Pimpra, la giaguara e la pelle del serpente

muta-serpente1

Mercoledì delle ceneri, di nome e di fatto.

Ieri, dopo aver indossato i panni, tanto cari, della giaguara, nel primo pomeriggio sono stata dal mio guru/stregone, quello, per intenderci, che quando sto male mi rimette a posto. E lo fa con rimedi naturali e la sana alimentazione e funziona e quindi ci credo.

Mi presento e, dopo i primi 20′ di confessione, perchè dal guru/stregone le supercazzole, le mezze verità, le balle sono bandite che altrimenti la magica pozione non funziona, mi guarda negli occhi e mi dice “Mia cara, stai proprio da schifo”.

E che, non lo sapevo, non sarei venuta, altrimenti!

Mi ha fatto una prescrizione urto che, a spanne, mi costa mezzo stipendio –  ma cosa non si farebbe per la salute – graziandomi però sulla dieta, ovvero, non sarò costretta ad attenermi a riso in bianco per un mese intero.

Beh, mi sembra già buona cosa.

E qui arriva il serpente.

Il messaggio della zia Pimpra chevivuoletantobene è questo: ascoltate i messaggi che il corpo vi manda. Provate ad assecondarlo invece che metterlo a tacere. Entrate in armonia e in empatia con lui.

E, non lasciatevi travolgere dalla vita. Ovvero: mantenete la calma, contenete lo stress.

Parole usurate, logore che tutti noi sappiamo e che, con altrettanta leggerezza, non teniamo a mente.

Sono a pezzi e la mia faccia, in particolare, ne è manifesto. Perciò, è un appello che faccio a tutti colori che mi conoscono e che incontrerò prossimamente, vi prego, non ditemi frasi del tipo “Sei stanca, hai dormito poco, hai litigato con il gatto (ecc)” perchè non è così, sto- semplicemente-  male e le Samsonite che normalmente mi porto sotto gli occhi, sono passate da un set di valigie a due set nello stesso momento.

Vogliatemi bene e fate finta di nulla.

Datemi il tempo di mutare pelle e tornare sorridente come sempre.

[STICAZZI].

Merci.

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

 

 

NEGLI OCCHI DI CHI GUARDA

wpid-IMG_20140221_153244.jpg

Filosofia della  massaia, per iniziare degnamente il fine settimana, condito –  guarda caso- dalla pioggia.

L’universo è compreso dentro gli occhi di chi guarda la realtà, il mondo. Con questa, scontata affermazione, voglio semplicemente ribadire un concetto: non c’è il bene, non c’è il male, c’è solo la quuantità e la qualità di significati che noi sappiamo mettere nelle cose che viviamo e vediamo.

L’esempio più eclatante lo si cita con le belle donne, aprioristicamente etichettate come oche stupide, che non è, o, che non è sempre. Così come non è vero che un uomo bello e piacente sia “per forza” un donnaiolo.

Abbiamo la pessima abitudine di vivere condizionati da etichette con cui classifichiamo il mondo e che, molte volte, non sono nemmeno frutto della nostra esperienza ma sono mutate da quella di altri.

É così che abbiamo difficoltà a vedere ciò che abbiamo davanti con la necessaria curiosità, privi di un giudizio che ci condizionerebbe a priori.

Penso a quante volte nella vita sono caduta in questa trappola, a tutte le volte in cui ho avuto –  inutilmente- paura, non mi sono fidata per poi fare  l’esperienza e capire che, ciò che veniva da fuori, il dettato popolare, era completamente infondato e fuorviante.

Poi c’è la cosiddetta “prima impressione”, altro demone che ci condiziona e, molto spesso,  ci porta fuori strada. Credo, però che sia opportuno valutare i segnali che le nostre antenne ci inviano, non prendendo immediatamente decisioni sull’onda dell’istinto, ma considerando, comunque i messaggi della nostra parte più intima, profonda.

Tutto questo pippolotto per dire che, forse, vivere, con la “V” maiuscola, potrebbe essere un tantinello più semplice, se ci metttessimo del nostro, una dose di buona volontà, di apertura.

Dopodichè, accà nissuno è fesso, essere ben presenti e via andare.

Pimpra

IMAGE CREDIT: PIMPRA_TS

 

ROMANTICAMENTE

LOVE_2

Un vecchio scritto del 2007 che, oggi, è tornato in mente… L’amour, ah, l’amour!

* * *

Letti di foglie,
colorate di lacrime
rosse d’autunno,
riflettono
tramonti di sambuco
sferzati di bora.

Quando la tua mano
cerca
il mio sorriso,
ti regalo
un corpo ubriaco
di vita

– See more at: http://www.blogdegliautori.it/pimpra/innamorati-a-trieste/#sthash.t03FPYex.dpuf

Pimpra
IMAGE CREDIT: PIMPRA_TS

Letti di foglie,
colorate di lacrime
rosse d’autunno,
riflettono
tramonti di sambuco
sferzati di bora.

Quando la tua mano
cerca
il mio sorriso,
ti regalo
un corpo ubriaco
di vita

– See more at: http://www.blogdegliautori.it/pimpra/innamorati-a-trieste/#sthash.t03FPYex.dpuf

ARRIVA IL MOMENTO IN CUI…

Deep_Sea_3D_-_Curiosity_of_the_dolphin

Arriva il momento in cui prendi la rincorsa e ti tuffi.

L’acqua è gelata, il più delle volte.

La sensazione di freddo ti brucia la pelle.

Ti  chiedi perchè l’hai fatto, anche se sai che era giunto il momento.

Il salto è stato breve.

L’acqua non è già più  fredda come prima.

Basta avere il coraggio dell’ultimo passo.

Ed è fatta.

 

Pimpra

Image credit da qui

GOCCE DI SCHIZOFRENIA

Primavera

Mi sono svegliata, come sempre, all’alba e, con gioia e stupore, ho visto che la finestra della cucina era pennellata di un delicato azzurrino, tenue, acquoso. Il colore della primavera che, timidamente, si annuncia.

… E il mio cuoricione tenero non può non risentire della dolcezza di questo sguardo trasparente e mi viene voglia di sorridere e di essere felice perchè il primo caffè del mattino non è più imbottito di notte.

La notte… già.. la notte…

E’ un altro il buio che ci circonda: il nostro paese è destinato ad andare a catafascio, più di quanto non lo sia già.

Non ho parole per esprimere il dispiacere di quanto è emerso dal voto degli italiani, di quanto siamo ciechi e ottusi e poco visionari.

E’ questo il buio che mi toglie il gran sorriso che la primavera vuole regalarmi, tutte le volte che si ripresenta.

E una parte di me è felice, una parte piange.

Schizofrenia tutta italiana.

Poveri noi.

Pimpra

 

SFIDE (quasi) IMPOSSIBILI

DOLLARS

Ero sicura come la morte che, con il passare del tempo, la mia situazione patrimoniale dovesse  andare meglio. Mi spiego: dopo la separazione, iniziata la vita da single, far quadrare il bilancio è stata un’impresa estremamente complessa.

Al tempo raccontavo a me stessa che era ovvio il disagio che provavo dal momento che, abituata a “condividere” la vita e annessi e connessi, ritrovarmi un bel dì ad affrontare TUTTO da sola aveva scompensato per bene le mie entrate, divenute, in un attimo,  solo “uscite”.

Forse per trovare una speranza e non buttarmi a capofitto dentro una nera depressione, mi autoconvincevo che, una volta entrata a regime “singletudine”, sarei stata capace di ritirare su, non solo le piumette, ma anche il conto in banca.

Gli anni passano e continuo a combattere.

Pochi esitanti momenti in cui ho respirato, e poi di nuovo a testa bassa dentro la “quadratura dei conti”.

E’ che sono un’ “umanista”, a me piacciono le lettere dell’alfabeto detesto i numeri che sfuggono sempre al  mio controllo.

Puntuale come le tasse, arriva una nuova ondata di tormento finanziario e mi trovo, una volta ancora, a tirare la copertina sempre più corta e più stretta.

La sfida di febbraio sarà di vivere con 500 euro in un mese. Che tradotto in quota giornaliera: significa tirare avanti con 16, 66 euro al giorno.

Sono tanti? sono pochi? francamente non sono in grado di dirlo, non essendo mai stata capace di tenere una contabilità ordinata.

La creatività italiana dovrà venirmi in soccorso perchè davvero non so dire se sarò capace di vivere in un regime così controllato.

Devo confessare che non provo “afflizione” per la dura prova che sto per affrontare poichè sono certa che nelle difficoltà troviamo una spinta a migliorarci, immaginiamo soluzioni alternative, usiamo meglio la testa.

La sfida inizia il 28 di gennaio, voglio vedere se sarò capace di farcela e, fosse la volta buona, imparerò a dissentire con il mio mentore che afferma:

SO RESISTERE A TUTTO MA NON ALLE TENTAZIONI

e arriverò al 27 del mese successivo, sicuramente più magra e motivata!

… Mamma mia!!!! 🙂

Pimpra

PAESE CHE VAI, MISURE CHE TROVI!

Una giornata di lavoro passata in una città molto vicina in termini chilometrici da quella in cui abitualmente vivo, ma distantissima sotto numerosi altri punti di vista.

Innanzitutto, molti degli udinesi che ho visto, riescono a raggiungere il luogo di lavoro in bicicletta (cosa inaudita per un triestino, considerati tutti i saliscendi che disegnano la geografia della città), molto spesso ci arrivano a piedi.

Gli udinesi, almeno quelli che ho visto io oggi e che sono dipendenti pubblici, al contrario di quanto pensavo, si vestono quasi peggio dei triestini (il che è tutto dire!) e usano anche in età non più verdissima, le scarpe da ginnastica per recarsi al lavoro (sarà l’effetto bici?)

Anche le donne portano spessi i capelli corti, non si truccano particolarmente, hanno, in generale, uno stile dimesso. Non sono appariscenti.

La mia osservazione riferisce alla fascia di età 30-50, perchè i più giovani, oggi, non si sono visti.

Ma la cosa che più di ogni altra mi ha fatto divertire è questa.

Finita la giornata di lavoro, sono andata a farmi un giro nei centri commerciali della zona. Guarda che ti guarda, arrivavo ad un certo punto della mia peregrinazione, al reparto intimo.

Ebbene quale stupore scoprire che gli scaffali erano fornitissimi di taglie che andavano dalla terza misura di reggiseno in su.

Sulle prime mi sono detta che era un caso, quando poi al quarto negozio visitato ho scoperto che di seconda se ne trovavo ce n’era solo una, mi sono messa a ridere da matti!

A Trieste, succede il contrario!!!

Io, che sono portatrice sana di una seconda misura, mai e poi mai ho avuto difficoltà a trovare la mia taglia! Semmai, amiche ben più fornite (4 e 5 abbondanti), loro faticavano un po’ a trovare biancheria che contenesse le loro grazie (a Trieste, lo ripeto!)

Mi ha messo un’allegria pazzesca prendere in mano le coppe che mi sembravano gigantesche, quasi enormi wock e immaginare le poppe delle donne che le indossavano.

Poi, tornata in me mi sono detta che, forse, sono più contente loro, con le formose grazie, di me, soprannominata un tempo da un caro amico “Carestia”! 🙂

Mi rimane, comunque, una voglia pazzesca di ridere!

Chissà cosa potrebbe osservare un friulano di passaggio a Trieste! Ci sarebbe tanto da ridere anche lì!

Pimpra

IL MEGLIO DEVE ANCORA VENIRE!

 

Sono felice.

Sono felice che il nuovo presidente degli Stati Uniti sia nuovamente Barack Obama.

Ieri sera, fino a che ho resistito, sono stata incollata al televisore a seguire lo spoglio delle schede, sperando che fosse lui a vincere e inquietandomi un po’ quando era in svantaggio.

Stamattina, la prima cosa che ho fatto è stata accendere internet per vedere come era andata ed è stata gioia.

Non posso non riflettere su una questione: perchè sono interessata alle sorti presidenziali di un’altra nazione e non riesco a provare lo stesso forte attaccamento per casa mia?

Credo la risposta sia banale: non riesco a immaginare un politico che mi rappresenti, un’idea nella quale credere. L’Italia, politicamente, fa schifo.

Non so nemmeno più quanti partiti ci siano, sempre troppi, regna il caos, regna l’interesse privato, non c’è una sola linea programmatica degna di tale nome e rappresentata da personaggi degni di fare politica.

In America è più interessante e coinvolgente: si sceglie il presidente tra due grandi correnti, democratici o repubblicani. La sensazione che ho, guardando dall’esterno, è che esprimere la propria volontà politica sia lineare, come un codice binario.

Che dire poi dell’entusiasmo e del coinvolgimento della nazione intera verso l’atto che esprime la più alta forma di democrazia quale, appunto, recarsi alle urne?

Pensiamo a noi, alla recente vicenda siciliana, dove, più che il movimento a 5 stelle, ha vinto l’astensionismo. E’ che gli italiani non ci credono più e, tristemente, fanno bene.

Mi piaci, Obama, e spero insieme a te che, davvero, IL MEGLIO DEBBA ANCORA VENIRE!

Pimpra (for President)

 

MUSICA MATERICA – ORQUESTRA EL AFRONTE

Meno male che l’ho fatto! Che non mi sono fatta prendere dalla pigrizia del divanetto della domenica sera.

A volte ci vuole coraggio, per alzarsi, vestirsi, prendere la macchina e andare.

Un concerto che valeva tutto il sonno che ho dovuto combattere al ritorno, distruggendomi lo stomaco di caffè e coca cola per non addormentarmi alla guida.

Orquestra El Afronte, location circolo arci Zoo di Udine. Atmosfera straordinaria per concertisti di gran talento.

Dopo averli ascoltati ho deciso che nella prossima vita farò la musicista.

Terrò anche io tra le braccia e toccherò l’oggetto del mio piacere che vibrando all’unisono con me produrrà musica celestiale, colorata, violenta e sublime.

Non potevo staccare lo sguardo dai musicisti, la mimica espressiva dei loro volti in estasi, rapiti e ispirati dentro melodie che facevano cadere dalle loro mani sul pubblico presente.

Il contrabbasso, stimolato da tocchi ora delicati ora penetranti,  rispondeva con mugulati e sospiri e rantolii quasi umani. Ebbra di tutte quelle note, delle vibrazioni melanconiche e vigorose che riempivano la sala, godevo di quei suoni meravigliosi, tanto vividi quanto reali e potenti.

Musica che diventa materia che ti tocca.  Che schiaffeggia e accarezza con potente voluttà, dolore e trasporto.

Non è stato  solo un concerto ma uno spettacolo. Gli sguardi dei musicisti che si rincorrevano per la scansione dei tempi e dei ritmi, delle entrate dell’uno o dell’altro strumento, i movimenti del corpo all’unisono come dentro una danza.

I bandoneonisti che schiaffeggiavano il pavimento con il tacco per esprimere ancor più la potenza di taluni passaggi musicali e la voce del cantante che si ergeva potente e a tratti roca, sulla forza animata degli stumenti.

E’ ovvio che,  una volta a casa, l’adrenalina sia uscita tutta insieme e non potevo riposare il corpo che, ancora, era scosso da tanta energia.

Orquestra El Afronte, se vi capita, non perdete l’occasione per ascoltarli.  Il resto, è noia.

Pimpra

SINDROME DA “BRAVA RAGAZZA”

All’epoca dovevi essere brava a scuola.  Prima ancora fare la “brava bambina”. Poi essere un’adolescente assennata.

Credi di essere diventata grande e decidere dei tuoi modi e tempi ma, vivi ancora sotto il Loro tetto e, volente o nolente, ti tocca assecondare talune richieste. Tenere un comportamento consono, apprendere a diventare una donna, secondo il Loro schema.

E il tempo passa. E tu passi con lui.

Finalmente, ti ritrovi grande sul serio, che hai superato quella boa anagrafica che si festeggia col diamante (almeno, io ne ho ricevuto uno! 🙂 ) e comprendi appieno chi sei.

Guardi, ti osservi e rivedi molta parte dei “devi” che ti sono rimasti attaccati dalla tua vita precedente, di quando eri ancora dipendente da qualcuno, per le ragioni più svariate.

Oggi è diverso e lo sai e cerchi di restare fedele alla persona che sei veramente…

Ma… ti accorgi che ti parte un comportamento compulsivo che ti fa tornare sui territori di quando eri molto più giovane e rispondevi al verbo “DEVI”.

Già, me lo dico da un po’ di tempo, ho la sindrome della “Brava Ragazza”, di quella che le cose le deve fare bene che altrimenti non si sente a posto, non è contenta.

Prendiamo il lavoro, ad esempio. Ho una vagonata ultrasonica di responsabilità, scadenze, urgenze sulle spalle (il tutto a titolo gratuito, per la cronaca!) che sono perfettamente in grado di affrontare. Certo, mi lamento che altri godano i frutti (anche a livello economico) del mio impegno, però, non so smettere. Non so far finta di non essere capace, di non essere BRAVA.

Che poi, mi chiedo, cosa mi cambia? Ecchenesò!!!   Di fatto ho le spalle grandi e, in tantissimi casi e circostanze, le persone si appoggiano a me.

Mi dico: sei brava.

Mi dico: sei pirla, non vedi che si approfittano di te?

Mi rispondo: non sono capace di essere mediocre.

Punto e basta.

Così, stanca da fare schifo, ma con una buona considerazione di me, torno a casa.

… Come una brava scolaretta con il grembiulino pulito e stirato…

Pimpra

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