LATINA TANGO MARATHON: L’ETERNA.

La latina

Ancora una volta, dopo una maratona di tango, sono in difficoltà.

Porto dentro di me così tante emozioni che, trascriverle, mi crea disagio. Non sono sicura di riuscire a rendere l’idea di ciò che è stato.

Per non perdermi in questo bailamme di luci, suoni e gioia che mi illuminano di immenso e non mi fanno pensare che oggi è lunedì, mi limiterò a dire che, la Latina tango marathon, giunta alla sua 3°, straordinaria e, ultima edizione, mi fa pensare a ciò che è … eterno.

Non per nulla i mattatori di questo prodigio organizzativo che ha messo insieme, contemporaneamente, più di 380 ballerini di tango provenienti da tutta Europa e oltre,  sono romani.

E il motivo ci sarà. Loro l’ ‘”eternità” ce l’hanno sotto casa, la respirano ogni giorno, la grandezza di ciò che ha lasciato di sè un segno inconfondibile e perdurante nel tempo.

Così sarà per me e per tutti coloro che hanno condiviso l’esperienza, il ricordo di questa edizione mastodontica: una maratona che non dimenticherò mai.

Il mix tango/piscina/prato/lezione di yoga/kindergarden/tango/tango/tango funziona alla grandissima. Un intero complesso alberghiero- congressuale rubato alle sue originarie funzioni e adattato in tutto e per tutto alle esigenze dei ballerini. Che, si sa, non si accontentano facilmente.

Dj set da sballo. Una pista così grande che, nemmeno nel clou delle serate, vi era difficoltà o impedimento a lanciare boleos senza ferire le altre coppie. Una selezione di danzatori che dire gotha europeo è riduttivo.

E poi le cene a bordo piscina che fa tanto Hollywood, la degustazione della tipica “grattachecca” romana, preparata dalle mani esperte dello squadrone delle donne che ha rallegrato i sudatissimi ballerini.

Non mancava nulla. Tutto, semplicemente, perfetto.

Tutto, ETERNAMENTE, stampato nella memoria. Nel cuore. Nelle emozioni.

Grazie ai Mascalzoni Latini per l’amore che ci hanno messo, per la fatica, per i sorrisi e per averci regalato così tanta bellezza.

E, anche se una lacrimuccia di commozione rimane per la fine di un ciclo, mi associo al vostro suggerimento:

“Non siate tristi che è finita, siate contenti che ci sia stata!”

G R A Z I E !

Pimpra

 

Ps: un grande classico dei tangueri è conservare al polso i braccialetti degli eventi più amati ai cui hanno partecipato. Nella foto i miei. Chi sa, sa! 😉

COME UN CARTONE ANIMATO

Coppertone-Girl-Miami-Beach

Ci sono delle volte in cui il più imbranato, sfigato, sfortunato dei personaggi dei fumetti, confronto a me è un eroe!

Mi sta succedendo di tutto: la macchina che non funziona a ripetizione, il lavoro che non prende la forma che vorrei, dimentico le cose… insomma mi sento come un cartone animato buffo e non particolarmente fortunato.

Allora mi piace fare un gioco.

Metto insieme, come tessere di un puzzle, i periodi belli della mia vita, saltimbancando di qua e di là nella linea del tempo creando un “mondo panda” assolutamente magico dove riposare la mia mente affaticata e trovare un piacevole ristoro.

Immagino, per un attimo, di poter vivere solo il meglio di quanto ho, fin qui, vissuto. Tutti i momenti uno di seguito all’altro, in un ininterrotto flusso di endorfine.

Oggi, ad esempio, invece di preoccuparmi per l’esito che darà il problema sulla macchina, ho immaginato me il primo giorno delle vacanze estive (nel tempo in cui, il solo “lavoro” era studiare), libera di vivermi il mio tempo come più mi piaceva.

Questa sensazione, è rimasta molto viva, nonostante il fluire scomodo degli anni, accompagnata ai teneri ricordi degli amori giovanili, al dolce profumo delle creme solari al cocco, la pelle arrossata dal sole e il sale sulle labbra…

E’ molto piacevole riconnettersi con quanto di bello la vita ci ha regalato, è una specie di pomata esistenziale che il cervello regala, per farci tenere duro quando i tempi non sono favorevoli.

Ed è con questa giovanile leggerezza che sono entrata nella mia quotidiana prigione, riuscendo a non vedere le sbarre che mi tengono lontana da quanto più bello esiste “là fuori”.

Nel frattempo il fine settimana si avvicina…SLURP… mi aspetta un’altra scorpacciata di ottimo tango… 😉

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

 

DI TANTO IN TANGO. #EFFETTO TTYT!

TTYT

Non sono certa di essere in grado di esprimere con le parole il senso di profondo benessere, di gioia pura e allegria che mi porto dentro.

Non sono convinta di poter rendere l’idea di quanto ho vissuto durante il fine settimana, non sono sicura…

Ovviamente, questa doccia di endorfine mi arriva da quella che definisco la più riuscita delle maratone a cui ho partecipato quest’anno.

Che definirla solo “maratona”, è, francamente, molto riduttivo.

Il Trieste Tango Y Tù è isola specialissima e unica nel suo genere.

Il nome dell’evento la dice lunga: vi è un’attenzione particolare al binomio tango/persona che è, di per sè, una dichiarazione di intenti.

C’era tutto quello che serviva e anche di più.

C’era l’ingrediente segreto: quella particolare magia che è difficile da riprodurre, la passione pura, senza tornacconto, che motiva gli sforzi.

C’erano i sorrisi che hanno accolto gli ospiti, le padrone di casa più eleganti delle hostess della Thai airlines.

C’erano i partecipanti che non sono arrivati a caso, ma sono stati scelti – e per questo tanto amati- coccolati, vezzeggiati e ospitati nelle case dei partecipanti locali.

E poi i luoghi, le atmosfere, il cibo, le bevande, non mancava nulla. Una coreografia completa di quanto lo spirito locale, al suo meglio, è capace di offrire.

Perchè, ve lo dico, i triestini sono personaggi tosti. O si amano, o si odiano. Non scelgono mai la via di mezzo.

E il TTYT non ha fatto eccezione: ha scelto di portare i suoi partecipanti nell’empireo del godimento tanguero. Più di così, non credo sia fattibile.

Il porto Vecchio nel suo abito migliore, la centrale idrodinamica, il mare del nord est che si fa bello nella baia di Sistiana.

Tutto, assolutamente perfetto.

A chi pensa che la perfezione sia noiosa, dico di tacere. Perchè non è sempre così.

Il sapore di questa maratona è quello di una festa, di un incontro tra amici che si snoda per tre giorni, dove, tu che sei l’invitato, altro non hai da pensare che… ballare, fare amicizia, divertirti e godere di ogni istante.

Oggi è lunedì, il tempo è uggioso, a tratti pioviggina e fa pure freddino.

Ma sapete che vi dico? Chi se ne accorge, sono ancora sotto l’#EFFETTO TTYT!!!

Ringrazio pubblicamente la crew che ha ideato e reso possibile questo straordinario evento.

Vi ❤

Pimpra

 

 

BUONE VIBRAZIONI

040511_wesak-w

Troppo spesso dimentichiamo di fermarci.

Una sosta regala un tempo prezioso nel quale ritrovare le più profonde e ancestrali connessioni con noi stessi, con l’universo e, perchè no, con l’idea del “divino” che ognuno di noi è in capace di elaborare.

Ieri sera, nonostante la realtà abbia in tutti i modi provato a fermarmi: mille impegni, cose da organizzare, appuntamenti da incastrare e, ciliegina sulla torta, la macchina senza batteria… (sono bionda, già lo sapete, e quindi portatrice sana di una buona dose di sbadataggine… ho dimenticato i fari accesi per 2 giorni…), ebbene, nonostante tutto, con una cara amica, ho partecipato alla meditazione guidata del Wesak.

Avrei tanto da esprimere, ma ci sono riflessioni, sensazioni e pensieri che è giusto portare dentro la propria intimità, senza condividerli.

Di certo posso dire che, meditare, se non si ha l’abitudine, è una pratica difficilissima.

La mia mente correva in giro e solo per pochi istanti riusciva a stare concentrata, a fare il vuoto e seguire il percorso che il conduttore proponeva.

Nonostante la mia fatica e inabilità, qualcosa si è mosso, le connessioni sono partite e ho sentito, provato, vissuto un momento molto speciale dentro di me e con la comunità dei presenti.

A concludere una serata molto speciale è stato il bagno di gong che ha risuonato forte dentro di me, trovando, evidentemente, un terreno fertile provocato dalla precedente meditazione.

Il messaggio che vorrei darvi, Amici Cari, è questo:

indipendentemente dal vostro/i “credo”, dalle religioni, filosofie, sette o quanto altro seguiate, il fatto di concedervi un prezioso tempo per meditare, magari insieme ad altri, porta il nostro essere a stati di coscienza superiori.

E lo dice una che non è assolutamente capace di meditare ed è lontana anni luce da una qualunque “elevazione” spirituale.

Eppure…

Siamo energia che si espande e, se debitamente guidata, condotta per mano, modulata, anche quelli come me, i pragmatici per necessità, i realisti per obbligo, possono ritrovare sensazioni di profonda beatitudine, da troppo tempo dimenticate.

Oggi va così, sento un oceano di pace verso di me, verso la realtà che vedo/vivo, verso il mondo in generale. E ciò che desidero di più è mantenere questo stato di “quiete”, non farmi prendere dai vortici nauseanti di “energie negative” e irradiare a mia volta luce.

Non mi sono appena fumata uno spinello… anche se potrebbe sembrare. 😉

Amici Cari, LOVE AND PEACE a voi tutti!

Pimpra

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OPENING SEASON E ABITUDINI TANGUERE

cantera

I malati di tango come la sottoscritta, conoscono molto bene il fenomeno. E’ come l’allergia che si presenta puntuale ad ogni stagione.

I sintomi sono sempre  gli stessi: pruritino, inquietudine, aspettativa, desiderio e … trepidazione.

Poi, come per magia, il giorno arriva e… dai l’apertura alla nuova stagione, a quella più bella, all’estate.

Per i tangueri triestini (e non) coincide con la prima serata del Cantera, a Sistiana, la più bella pista da ballo in riva al mare della riviera nord orientale (sì, sono di parte e me ne frego!).

Il primo espresso bevuto davanti al locale, quello che fa partire i neuroni musicali e fa guizzare  muscoli, la tessera color mattone che buttafuori grandi come scogliere ti consegnano, e poi lei, la tua pista dei sogni, il luogo che decorerai con le volute dei tuoi piedi, che bagnerai del sudore dato e ricevuto, il tuo habitat preferito.

Quest’anno l’amato Cantera ha cambiato abito, si è vestito a festa, pavimenti nuovi e generale riassetto degli interni.

Ne ero al corrente e, per prima cosa, sono andata a ritrovare il pavimento di legno della pista interna, quello con le assi consunte e i buchi qua e là. Il mio tempio estivo, con i racconti del tempo tatuati sulla superficie lignea. Un luogo magico, anche scomodo per ballarci, come una vecchia strada che, però, ti porta nel punto più bello.

Non c’è più l’insieme sconnesso e logoro, adesso splende un nuovo manto adatto ad accogliere le più disparate manifestazioni della gioia di vivere, del piacere di ritrovarsi insieme, chi per ballare, chi per far festa.

Le assi mi sono mancate, lo confesso, facevano parte delle mie “abitudini tanguere”, come quella di scegliere sempre lo stesso tipo di scarpe per ballare in maratona o l’abito preferito.

Dovrò solo abituarmi alla superficie perfetta, capace di farmi volteggiare senza indugio e senza incertezze, senza piccoli tranelli che l’amato, vecchio pavimento di legno, metteva un po’ ovunque.

… e si sono diffusi abbracci, sorrisi, grazie alla musica capace di creare quella speciale amalgama che la luna quasi piena e la brezza marina hanno reso unica.

L’estate è qui. E noi siamo pronti ad abbracciarla.

Pimpra(ntissima)

 

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ELOGIO ALLA NATURALEZZA

amiciUno dei miei mantra preferiti, un concetto che ripeto molto spesso, è che la vita è sempre capace di sorprenderci. A volte lo fa in modo violento, negativo ma, molto spesso, le sorprese sono belle, di quelle che ci fanno esclamare “Sono felice!”.

Uno di questi magici doni l’ho ricevuto in questo ultimo fine settimana, quando, di tutto mi sarei aspettata, meno che di trascorrere un’ora di deliziose chiacchiere, diventate intime e profonde nel fare di un attimo, capaci di donare agli astanti una cascata di pensieri belli, di sensazioni positive.

Il tango, non c’entrava nulla. O solo marginalmente.

Le chicche di questo benessere diffuso sono arrivate tra un calice di vino e un bicchiere d’acqua, mentre le signore presenti cercavano di convincere una di loro ad indossare, per la serata finale, un outfit un po’ fuori dalle righe.

Colei che si scherniva, dicendo che non aveva più l’età per un certo genere di abito – una gonna con una stampa provocatoria e un po’ aderente sui fianchi, nulla più (n.d.r.) – è stata “raccolta/accolta” dai commenti di assoluto garbo di un giovane uomo presente che, mettendo insieme tre concetti base, detti con sentimento e messi giù con lucido rigore maschile, hanno regalato la più bella carezza al cuore alla nostra comune amica e a tutte le signore “anta” presenti.

Questo maschio evoluto ha, sostanzialmente, espresso apprezzamento per le donne dai 35 anni in su.

La sua dichiarazione di intenti è stata brillante: se una donna è ben tenuta (ovviamente), è nel massimo del suo fascino, determinato dall’esperienza, dalla classe, dalla personalità, senza dimenticare l’attrattività di un corpo non più “acerbo”.

Lui è stato assolutamente “magico”, convincente, semplice, esaltando – dell’amica in questione –  la sua naturalezza, la bellezza senza artificio, la spontaneità del sorriso, il corpo scattante ed estremamente femminile.

E’ stato meraviglioso condividere la luce che si è posata su di lei che – troppo spesso –  vede un’altra persona riflessa nello specchio quando si guarda, non percependo la profonda bellezza di cui è portatrice. Il kalòs kai agathòs di ellenica memoria.

Che dire di questo giovane uomo… che la vita lo conservi così, attento, sensibile, capace di vedere oltre le mode, oltre le tette siliconate, oltre le zampe di gallina, in totale connessione con l’essere. Come dentro al migliore degli abbracci.

Io stessa ho ascoltato profondamente quelle parole che ho rivolto a me stessa, dimenticando, per una volta, la data sulla mia carta di identità e godendo di tutto il resto.

Un momento di rara e preziosa intimità collettiva. Un dono da custodire e ricordare quando lo sguardo non è limpido come dovrebbe…

Pimpra

p.s.: a M. e a M. due anime belle…

 

Image credit da qui

 

UNA FAMIGLIA ALLARGATA

VillaIl bello della vita del “tanguero errante” è che, a forza di andare in giro, conosce un bel gruppo di persone, malate di tango come lui.

La festa grande poi, arriva quando altri organizzano un evento specialissimo, di quelli dove in tanti deisderano essere presenti perchè, colà, si sta proprio proprio bene.

Vuoi l’atmosfera, il giardino, gli ospiti estremamente accoglienti, il gruppo di persone che sanno mettere insieme.

Non per nulla, tra gli “adepti” in quel raduno lì ci si sente dentro la “famiglia milonguera”.

Certo che parlare di famiglia, con quello che si vede in giro (!!!), è un bel azzardo, invece, in questo caso particolare, non vi è modo migliore di esprimere la calda e fraterna atmosfera che vi si respira, che vi si vive.

E’ stato un week end piacevolissimo (non fosse che la sottoscritta ha fatto i maledetti conti con l’ormone di traverso e la conseguente “facciona” non proprio allegra…), carico di abbracci, di tandas ballate con entusiasmo, tra amici conosciuti e nuovi.

Infatti, come ogni famiglia moderna che si rispetti, anche l’Experiencia Milonguera di Villa Giacomelli, non sfugge alle logiche di “apertura” offrendo ai suoi ospiti una nuova “famiglia allargata”.

All’inizio ci si osserva, ci si annusa, tu chi sei da dove vieni, con il classico atteggiamento misto di curiosità e timore. Poi il tango fa il resto: apre le porte degli abbracci, del cuore, dei sorrisi e, ci si riconosce, tutti, parte di un gruppo condiviso.

… E come ogni volta, anche in questo caso si è accesa di tutte le scintille una meravigliosa “Experiencia”…

Pimpra

 

E’ TUTTA UNA QUESTIONE DI … MOTIVAZIONE.

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Anche per quest’anno il rito stagionale del cambio degli armadi è stato compiuto.

Mi dico “Brava” perchè, mettendomici di impegno, in 6 (!!!) anni, sono – finalmente – riuscita a tenere solo gli abiti in uso, regalando tutto quanto non mi serviva.

Puntualmente, ad ogni passaggio estate/inverno e viceversa, mi liberavo di sacchi e sacchi di vestiario inutile. Finalmente, sono arrivata al punto di pareggio. Alla buon’ ora!

Questo momento dell’anno, in particolare verso l’estate, risulta traumatico a moltissime persone.

Gli abiti si fanno più stretti, più corti, più trasparenti, più aperti, svelando – che lo si voglia o no – se siamo stati bravi, se abbiamo mantenuto un corretto e salutare regime di vita (alimentazione e sport) oppure se abbiamo gozzovigliato “senza pensare al domani”.

Personalmente ho sempre combattuto con la mia propensione ai piaceri della tavola, cedendo sotto svariati fronti, dal salato al dolce, senza farmi mancare il dolce nettare divino. E le conseguenze, tutte, il mio corpo le ha puntualmente registrate: rotolini, gambotte, pancettina. E ad ogni passaggio di stagione, l’incubo: mi sta, non mi sta, mi tira, non mi tira.

Finchè, un giorno di qualche anno addietro, qualcosa è cambiato e, con costanza e determinazione, mi sono liberata della zavorretta che, da anni, era mia fedele compagna. Ho scritto “zavorretta”, non sono mai stata proprio un pezzo da novanta, solo piuttosto formosa.

“Messa la testa a posto” posso finalmente surfare senza patimenti nelle stagioni, negli abiti e, dirò di più, grazie alla mia formula magica, quasi quasi va sempre meglio, nonstante gli anni passino e, si sa, i “muri antichi tendono a fare la pancia”.

La motivazione a muovere il culo, nel mio caso, è la pura vanità sportiva che, tradotto significa, aver voglia di allenarsi di più quando il trainer della palestra che frequenti da un po’ si accorge, sua sponte, del tuo miglioramento fisico.

Al che, aumento le sedute, mi do da fare e … i risultati arrivano. Piano piano, nel corso dei mesi, ma arrivano!

Ieri il più bel complimento dal campione di body building : “Complimenti, da quest’inverno ti sei asciugata di almeno tre chili, specie sulle gambe!”

Non fosse per i gusti sessuali reciproci che non sono conciliabili, gli sarei saltata al collo per riempirlo di baci.

… Invece ho corso come una pazza indemoniata sul tappeto rotante, sudando le proverbiali 7 camicie.

MORALE:

Oggi zoppico.

Non ho considerato che, per mantenermi in forma, i chili persi sulle gambe, mi costano un mutuo di fisiatra.

😀

Pimpra

 

IMAGE CREDIT DA QUI

 

 

 

 

 

NEO GALANTERIA

galateo_baciamanoQualche volta mi ricordo ancora di scriverlo: faccio il lavoro più bello del mondo. Un’attività che mi porta a fare esperienze in occasioni formali che sono, per me, di estremo e gradito  interesse.

Una di queste sabato scorso, una cerimonia di onori militari ai caduti della Prima Guerra Mondiale.

Organizzato quanto necessario, insieme alle colleghe ci siamo confrontate su quale fosse il corretto abbigliamento. E, al  solito, non si sbaglia con un tubino nero, un tailleur, e, comunque, rigorosamente in gonna. Nel mio caso, si tratta di non sbagliare l’abito da lavoro.

Detto fatto ho inventato un fantasioso spezzato che il tailleur mi fa troppo sciura (anche se lo sono, ma questo è un altro discorso).

Mentre mi occupavo di fare accomodare le autorità partecipanti alla cerimonia secondo la disciplina definita cerimoniale, ecco che i vari graduati che si avvicinavano a me, dai colonnelli ai generali e le altre autorità intervenute, presa la mia mano, la portavano simbolicamente alla bocca.

Conosco perfettamente tutto del “baciamano” che si riceve solo all’interno, che le labbra sfiorano il dorso della mano, che si rivolge alle signore non alle signorine, che si fa in certe determinate circostanze.

Eppure, è stata una sorpresa.

Non posso nascondere la galanteria che i personaggi ospiti mi hanno riservato, lo sguardo puntato ai miei occhi mentre sollevavano la mano e compivano il simbolico gesto.

Parliamone, donne.

C’è che è proprio bello avere la possibilità, almeno in alcune occasioni, di sentirsi proprio donne-donne e regine nel medesimo istante. Sentirsi apprezzate nel proprio essere femmineo perchè ritenuto prezioso e affascinante.

Non vi sto nemmeno a dire che, il mio primo istinto era di stingere la mano alla usuale maniera… e quale piacevole sorpresa sia stata poi, passato l’imbarazzo del momento, poter offrire la mano, senza opporre resistenza e/o sentirmi una cretina.

MORALE:

Credo che nella corsa alla modernità, noi donne, ci siamo perse un bel po’ di occaisioni per “stare bene”. Il desiderio estremo e violento di essere ritenute a pari livello con l’uomo, ci ha rese la sua brutta copia.

Sono e resterò per sempre convinta che tra i due sessi ci sia una partità di “spirito”, di importanza eguale nella dinamica del cosmo ma, mi batterò ora e sempre, per affermare la differenza. La sfumatura tra lui e noi e l’esaltazione della complementarietà dei sessi.

Per chiudere, non sto nemmeno a raccontarvi quante donne militare ho visto. Le ho contate, perchè non potevo credere ai miei occhi. Abbracciavano fiere il fucile.

Ho pensato che, in questo mondo, qualcosa non va…

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

Per curiosità qui

IMPARARE A VEDERE

TriesteA volte mi rendo conto di quanto possiamo essere distratti.

Percorriamo la vita come un treno in piena corsa, non lasciandoci lo spazio ed il tempo per accorgerci di quanto ci sfila intorno.

Andiamo veloce, troppo veloce.

Organizzando diversamente i miei impegni, ieri, finito il lavoro, mi sono concessa un’ora di “cazzeggio”, ipod nelle orecchie, cellulare alla mano e gambe in spalla. Avevo una meta da raggiungere ma, nel farlo, mi sono goduta il percorso.

A differenza di quanto mi accade di consueto, lo sguardo non era rivolto a terra o ad altezza occhi (o vertine, lo confesso!), ma proiettato in alto, verso il cielo, verso i palazzi di questa piccola città che, così facendo, scopro magnifica.

Il dialogo delle facciate dei palazzi musica il passaggio della storia, celebrando periodi fausti e infausti; architetture sublimi e rozze si rincorrono in un orizzonte unico che, solo ora, dopo tanti anni, riesco a vedere.

Ed è partita la mia mano a scattare la bellezza che i miei occhi riuscivano a catturare e la loro meraviglia.

E mi sono messa a pensare a quanto siamo distratti, poco attenti, superficiali. A quante sfumature ci passano davanti senza che ce ne accorgiamo. Al tempo che sprechiamo dietro alle scemenze, a cose che non ci arricchiscono affatto e che, soprattutto, non siamo in grado di elaborare da noi stessi.

E così celebro il mio smartphone che tanto mi ha fatto incazzare nella mia finta settimana di vacanza, quanto oggi, invece, mi sia caro strumento per rapire la bellezza che mi sta intorno. Della quale non posso fare a meno. Per togliere un po’ di grigio all’esistenza affannata.

Pimpra

IMAGE CREDIT: PIMPRA_TS

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