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SINDROME DA “BRAVA RAGAZZA”

All’epoca dovevi essere brava a scuola.  Prima ancora fare la “brava bambina”. Poi essere un’adolescente assennata.

Credi di essere diventata grande e decidere dei tuoi modi e tempi ma, vivi ancora sotto il Loro tetto e, volente o nolente, ti tocca assecondare talune richieste. Tenere un comportamento consono, apprendere a diventare una donna, secondo il Loro schema.

E il tempo passa. E tu passi con lui.

Finalmente, ti ritrovi grande sul serio, che hai superato quella boa anagrafica che si festeggia col diamante (almeno, io ne ho ricevuto uno! 🙂 ) e comprendi appieno chi sei.

Guardi, ti osservi e rivedi molta parte dei “devi” che ti sono rimasti attaccati dalla tua vita precedente, di quando eri ancora dipendente da qualcuno, per le ragioni più svariate.

Oggi è diverso e lo sai e cerchi di restare fedele alla persona che sei veramente…

Ma… ti accorgi che ti parte un comportamento compulsivo che ti fa tornare sui territori di quando eri molto più giovane e rispondevi al verbo “DEVI”.

Già, me lo dico da un po’ di tempo, ho la sindrome della “Brava Ragazza”, di quella che le cose le deve fare bene che altrimenti non si sente a posto, non è contenta.

Prendiamo il lavoro, ad esempio. Ho una vagonata ultrasonica di responsabilità, scadenze, urgenze sulle spalle (il tutto a titolo gratuito, per la cronaca!) che sono perfettamente in grado di affrontare. Certo, mi lamento che altri godano i frutti (anche a livello economico) del mio impegno, però, non so smettere. Non so far finta di non essere capace, di non essere BRAVA.

Che poi, mi chiedo, cosa mi cambia? Ecchenesò!!!   Di fatto ho le spalle grandi e, in tantissimi casi e circostanze, le persone si appoggiano a me.

Mi dico: sei brava.

Mi dico: sei pirla, non vedi che si approfittano di te?

Mi rispondo: non sono capace di essere mediocre.

Punto e basta.

Così, stanca da fare schifo, ma con una buona considerazione di me, torno a casa.

… Come una brava scolaretta con il grembiulino pulito e stirato…

Pimpra

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12 commenti

  1. antigonewoland

     /  4 ottobre 2012

    mah secondo me l’educazione impartita dai nostri genitori si continua a sentire nel bene e nel male sino al termine ultimo. però sta a noi decidere ad un certo punto cosa lasciare e cosa tenere…e credo che tu l’abbia fatto…a prescindere dalla sindrome da brava ragazza.

    ho letto oggi su un blog che nei circhi i cuccioli di elefante vengono legati con delle pesanti catene, loro ovviamente cercano di liberarsi in tutti i modi, sinchè non si arrendono. quando si arrendono le catene vengono sostituite con una corda molto fine, e loro pur potendo scappare non scappano perchè si sono convinti che è impossibile liberarsi.

    ecco…io dai miei ho preso molte cose, molte delle quali mi sono accorta poi, e di cui sono loro grata…per il resto…ho lasciato andare tutto quello che non mi piaceva e non era coerente con me e con la mia felicità.

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    • In effetti è quello che ho fatto e sto facendo pure io… anche se a volte… alcune “catene” ritornano..

      POVERI ELEFANTINI!!! :-O

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  2. antigonewoland

     /  4 ottobre 2012

    vero e chissà quel bastardo che li lega che pensa che siano stupidi…mentre lui invece è un mostro….
    ma infondo spesso siamo così anche noi. ci hanno imposto e inculcato delle credenze limitanti che non ci fanno assolutamente bene…ma infondo ci confortano, ci siamo sempre vissuti con ste credenze che boh…alla fine ci siamo affezionati, per quanto negative e limitanti ci stiamo a nostro agio…sono le trappole mentali…concordo, non è assolutamente facile…e occorre un lavoro profondo…davvero profondo, ma soprattutto la cosa che ci fa più paura è rimanere per un pò senza credenze e convinzioni in attesa che se ne formino altre. perchè mica tutto avviene automaticamente…come cambiare un paio di scarpe.

    è dura, ma coraggio…diceva Henry Ford: che tu ci creda o no avrai comunque ragione.

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  3. Sara

     /  4 ottobre 2012

    Mi sono rispecchiata pienamente nella tua descrizione… Anch’io sempre troppo preoccupata di dimostrare a tutti (ma prima di tutto a me stessa) quanto valgo, tanto da risultare poi rigida e troppo esigente.
    A volte però arriva il momento in cui non si sta più bene con quelle catene e, a differenza dei poveri elefanti, si diventa consapevoli di potersene liberare.
    Come dice Gramellini “per fare un passo avanti, bisogna perdere l’equilibrio per un attimo”… a me è successo qualche anno fa: piano piano si sono disgregate quasi tutte le fondamenta su cui posavano le convinzioni che mi accompagnavano nella vita. E’ stato uno shock, non lo nego, ma quanto diventa interessante la vita quando si scopre di potersene formare delle nuove, finalmente nostre!
    E quella bambina che rispondeva solo ai “devi” sta lasciando il posto alla donna che ascolta solo i “vuoi” ^_^
    Forza e coraggio: un abbraccio di “sorellanza” 😉

    Sara

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    • Benvenuta Sara!

      Interessante il tuo contributo, hai raccontato, con parole diverse, ciò che accade a molte di noi…

      Sai che ti dico… EVVIVA LO… SQUILIBRIO! Sai quanti bei passi in avanti! 🙂

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  4. antigonewoland

     /  4 ottobre 2012

    vero, pure a me è capitato come a Sara anche se è stata una cosa accaduta e anche un pò scelta. tuttavia…sono stati anni di inferno ma in quell’inferno c’era il paradiso…come dire…
    e si che sono sempre stata una pecora nera che ha sempre molto mal tollerato i “devi”..;-) cioè devo ammettere che rispetto alla moltitudine, di “devi” ne ho avuti pochi e nella maggiorparte dei casi spesso ho sempre fatto ed ottenuto quello che volevo…
    Tuttavia ovviamente se non ho avuto molti devi bisogna dire che quei pochi sono stati abbastanza pesanti e comunque altri aspetti meno felici, diversi, ne ho avuti…la difficoltà è stata superarli senza alcun esempio e/o modello di riferimento. Ma forse è stato un bene non avere condizionamenti…:-)

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  5. teacher

     /  5 ottobre 2012

    Si, anche io ero un “bravo ragazzo”.. poi sono diventato diabolico 🙂

    La vita insegna 😉

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  6. Sai che ti dico, vorrei provare l’altra faccia della medaglia e poi decidere dove stare o se scegliere di stare nel mezzo… 😉

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  1. QUELLO CHE MANCA « PIMPRA

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