coppie comprese. Per noi che siamo oramai la vecchia guardia è una novità, nel senso che la maratona è diventata meno “stressante” da un certo punto di vista. Meno ansia da prestazione, più livelli di ballo, più possibilità di divertirsi per tutti.

In assoluto è questo il cambiamento più grande che ho percepito. Meno imperatori e imperatrici irraggiungibili, nonostante non mancassero i tangueros di categoria altissima, una fascia di ballerini medio alta e pure i pulcini della pista.

Se dovessi dare un titolo alla Tosca 2024 direi “INSIEME”.

Considerato il tempo che stiamo vivendo, con ciò che intorno a noi accade quotidianamente, avere la possibilità di potersi concedere un fine settimana così delizioso, è una fortuna immensa. Poterlo fare condividendo la gioia a 360 gradi, mi pare ancora meglio.

Grazie alle Tosche che non deludono mai. Il mio cuore è con voi.

Pimpra

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