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CHIEDIMI SE SONO FELICE

happy333

Con stupore mi rendo conto di quanto gli esseri umani siano sempre meno in connessione gli uni con gli altri.

Penso alle relazioni umane che di umano hanno sempre meno sembianza. Si tratta piuttosto di contatti passeggeri, sfioramenti simbolici (anche perchè, sempre più spesso si giocano nella sfera del puro “virtuale”), minime interazioni superficiali.

La cosa tragica è che ciò accade anche tra persone che credono di vivere una relazione.

E’ come se fossimo tutti presi dai vortici delle nostre vite, dai nostri successi o sconfitte, dai piaceri o dai dolori e siamo così abituati a nasconderci, a percepire il mondo unicamente con il nostro confine che, dell’altro, ci accorgiamo a stento. A volte per niente.

Coppie che non hanno più parole significative da condividere e meno che meno progetti, come se il mondo intero vivesse in una dimensione “single”, “monoporzione”.

Non si condivide non si ha voglia di ascoltare, di dedicare un poco di attenzione a chi ci sta di fronte per sapere veramente, come sta.

Il messaggio che ho voglia di lanciare nell’etere, oggi, è questo:

Chiedimi se sono felice“.

… secondo me, ognuno di noi, avrà incredibili sorprese…

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

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6 commenti

  1. antigonewoland

     /  8 maggio 2015

    io non so se le persone cui ti riferisci hanno un lavoro tranquillo e dal punto di vista economico possono dirsi al sicuro, posso solo dirti che quello che osservo io qui a torino, tra le persone che conosco io e che purtroppo sono senza lavoro o hanno una situazione comunque molto precaria e faticano ad arrivare a fine mese…hanno molta difficoltà a relazionarsi con l’altro, se hanno un partner.

    Io stessa posso dirti, sulla mia pelle, che non avere la sicurezza di mettere insieme una cena dignitosa…non sapere cosa succederà tra una settimana, rende molto difficile relazionarmi con il mio tipo il quale pure lui è senza lavoro ed ha pure due figli da mantenere.E lui nei miei confronti. Ma non è cattiveria ne disinteresse…ma è difficile staccarsi da questi problemi, dall’ansia continua che generano, spesso ti chiudono nel tuo mondo e gli smartphone e social non aiutano di certo.

    La precarietà delle condizioni economiche si trasferisce quindi inevitabilmente alle relazioni e ci fa scordare che uniti si vince, che passare tempo assieme donandosi coccole, scambiando idee…guardandosi un film, facendo una passeggiata può aiutare tantissimo, fa sentire apprezzati e più forti. Meno soli ed isolati di sicuro.

    :* buon we…:-)

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  2. Già.
    Io propongo tatuaggio della domanda alla base del collo.
    Oggi, sole.
    I see the sun – incognito

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  3. Teacher

     /  11 maggio 2015

    Io posso dire liberamente di si. 🙂

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  4. gibalda

     /  11 maggio 2015

    Credo che la felicità sia uno stato mentale, dipende da noi.
    La maggior parte delle persone si accontenta della serenità, ma la serenità è la condizione di chi non ha il coraggio di andare fino in fondo. Molti, incapaci di immaginarsi un futuro migliore, riversano le proprie frustrazioni su coloro che combattono per crearsi un’alternativa più soddisfacente. Altri ti propongono le soluzioni per realizzare i tuoi progetti senza impegno. E qui c’è il bidone.
    Se vuoi veramente ottenere qualcosa devi impegnarti. Se vuoi arrivare da qualche parte devi alzarti e camminare.
    Provare e fallire è sempre meglio che rinunciare e lamentarsi.
    Il coraggio e la volontà devi trovarle dentro di te, ed abituare la tua mente a pensare positivo, perché i pensieri belli portano altri pensieri belli, i pensieri tristi rendono grigie le tue giornate.
    Non ci sono limiti per la nostra felicità; solo la nostra mente può costruire delle barriere: invidia, sfiducia in se stessi, l’attitudine a crearsi aspettative irraggiungibili sono alcune delle limitazioni che noi stessi poniamo alla nostra felicità.
    I veri perdenti rimangono immobili nella vita e sanno criticare e scoraggiare gli altri, che nel frattempo VIVONO!
    Io credo nella vita come percorso, come cammino: da quando credo di aver capito che non ho un posto dove arrivare, ma che sono già qui, alla meta, mi sento meglio… più felice! 🙂

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  5. Ho fatto più volte questo genere di riflessione; vedo sempre più persone “egoriferite”, concentrate solo su se stesse. E questo accade anche in molte relazioni, quando si parla non lo si fa per comunicare con l’altro ma più per dare voce ai propri pensieri. Lo stesso accade quando si ascolta, lo si fa per lo più distrattamente, seguendo il corso dei propri pensieri più che le parole dell’altro; percepisco molto chiaramente questo atteggiamento in molte persone ed in molti ambiti relazionali.

    Si finisce così per non preoccuparsi dell’altro, dei suoi sentimenti e delle sue sensazioni. E forse in questo c’è anche la paura di scoprire che sta mettendo in discussione il nostro rapporto; temiamo di chiedere (scoprire) se è felice, perché temiamo che ci risponda con un no.

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  6. Grazie a tutti dei contributi. Di certo mi colpisce molto che il tema è sentito a significare che il disagio, purtroppo, è piuttosto diffuso…

    Rimbocchiamoci le maniche e cerchiamo di risponderci “Sì, sono felice!” 🙂

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