L’ANNO CHE VERRA’. [STICAZZI]

Mi è tornata in mente la splendida canzone del compianto Lucio nazionale perchè, ecco, è da un pò di tempo che sono molto inquieta e, tra me e me, continuo a fare bilanci.

Manco farlo apposta, incappo nello splendido post dell’amica Vagina che, con feroce e brillante analisi, ha dipinto con precisione milllimetrica, ogni mio pensiero.

Sticazzi.

Cosa sarà? Cosa sarò? Chi sarò?

Domande alle quali non so – ancora – rispondere, ciò che riesco a vedere è la mia vita di oggi. Il che non è nemmeno sbagliato, stando al pensiero di alcuni filosofi e pensatori: si vive il presente perchè solo questo esiste.

Ciò premesso, vedo la mia vita “sdrucita”, come consumata, lisa. Il problema è che non è consunzione da massiccio utilizzo, come quello dei jeans preferiti, è proprio deterioramento, lenta agonia, piccola morte.

Non la immaginavo così, di sicuro, quando ero una ragazzina. Altri erano gli scenari che avevo in mente. Mi sa, a questo punto, che fossero solo banali sogni di scolaretta, nulla più.

Sticazzi.

Eppure non voglio darmi per vinta, con un altro sovraumano sforzo (più passa il tempo, più cala l’energia) desidero dare una svolta.

Voglio colori.

Voglio sorrisi aperti.

Voglio emozionarmi ancora.

Voglio sorprendermi.

Voglio VIVERE.

E, sticazzi, se non lo farò.

Pimpra

C’ERA UNA VOLTA LA FAMIGLIA

natale famiglia

Il primo dicembre alle porte, le insegne di natale che stanno spuntando come gramigna agli angoli delle strade, le vetrine dei negozi si colorano di rosso, bianco e oro, radio e tv martellano la testa con spot a tema.

Ci siamo. La corsa al natale sta prendendo vita.

A seconda della situazione economico-patrmoniale di ciascuno, il momento può essere molto gaio o, solennemente triste, ma, più che il consumismo mi preme volgere lo sguardo sull’aspetto “intimo”, sentimentale e familiare del natale.

Per me, e mi reputo molto fortunata, è sempre stata una gran festa. Era l’occasione, per noi, di ritrovarci, mio padre tornava in Italia da ovunque si trovasse nel mondo, e si festeggiava alla grandissima questa riunione.

Non parlo di doni (che pure non mancavano) ma proprio della gioia profondissima di stare insieme a far festa.

Con il trascorrere degli anni e le mutate condizioni familiari (mio padre è scomparso che era ancora molto giovane) , il natale ha progressivamente perso colore, trasformandosi più che altro in occasione per ricordare chi, purtroppo, non c’era più.

Il tempo passa e a mia volta ho costruito una famiglia, tinteggiando di allegria quei giorni di festa. Ma, come tutto muta nella vita, anche quella famiglia, ad un certo punto, non c’è stata più.

Altro giro altra corsa. Dopo i 40 anni praticamente tutti hanno un passato, anche familiare e con esso il portato di rapporti che devono funzionare.

E si arriva al punto. La celebrazione della “famiglia” non può e non deve più passare esclusiavamente attraverso i rapporti familiari in senso “stretto”, di questi tempi è necessario, se non opportuno, aprire le maglie e fare entrare nella ruota rocambolesca della famiglia anche coloro che, per etichetta, ne stanno fuori.

Nulla di peggio è vivere ai margini, sentirsi le serie B, le ruote di scorta affettive, quelli non all’altezza del banchetto, i paria.

I tempi sono moderni, e questa modernità urla a gran voce che la nuova dimensione sociale è più ampia e di deve imparare a fare i conti con quella che viene definita “FAMIGLIA ALLARGATA”.

Di positivo c’è che le tensioni si stemperano, ci si può divertite in più persone, nessuno nega a nessuno l’affetto e l’attenzione che merita.

Di negativo c’è che, in proporzione, aumenteranno i pranzi e le cene, con pessime conseguenze per il giro vita, ma tanti sorrisi in più.

Credo valga comunque la pena di tentare.

Ai paurosi, a coloro che temono di stravolgere “l’ordine costituito” suggerisco di fare un bel respiro e … buttarsi… rischiano di vivere le più belle sorprese…

Pimpra

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IL CORPO NON MENTE

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Da non credere. Per stare bene, in salute, devo attenermi a una rigorosissima dieta. E quando dico “rigorosissima” non scherzo.

Un finale d’estate passato a depurarmi, con successo, mangiando come una monaca buddista, senza vino, senza aperitivi, senza gioie del palato. E il risultato è arrivato, lo riconsco. Meno 4 kg, asciutta come mai ricordavo di essere stata, in forma smagliantissima (ciao ciao alle tette dato a metà cura, ma pazienza), piena di energia e umore positivo (ma quale donna non lo sarebbe quando l’ago della bilancia si fa più leggero).

Poi, un periodo complicato, lavoro e vita privata ed ecco che il rigore alimentare viene meno, nulla di grave ma, il purismo dei mesi precedenti, resta un lontano ricordo.

Con le tossine dell’inquinamento cellulare, svaniscono – inesorabilmente- le straordinarie endorfine acquisite in precedenza.

Morale: giù di balla da morire, la vita che va storta, si ferma ed io al palo.

Eppure credevo che, il tempo che non riesco a dedicare ai fornelli, potesse essere egregiamente sostituito con il pasto-beverone. Invece, su di me, STICAZZI, è come se il corpo si rivoltasse alla chimica (anche se l’etichetta del prodotto rimanda indiscutibilmente a qualcosa di “verde”).

Il corpo non mente. Mi dice che devo avere vita regolare (l’opposto esatto di quanto canta l’amato Vasco), pasti equilibrati e sani, ritmi biologici giusti, umani.

Insomma il corpo vuole essere trattato con rispetto, con il rispetto che merita per tutti i servigi che rende.

E, sticazzissimi, non ho alternativa che ascoltarlo!

Pimpra

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LA GUERRA DEI POVERI

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E’ questa la definizione che ho dato per descrivere quanto accade dinnanzi ai miei occhi, in questo periodo.

Nei momenti bui della storia, l’umanità tutta dovrebbe raccogliersi per creare un forte senso di “comunità”, utile a rendere il singolo più forte verso le avversità della vita.

Che si tratti di vita privata o lavorativa, lo scenario rimane molto simile: tutti contro tutti.

Nelle difficoltà del vivere, la maggior parte delle persone, purtroppo, svela di sè il lato peggiore, come se, il solo mantra possibile fosse: “mors tua, vita mea“.

Ciò che più colpisce i miei occhi, ferendoli, è osservare come, la corsa verso quel qualcosa da raggiungere – visibilità, prestigio sociale, carriera, soldi, apprezzamento, amore ecc. –  obblighi a “svelarsi” le persone più inspospettabili. Quelle, per intenderci,  che fino al giorno prima potevi sentire dalla tua parte, se non in veste di “amici”, almeno come “compagni” di un viaggio lungo e difficile.

Non mi abituerò mai a questa corsa, non perchè a me non piaccia correre, ma perchè mi piace farlo in modo chiaro, onesto, senza retropensieri, senza pistole nascoste o coltelli da piazzare nella schiena di chi mi è davanti o al fianco.

Sono di quella generazione che, quando gioca, gioca pulito, perchè vincere imbrogliando non ha alcun sapore. Perchè essere i primi della classe, in un gruppo di brocchi, non è precisamente una gran botta all’autostima.

Di contro, per vivere “puliti”, bisogna farsi due palle così. E non c’è niente da fare. Perchè “gli altri” ti fanno il culo a bertuccia, perchè loro, le regole le creano a loro immagine e somiglianza e tu, non fai parte del quadretto.

Questa è la civiltà dove ci troviamo adesso. Fatta di lucciole e cicale, di amori e di successi evanescenti, grandi colori che sbiadiscono alla prima pioggia d’autunno.

E sapete che c’è, a me non importa. Resto sul mio treno lento, a godermi il paesaggio che cambia, senza paura che qualcuno rubi il mio posto a sedere, perchè, dove sto io, non vuole starci nessuno.

STICAZZI.

Pimpra

ESERCIZIO ZEN

AcquaZen

Della mia personalità posso affermare tante cose, nel bene e nel male, ma, di certo, quello che so non esistere, non essere contemplato, sono gli atteggiamenti “zen”.

Distacco emotivo, osservazione separata delle cose e degli eventi, calma dentro alla tempesta, controllo, vuoto mentale.

Ecco, io sto esattamente dal lato opposto: sono la tempesta, vivo dentro l’occhio del ciclone (quanto sono tranquillla) oppure sono sempre nei suoi vortici più violenti.

Che fatica.

E più passa il tempo, più è pesante destreggiarsi tra tutta questa, devastante, energia.

Eppure non so fare diversamente.

Ecco allora che, grazie a un suggerimento illuminato, cercherò di far mente locale sui “pensieri belli”, pensieri che mi portano gaiezza, allegria, serentià, perdute da troppo tempo.

Apprestandomi a questo esercizio che mi costerà immane fatica –chevvelodicoafare– mi chiedo, come mai, la mia vita è sempre costellata di ostacoli, più o meno grandi, più o meno difficoltosi da superare… come mai?

Eh no! Questo non è l’esercizio zen che devo fare! 🙂

STICAZZI!!!!

… “Buoni” pensieri a tutti!

Pimpra

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PAROLA D’ORDINE: LIBERTA’ – L’AZIONE DI GREENPEACE

Greenpeace alla BarcolanaIMAGE CREDIT: PIMPRA, TRIESTE

Io c’ero. Ho visto e non ho voglia di tacere.

L’azione di Greenpeace di ieri alla Barcolana ha rischiato di diventare un serio incidente, in cui, persone innocenti, potevano farsi male, molto male.

Il perchè è presto detto.

Il gommoncino che vedete, credo lungo non più di 4 metri (quindi un guscio di noce in acqua), ha cercato di affiancare, e vi prego di leggere bene “affiancare” l’imbarcazione vincitrice dell’edizione 45 della regata Barcolana.

L’avvicinamento solo a regata appena conclusa, quindi dopo lo sparo del cannone e dei fuochi d’artificio, momento in cui, la strepitosa regina del mare, l’imponente Esimit, guadagnava per sè, tutti i riflettori della stampa.

Se hai qualcosa da dire, se ti occupi di temi ambientali, è quello il momento dove devi cercare di mettere in evidenza il tuo messaggio.

In questo caso “Salviamo l’Artico”, la spiegazione qui.

Non era pubblicità a un prodotto commerciale, non era manifestare pro un’idea politica, non era fare propaganda per e verso qualcuno o qualcosa di personale. Qui si tratta di ambiente, si tratta di difendere questo meraviglioso pianeta che ci ospita, di cui siamo TUTTI figli e che abitiamo.

Si trattava di rubare qualche istante di attenzione a un popolo di distratti, di persone lontane, a volte lontanissime, da temi scottanti quali, ad esempio, la salvaguardia dell’ambiente.

Sicuramente l’arrivo del piccolo gommone con le scritte gialle, è stato come un folletto che ti tira il bordo della giacca per farti girare, nessuno MAI avrebbe altrimenti visto/letto/osservato quanto era riportato sul loro striscione.

Per poco tutte le forze di “sicurezza” del mare, non hanno fatto affondare il piccolissimo natante, che è stato attaccato con una proporzione di violenza pari a quella di un tifone che si abbatte su una casa di paglia.

Allora, ho deciso di fare la mia parte, per quanto sta nelle mie forze, e pubblicare qui, la foto che li ritrae mentre lottano per noi tutti, mentre cercano di scuotere la nostra intorpidita attenzione, mentre stanno seguendo i loro ideali.

Io sono e sarò sempre per la libertà, di essere, di esistere e di esprimere la propria opinione.

Se la pensate come me, stavolta vi chiedo di condividere su tutto ciò di social che usate/gestite/conoscete questo post, affinchè la loro voce risuoni.

Pimpra

Per approfindimenti QUI

VIAGGIARE LEGGERI

pulizieA chi non è mai capitato di guardare dentro a un armadio, un cassetto, sulla scrivania, nella macchina e rendersi conto della quantità di cianfrusaglie accumulate?

Credo tutti noi!

Senza essere necessariamente dei disposofobici, ovvero accumulatori seriali,  è bene che impariamo a soffermarci su quanto gli oggetti che abbiamo intorno, in realtà parlino di noi.

Sembra una sciocchezza, ma, a ben guardare, non lo è affatto.

Un caro amico sta affrontando, in questi giorni, un trasloco. Sono andata ad aiutarlo, specialmente per quel che riguardava la scelta degli abiti da lasciare o da portare con sè nella nuova casa.

Non occorre che vi dica, tra le risate e le resistenze, quanto accumulo di stracci inutili era accatastato negli armadi e quanto faticoso è stato per lui, liberarsene.

Come mai? Perchè abbiamo questo attaccamento alle cose? Forse gli oggetti ci parlano? Hanno un portato energetico così forte da non permetterci di liberarci di loro quando il contesto d’uso ha avuto compimento?

Inoltre, a ben guardare, noi tutti ci attorniamo di un quantitativo abominevole e inutile di cose. Vestiti a quintali, scarpe, borse, gadget teconolgici, sportivi, per la macchina, trucchi, belletti, profumi, bigiotteria e l’elenco potrebbe essere infinito. [L’accumulo di libri, quello solo, francamente non mi sento di condannare].

Perchè abbiamo bisogno di queste “ancore emotive” di cui facciamo così fatica a liberarci? Il fatto è che non ci diamo mai il tempo di riflettere sulle cose e sui nostri stati d’animo e capire quanto il nostro inconscio cerca di dirci.

Ho fatto una sorta di trasloco al contrario anche io, qualche anno addietro, quando il mio matrimonio finì e l’ex coniuge si trasferì altrove. Sono partiti alla volta del cassonetto sacchi e sacchi neri di accumulo, frutto di inerzia, di pigrizia, di attaccamento a pseudo ricordi legati ad oggetti. Il clou della follia accumulatoria sono stati gli scontrini raccolti in anni di convivenza (non da me). “Ma cosa te ne fai? A che servono?” la risposta è sempre stata la stessa “A ricordare”.

Una cosa l’ho capita, in tutto questo: devo imparare a “viaggiare leggera” e non penso a quando mi muovo fisicamente, ma nella vita.

Ogni legame con il passato che si traduce dentro ad oggetti è superfluo, è una inutile zavorra al nostro fluire leggero nella vita.

E adesso, tutti a “far pulizia”! 🙂

Pimpra

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MICROMETRICA

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“Ciao, sono la Pimpra e da 12 giorni non tocco più gommose e morbide, liquirizia dolce, alcol”

Questa potrebbe essere la mia presentazione al gruppo di sostegno stile alcolisti anonimi, dove si curano le “dipendenze”. [Chissà perchè ma qualcosa mi dice che sarei in buona compagnia… ;-)]

12 giorni in cui non ho sgarrato, nemmeno sotto tentazione, ho tenuto duro, rocciosa, convinta, motivata.

Il corpo sta reagendo bene  -bontà sua!- basta trattarlo con delicatezza e lui risponde (quasi ) subito. L’energia torna, la voglia di muoversi, la testa meno offuscata, una sorta di visione dell’insieme più chiara.

In tutto questo scenario, una cosa nuova di cui ho avuto la netta percezione: sono piccola.

Trieste, attualmente, è molto frequentata da turisti di diverse nazionalità. Li incontro spesso quando vado a bere il caffè o nei miei giretti in centro, loro sono alti, le donne sono alte, a volte altissime.

Mi muovo, micrometrica, tra questi corpi che mi sovrastano. Di solito vestiti malissimo, a volte anche trasandati, mi muovo veloce perchè, a differenza loro, so dove sto andando.

E ho avuto come un’illuminazione rendendomi conto di quanto (per i tempi moderni) io possa essere “bassa”.

Credetemi, per una che non ha mai badato all’atezza sua propria (a quella degli uomini, sì, mi piacciono alti) è stato come uno choc.

So di avere le spalle larghe, il naso a patata,  i piedi grandi ecc. ecc. ma di essere così tanto bassa, non me ne ero mai accorta. Adesso sì.

E, come per magica compensazione cosmica, però, dentro, mi sento “grande/alta”. E questo senso della mia  levatura interiore mi fa sentire forte, molto forte e sicura. E non ho nessuna paura di quelli grandi per davvero o che tali si ritengono…

A buon intenditore…

Pimpra

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L’ ARTE DI ARRANGIARSI

Vive l'Afrique 10

Finalmente anche per me un bel week end di sole/mare, la pelle meno albina del solito e l’umore più gaio.

Passando il tempo morbidamente distesa in riva al mare a nulla fare, buttato l’orologio, l’agenda e, soprattutto i pensieri (negativi), ho rivisto a volo d’uccello il recente periodo di vita scoprendo che…

…I detti “Chi fa da sè, fa per tre” e “Aiutati che il cielo ti aiuta”, hanno un peso esistenziale ben più ampio di quello che non si possa pensare.

L’abitudine (di solito squisitamente femminile- ma non solo!) di appoggiarsi su chi ci sta intorno- amici, amori, parenti e/o tutti e quanti insieme, è un atteggiamento mentale ed emozionale devastante e terribilmente negativo.

E’ come se portassimo fuori dalla stanza dell’albergo le nostre valigie e le lasciassimo direttamente sul pianerottolo, sicuri che, ci sarà qualcuno che se ne occuperà al posto nostro.

Errore. Non funziona così.

La vita, a testate, bastonate, calci in culo, mi ha insegnato che questo tipo di atteggiamento mentale è un disastro.

E, mi tocca ammetterlo, meno male.

Perchè?

Dal pragmatico al filosofico, ecco i miei motivi:

  1. non avendo nessuno che si occupa di me, ho imparato a fare tetris di borse della spesa in scooter. Sono sempre incazzata quando mi vedo carica come un mulo da soma e mi vien voglia di lamentarmi ma, nello stesso istante, riesco a ridere di me, di come posso essere funambolica e creativa. In secundis, sollevare tutto quel peso, aiuta i miei muscoli a restare in forma.
  2. non appoggiarsi sviluppa “l’arte di sapersi arrangiare” che, tradotto, significa saper chiedere a chi ne sa di più, imparare cose nuove, mettersi in gioco
  3. chi si arrangia da solo, sa come usare meglio il tempo, è, normalmente, più organizzato degli altri, non si perde d’animo, trova la soluzione. Per forza deve farlo, perchè nessuno la troverà per lui.
  4. arrangiarsi, sviluppa capacità cognitive e comportamentali: una su tutte, insegna a gestire la “solitudine”, sia quella fisica, quando non si ha anima intorno, sia quella più sottile/subdola e filosofica: la solitudine esistenziale.
  5. ciò detto, una volta assunto ed accettato che nel nostro passaggio nel mondo siamo soli, arrangiarsi vuol anche dire, godere del momento, prendere il bello dalle cose, saper sorridere di sè e del mondo.
  6. si diventa fini psicologi. Si impara ad osservare, a studiare gli scenari, a riflettere, a non farsi prendere dalle budella, dall’ansia e dal giudizio.

Sapersi arrangiare è la sola equazione per diventare grandi.

Come devono fare gli animali, perchè la vita, dovrebbe essere sempre “secondo natura”.

Questo post è stato scritto in particolare per una persona che ha tutto con sè e dentro di sè, ma che, a volte, si perde e non ci crede.

Con affetto,

Pimpra

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SECONDO NATURA

campo_di_grano_tramontoSarà capitato a tutti voi di avere un periodo colorato di acciacchi vari, pruriti esistenziali fastidiosi, insomma un classico momento no.

D’estate, il gran caldo poi, esalta ancor più i malesseri.

Sentendomi un catafaro come non mi accadeva da tempo, e avendole provate tutte, mi sono ricordata di uno sciamano conosciuto tanti anni addietro che mise a posto i disturbi miei e dell’allora marito.

Ho preso appuntamento e ci sono andata.

Dall’analisi delle mie unghie, dalle domande, dal test chinesiologico è risultata una fotografia di una me parecchio disarmonica.

Detto fatto, dieta (MALEDIZIONE!!!), e un sacco di rimedi naturali per cercare di rimettere a posto, in armonica coesistenza, i distretti del mio corpo.

Voglio crederci con tutta me stessa, in primis perchè ho avuto un ottimo risultato tantissimi anni fa, in secundis perchè la medicina tradizionale non è mai riuscita ad aiutarmi a risolvere la problematica.

Acquisto i rimedi, accendo un mutuo (questo è il lato negativo di fare una scelta di medicina alternativa) e inizio.

Sapete che c’è? FUNZIONA.

E io non ci posso ancora credere, e mi pare che stavolta il problema che mi affligge troverà la soluzione. E quanto sono contenta.

Che poi, a voler ben guardare, il nostro corpo cerca di parlare sempre con noi che rimaniamo sordi alle sue richieste e ci ammaliamo.

Il solo problema, lo ripeto, è che per vivere “secondo natura” bisogna essere almeno benestanti e forse è anche questa una delle ragioni per cui, moltissimi di noi, evitano accuratamente tutte le scelte ed i percorsi naturali.

E dico che è un vero peccato…

Pimpra

Se volete approfondire, alcuni link interessanti: qui, qui

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