LA LATINA RELOADED. UN MARCHIO DI FABBRICA #ditantointango

Fine settimana lungo in una assolata e caldissima Roma, contavo i giorni come i bambini che aspettano le vacanze estive, non vedevo l’ora di partire. Gita con amici che è la cosa più divertente che si possa fare.

La fortuna ha voluto che il viaggio iniziasse il giovedì, per essere presenti sin dalla vigilia, alla pre-marathon, per non perdere nulla, per farla tutta, per godere di ogni istante. Viaggiare in macchina ci ha evitato di essere ostaggi del bug di Microsoft che ha letteralmente fatto saltare il sistema: aerei e treni cancellati, ritardi apocalittici, tangueros che non sono riusciti a partire, altri arrivati con un giorno di ritardo.

La kermesse di ballo è iniziata con un delizioso “pizza party” che ha permesso di rompere il ghiaccio, ritrovarsi con gli amici di sempre e con quelli che si incontrano meno di frequente. Alla sera la pre-marathon più bagnata di ogni tempo (una centralina elettrica incendiata nel quartiere ha messo ko la fornitura di energia), eravamo tutti così sudati che faceva quasi ridere ma, nonostante gli ottomila gradi, era impossibile mollare il colpo fino a che, nel mezzo della notte, la centralina è stata riparata e – miracolo!- si è potuta accendere l’aria condizionata.

La formula “all in” della maratona per me resta sempre una scelta vincente. La vivi al massimo, la vivi comoda, non devi pensare a nulla, solo a ballare a divertirti a conoscere persone, per l’intero weekend.

Cosa c’è di più godibile che riposare il corpo dopo le fatiche della pista, immergendosi nella piscina dell’hotel, prendere la tintarella a bordo vasca, in compagnia, tra risate e chiacchiere in un melting pot incredibile di persone, dai quattro angoli del globo?

La Latina reloaded non è per i deboli di cuore, in pista si trova un livello di tango siderale, come ci avevano abituato tutte le edizioni precedenti, la maratona dove i maestri di alto rango, i professionisti, vanno a divertirsi. Una gran quota di giovanissimi incredibilmente talentuosi che era un piacere guardarli, e poi quelli come me, di sicuro in minoranza, a completare l’incredibile parterre.

Il programma è stato, come sempre, impeccabile: tj set favolosi e variegati, ospiti cosmopoliti, l’intrattenimento che ha spaziato dallo show cooking, alla degustazione olio, alla degustazione vini ai pizza party, al gelato time che mai nella vita mi sono scofanata tre coppette di fila da quanto era buono , siamo in Italia e promuoviamo la nostra enogastronomia. Spazio relax a bordo piscina, con una gentilezza in più per gli ospiti: il cuscinetto per il mare personalizzato da portarsi a casa, senza dimenticare la scatolina di liquirizia Amarelli personalizzata con il logo maratona. Tanti piccoli dettagli che evidenziano la cura e la ricerca del progetto di base.

Menzione a parte per il contenitore della manifestazione, l’hotel dove eravamo ospiti, che non si è del tutto rivelato all’altezza della situazione.

Probabilmente solo chi ha partecipato alle edizioni precedenti ha percepito questo disallineamento, i neofiti, al contrario, ne hanno apprezzato ogni aspetto, senza se e senza ma. Il tema è che quando abitui i tuoi ospiti a standard qualitativi elevatissmi, questi definiscono il posizionamento dell’evento e ogni minimo scostamento dall’eccellenza viene percepito.

Sono tornata a casa carica di stimoli tangueri, di tantissima voglia di migliorare il mio tango. Ho visto cose in pista che voi umani non potete immaginare, ho invidiato (bonariamente) i talentuosissimi giovani che ballano in modo mirabolante, ho toccato con mano che il tango è un linguaggio in evoluzione continua e poterlo vivere e godere in eventi come questo, resta sempre un grandissimo arricchimento personale.

Ben consapevole della fatica fisica ed emotiva che è stata, ringrazio i meravigliosi Mauro, Antonio, Bobo, Fabrizio, Eleonora e lo staff che li ha coadiuvati per averci regalato un’altra memorabile edizione. Non resta che aspettare le date della prossima!

Pimpra

 

 

 

 

 

 

DI TANGO, DI MARE, DI FESTA. #ditantointango

Fine settimana, ospite di cari amici, ho calcato la pista del più affollato festival tanguero estivo di queste latitudini. Un mix perfetto di tango, mare, vacanza e – soprattutto, giovinezza.

Per chi, come me, abita al nord est è tappa estiva obbligatoria, il solo evento che non sia a numero chiuso che offre una selezione eccellente di lezioni, esibizioni di livello e millemila ore di ballo in variegati contesti.

La mia ultima volta è stata nel lontanissimo 2014, ne ho un ricordo memorabile. Poi non ci sono più tornata. Quest’anno, complice l’invito, vi ho rimesso piede.

Ben consapevole di quello che vi avrei trovato – giovinezza a tutta forza, e ottimi ballerin* da tutto il mondo, non avevo nessuna aspettativa di ballare. Sono pur sempre un’atleta, alla mia età si compete da “Master” con quelli della stessa categoria (di età), non si può entrare nella categoria “Assoluti” (tutti contro tutti, indipendentemente dall’età). Il festival in questione è storia per “Assoluti”.

La milonga serale, uno dei clou della manifestazione, si svolge in un gigantesco impianto sportivo, idoneo a contenere la folla di tangueros che vi si recano. Ho notato che, negli anni, gli allestimenti hanno reso il luogo più caldo e accogliente. Ottimo e rodato il team di accoglienza, zero inciampi, e via, dentro la bolgia a cercarsi un luogo dove sistemare le proprie cose per poi lanciarsi alla caccia di una mirada.

Gli amici mi hanno subito illustrato le postazioni: il dj set è il cuore pulsante, dove sono posizionati i tavoli dei maestri. In prossimità prendono posto coloro che, attualmente, rappresentano il gotha di specialità (alla sinistra guardando il dj), poi ci sono le schiere di quelli che spingono per entrare nel cerchio magico e, a volte, ci riescono, poi coloro che si illudono di farne parte ed infine quelli che, per la maggior parte del tempo, si limitano a guardare gli inarrivabili ma almeno gli stanno vicino.

Poi c’è il lato a sinistra del dj composto dai quelli consapevoli che la scalata al top è praticamente impossibile e dagli ignari che si accorgono che qualcosa colà accade ma non sanno bene.

In tutto questo brulicare di anime danzanti ci sono le postazioni fisse sui lati lunghi, ci sono le camminate in gran tondo che si fanno per intercettare un potenziale partner di tanda.

Questa incredibile danza della relazione, finalizzata in primis a ballare, costa una sacrosanta fatica in termini di strategia. E poi pure quella non è detto che serva se: non sei abbastanza giovane, se non sei abbastanza belloccio/a, se non sei abbastanza famos*, se non sei abbastanza brav*, se non sei abbastanza dentro i vari cerchi magici degli amici giusti che ti permettono di accedere a un bacino di potenziali tanguer* con i quali intrecciare abbracci. Per farla breve uno sbattimento di maroni che mi fa passare la voglia.

Ai giovani, al contrario, questo agone piace, perchè è naturale, è bella la sfida, la caccia grossa a quella tanda che desideri, con quella lei o lui che ti piace (in termini danzerecci e non, ovviamente).

Quindi tutto ciò detto, ricavo una morale pesante, almeno per me: ci sono contesti idonei e vantaggiosi e contesti assolutamente inappropriati. Toccare con mano che, superato il limite di una età che in chi ne è portatore rimane ancora verde, non lo è per gli occhi di chi guarda. Un sassata all’autostima.

Di buono dall’esperienza ho ricavato stimoli per lavorare sul mio tango che ho inequivocabilemtne riconosciuto come “viejo” o forse semplicemente “classico”, non al passo con i tempi. Provo una certa dose di fastidio ma preferisco avere consapevolezza di ciò che è piuttosto di illudermi di ciò che non è.

Ancora una volta è apparso chiaro come il tango sia un linguaggio universale, in costante evoluzione, come esista uno “slang tanguero” giovanile che si differenzia di molto da quello adulto, di come non sia possibile immaginare che un ragazz* dell’età di tuo figlio, faccia carte false per ballare con te, a meno che tu non sia un* megasonic* e affermat* professionista.

Un festival del genere va vissuto, se uno decide ancora di volerlo vivere, con assoluto distacco, possibilmente organizzando la trasferta con un manipolo di amici così da godere della vacanza mare/tango senza farsi male all’umore quando la mirada per troppe volte, cade nel vuoto.

Ovviamente l’anno prossimo ci riprovo, perchè mi risuonano ancora nelle orecchie le parole del mio allenatore “Non si molla mai!”

😀

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

MARATONGUERA 7.0: UN MATRIMONIO FELICE. #ditantointango

Dicono che il settimo anno sia quello della crisi, dicono che dopo due anni la coppia può già iniziare a scricchiolare, ma dicono anche che “se funziona, funziona”.

7.0 edizioni di “Maratonguera” due delle quali le ho vissute in prima persona.

Quest’anno mi sono goduta la trasferta come una vera e titolata “tangotrotter”, viaggiando e condividendo l’appartamento con più amici tangueros, il che ha aggiunto piacere e divertimento alla gioia di calpestare le tessere azzurrine del pavimento di mosaico che ricopre la pista dove si balla.

In fondo al mio cuore, lo posso confessare, avevo una piccola preoccupazione, mi chiedevo se l’edizione 2024 sarebbe stata altrettanto brillante come la precedente. Una vocina mi suggeriva di mantenere bassissime le aspettative che non si sa mai, non sempre è domenica.

Sono partita in sordina il venerdì, una pesante settimana di lavoro alle spalle e un lungo viaggio di 5 ore mezza per raggiungere la meta, il corpo non riusciva a slegare le fibre irrigidite dalla stanchezza e la testa non si staccava dai pensieri.

Ci ha pensato la compagnia, l’allegria delle persone intorno a me, la musica a tratti vellutata e impetuosa a creare lo spazio necessario per far posto al tango, a quel momento in cui il corpo è libero da ogni costrizione e la mente razionale spenta, un silenzio pervaso unicamente da musica e abbracci.

Le tre giornate sono state un crescendo di piacere tanguero, una connessione di anime dai pic nic condivisi all’ora di cena, ai discorsi profondi fatti dentro alla notte più scura.

Ho dormito poco, ho mangiato molto, ho ballato ancora di più, sono stata circondata da anime affini, in un luogo magico, che dio lo conservi, per quanto è bello.

Maratonguera 7.0 è un matrimonio riuscito, di quelli che dici “beati loro”.

Grazie a Flavio e Marcella per rinnovare ad ogni edizione la promessa di renderla sempre più bella.

Pimpra

TRIPLETE: BOCA TANGO VINCE ANCORA. #ditantointango

credit immagine da qui

Ha avuto luogo questo fine settimana, a Bologna, l’ultimo dei tre appuntamenti in programma di BOca TANGO.

Evento di più di 12 ore di ballo, dalle 14.00 di sabato alle 4.30 della domenica, una sorta di maratonina “very short” ma con tutte le caratteristiche della maratona vera: ottimi tj, ottimo parterre di tanguer*, ottime dimensioni di pista, piso adeguato, gioiosa e confortevole atmosfera conviviale.

Le tre donne che sono i deus ex machina ideatrici della kermesse, Antonella, Luciana e Marianna, possono davvero dire di aver vinto il triplete, e mi si passi l’orrendo paragone calcistico, ma un successo del genere è come stare in cima al mondo nel proprio settore.

La voce si è sparsa e tutti desiderano partecipare, incuriositi dalle parole di pieno entusiasmo proferite da chi ci è stato.

Ho avuto il piacere di essere presente alla prima data (leggi qui) e ho chiuso il cerchio con l’ultima, posso affermare che l’entusiasmo che io stessa ho provato la prima volta è stato superato in questo – per me – secondo appuntamento.

La sensazione che mi è rimasta e che mi ha particolarmente entusiasmato, è stata di partecipare a un “festino” all’antica maniera, ve li ricordate quelli degli ultimi anni di liceo, alla fine dell’anno scolastico quando non si vedeva l’ora di festeggiare, di ballare, di stare insieme? Ecco una sensazione del genere, il ballo di fine anno, la festa alla quale tutti vogliono essere invitati, dove però non sei uno sconosciuto ma ti ritrovi con il tuo entourage, possibilmente allargato, a fare festa, festa, festa. Per noi, condita, questa volta, con gli spitz aperol e tango a profusione.

Le tre Signore sopra citate hanno fatto un lavoro incredibile, perchè ci vuole arte per accogliere la gente e per farla stare così bene da voler sempre tornare. E il luogo, questa grande sala a vetrate sul giardino, dove i giovani, all’esterno, a loro volta ballavano l’hip hop, ognuno con la sua danza, ma insieme, guardandosi. Mi è piaciuto tantissimo.

Per coloro che – ancora- non hanno potuto fare l’esperienza e si stanno mordendo le mani, spoilero subito che non è finita qui, è stata infatti annunciata la prossima data a settembre, perciò stay tuned che ci saranno gli annunci ufficiali a breve.

Bologna si sta confermando sempre di più un polo di grande interesse nel panorama tanguero italiano e BOca TANGO ha preso il suo posto tra gli eventi più interessanti.

Antonella, Luciana e Marianna, il triplete è vostro. APPLAUSI!

Aspettiamo la prossima.

Pimpra

FLORES DE MAYO. IL CIRCOLO TRIESTE TANGO HA CREATO UNA MAGIA.

Lo scorso fine settimana a Trieste ha avuto luogo la prima edizione di “Flores de Mayo” una manifestazione ricca di eventi il cui filo conduttore è il tango argentino e la cultura del paese che gli ha dato vita.

Una nutrita kermesse, dove, oltre al tango in milonga, sono stati creati spazi musicali dedicati all’ascolto, lezioni propedeutiche alla conoscenza di balli folkloristici (che hanno avuto un successo andato ben oltre le migliori aspettative!), conferenze sugli aspetti storici e tecnici di questo ballo e una finestra sulla gastronomia argentina.

Ho partecipato a due delle tre milongas in programma e, devo dire, di essere rimasta stupita dalla qualità dei musicisti che ho ascoltato unita alla capacità dei Tj che hanno condiviso il set con la musica dal vivo.

La sala, un gioiellino, la Piccola Fenice che, con il suo ampio spazio e un pavimento di legno da leccarsi i baffi- anzi le scarpette, ha offerto una pista da ballo di tutto rispetto adatta a contenere un grande numero di danzatori.

Ho visto volti felici, tangueros soddisfatti, ottima musica e un parterre cresciuto in termini di numeri e di qualità. Il lavoro che il direttivo del Circolo Trieste tango sta portando avanti sta oggettivamente dando i suoi futti, anzi fiori, offrendo eventi sempre ben organizzati e di qualità.

A mio modesto parere questo evento deve diventare ricorrente, a primavera inoltrata, in questa nostra piccola e deliziosa città di mare, per cui ho chiesto al presidente in pectore, Maurizio Chivella, di indicarmi le date della prossima edizione, lui, per scaramanzia, non si è voluto sbilanciare, ma spera vivamente si possa riproporre l’anno prossimo, nello stesso periodo.

Pertanto amici segnate in agenda, lasciate uno spazio tra i mille impegni che vi portano in giro per l’Italia e oltre, e organizzatevi un passaggio anche qui da noi, nel lontano nord est, a Trieste, terra di mare e di vento, di ottima enogastronomia e di una speciale accoglienza austroungarica!

Pimpra

NUOVI MONDI, NUOVI MODI. LA SABAUDA #ditantointango

Nella vita la curiosità intellettuale è segno di vivacità e di capacità di stare al mondo. La curiosità muove verso la conoscenza, spinge ad aprire porte che altrimenti rimarrebbero chiuse, è uno stimolo che porta ad evolvere.

Su questo principio-faro della mia vita, mi sono iscritta, dopo lunghissimo tempo, a un encuentro milonguero. Complice la vicinanza di una carissima amica, ho trascorso un sostanzioso week end a Torino, a “La Sabauda”.

La location, all’interno di una delle riserve di caccia del re, ospita stalle di mucche felici che possono pascolare tranquille, così come i cavalli e le pecore. La campagna curata, con quell’odore di fieno e di stalla che riportano a un tempo antico e risvegliano quel senso di natura che troppo spesso ci manca.

L’encuentro si connota per la particolare gentilezza di tutti i partecipanti e il loro desiderio di condividere qualcosa insieme, non sono mai mancati i sorrisi, i cenni di saluto tra emeriti sconosciuti, un impatto dolce e morbido come una calda copertina in una giornata d’inverno. Mi sono chiesta se tale gradevolezza di modi fosse legata anche al fattore della media di età più adulta dei partecipanti.

Sono rimasta molto positivamente colpita dai set musicali, confesso che avevo il timore di trascorrere il fine settimana ascoltando solo marcette anni ’20 che poco si intonano al mio personale gusto musicale, annoiandomi dopo pochissimi brani. I TJ set, al contrario, hanno saputo dare ottimo colore e grandi sferzate di energia ai 200 e più partecipanti, una bellissima sorpresa.

A differenza di quanto non mi fosse capitato di vedere nei miei tempi passati, il tango “milonguero” vede l’espressione di signore che ballano da leader in modo impeccabile.

Le tandas della “vita” quelle che ti scrivono dentro me le ricordo tutte: luogo, leader, tipologia di brano musicale, occasione. Ebbene, le mie di norma sono state ballate in maratona, più raramente in milonga, una sola volta in un encuentro, moltissimi anni fa.

Ho avuto il piacere di incontrare una straordinaria ballerina che ha scolpito nella mia memoria un ricordo tanguero che resterà tra le mie pietre miliari. Per una strana e curiosa alchimia entrambe leggevamo i brani della tanda nello stesso modo facendo sì che i corpi fondessero in una unità perfettamente sincrona, puri contenitori di anime danzanti.

Osservando la pista ho notato come le follower fossero, in generale, piuttosto affabili, accoglienti, dolci, rispondenti ma senza mai strafare, sempre equilibrate “al loro posto”. I leader, dal canto loro, usavano lo stesso metro di dolcezza, affidabilità e accoglienza nel proporre, anche loro piuttosto contenuti, senza eccessi o scintille. Questa mi è sembrata la più grande differenza tra il mondo a cui sento di appartenere di più e il mondo del tango milonguero.

Mi sono portata a casa un sacco di spunti da questa esperienza, sia da un punto di vista “tecnico” che da un punto di vista interiore. Si può ballare anche “in silenzio” eppure in modo molto intenso, non sempre, ciò che non appare immediatamente agli occhi, non nasconde tesori nascosti tutti da scoprire.

Mi sento di suggerire a tutti quelli come me, chi mi conosce si riconosce, di approcciare anche gli encuentros perchè se ne ricava tanto materiale su cui lavorare per rendere il proprio tango ancor più rispondente ai colori e alle vibrazioni della propria anima.

Ringrazio gli amici Crissi e Leonardo e tutto il loro staff per la calorosa accoglienza assolutamente all’altezza del nome stesso dell’encuentro, La Sabauda.

Pimpra

IMAGE CREDIT MAURO TONCHICH

Ps non posso non postare la foto di Tommy, mascotte indiscussa dell’evento!

ETDS 2024, 11 EDIZIONE: MEMORABILE. #ditantointango

Ci sono eventi di tango che fanno letteralmente rifiorire, uno di questi è, senza dubbio alcuno, quello organizzato da SpaziotangoBologna, il primo weekend di aprile. Non per nulla, nel primo farsi di primavera.

Ho felicemente perso il conto del numero di edizioni alle quali ho partecipato ma posso, con sicurezza affermare che, il crescendo di divertimento tanguero, aumenta di edizione in edizione.

Tenere l’asticella sempre alta, scollinare tutti i periodi terribili che stiamo attraversando, la concorrenza spietata, rende ETDS una perla nel panorama italiano. A mio modesto parere, ovviamente.

Sono sempre più convinta che la formula “corta” sia quella vincente: una pomeridiana, una serale, una pomeridiana, poi tutti a casa. Ho la sensazione che l’energia tanguera esploda più intensamente, perchè il tempo è tiranno e la fame di abbracci si fa più intensa. Quest’anno le scorribande sono iniziate il giorno prima, la sera del venerdì, per dare la possibilità a più persone di godersi la festa: si sono presentate in 250 un numero incredibile e inaspettato che la dice lunga sull’ottima reputazione mediatica che ETDS mantiene da anni, da 11 anni per essere precisi.

La formula dell’evento all’interno del complesso alberghiero è, per me, la preferita. La mente si libera, consapevole che, in ogni momento, si possono lasciare i giochi, salire in camera, restarci o scendere nuovamente. Per me, il top della comodità.

Un altro aspetto rilevante a Etds è che non si iscrivono i gruppi di quelli che stanno solo tra di loro, ballano solo tra loro, esistono solo loro. Si sta insieme, si balla tutti con tutti, modalità easy way, senza stress, senza ansia da prestazione. Certo che ci sono le varie “delegazioni” di diverse provenienze ma il bello è che, una volta arrivate sulla pista, si dissolvono mescolandosi con tutti gli altri.

Questo è stato l’anno delle TJ donne, a parte l’apertura del venerdì a firma di Zizzu che ha fatto il botto di pubblico.

Ognuna delle Signore della consolle ha offerto la sua personalissima visione e proposta musicale: la prima pomeridiana dai toni soft, calibrati e senza eccessi, tj Iskra Strateva, per passare alla serale carica di pathos, tj Valeria Norcia, di colori e di vibrazioni emozionanti, per finire con l’ultima pomeridiana elettrizzante, adrenalinica, dall’effetto dopaminergico, tj Caterina Inglese.

C’è stato un momento in cui mi sono sentita una pazza furiosa, già indossati gli abiti borghesi e le sneaker e pronta a partire, ho abbrancato un ballerino e così come stavo mi sono gustata la mia “ultima tanda”. Completamente invasata!

Da partecipante non posso che augurarmi che questa meravigliosa e accogliente festa, continui a renderci così tanto felici, soddisfatti e appagati ancora per molti anni.

Un ringraziamento speciale a Simona, a tutto il direttivo e al numeroso staff per un’edizione che resterà nella memoria!

Pimpra

TORMENTA TANGO MARATHON. #ditantointango

Prima di esprimere il mio personalissimo parere su “Tormenta tango marathon” di questo fine settimana, è necessario fare una premessa.

Le maratone 3.0 sono molto diverse da quelle del decennio precedente. Esiste uno spartiacque temporale tra pre e post Covid. E’ un fatto. Molti ballerini del decennio precedente hanno scelto di dedicarsi anche ad altre attività, nuovi adepti hanno iniziato ad indossare le scarpette e ad andare in giro per eventi. Il che è sempre un bene, si chiama ricambio generazionale e, a noi della guardia vieja, ci mette di fronte all’ineluttabile scorrere del tempo, come vedere i propri figli divenire adulti.

Maratona 3.0 è un variopinto mix di livelli di tango, intesi come anni di studio e pratica alle spalle, un misto generoso di persone giovani e meno meno giovani, un mix molto più evidente di tipologie di abbraccio, dal chiuso milonguero al dinamico aperto. Anni addietro chi andava per maratone non frequentava – nella maggior parte dei casi- gli encuentros e viceversa. Oggi non è più così.

Con questa nuova consapevolezza e grande allegria sono uscita dai patrii confini per andare ad Opatija (Abbazia in italiano) e trovare gli amici croati che non vedevo da un po’.

Il periodo dell’anno prescelto per la maratona esalta la piacevolezza della deliziosa cittadina sul mare, regalando una gioiosa emozione al primo riflesso della luce sullo specchio di mare a cui si affaccia.

La location ha, vieppiù, esaltato lo spirito del luogo: un’ampia vetrata affacciata sulla punta più a nord dell’Adriatico, coinvolgeva animo e sensazioni in una danza di emozioni celebrate dalla musica.

L’organizzazione non ha avuto pecche e, ciò che ho molto apprezzato, è stata la sentita ospitalità riservata ad ognuno, una calorosa accoglienza, di padroni di casa che sono davvero contenti di averti e fanno di tutto per farti sentire a tuo agio.

Una nota speciale la merita anche la lezione di yoga per tangueros esausti, offerta prima delle due pomeridiane che ha rimesso a nuovo tutti i partecipanti, un’ora di stretching profondo condotta dalla maestra di yoga e pure organizzatrice, Tamara.

Tormenta tango marathon è perfetta per le coppie, tanto tango in un contesto che offre spunti romantici che non guastano.

Tormenta tango marathon è un’ottima occasione per organizzare una bella truppa di amici e godersi il weekend primaverile mescolando mare, tango e nuovi amici che, per me, è una delle abbinate meglio riuscite!

Tormenta tango marathon ha l’energia bella di quegli eventi che tengono lontano lo stress, si balla in totale serenità, liberi.

Grazie a Tamara, Sasa e a tutto il team per averci accolti con così tanto calore.

Oggi è lunedì e sono scesa al lavoro con il sorriso perchè un fine settimana così mi ha rigenerato completamente!

Pimpra

TOSCA 2024. TUTTO CAMBIA, NIENTE CAMBIA. #ditantointango

Non c’è primavera senza la Tosca, “La maratona” italiana per eccellenza. I primi 2 lustri scollinati con l’agilità di una gazzella, ripropone di anno in anno una formula consolidata, rodata nel tempo e garanzia di qualità.

La location ruba ogni volta il cuore, una meravigliosa villa immersa nelle colline toscane, con una pista da ballo allestita in un pavillon con vetrate sul giardino. Vale la pena partecipare anche solo per godere del luogo.

Rimane immutata la qualità dei servizi, puntuali e rigorosi, migliorati – se possibile- per agevolare in tutto e per tutto la vita dei maratoneti. Cibo ottimo, con specialità del luogo che fanno assaporare la bellezza sensuale della Toscana anche attraverso le papille gustative.

Ho perso il conto di quante edizioni di Tosca mi hanno vista partecipare e, spero che con questa mia dichiarazione di longevità, l’anno prossimo non mi vengano chiuse le porte, ho potuto vivere i cambiamenti nella grande vague tanguera degli ultimi 12 anni.

La mia prima nel 2012, la mail di risposta con quella meravigliosa parolina “IN” mi mandò ai matti dalla felicità. Ho ballato insieme al gotha del tango europeo del tempo, insieme, non “con” perché se non eri conosciut* come ballerin* e all’altezza, nemmeno potevi pensare di avvicinarti a una tanda con i mostri. Però ballarci vicino era comunque una sensazione meravigliosa che spronava a studiare per crescere e, chissà, magari un giorno, avere la possibilità di ballarci insieme.

Gli anni passano, e così il parterre muta.

L’edizione di quest’anno è stata più che mai inclusiva, accogliendo in pista anche tangueros acerbi (in termini di chilometri di tango nelle gambe), di entrambi i sessi, coppie comprese. Per noi che siamo oramai la vecchia guardia è una novità, nel senso che la maratona è diventata meno “stressante” da un certo punto di vista. Meno ansia da prestazione, più livelli di ballo, più possibilità di divertirsi per tutti.

In assoluto è questo il cambiamento più grande che ho percepito. Meno imperatori e imperatrici irraggiungibili, nonostante non mancassero i tangueros di categoria altissima, una fascia di ballerini medio alta e pure i pulcini della pista.

Se dovessi dare un titolo alla Tosca 2024 direi “INSIEME”.

Considerato il tempo che stiamo vivendo, con ciò che intorno a noi accade quotidianamente, avere la possibilità di potersi concedere un fine settimana così delizioso, è una fortuna immensa. Poterlo fare condividendo la gioia a 360 gradi, mi pare ancora meglio.

Grazie alle Tosche che non deludono mai. Il mio cuore è con voi.

Pimpra

ENERGIA VIBRAZIONALE. #ditantointango

Prima di proseguire, leggetevi il post che sta sopra. E’ la premessa.

Discutevo di “energia femminile” e invito. Era l’oramai lontano 2018 ma lo spunto di riflessione torna molto utile per indagare ancora, aprendo, però, un nuovo scenario.

All’epoca, forse per la mia verde età ( 😀 ) dividevo l’universo delle tanguere sostanzialmente in due macro classi:

Seguidoras

Giaguare

Le prime, le “ballerine”, oggi le definirei le “danzatrici classiche” del tango, nel senso di fulgide rappresentanti della Tradizione.

Le seconde, al contrario, le “rivoluzionarie”, le “sessantottare” del tango, quelle che hanno rotto certi schemi.

L’invito dove arriva più facilmente, mi chiedevo allora. Risposta, come io stessa scrissi, piuttosto ovvia.

L’esperienza, quest’oggi, mi ha aperto una nuova via di indagine sull’energia dell’abbraccio, sulla connessione. E’ una cosa che ho sperimentato su di me: mi ritrovo nella seconda macro categoria, quella delle ribelli, non sono mai riuscita a seguire brava, buona, puntuale, l’uomo. Hoi bisogno – da sempre, di dire la mia, senza voler essere arrogante o – peggio- aggressiva e che mi piace assai parlare/confrontarmi con l’altro e questo esce anche quando ballo.

L’età, dicevo, l’esperienza di tanti tanti tanti chilometri passati a ballare mi ha fatto scoprire, o forse meglio dire trovare, una nuova strada: si può ballare da giaguare rivoluzionarie in modo “nuovo” ovvero sintonizzando un altro tipo di energia con il partner che non è più quella cinetica (dinamica di movimenti) o quella emozionale (connessione e abbraccio), ma si tratta di una sfumatura più eterea ma estremamente potente: l’energia vibrazionale.

Fateci caso, se nel primo abbraccio ci mettiamo in un ascolto profondo dell’altr* che non è solo delle emozioni che ci arrivano dal semplice fatto di “toccarsi”, ma mettiamo in campo quella sensibilità oserei dire “felina, animale, istintiva” che ci guida a percepire le vibrazioni energetiche dell’altro essere umano, esce un dialogo assolutamente fenomenale. Si entra in una dimensione di trascendenza che supera la pura connessione, la dinamica, e si balla in modo diverso, entrambi.

Questo tipo di ricerca richiede di fare una sorta di vuoto mentale, nel quale ci si abbandona completamente, senza paracadute. Se entrambi riescono a liberarsi, la tanda si librerà in una dimensione così assoluta da risultare indimenticabile.

Di sicuro un simile attegiamento mentale richiede esercizio e – probabilmente- non si può mettere in campo in ogni tanda, solo in taluni speciali momenti. Mi sento di suggerire di sperimentarsi in questa nuova ricerca, il tango farà un salto quantico dal quale sarà difficile tornare indietro. Provare per credere.

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

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