MUSICA MATERICA – ORQUESTRA EL AFRONTE

Meno male che l’ho fatto! Che non mi sono fatta prendere dalla pigrizia del divanetto della domenica sera.

A volte ci vuole coraggio, per alzarsi, vestirsi, prendere la macchina e andare.

Un concerto che valeva tutto il sonno che ho dovuto combattere al ritorno, distruggendomi lo stomaco di caffè e coca cola per non addormentarmi alla guida.

Orquestra El Afronte, location circolo arci Zoo di Udine. Atmosfera straordinaria per concertisti di gran talento.

Dopo averli ascoltati ho deciso che nella prossima vita farò la musicista.

Terrò anche io tra le braccia e toccherò l’oggetto del mio piacere che vibrando all’unisono con me produrrà musica celestiale, colorata, violenta e sublime.

Non potevo staccare lo sguardo dai musicisti, la mimica espressiva dei loro volti in estasi, rapiti e ispirati dentro melodie che facevano cadere dalle loro mani sul pubblico presente.

Il contrabbasso, stimolato da tocchi ora delicati ora penetranti,  rispondeva con mugulati e sospiri e rantolii quasi umani. Ebbra di tutte quelle note, delle vibrazioni melanconiche e vigorose che riempivano la sala, godevo di quei suoni meravigliosi, tanto vividi quanto reali e potenti.

Musica che diventa materia che ti tocca.  Che schiaffeggia e accarezza con potente voluttà, dolore e trasporto.

Non è stato  solo un concerto ma uno spettacolo. Gli sguardi dei musicisti che si rincorrevano per la scansione dei tempi e dei ritmi, delle entrate dell’uno o dell’altro strumento, i movimenti del corpo all’unisono come dentro una danza.

I bandoneonisti che schiaffeggiavano il pavimento con il tacco per esprimere ancor più la potenza di taluni passaggi musicali e la voce del cantante che si ergeva potente e a tratti roca, sulla forza animata degli stumenti.

E’ ovvio che,  una volta a casa, l’adrenalina sia uscita tutta insieme e non potevo riposare il corpo che, ancora, era scosso da tanta energia.

Orquestra El Afronte, se vi capita, non perdete l’occasione per ascoltarli.  Il resto, è noia.

Pimpra

QUELLO CHE MANCA

Una delle più importanti ed esistenzialmente becere conseguenze del post di ieri  è questa: la “brava ragazza” non va a prendersi le cose che desidera.

PRENDERE CIO’ CHE SI DESIDERA: equivale a fregarsene se quella cosa (in realtà può essere una persona, una situazione o un semplice oggetto) non è sul libero mercato, ovvero, se ciò che si desidera è effettivamente “prendibile” in potenza.

La “brava ragazza” sa che non si fa, non è cosa buona e giusta, non è eticamente corretto. No e basta.

Il portato di un simile comportamento nella sua vita è devastante. La ragione è facilmente intuibile: il mondo NON è popolato di “brave ragazze” (… per fortuna!), sicchè, lei, così etica e morale e corretta, non sa combattere per ciò che vuole o non sa difendere ciò che è suo (una proprietà, un territorio, un oggetto).

E giù di frustrazione. A volte mista a una potente incazzatura verso fuori, contro quel mondo così ostile, e poi a mò di boomerang una violenta rabbia contro se stesse.

Illogico. Ma tremendamente reale. Odiarsi perchè non si sa stare al mondo.

Vedersi scivolare dalle mani tutto ciò che si ritiene prezioso, perchè incapaci di metterci quel tocco di sale, di pepe, di stronzaggine che “quando ce vò, ce vò”.

Mi chiedo quale sarà il catalizzatore che mi tirerà fuori, una volta per tutte, da questo stretto grembiule bianco che mi hanno cucito addosso, perchè mi prudono le mani e ho una gran voglia di tirare qualche pugno.

Pimpra

 

SINDROME DA “BRAVA RAGAZZA”

All’epoca dovevi essere brava a scuola.  Prima ancora fare la “brava bambina”. Poi essere un’adolescente assennata.

Credi di essere diventata grande e decidere dei tuoi modi e tempi ma, vivi ancora sotto il Loro tetto e, volente o nolente, ti tocca assecondare talune richieste. Tenere un comportamento consono, apprendere a diventare una donna, secondo il Loro schema.

E il tempo passa. E tu passi con lui.

Finalmente, ti ritrovi grande sul serio, che hai superato quella boa anagrafica che si festeggia col diamante (almeno, io ne ho ricevuto uno! 🙂 ) e comprendi appieno chi sei.

Guardi, ti osservi e rivedi molta parte dei “devi” che ti sono rimasti attaccati dalla tua vita precedente, di quando eri ancora dipendente da qualcuno, per le ragioni più svariate.

Oggi è diverso e lo sai e cerchi di restare fedele alla persona che sei veramente…

Ma… ti accorgi che ti parte un comportamento compulsivo che ti fa tornare sui territori di quando eri molto più giovane e rispondevi al verbo “DEVI”.

Già, me lo dico da un po’ di tempo, ho la sindrome della “Brava Ragazza”, di quella che le cose le deve fare bene che altrimenti non si sente a posto, non è contenta.

Prendiamo il lavoro, ad esempio. Ho una vagonata ultrasonica di responsabilità, scadenze, urgenze sulle spalle (il tutto a titolo gratuito, per la cronaca!) che sono perfettamente in grado di affrontare. Certo, mi lamento che altri godano i frutti (anche a livello economico) del mio impegno, però, non so smettere. Non so far finta di non essere capace, di non essere BRAVA.

Che poi, mi chiedo, cosa mi cambia? Ecchenesò!!!   Di fatto ho le spalle grandi e, in tantissimi casi e circostanze, le persone si appoggiano a me.

Mi dico: sei brava.

Mi dico: sei pirla, non vedi che si approfittano di te?

Mi rispondo: non sono capace di essere mediocre.

Punto e basta.

Così, stanca da fare schifo, ma con una buona considerazione di me, torno a casa.

… Come una brava scolaretta con il grembiulino pulito e stirato…

Pimpra

BRIVIDI DA PALCO

Una polaroid che rimane stampata nelle pagine del cuore. Ricordo vivido di momenti indimenticabili. Ossimoro perfetto di come l’adrenalina, a volte,  renda la nostra vita, perfetta.

Un giro di palcoscenico mentre l’orchestra suona il tuo pezzo, per provare lo spazio dove muoversi, dove far uscire dal corpo la musica che entra nelle orecchie e scivola verso il cuore.

Le luci abbagliano e non te lo aspetti, un limite nero alla base dei tuoi piedi dove la tua terra finisce e c’è il nulla, il mondo che non vedi, lì dove siederà il pubblico.

Emozioni che non si dimenticano, atmosfere, suoni, musica, colori .

I tre minuti del brano scivolano via e hai già finito, rimani un po’ stordita  perchè è un viaggio dentro di te.

Ripeti la magia e ti piace ancora di più.

Si spengono le luci dei fari taglienti, non vedi  più il perimetro nero che ti risucchia. Lontane percepisci le anime curiose che immagini solamente.

Ci sono solo note, un corpo che si lega al tuo dentro un momento lontano dalla realtà.

Hai imparato a ballare per te e godi di ogni istante che la musica ti regala, che quello speciale abbraccio sa offrirti.

Ed è un attimo che ti risvegliano gli applausi, allora sai che non è stato solo un sogno…

Pimpra

IL FARO DELLA VITTORIA

Sono tornata. Sono tornata già da un po’ ma la vita mi ha travolto di attività e sono stata costretta a lasciare appeso il cartello “chiuso per ferie” nell’illusione che, la mia assenza da qui, fosse dovuta a ben altri e più ludici motivi.

E’ autunno, i colori intorno stanno sfumando dal verde smeraldo dell’estate ai toni dei gialli degli ocra dei rossi, fascino e malinconia della nuova stagione.

Una notizia, ieri, mi ha choccato. Un amico ha lasciato questa dimensione. Combatteva da tempo una battaglia con quello che lui stesso definiva “Alien”, una battaglia che si è fatta spietata quest’ultimo anno. Ha perso e se ne è andato.

Posto che la morte è un’idea che spaventa, evocando le peggiori paure, desidero omaggiare la forza, il coraggio, la determinazione dell’uomo che ho conosciuto, in un modo diverso dal solito.

Dapprima ho pensato di lasciargli in dono per il suo viaggio nell’aldilà una delle mie stilografiche, le amava moltissimo, così per prendere appunti, per annotare tutto ciò di bello che vivrà da ora in poi, da un’altra parte. Poi però, mi sono detta, che le anime bisogna lasciarle andare, accompagnarle e salutarle.

ph G. CrozzoliNiente di fisico, quindi, sarà il mio tributo. Voglio tenere in vita il ricordo della persona che è stata e che tanto mi ha insegnato della vita, così: dedicherò al mio amico, un giorno speciale, un giorno nel quale farò qualcosa che  mi piace e che ho sempre rimandato.

La gioia che mi regalerà la giornata, il piacere e l’emozione che ne ricaverò, saranno per lui che non è stato così fortunato e non ha avuto il tempo di vivere tante cose.

Perchè l’insegnamento più grande che mi ha lasciato è proprio questo: non sappiamo quanto tempo c’è per noi. E viviamo dentro una bolla, molto spesso a vegetare, e poco a vivere veramente.

Perciò oggi voglio togliere dal mio cuore questa patina di tristezza, perchè, sempre, potrò dedicare alla sua memoria, un’esperienza nuova, stimolante e bella che la vita mi regalerà.

Amico mio, fai buon viaggio e, soprattutto, viaggia leggero verso il tuo nuovo dove… nel frattempo andrò in cima al Faro della Vittoria che è una vita che voglio salirci e ho sempre rimandato!

Pimpra

CHIUSO PER FERIE

Finalmente anche io, come voi, chiuderò il mondo alle spalle e mi godrò le meritate vacanze.

Arrivederci a settembre!

🙂

Pimpra

SAPORE AMARO

Ricordo perfettamente che mio padre diceva sempre di “stare in piedi da sola, lavorare, non dover MAI chiedere niente a nessuno”.

In senso assoluto, sono daccordo. Perchè pesare/appoggiarsi agli altri, dimenticando o non volendo darsi da fare, mettersi in gioco? Infatti, dalla più tenera età, ho imparato ad andare in giro da sola, a condurre uno scooter, ad arrangiarmi in tutti i sensi. Tale manifesta libertà ha fatto di me una persona serena e sicura, le sfide mi piacciono assai, tutto ciò che non conosco è fonte di stimolo e di curiosità a sperimentare e a sperimentarmi, non amo ciò che è scontato, sicuro, detesto le abitudini che limitano la creatività e bloccano l’agire.

Ciò detto, analizziamo le esperienze con l’altro sesso che accadono a una donna così definita “emancipata”: UN DISASTRO.

Se la dea bendata, in attimi di rara generosità, ti fa incontrare un uomo che almeno un microgrammo di “mascolinità” possiede, ovvero che non si spaventa se sai ragionare da sola, se hai le tue esperienze e ti sei fatta la tua idea sul mondo, ebbene quand’anche ti capiti il fatale incontro… di solito il maschio non vede (o non vuole vedere in te) la donna che sei, perchè a lui fa molto più comodo che tu sia la sua “amica”.

Analizziamo: amica con benefits (come insegna Lucia), ovvero quella con cui divertirsi senza doversi “sbattere” a corteggiare, a trattare con rispetto, a vezzeggiare almeno il minimo sindacale. Insomma, la donna con i pantaloni, perfetta per non rompere in alcun modo le palle.

Ecco, cari maschi, le cose non stanno proprio così.

Il fatto che sappiamo guidare, lavoriamo, facciamo la spesa, caricandoci come mule di 6 bottiglie da 1,5 litri nella mano sinistra e di un enorme sacco di ognibendidio a destra, portiamo la macchina dal meccanico, sappiamo riparare piccoli guasti in casa, troviamo chi sa aiutarci per quelli più grandi, viaggiamo da sole e un’infinita serie di attività di cui ci occupiamo, non fa di noi la copia di un vostro amico maschio.

In sostanza, è sempre gradito che un uomo ci apra la porta per scendere dalla macchina, che a volte, senza motivo (apparente), ci regali dei fiori e ci scriva un biglietto sentimentale, che ci dica quanto siamo belle/sexy/intelligenti, che ci coccoli gratuitamente e non perchè ha la coda di paglia per qualcosa, in una parola, che ci corteggi.

Ci sono donne raffinatissime che usano tutti i mezzi a disposizione inventando fobie inesistenti ed essere – per forza – accudite/protette/vezzeggiate/adorate/messe sul piedistallo, altre che usano ciò che di più caro e prezioso hanno per ricattare l’altro sesso, “o così o pomì”, e via di seguito con una serie di strategiche e utilissime macchinazioni che “tengono” il malcapitato al guinzaglio.

Personalmente detesto comportamenti simili, anche se riconosco che i risultati ottenuti sono  strabilianti.

Da “emancipata”, in fondo, chiedo solo una cosa: un po’ di cavalleria. Ma, pare, sia merce sparita dalla circolazione, haimè…

Pimpra

UNA PROFESSIONE (H)ARD_ENTE

Non è sempre il peggiore o il più stupido dei mali galleggiare, in solitudine, davanti alla tv. A ben guardare, si scoprono tante cose di sè e del mondo intorno.

Mentre, catatonica, la Pimpra felina cercava di portare la sua mamma umana a concludere la fase rem in un luogo più consono del divanetto, al solito, mi risveglio fresca come una rosa. Anche il cervello, assopito fino a qualche istante prima, è lucido e ricettivo.

“Il Bivio” programma condotto da Enrico Ruggeri propone un argomento piccante: offrire un’alternativa alla vita di attrice hard a una tale Michelle Ferrari, pornodiva de noialtri, offrendole di lasciare il suo lavoro per interpretare una pièce teatrale colta, su canovaccio Diderot, sì, proprio l’illuminista francese.

Non vi tengo sulle spine, Michelle, alla dieta di denari dell’artista intellettuale, ha preferito, sine dubitatione, il ghiotto banchetto monetario del mondo hard.

Nessuno qui giudica. Non vi è un solo modo di vivere e, nell’onestà intellettuale che dobbiamo riconoscerci, ognuno è libero di scegliere per sè il meglio, o ciò che tale ritiene.

Ebbene, dal divanetto, complice una trasmissione che ha, in qualche modo catalizzato la mia attenzione, son partite come popcorn una serie di riflessioni.

La morale vs l’amoralità: tema su cui potremmo discutere per una vita intera.

Il libero arbitrio.

Il potere di suggestione che ha su di noi la doxa (opinione corrente).
E, a catena ramificata, pensieri su pensieri che mi hanno nutrito, come non accadeva da tempo.

Ma riuscite ad immaginare se fosse possibile far partecipare a una trasmissione i più grandi filosofi di tutti i tempi,  con il loro portato sociale, a dibattere su questa società moderna e, che so, anche sul significato intrinseco del mestiere di pornostar/pornoattore?

Uno share da sballo, ne sono sicura!

… Intanto accontentiamoci di tenere allenate le sinapsi… che l’andar del tempo, corrode pure quelle…

Pimpra

LA PUNTURINA

Come una vera macchina “d’epoca”, anche alla sottoscritta, di quando in quando, capita di sottoporsi a revisione: oggi, infatti, dopo un infinito tempo, ho fatto gli esami del sangue.

Embè, dove sta la notizia?

Desideravo condividere, con chi passa per di qua, alcune osservazioni in merito.

Punto primo: l’astinenza dalla colazione del mattino, necessaria per il buon esito del prelievo, è in assoluto, per me, lo scoglio più duro, quello che fa sì che la richiesta del medico sia rimasta inevasa da … febbraio!!!

Che ve lo dico a fare, senza caffeina la mia macchina non parte! oggi però, mi sono fatta forza e mi son detta “O adesso o mai più!” arrivo alle 8.00 e ho la bellezza di 19 persone davanti!!! Un incubo! Passata la prima mezz’ora, quasi quasi volevo andarmene, mi sono imposta di restare. Impensabile un’altra sveglia senza ingurgitare il mio oro nero!

Scopro che, misteri di finanziarie-spending review-o/dio/solo/sa/cosa, è più conveniente farle da “privati” che con la mutua, risparmio netto di € 11,00. Non male. Il buco del sistema però, a fronte della lieta notizia, è che avrei potuto prendere il numerino di un’altra fila, quella dei privati, per l’appunto, e me la sarei asciugata in 20′!!!

Finalmente posso salire all’ambulatorio prelievi dove assisto a una scenetta spassosissima.

Un giovine di 25 anni che, sconvolto, esce dalla stanzetta del prelievo, mano a tener premuto l’avanbraccio forato, e con fare stralunato va a ringraziare quella santa infermiera che lo aveva trattato così bene.

Non  era difficile immaginare che il baldo ragazzotto avesse paura dell’ago, ipotesi confermata dalla madre che, rivolta a me, “Cosa posso farci, ha 25 anni, va a vela per i mari di tutto il mondo, si arrampica a mani nude sulle montagne, fa snowboard fuoripista ma non parlargli degli esami del sangue che è terrorizzato! Mi tocca accompagnarlo come se avesse 3 anni e devo tenergli la mano!!! Sono tremendamente imbarazzata!!!”

Ho guardato sorridente quella madre, dicendole che “Tutti hanno un tallone di Achille e che, almeno, la fobia del ragazzo l’avrebbe preservato dall’eroina e dai tatuaggi che già poteva essere un risultato interessante”.

La signora “mi piace questo suo modo positivo di vedere le situazioni, in questi termini non ci avevo mai pensato… grazie!” ed è uscita sorridente.

Il ragazzo, da canto suo, come fosse scampato a un pericolo vitale, ha salutato tutti i presenti con un tono che esprimeva “Per stavolta sono salvo!”

Che ridere…

In compenso l’infermiere che ha “prelevato” me, assomigliava a Dracula e per un attimo…

Amici Cari, la vita, in fondo è un film!

🙂

Pimpra

DI FIORE IN FIORE

Riflettevo sulle ragioni che spingono le umane genti a non essere capaci o a non voler scegliere di stare dentro a un legame affettivo con convinzione e gioia. Con passione e allegria. Con impegno e serenità. Con ardore e sorrisi.

Sembra che essere in coppia sia diventata la peggio sciagura di tutte, specie per coloro che hanno un passato alle spalle (e chi non ce l’ha?).

Coppia= legame, sacchetto di nylon stretto sulla testa, mancanza di ossigeno, ferritoia, coperchio, galera…

Ne parlavo con un’amica che, delusa dagli incontri con l’altro sesso, si chiedeva dove sbagliava, perchè fosse  così difficile costruire legame con qualcuno.

Non ho la risposta e non sono un buon esempio. Il mio percorso è costellato di buchi, relazioni partite bene e tristemente concluse, esaurite.

Mentre spingevo sulla pedana dello step e il sudore rigava il volto cercavo la mia risposta “Dove sbaglio? dove si cela l’errore relazionale?”

Alla fine delle fatiche, traspirare vistosamente aiuta a ritrovare la lucidità mentale perduta, ho compreso che gli uomini sono api, biologicamente predeterminati a volare di fiore in fiore.

Non sono pinguini che scelgono una compagna per la vita, non sono elefanti. Sono api.

Inutile illudersi. Loro non vogliono una sola di noi, per una serie di ragioni, devono averle tutte, o, almeno, quelle che fanno loro … vibrare le ali… 😉

Rasserenata, mi sono detta che è proprio tempo perso e energia sprecata pensare che esiste il nostro “pinguino”, quindi,  sono uscita di casa sorridente perchè, in fondo, sono o non sono l’ape regina? 😀

E così, sia.

Pimpra

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