LA DOLCEZZA DELL’ALBA

aube

Ci sono passioni che ti spingono oltre il limite. Ti portano a dimenticare che hai un corpo che duole, che sei stanco, che hai sete, fame, sonno.

La passione brucia, riscalda, dilaga.

Alla passione non si può resistere e non avrebbe senso farlo.

Arriva l’alba. L’aspetti, ma non ti accorgi che è già lì, trascinata come sei dentro un’onda di musica e di abbracci.

La notte cupa si trasforma in un nuovo giorno mentre volteggi, abbracci e ascolti. Noti i colori, percepisci meglio i volti dei tuoi compagni di viaggio, le facce sorridenti e un po’ stanche.

E’ l’alba della maratona (di tango, ovviamente), anche se in versione mignon, “solo” 12 ore. Niente mi è più dolce e mi procura tanto piacere quanto aspettarla abbracciando colui che mi è più caro, galleggiando dolcemente nelle melodie preferite.

E’ giorno.

Sono terribilmente addormentata ma non posso coricarmi. Sarà dura restare sveglia ma, potendo, lo rifarei ancora…

Pimpra

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#VivelaFrance: come si fa a non amarla?

memoriesQuando puoi permetterti di dire: vacanza = viaggio, sei una persona fortunata. Molto fortunata.

Quest’anno non potevo chiedere di meglio, complice il matrimonio di una coppia di cari amici, mi sono ritrovata per magia, nella terra dei Galli.

Una smotorata lunghissima mi ha condotto nei magici luoghi di Normandia per poi proseguire il viaggio verso nord a visitare le spiagge dello Sbarco. Da colà inversione di rotta verso le coste bretoni, passando per deliziosi borghi medievali, campagne coltivate come giardini, paesaggi al cui solo pensiero provo profonde emozioni.

Cos’è il viaggio se non una dimensione altra dove ri-scoprirsi, dove ri-trovarsi, dove ri-abbracciare stimoli, sensazioni perdute?

Per me è stato tutto questo, sono entrata in tale risonanza con la terra che mi ospitava da sentirmi davvero “a casa”. In una casa desiderata, scelta, dove mi sentivo a mio agio, accolta.

Andando sul pragmatico e ruspante, di seguito la mia Francia per punti:

  1. Se ci si accontenta e non si è a caccia di lusso, gli hotel di periferia permettono di spendere meno di € 100 a notte (la media, colazione compresa- è una voce a parte, sugli 80 Euro)
  2. Gli autogrill sono ben tenuti, offono comfort al viaggiatore, sono pressochè completamente automatizzati (il caffè fa schifo, ve lo dico subito, che esca dalle sapienti mani del barista o direttamente dal distributore automatico, perciò preferisco il distributore che non mi costringe a fare la fila aspettando un espresso che non si può definire tale),inoltre ci si può distruggere di croissant e di baguette sin dal primo approccio con il territorio francese. Il che è bene.
  3. Le vacche in Francia sono molto felici, serene e rilassate. Si accoppiano, senza grandi pudori, nei loro campi a bordo strada, indifferenti agli sguardi degli automobilisti di passaggio. Sono contente perchè mangiano bene, il giorno intero a brucare, erba. Ho detto erba, non so se mi spiego. Ne esistono di diverse tonalità di mantello lunghezza di pelo, rosse, pezzate bianco/nere e bianco/rosse, albine, nere. Stanno in compagnia e quando una di loro decide di accovacciarsi, le altre fanno lo stesso. Quando una di loro decide che è ora di rientrare alla stalla, il gruppo, in fila indiana, la segue. I vitellini succhiano il latte dalle tettone delle loro mamme ed è un momento commovente. No, non ho visitato fattorie, questo è il fantastico spettacolo naturale che si vede percorrendo l’autostrada!
  4. I campi sono coltivati come fossero giardini alla francese, creando giochi cromatici e geometrici che ritroviamo nelle tele di famosi pittori.
  5. I campi profumano di erba e di cacca di mucca. Insieme producono un aroma inebriante che riporta agli albori della madre Terra.
  6. ho finalmente rivisto i fiori di campo, tanti, di tutti i colori e forme
  7. I francesi che ho incontrato non sono affatto odiosi come siamo soliti dipingerli. Anzi, sono stati gentili e benevoli, garbati e sorridenti. Forse perchè io, per prima, ero così? …
  8. Le baguettes non fanno ingrassare. Mi pare una gran bella notizia
  9. L’argomento caffè è tabu. Meglio mettersi il cuore in pace specie se provenite da Napoli o zone limitrofe (anche i triestini hanno avuto serie difficolà!). In Francia la “tazzulella” la riempiono fino in cima anche se voi, a gesti e in francese, spiegate loro che volete esattamente “la metà della dose normale di caffè”. Non ce la possono fare, è più forte di loro. Ma sono simpatici lo stesso.
  10. Il burro è strepitoso. E’ ovvio, le mucche felici ed anche il loro latte lo è ed il burro di conseguenza. Fottetevene del colesterolo, del grasso, delle calorie. Tanto poi, la dieta la farete a casa
  11. Le ostriche si accompagnano ad aceto leggero o a limone. Dopo che l’ostrica è dentro di voi, ammorbiditene il sapore accompagnandola con della baguette imburrata (con burro salato)
  12. Le cozze si mangiano in tutti i modi possibili. Io le ho assaggiate al Camembert: divine. I francesi sono furbi, hanno nobilitato un prodotto semplice facendolo assurgere a un piatto da gourmand.
  13. La Normandia è meravigliosa, fa molto più freddo rispetto a qui. Le case sembrano di bambola.
  14. I biscotti normanno-bretoni che sarebbe meglio definire “panetti di burro con un po’ di farina di passaggio”, sono assolutamente irresistibili. Ripeto, vale la pena di assaggiarli. La dieta al ritorno
  15. La Bretagna è un sogno. Violenza degli elelmenti naturali e dolcezza della terra. Un mix irresistibile
  16. Medio evo dappertutto, villaggi, case, borghi, chiese. Meravigliosamente conservati
  17. Gotico ovunque
  18. I turisti sono più rispettosi, non li ho visti sporcare, lasciare segni del loro passaggio. I francesi fanno rispettare i loro luoghi. E la massa si adegua. Un segno di civiltà per tutti
  19. Camper ovunque e servizi necessari facilmente raggiungibili.
  20. I francesi permettono ai possessori di animali di portarli con sè. Le famiglie dotate di quattrozampe viaggiano in loro compagnia. Grandissimo segno di civiltà
  21. La costa della Normandia profuma di alghe. Le baguettes non fanno ingrassare perchè si respira continuamente iodio che attiva il funzionamento della tiroide. Ecco svelato il mistero… 😉
  22. Mont Saint Michel va visto all’imbrunire, quando le orde di turisti scemano un po’ (ho detto un po’). E arriva il cambio di marea. Comunque, anche in questo sito, organizzazione impeccabile (bus gratuiti e continui)
  23. Una pallina di gelato in Francia costa tra i € 2,5 e i  3 Euro . Non faccio altri commenti, però il gusto caramello e burro salato sono super
  24. Le francesi della provincia, in luglio, non usano i tacchi. Mi è sembrato un fatto piuttosto curioso
  25. E’ vero che a Brest “Il pleut sans cesse” (a Brest, piove continuamente)
  26. La valle della Loira vale un viaggio. Luoghi che rubano l’anima dei poeti, degli artisti, dei romanticoni e degli innamorati
  27. I croissant francesi non hanno rivali. Perchè le loro vacche sono le più felici
  28. Continuano a non utilizzare il bidet …

Ciò detto, non aggiungo altro e, a gran voce urlo #VivelaFrance !

Pimpra

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LEZIONI DI VITA: LE DONNE DI ROMAGNA

images175State tranquilli, nessun pippolotto al giovedì mattina, solo una piacevole riflessione.

Chi è passato per di qua, già sa che ho trascorso un delizioso fine settimana tangheggiante, in quel di Romagna. E fin qui…

La leziuncella bella che mi sono portata a casa, mi arriva dritta dalle donne romagnole con cui ho avuto il piacere di conversare.

Premetto che, l’universo femminile “evoluto”, e con questo intendo riferirmi a tutte le donne “risolte”, in pace con se stesse, serene, capaci di costruire veri rapporti di grande scambio e intimità con le altre donne, non si connota di “nazionalità” o provenienze geografiche particolari, c’è da dire però, che, in alcune parti del Bel Pese, di donne così, se ne trovano di più.

Chi scrive, spera di essere una serena ed “evoluta” donna del profondo Nord Est, con tutto il bello e il brutto che anche la provenienza geografica porta al carattere che, delle donne romagnole in particolare, ama profondamente l’ardore, la passione, il coraggio, il sorriso, la voglia di esprimere se stesse, il piacere del loro corpo.

Mi sembrano particolarmente coraggiose, spavalde, quasi, e penso a quelle che fanno i figli da giovanissime (il classico “incidente di percorso”) ma che decidono di tenerli e poi di farne degli altri, nel corso degli anni. E cambiano partner, e non perdono il sorriso nè la voglia di vivere che, sempre, le accompagna.

Penso a quelle che si godono la libertà sessuale, senza il bisogno di nasconderla, per paura del giudizio degli altri, donne che si mostrano e sono in pace con sè stesse e con il loro corpo.

Loro diffondono intorno a sè un calore, un’ospitalità, un’apertura verso l’altro che sono elementi così preziosi in queste vite moderne tutte improntate alla corsa verso un nulla che ci divora.

Queste donne sono in contatto con la Grande Madre, quell’essenza ancestrale che, solo una donna conosce e percepisce ma da cui, troppe volte, si discosta. E iniziano i veri casini.

Perciò, una volta in più, le voglio ringraziare, tutte, per quello che mi hanno regalato della loro vita, per lo stimolo che mi hanno dato a cercare i miei colori, a non farmi prendere dalla pigrizia di essere quella che, probabilmente, non sono.

E, con questo forte sentire, che ve lodico a fare, mi  è pure venuta voglia di cucinare manicaretti!

😀

EVVIVA LE DONNE!!!!

(tutte le donne!) 😉

Pimpra

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MARATHON CONVENTELLO HOUSE: LA WOODSTOCK DEL TANGO ROMAGNOLO

HORSES

Sapevo già cosa avrei trovato, mentre, sotto alla canicola, armavo il camper per la trasferta nella ridente terra di Romagna.

La maratona bucolica più bella che ci sia, in mezzo ai campi, tra le balle di fieno utilizzate nei modi più creativi, a casa di una famiglia specialissima che i “Bradford” dell’epoca, gli fanno un baffo…

Il mio sogno di inizio estate e quello di coloro che, insieme a me, hanno condiviso l’esperienza.

Parlare di tango è riduttivo, anche se sempre presente, a tutte le ore del giorno e della notte: sudatissimo, abbracciato, fuso nei corpi dei convenuti, o, meglio, dei “Conventelli”.

Oramai siamo una famiglia.

Quando riesci a scambiarti senza pudore alcuno, litri e litri di sudore, puoi ben dire che sei in intimità con l’altro.

Così come quando una ciabattona infradito amoreggia con un tacco a spillo… tutto è lecito, nulla  fuori posto, nemmeno il bermuda con il fantasmino… [beh… forse… quello 😉 ] e la gonnellina di pareo svolazzante.

Non ci siamo fatti mancare nulla, compresa una spassosissima lezione di burlesque, improvvisata da allieve e allievi che, coraggiosi, si sono messi alla prova davanti a tutti.

E le risate… quanto abbiamo riso…

C’era tutto ciò che si può desiderare per stare bene, in compagnia di tanti come te, che hanno una passione in comune e una strepitosa voglia di vivere.

Un ritrovo alla Woodstock in versione romagnola, quindi ancora più caloroso, affettuoso e dirompente.

Mi porto a casa un cuore gonfio di allegria, di tandas che ti restano nella memoria, di magliette strabagnate, di terra, di fieno (ovunque!), di amici vecchi e nuovi in un accordo musicale che ha armonizzato tutto questo in un equilibrio perfetto.

E’ doveroso ringraziare pubblicamente il grande cuore di Cristina e di tutta la sua famiglia, amici e collaboratori compresi, che ci ha aperto casa sua, conducendoci, una volta in più, dentro a una bolla di estatico piacere…

Pimpra

Ps: va doverosamente segnalato che, per ottenere “l’effetto Woodstock” ci hanno messo lo zampino ben 20 TJ che si sono alternati alla consolle. Inutile dire che, più di tandas e cortinas, ci hanno regalato veri fuochi d’artificio! BRAVI!

LA REGINA DEL BICIPITE E IL DUBBIO AMLETICO.

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Quando si diventa “diversamente giovani”, specie se si è donne, la vita si colora di piacevolezze: un’aumentata consapevolezza di sè, del proprio fascino, del proprio essere in generale.

Tutto quello che si è seminato in gioventù resituisce i frutti.

E fin qui, è bene.

Inutile nascondersi dietro il dito dell’ipocrisia: invecchiare alle donne – di norma- non piace affatto. Il corpo cambia e non tutte sono fortunate nel naturale processo di invecchiamento.

E qui si apre un capitolo molto sentito: cosa fare e come per combattere il tempo e suoi inesorabili segni.

Mi sento di dire che, innanzitutto, bisogna occuparsi della propria mente, per mantenerla sana ed “elastica”, aperta, curiosa e, conseguentemente “giovane”. Fin qui “ce la si può fare”.

Poi, tasto dolente, lo sguardo si posa sul corpo.

Non serve aggiunga che, le sportive (o ex), vedono e percepiscono le trasformazioni fisiche, in modo molto più intenso delle altre.

DRAMMA.

La testa chiede sempre le stesse prestazioni, le medesime performances, il turgore dei tempi andati, lo scatto guizzante.

La testa. Il corpo, spesso, non ci sta.

E giù botte (metafisiche).

Soluzione: lasciarsi andare o reagire.

Personalmente mi ritrovo nella seconda categoria.

Ritmi ossessivi in palestra, fulminata da una fotografia esposta sulle pareti che ritrae una pulzellina “come io mi vedrei, come io mi vorrei” (follia!!!). Vado dall’allenatore (un uomo illuminato) e lo porto davanti all’icona: voglio le gambe così, voglio gli addominali così.

Mi guarda allibito, incredulo (la ragazza, probabilmente non supera i 20 anni, esattamente la cifra di UNA mia gamba!), e poi profetizza “Dovrai fare molta fatica”. “Ovviamente”, rispondo.

E così, qualche tempo fa, è partita la mia sfida contro il Signore che vince sempre, il Tempo.

Morale della favola: mi ritrovo con due bicipiti e una schiena da lottatore. Per carità, non è che sono diventata enorme, ma molto tirata, muscolosa.

E qui il giocattolo si inceppa: invece di ricevere feedback positivi, le persone che mi conoscono iniziano a dirmi di fermarmi che sono già troppo maschile e che ho perso quelle certe linee della donna (le tette sono rimaste come prima, ovvero assenti) 😀

STICAZZI.

In buona sostanza il dilemma è:

lascio perdere e mi “gelatinizzo” come la maggior parte delle signore mie coetanee oppure, fedele al mio motto “NO PAIN, NO GAIN”, continuo ad allenarmi e chi se ne frega???

… E sono paturnie esistenziali davvero molto profonde queste, lo so… lo so… ma femmina sono, che ci volete fare…

😀

Pimpra

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SI FA ESTATE

SORBETTO

Il cielo si tinge di blu. I colori si fanno brillanti, la natura espolde in una lussureggiante abbondanza. Profumi di tenere foglie, di fiori da poco sbocciati, e l’aria che ti accarezza la pelle, invece che prenderti a sberle ghiacciate.

Si fa estate.

E come posso tenere a freno la voglia di evadere dalla mia prigione quotidiana? Da questo ginepraio di intrighi di corte che non permettono alla luce di entrare?

Ho voglia di respirare questo vento e i colori della terra, di godermi ogni scintilla di vita che ho intorno.

Ho davanti un fine settimana condito di tango, dove, in un meraviglioso parco, potrò abbracciare anime affini alla mia, che comprendono questo mio sentire, lo sentono sulla pelle come me.

Gli strumenti del mestiere sono pronti, le scarpette in fila, come ordinati soldatini, aspettano solo di essere messe in valigia, insieme agli abiti che balleranno con me.

Conto le ore che mi separano dalla gioia, dalla spensieratezza, dal piacere di librarmi dentro la musica soave, accompagnata in un abbraccio.

E dimenticare. Ogni peso, ogni sfumatura di grigio, ogni traccia di malinconia…

Pimpra

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COME PERDERE L’ECCELLENZA: IL CASO DEL BURLO GAROFALO- post di denuncia #malasanità

d9_2_hospital_symbolNon si può sempre tacere ed accettare che le cose migliori che la città ha saputo costruire negli anni, poco a poco, perdano la qualità, il prestigio e il senso che avevano.

Oggi voglio denunciare, e so perfettamente di utilizzare un verbo dalle tinte forti, il degrado dei servizi dell’ospedale pediatrico infanitle della mia città, il Burlo Garofalo.

Premetto che mi duole il cuore ad utilizzare parole tanto dure nei confronti di una struttura ospedaliera amatissima in città. Praticamente tutti i triestini sono nati lì, da generazioni.

La crisi, i riassetti della sanità hanno, purtroppo, minato le basi del duro lavoro dei medici ospedalieri, e di tutti coloro che ruotano nel mondo dell’ospedale, dal personale amministrativo a quello infiermieristico ecc.

La mia esperienza che, purtroppo, è stata confermata dai racconti di altre donne, è che, il trattamento riservato alla paziente adulta, rasenta livelli di intollerabile sopportazione.

Il fatto: dovevo fare un’isterescopia. Un esame banalissimo, di routine.

Tempi di attesa: bibilici. Nel mio caso 2 mesi e mezzo.

Il giorno dell’esame, vengo ripresa dal ginecologo che avrebbe eseguito il prelievo, il quale parte con una manfrina sull’inutilità dell’esame dal momento che, in ragione della mia età, era molto normale avere ciò che avevo e che tanto avrei dovuto prendere degli ormoni.

Resto sbalordita e replico che la mia ginecologa era di opposto parere. Poi, tanto per farmi sentire a mio agio, mi preannuncia che avrei provato parecchio dolore e che, non avendo io avuto figli, l’esame era piuttosto difficoltoso da eseguire. Il tutto brandendo un aggeggio che sembrava un kalasnikov…

Temendo il peggio, stoica, ho replicato che il dolore l’avrei saputo gestire ma che facesse il prelievo.

A onor del vero, siccome la tensione tra il medico e me era palpabile, le infermiere dello staff, hanno cercato di tenermi tranquilla ed io, onde evitare di attivare tutti i muscoli del mio corpo, ho deposto le armi dialettiche, replicando con battute di spirito che hanno fatto sorridere il cerbero ginecologo.

La morale della mia storia è che, quel qualcosa va tolto e che, la sottoscritta, si è ben guardata dal tornare nell’ospedale della sua città, dove sono nati quasi tutti i triestini, preferendo “emigrare” nel vicino centro ospedaliero di Monfalcone.

Ho creduto di essere sbarcata sulla luna: personale gentilissimo, disponibile, struttura in perfetto ordine, il primario (addirittura!) che mi ha trattato come la più importante delle pazienti.

MORALE e poi smetto:

se una persona SCEGLIE o si trova a lavorare nella sanità, che sia il primo gradino della scala o il gotha dei professoroni, HA OBBLIGO  di tenere sempre a mente che le persone che DEVONO per qualche ragione frequentare la struttura, NON STANNO BENE.

Pertanto, non hanno nessuna voglia/desiderio/forza di sopportare/supportare le frustrazioni di coloro che, all’ospedale, ci lavorano. E so che sono tremende, e difficili da gestire, ma NON VANNO MAI RIVERSATE SUL PAZIENTE.

Perchè, se il mio spirito di sopportazione è basso o è diventato basso, DEVO cambiare mestiere dal momento che la mia professione E’ e RIMARRA’ sempre UNA MISSIONE.

E con questo, passo e chiudo.

Pimpra

IL PREZIOSO MISTERO DI UNA CITTA’ INCREDIBILE: TORINO

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Più passa il tempo, più mi accorgo di quanto, nel mio dna, ci sia il bisogno, la necessità del viaggio.

Non intendo debba essere, per forza, un grande spostamento, che so, obbligo di aereo e, possibilmente, trasvolata oceanica, non è necessario.

Il viaggio di cui ho bisogno è uscire semplicemente dai luoghi noti e mettere il naso in realtà diverse, anche se più o meno familiari, anche se resto in Italia e, si sa, parlare la propria lingua madre, rende tutto molto più semplice.

Ecco che, spostandomi dal centro di equilibrio della mia vita, la terra dove sono nata e dove continuo a vivere, equivalga per me a una grandiosa boccata d’aria, di cui ho sempre più bisogno.

Stavolta torno da Torino. Una città straordinaria, da molti punti di vista. Architettura elegante, dettagli d’insieme curati, una città pulita, ordinata. I torinesi, anche quelli adottivi (mi riferisco, in particolare alle quintalate di extracomunitari che l’hanno scelta come patria elettiva) si sono adattati entrando nel flusso elegante ed educato del resto della cittadinanza.

Si respira cultura, ne è prova l’affluenza incredibile che vi è stata al Salone internazionale del libro, popolato dai 2 ai 90 anni da tutte le categorie sociali. Una vera festa per la città. Persone interessate, persone preparate, con domande pertinenti e una grande curiosità intellettuale.

Personalmente Torino si è palesata nel suo lato più esoterico, facendomi letteralmente “incontrare” un testo molto importante…

Torno nella mia gabbietta del nord est con le pile più cariche, nonostante la stanchezza accumulata. Ho gli occhi gonfi di quella bellezza chic, di una raffinatezza tipicamente torinese, e con il cuore carico di gioia per gli incontri che ho fatto, per le deliziose persone che ho conosciuto e per quelle che mi hanno contattato e si sono prese cura di me.

Spero di tornarci presto, perchè, oramai, sento che tra Lei e me, c’è un canale aperto, ed è davvero meraviglioso poter dire di vivere in un paese come il nostro.

Pimpra

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CHIEDIMI SE SONO FELICE

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Con stupore mi rendo conto di quanto gli esseri umani siano sempre meno in connessione gli uni con gli altri.

Penso alle relazioni umane che di umano hanno sempre meno sembianza. Si tratta piuttosto di contatti passeggeri, sfioramenti simbolici (anche perchè, sempre più spesso si giocano nella sfera del puro “virtuale”), minime interazioni superficiali.

La cosa tragica è che ciò accade anche tra persone che credono di vivere una relazione.

E’ come se fossimo tutti presi dai vortici delle nostre vite, dai nostri successi o sconfitte, dai piaceri o dai dolori e siamo così abituati a nasconderci, a percepire il mondo unicamente con il nostro confine che, dell’altro, ci accorgiamo a stento. A volte per niente.

Coppie che non hanno più parole significative da condividere e meno che meno progetti, come se il mondo intero vivesse in una dimensione “single”, “monoporzione”.

Non si condivide non si ha voglia di ascoltare, di dedicare un poco di attenzione a chi ci sta di fronte per sapere veramente, come sta.

Il messaggio che ho voglia di lanciare nell’etere, oggi, è questo:

Chiedimi se sono felice“.

… secondo me, ognuno di noi, avrà incredibili sorprese…

Pimpra

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IMPOSSIBILE NON AMARLA. AMARLI.

Forimperiali

Non so cosa abbiate fatto voi nel delizioso ponte che ci ha accompagnato un passetto in più verso la dimensione dell’estate. Io ho avuto la fortuna di fare una gita a Roma, a casa di cari amici.

Per stavolta, il tango, fedele compagno delle mie trasferte fuori porta, è rimasto a casa. Ho goduto così di un corollario di relazioni umane, dagli otto anni agli “anta” che mi ha rempito il cuore di piacevolezza, gioia e benessere.

E poi c’è l’Eterna. Roma. Non solo la squadra di calcio, ovviamente, anche se, pure lei ha fatto parte del weekend.

Come si fa a non amarla, Roma, in tutte le sue colorate contraddizioni? Nel suo caos “calmo”, perchè, pur nella bolgia più totale, i romani mantengono un loro divertito e ironico aplomb che, non fosse per la coloritura di qualche frase, li metterebbe al pari del controllatissimo popolo della Regina.

Roma è unica e, mano mano che “invecchia”, è come il vino buono, accresce il suo bouquet di preziosi aromi che sfumano in accenti decisi e unici.

I Fori Imperiali rimessi a nuovo ne sono un esempio tra i tanti, non si può restare insensibili alle pietre secolari che, illuminate a dovere, restituiscono, potente, l’immensità di una storia.

Ma Roma è chi la vive. Chi la sceglie per non lasciarla mai, chi la adotta a sua casa, chi si fa rapire dalle spire maliziose del suo fascino. I Romani sono unici nel loro genere, calorosi e accoglienti, sia tra di loro che con i nuovi arrivati.

Ecco che un pic nic improvvisato a Villa Ada si trasforma in un incontro di calcio giovani meno giovani, chi si conosce e chi si vede per la prima volta, tutti però, simpaticamente parte di qualcosa, parte di un modo di stare insieme e di vivere che esprime “apertura” e curiosità verso l’altro. Nel senso più elevato del termine.

E poi ritorni a casa, con i colori che ti sono rimasti negli occhi, i sapori di tante cose buone che hai assaggiato, gli abbracci che hai ricevuto e dato e ti accorgi che, del tuo vicino di casa, a stento ricordi il nome. Allora capisci che, anche il tuo cuore, a forza di vivere a nord, si è un po’ congelato…

Pimpra

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