
Ho fame. Di tango.
Un mese di detox.
Torna, torna sempre.
Il richiamo è irresistibile, lo senti nel corpo, nelle emozioni che ti prendono lo stomaco quando la playlist dei preferiti ti spara un De Vidrio all’insaputa. Allora ti organizzi con i tuoi più cari amici, quelli che hanno bisogno della stessa dose tua e parti.
Lunghe ore di viaggio per poche ore ballate. Eppure si va, consapevoli dell’assurdità ma felici della magia che ci aspetta.
Violetas è una garanzia per una pomeridiana serale di grandissima piacevolezza. Ci sono tutti quelli che conosci, con cui negli anni hai scambiato abbracci e condiviso tande memorabili. Sono lì. E tu speri aspettino te.
Ognuno di noi ha il suo carnet sacro di ballerini preferiti, quelli con cui ballare Pugliese o D’Arienzo, affinità speciali nell’ascolto, nel movimento, nel gioco.
Quando li trovi riuniti nello stesso luogo, la fame aumenta e la voglia va fuori scala.
Dalla mia postazione, punto la mia tanda cercando il magico incrocio di sguardi. Sono stata tacciata di essere una che se la tira perché non mi sposto dal mio posto, non vado in giro per la sala a cercarmi i ballerini. Non mi rendo “disponibile”.
A volte però anche le migliori intenzioni cadono dinnanzi alla tentazione di una tanda dal sapore speciale.
Mi accorgo di essere troppo distante, avvicino il destinatario della mia mirada, in pratica faccio un agguato annullando o quasi lo spazio fisico.
Sono stata mascalzona per ben tre volte ieri.
Primo ballerino: oh yeah!
Secondo ballerino: rubo la tanda a una coppia (senza volerlo!). Lo vedo voltarsi verso la partner con un’espressione di scusa. È lì che qualcosa dentro di me comincia a incrinarsi.
Sono una testa di legno e invece di mettermi tranquilla e comportarmi saggiamente, ho lanciato un’altra occhiata a un ballerino seduto vicino a me. Mi porta in pista.
Terzo ballerino: disastro! Dopo pochi passi è chiaro che lui racconta una storia, io ne sto seguendo un’altra. Io lo abbraccio, lui mi allontana. In tre minuti ho ripensato a tutte le cattive idee della serata.
Sono tornata al mio posto con le pive nel sacco, rendendomi conto della cazzata che avevo fatto.
Le mirade mi sono tornate indietro come un boomerang.
Ieri la mia frenesia mi ha annebbiato il cervello e il buon senso. Forse il difficile è proprio questo: non restare troppo passive senza trasformare una mirada in un assedio.
Un equilibrio non facile da trovare, senza perdere la motivazione, il sorriso e la leggerezza necessaria per frequentare la milonga.
Prometto: mai più appostamenti. Mirada da lontano, e se va, va.
Pimpra
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