INNO ALLA VITA

Rosellina

Ci sono giorni in cui ti prende  il piacere di fare le piccole cose.

Annaffiare i verdi della terrazza, l’ulivo che resiste a tutto, alla bora, al gelo, alla neve, al caldo, all’afa, all’umidità. L’ulivo ama la vita, ma proprio tanto.

Io lo guardo da lontano, doveva essere un bonsai, invece era solo un cucciolo di olivo, quando mi è stato donato.

E lui cresce e se ne fotte del mondo, della gente e della sua essenza di olivo. Vive a nord est, sul mio terrazzo. E sticazzi se d’inverno fa (molto) freddo, lui resta lì ad aspettare fiducioso l’arrivo del clima più mite. E non chiede nulla, non manifesta disagio. L’ulivo c’è, vive dentro la sua autonomia.

Lo amo tantissimo. Se dovessi associarlo a un animale, direi con certezza che l’ulivo è un gatto. In tutto e per tutto.

Mi ama anche lui. E’ per questo che si è adattato, per starmi vicino.

E poi c’è la micrometrica piantina di rose, quella di cui ho scritto qui che continua a darmi soddisfazioni, ha messo il suo primo bocciolo. E’ viva anche lei e mi ama.

Casa mia è il “non luogo” di una donna, mancano tutti quei classici segni della femminilità, non c’è precisamente la grazia armoniosa che si ritrova in alcune magioni curati dalle sapienti mani femminee.

Chez moi è libertà, un po’ di confusione organizzata eppure, mi ci trovo tanto bene. E’ la  mia tana- a volte, il mio nido- quasi sempre, il rifugio.

Ed evidentemente anche i verdi ci stanno bene. E continuano a riempirmi la giornata di… piccole gioie…

Pimpra

ATTIMI BELLI

Attimi Belli(foto di Pimpra)

C’è il sole.

L’amica di sempre.

I vestiti colorati che è primavera.

Le chiacchiere.

Ci sei tu, ci sono io, il mare che ci guarda, il sole che accarezza i capelli bianchi, la stessa voglia di vivere, la stessa gioia.

Ci sei tu, ci sono io, i nostri “Attimi belli”…

Pimpra

EFFETTI COLLATERALI

C’era da aspettarselo: venerdì in piumino, bagnati da catini di pioggia, immersi dentro una nuvola di umidità appiccicosa e fredda. Il lunedì seguente in maniche corte, dentro una trionfante primavera che, finalmente, brilla nell’aria.

Effetti collaterali:

  • il cambio di stagione degli armadi
  • colite a nastro
  • piedi gonfi
  • fisico che, a causa dello choc termico, ha mandato in tilt il sistema endocrino.

Ma è solo primavera, nulla di preoccupante!

Ieri ho trascorso una domenica davvero bella, ripescando dal fondo dell’armadio le scarpette da corsa, per troppo tempo dimenticate.

Il ritrovo delle partecipanti previsto alle 9.00 ha fatto sì che, per l’emozione, il mio orologio biologico mi tenesse sveglia dalle 5 del mattino e non si trattava, per me, nemmeno di una corsa competitiva!

E’ stato tanto bello ritrovare i gesti di sempre, prima di una gara. I riti che ogni atleta ripete, sempre uguali, sempre gli stessi: dalla scelta dei calzini alla maglietta, al modo di annodare le scarpette, alla coda, all’elastico della coda, agli occhiali da sole…

So che fa ridere e l’amica che ho coinvolto in questa avventura, infatti, rideva, ma ero davvero così emozionata da non sapermi trattenere.

Ed è stato bello accorgermi che il mio piccolo demonietto competitivo è sempre lì, pronto ad uscire dal cilindro, se stimolato. Anche se, e qui son dolori, la mente- quella – invece, ad un certo momento ha detto “basta”.

Il male da_per_tutto, il fiato_troppo poco, la salitina finale, l’aver esagerato in partenza, tutti errori che ho pagato poi.

Ma mi sono davvero tanto divertita che, questa sera, bis.

E, mi auguro, un passo avanti l’altro, riprenderò la mia passione di sempre… adagio…

E questo è un altro EFFETTO COLLATERALE: a primavera fioriscono i… BUONI PROPOSITI! 🙂

Pimpra

SUBLIME PROFUMO DI … ADRENALINA

WOMEN RUN TRIESTE

La botta che ti scende verso le gambe e immediatamente arriva in testa, il cuore palpita più forte, la mente si illumina e l’anima, all’improvviso, si risveglia dal torpore.

E’ bastata una boutade alla fine di una riunione di lavoro per cambiarmi all’improvviso l’umore e la giornata.

Adesso sono felice.

Dopo 4 anni in cui ho tristemente appeso le scarpette al chiodo, il destino mi ripropone l’amata corsa.

L’aria sul viso, il sudore che appiccica la maglietta al busto, i dolori su tutto il corpo che si fa sempre più vecchio e  meno elastico. Per non parlare del risveglio del giorno dopo, in cui alzarsi dal letto, è  un’impresa: acido lattico a volontà e male ovunque.

Chi se ne importa. Per me, questa è la vita, la mia vita. Così mi sento viva e felice.

E’ troppo tempo che ho lasciato la mia macchina corporea giacere nel garage dei pigri, di quelli che hanno sempre di meglio da fare che “soffrire”, perchè lo sport, fa – anche – male. A volte, fa molto male.

Mi sento un leone dalla criniera ingrigita ma sempre pronto a dimostrare a se stesso di essere leone.

E riderò tanto, domenica prossima qui, quando i km mi sembreranno più lunghi dei metri effettivi e la schiena e il fiato e i piedi e le articolazioni mi guarderanno in faccia dicendomi “Brutta pigrona!!! Adesso paghi tutto il conto!”

E, sebbene a pezzi, saprò godere di ogni momento e di ogni doloretto… 🙂

Pimpra

MASCHERE

specchio

Tra una foglia di insalata, un frullato di kefir  e una svizzera fredda con i peperoni, nelle chiacchiere della pausa pranzo è apparso molto evidente come nel tango e quindi nella vita, sia di fondamentale importanza “esserci”, “esistere”, “avere un nome”, possibilmente essere “famosi” e non “famigerati”, ma in fondo, va bene anche quello.

Dato che l’assioma tango/vita è scientificamente appurato funzioni appare cosa buona e giusta, anche nella vita reale, di  “ammantarsi” di “fama”. Ci serve. Ne abbiamo bisogno per vivere (meglio).

Cerchiamo quindi  di capire come crearcene una.

LA PERSONALITA’

Teoricamente per emergere dalle masse informi della gente, un tratto di personalità deciso, iperconnotato, ineressante, “fuori da coro”, potrebbe – apparentemente-  essere l’atout necessario per la la costruzione del “personaggio”.

Non credo sia affatto richiesto possedere doti “positive”, di quelle che piacciono ai genitori  – per intenderci – nessuno resta affascinato da un carattere solare/positivo/buono/bello e bravo.

Anzi, che noia.

Meglio condire il tutto con dosi di stronzaggine, di fanculismo, sticazzi a volontà, egoismo sublimato, iperautocelebrazione sempre e comunque.

Di solito sono questi i soggetti che ci rubano qualche curiosità, che ci attizzano il neurone spento.

LA FANTASIA

Esiste poi tutta una categoria di quelli che definisco i “creativi” capaci, come sono, di inventarsi realtà parallele talmente ben architettate da sembrare quasi vere. Uno guarda alla loro vita e, minimo, si sente una nullità che a lui non succedono mai simili avventure, che mai si sognerebbe di dire/fare/pensare/baciare il tal maniera.

I “creativi” sono l’ultima generazione dei furbi, dei manipolatori, dei venditori di sogni, di cui, quasi tutti noi, abbiamo bisogno o – almeno crediamo – desiderio.

A ben pensare non è così difficile, basta lasciarsi andare alle proprie più sfrenate creazioni mentali, usare i social network e il gioco è fatto.

Non resta che provare, giocare un po’ a “essere” solo una proiezione olografica di noi stessi e vedere quello che succede…

Tempi moderni…

Pimpra

POSTUMI

Abbiamo fatto fuori un sacco di uova al cioccolato. Sterminate sotto i pugni di mia nipote che si divertiva immensamente a trovare l’uovo nascosto dall’enorme (per lei) carta croccante e multicolore.

Abbiamo mangiato tanto pesce, nell’illusione godereccia di diventare più intelligenti.

Brindisi-di-capodanno-cenone-di-capodanno-champagne-prosecco-spumante-millesimato-vini-franciacortaAbbiamo deciso che preferiamo i millesimati di casa nostra allo champagne. (Ma io, su questo, mi dissocio. Amo moltissimo le bollicine francesi e quel loro sapore di lievito che stuzzica le papille gustative e mi viene voglia di mangiarci vicino tanto caviale, del mar Caspio, il mio preferito).

Abbiamo giocato tantissimo.

Abbiamo parlato.

Abbiamo fatto un sacco di foto. Tutte sorridenti, con le rughe e tanta allegria.

Abbiamo portato a casa tanti tupperware di avanzi. [Grazie mamma!]

Abbiamo “fatto famiglia” ed è stato tanto bello.

E concludo dicendo che abbiamo tutto, se abbiamo l’amore.

Ok e adesso mi metto a dieta! 😀

Pimpra

SAPORI ANTICHI

Torno  in gabbietta dopo quasi una settimana di provvidenziale influenza. Avevo proprio bisogno di una pausa.

Il tempo l’ho infarcito di niente: di abbandono, relax, uno stato di galleggiamento dentro una simbolica placenta. Devo dire che ha funzionato, oggi sto meglio, mi sento più lucida, carica, con le idee.Ma continuo a tossire.

All’uopo quindi mi sono recata nella mia drogheria preferita, di cui ho già parlato qui, ho fatto scorta di caramelle alla menta, liquirizia e, il gentilissimo titolare (che ha una particolare simpatia per me) , contro la tosse stizzita mi ha consigliato le tavolette di zucchero caramellato.

“Grazie, ma sa che non le gradisco particolarmente?” e lui “Nemmeno io ne vado matto, però funzionano!” e me ne ha date un po’ da provare. “Poi la me disi come la se gà trovà”.

Sorrido e ringrazio.

Questi piccoli gesti mi rimettono in pace con il mondo, in fondo basta così poco per fare stare bene il nostro prossimo e lasciare di noi stessi, un piacevole ricordo.

E poi, mentre riempie il sacchettino di semi di sesamo, mi chiede “La gà colorà i ovi?”

Una frase così semplice ha saputo riportarmi alla mia lontana giovinezza, quando, a Pasqua, con la nonna, si coloravano le uova sode e si decoravano con le decalcomanie.

Da Toso si possono trovare le polverine necessarie e i decori per poter riassaporare i gesti antichi, di tradizioni passate ma, in fondo, tanto belle, specie da fare in compagnia.

Credo che mi lascerò tentare e, per la mia Pasqua in famiglia, mi presenterò con le uova colorate e decorate!

Pimpra

STICAZZI

sticazzi

Un amico, stimatissimo fotografo, mi ha chiesto di collaborare ad un suo progetto.  “A me?” mi sono detta, appena ricevuta la convocazione.

Troppo curiosa per perdermi ghiotte occasioni di sperimentazione, mi sono presentata allo shooting.

Imbarazzo ultrasonico a  stare dalla parte opposta all’obiettivo che ti guarda dritto negli occhi e riflette tutto quello che non sei disposta a vedere.

Avevo dato la parola e non mi sono tirata indietro.

Il tutto è durato un lasso di tempo ragionevole,  non troppo lungo.

La fotografia di ritratto costringe ad assumere emozioni di cui puoi e vuoi fare volentieri a meno.

Sticazzi.

Una furtiva sbirciatina al lavoro, una  risatina  isterica e liberatoria dinnanzi alla mia totale mancanza di fotogenia e una catena di perle di pensiero negativo a seguire.

Il fotografo, in tutto questo, non ha colpa. Non doveva usare la sua arte per farmi apparire “bella”.

Sticazzi.

E poi mi parlano di personalità, di fascino, di cervello, di intuizioni e di stupore. Se sei vecchia e cadi a pezzi il risultato è solo questo: sticazzi.

E che non sono capace di portare in giro per il mondo le rughe che disegnano la mia storia che, come dire, non vorrei mettere in mostra, così senza riguardo, per pudore.

Portare una faccia segnata è andare per il mondo nudi. Si vede tutto: la gioia, il dolore, se hai bevuto la sera prima, se hai fatto sesso fino all’alba, se sei triste, depressa, innamorata, felice, magra, grassa. E’ tutto lì, scolpito nei tuoi solchi profondi.

Il viso mappa tutto questo e restituisce la foto, limpida, cristallina di chi sei e come sei in quel momento.

E’ che non vorrei mettere tutto in piazza, si capisce, no? Che so, avere un pochino di privacy su quanto mi accade.

Sticazzi.

La faccia non me lo permette.

Sticazzi.

Pimpra

IL RISVEGLIO DELLA ROSA

Rose in vasoHo scoperto che la piccola piantina di rose che abita sul mio terrazzo, di quelle comprate all’IDl e già mezze defunte quando ti arrivano a casa, è ricoperta di piccole foglioline verdi. La mia piantina di rose è viva.

L’immagine di un essere vivente così piccolo, delicato e abbandonato al suo destino che reagisce all’inverno, alle incurie del giardiniere e combatte nonostante tutto, mi ha fatto molto riflettere.

Mi ritrovo con uno sguardo “adulto” sul mondo e sulla vita, avendo perso (temo per sempre), l’allegria del sogno e la freschezza del desiderio che vorrei vedere realizzato.

Osservo il mio orizzonte  increspato e unto di nebbia. Non percepisco rosee aspettative e, soprattutto, sto imparando a scalzarle dall’immaginazione ogni volta mi si presentano davanti. Ma lo sguardo lungo vede e ci vede benissimo.

Perciò, oggi, con il pesante cappello di queste nubi infauste che gravano tutte sulla mia cervicale, voglio raccontarmi come si fa ad essere felici.

E’ l’esercizio che mi sono data, la mia scommessa.

Ovviamente non so da che parte cominciare ma so che troverò la mia risposta.

Nel frattempo,un suggerimento arriva da Repubblica on line con questo articolo.

Scriviamoci queste semplici regole che ci possono aiutare a far durare le nostre relazioni:

1. “trova il tempo per fare l’amore”

2. “saluta sempre il tuo partner con gioia”

3. “mantieni vivo il romanticismo, anche se ci sono i figli”

4. “fai chiarezza sulle questioni economiche”

5. “tieni a bada la rabbia”.

E per continuare nella nostra ricerca della felicità, teniamo a mente anche queste parole:

“E’ solo quando sai quello che vuoi che non prendi tutto quello che passa” (cit. Massimo Bisotti)

Buona fortuna…

Pimpra

LA TOSCA MEDITATION EDITION 2013

IMAGE CREDIT: GIO' IL FUZ@facebook

IMAGE CREDIT: GIO’ IL FUZ@facebook

Torno da un fine settimana ad alto tasso di stimoli, ricco di cose belle: viste, vissute e godute. Proprio come piace a me.

Anche questa maratona è finita e con lei rimane la scia colorata di emozioni che, sempre, un evento del genere regala.

Innanzitutto un sentito plauso alle “Tosche”, team di donne/tanguere/madri/professioniste/splendide ballerine che hanno organizzato un evento con tantissimi elementi “contro” eppure, anche questa volta, ne sono uscite vincenti.

Per chi organizza (e lo so molto bene), quando la location collaudata non è più disponibile, iniziano i guai. Perchè, con tutta l’espereinza che uno ci mette, l’elemento “imprevisto/imprevedibile” è sempre lì, pronto a giocare tiri mancini, e la Tosca Marathon, non ha fatto eccezione.

Ma, nonstante tutto, l’atmosfera magica, l’abbiamo respirata tutti.

Ho imparato che la maratona di tango, ha tre fasi naturali: il venerdì è dedicato ai saluti, al ritrovo degli amici, degli abbracci più vicini al cuore. Il pomeriggio del sabato (il momento che preferisco)  il demonio tanguero si scatena. Il corpo è più riposato, la luce esterna regala maggiore vigore e il tempo della milonga si consuma, letteralmente, a far fuori più tandas possibili. Sguardi accesi, sudore, sorrisi. Uno spettacolo meraviglioso!

E poi c’è il clou, la sera del sabato. Qualcosa cambia, l’atmosfera cambia, si fa più rarefatta, essenziale. I ballerini sono sazi, adesso non cercano più di soddisfare un corpo assetato di abbracci, la sera vogliono la tanda del secolo, la ricerca dell’onda perfetta del surfista californiano, la sera è conquista.

E’ un bel vedere, non è sempre un bel “sentire” perchè il gotha tanguero ha le sue regole, il suo “galateo” di nicchia: o sei dentro o sei fuori.

E’ stata un’esperienza ricca, stimolante e, per certi versi, “mistica”, così come nelle premesse delle sue ideatrici che ringrazio per l’invito, per lo sforzo organizzativo, per l’accoglienza che, sempre, regalano ai loro ospiti!

Pimpra

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