ESSERE UNA DONNA “CON LA GONNA”

FONTE SARTORIALISTMia madre me lo dice sempre: non lasciarti andare, non trascurarti, non hai più vent’anni e ci devi  mettere una cura in più, hai molte carte da giocare ancora, non buttar via i tuoi assi…

La mia testa registra il buon consiglio ma la mia parte incosciente, invece, non è particolarmente sensibile alla cosa e, molto spesso, per ribellione ai “devo” della vita, ama andare controcorrente. Ecco che, al lavoro, non mi presento sfoderando le armi migliori (riferisco unicamente a ciò che si vede, all’apparenza) e, molto sportivamente, me ne frego, lasciando a casa gli elementi visivo/formali che farebbero di me, una donna da guardare.  Perchè, professionalmente, non mi serve bypassare le mie conoscenze, mandando fumo negli occhi.

E sbaglio.

Haimè l’abito fa il monaco e il potere, lo status, il gradino della scala gerarchica sul quale poggia il piede, emergono – vieppiù-  dall’abito che si indossa.

Disgusto.

Come sempre, bisogna scegliere: o si cede il passo a quelli più furbi, che le carte le sparigliano bene, oppure, si lascia andare ma, a risultati non ottenuti, nessuna lamentela.

La vita è una questione di opportunità che, se favorite, se  create, si presentano. Altrimenti: ciccia!

E, comunque, una donna in tailleur ha sempre qualcosa da dire… parola di Pimpra! 🙂

Pimpra

Image credit: Sartorialist

CENTRIFUGA

Ci sono periodi in cui la vita entra, di prepotenza, in una centrifuga.

Non posso dire che la cosa mi dispiaccia, benchè la situazione è foriera di sicuri effetti collaterali: stress, ipercinetismo, agitazione, diminuzione delle difese immunitarie, sonnolenza indotta o insonnia, anossia, diminuzione drastica della libido…

Lamentarsi non serve che il periodo va vissuto e non si può scappare.  Di certo è importante non farsi sorprendere, specie se si è donne, in età ancora fertile: l’ormone maligno è in agguato, pronto a sferrare il ferale attacco piazzando uno SCIABADA’ di isterica follia uterina che ben poche persone avrebbero voglia di sciropparsi…

Il rimedio è visualizzare ciò che di più piacevole si può progettare in un futuro relativamente vicino. Che so un piccolo viaggetto, una serata con gli amici, assistere al concerto rock della band del cuore e chi più ne ha più ne metta.

Viaggiare ad alta velocità, è questo che la vita ci chiede. Per farlo diventa necessario accedere al serbatoio di benzina e succhiare, senza riserbo,  risorse energetiche.

Una mia conoscente va a fare shopping, scaricando il portafoglio, ricarica il resto.

Io, invece, ho scoperto che, se mi vesto di rosso, mi si accende una batteria in più che mi porta avanti spedita…

A ognuno il suo, nella nostra quotidiana lotta per arrivare alla fine della giornata…

Pimpra

 

LEGGERA

Accettata l’idea che siamo molecole pensanti che fluiscono dentro un corpo cavo, siamo soggetti ai più disparati flussi: di coscienza, flussi mestruali, fluttuanti sbalzi d’umore…

Vista da posizione neutra la vita umana a un che di divertente: volendolo, non ci si annoia mai…

A volte , però, questo continuo zigzagare, rotolare, affastellarsi del nostro io procura indescrivibili effetti collaterali, a noi, in primis, e a tutti coloro che ci stanno  intorno.

A ben vedere non è possibile – ragionevolmente – pensare di poter mutare questa insesauribile corrente che ci anima dal profondo. Vero è che alcuni umani scorrono più lentamente, altri quasi quasi sembrano fermi, ma tutti –  senza scampo – immobili, non siamo mai.

Una grande corrente ha preso anche me, qualche tempo fa, trascinandomi via con sè. E’ la natura, lo so, è la vita, ma, una volta l’onda di piena spostatasi più a valle, ho compreso un insegnamento che definisco fondamentale.

Per sopravvivere con una certa qualità ai flussi della vita, l’unica soluzione che resta è: diventare leggeri.

Leggerezza che non è intesa come superficialità, distacco disinteressato, ma, più semplicemente, come una qualità dell’essere che asseconda gli eventi, ne assume la forma, si modula per acquistare morbidezza e, una volta ripristinata una situazione di relativa quiete, si rimette in assetto.

Trasformarsi, a necessità, in particella di polistirolo e imparare a galleggiare, mantenedo la propria forma, ma rinunciando a un certo peso specifico.

Perferisco stare sul pelo dell’acqua e respirare che essere così “pesante”, “greve” da venir trascinata in fondo al letto del fiume e inglobata nella sua melma.

Con questa visione interiore, credetemi, la vita è bella e, all’esterno, il sole risplende.

BUONA VISIONE!

Pimpra

IL COLORE DELL’ANIMA

Oggi è una giornata particolarmente triste.

Insieme a tantissime persone ho salutato un amico che ha lasciato questa dimensione con troppo anticipo.

Non ci è dato capire molti perchè e quando un giovane se ne va in un altro dove, veniamo travolti da infinite domande, tra le quali campeggia, enorme, un gigantesco “PERCHE’?”. Siamo esseri troppo finiti per comprendere ragioni che sfuggono alla nostra logica umana, perciò, limitiamoci ad accettare e, con tanto amore nel cuore, a lasciare partire per il loro lungo viaggio, le anime belle che, in questa vita, abbiamo avuto la fortuna di incontrare.

E fino a qui, metafisica.

Non posso non ripensare al suo volto, a come sembrava dormisse di un sonno così diverso dal nostro conosciuto ed allora ho compreso che la nostra anima, quando ci abita, colora di sè il corpo tutto.

E non sono storie di fisiologia, sangue che scorre e tanti bla bla bla scientifici.

L’anima, il soffio vitale, ci riempie di sè e- al di là- del nostro involucro esterno, bello o brutto che sia-  conferisce il “colore della nostra vita”.

E’ per questo che cerco di cancellare dagli occhi (con grande difficoltà), l’immagine di chi ci ha lasciato, per portare dentro di me il ricordo di quando quella persona era “colorata” della sua vita.

In questo modo riesco a sorridere, a ripensare alla gioia, a tutto ciò di bello che ho potuto condividere con quell’anima e aiutarla a volare ancora più leggera verso il dove in cui è diretta.

Adesso so che quando capiterà di dover salutare qualcuno, sceglierò di non guardare il suo corpo, oramai vuoto.

Oggi  ho visto una marea di palloncini colorati liberati in cielo ed è questa immagine meravigliosa che voglio associare all’amico che ho salutato stamane.

Pimpra

TUTA BLU

Una sfortuna dopo l’altra e mi ritrovo con i potenti mezzi guasti. Scooter malconcio per un freno che si è rotto, macchina azzoppata con ruota a terra.

Ovviamente devo andare in trasferta per lavoro e non posso permettermi di avere il mio parco motori che non sia in perfetto stato.

UN DISASTRO.

A ciò va aggiunto che:

– sono donna –> soggetto perfetto per essere preso in giro da maschi_maschi in “tuta blu”

– sono bionda –> eleva a potenza quanto sopra

– non ho mai tempo –> quindi non ho fornitori di fiducia

– davvero_davvero di motori non ci capisco un cippa–> quintuplica gli effetti collaterali del punto di cui sopra

EPPURE…

Sotto una pioggia imbestialita arrivo dal mio benzinaio di fiducia e lui, quello più bello, si avvicina per farmi il pieno. Sorrido e chiedo “Senti ma… ho finito l’acqua del tergicristalli e…” risponde, da vero maschio, “apri il cofano”, “subito!”

Mi avvicino al cruscotto, comincio a palpeggiare in basso a sinistra dove, sulla 500, trovavo la leva per aprire e … non trovo nulla. “Maledetti francesi” penso tra me e me, il baldo giovane mi guarda, l’occhio azzurro con una scintilla di ironia, prova a darmi le coordinate per trovare la leva.

Niente da fare.

Arriva lui, sempre tranquillo, mentre comincio a sentirmi una decerebrata e… zac apre il cofano. “Come ti dicevo, in basso a sinistra…” e  sorride ancora.

A cofano aperto, lo avvicino e, guardando il motore, faccio “Oooohhh” ma… qual’è il contenitore dell’acqua che stiamo cercando? e, il gentile benzianio, lo indica.

Già che ci sono chiedo dell’olio e dell’acqua del radiatore. E lui, con garbo e tanta pazienza, come si farebbe con i bambini di 3 anni, mi mostra le parti del motore e  le controlla. La macchina è a posto.

Nel frattempo  diluvia sempre di più.

Lo guardo e gli faccio vedere la gomma esausta… “Mi sembra di capire che dovrò bagnarmi”  sorride. Sposto la macchina, prendo l’ombrello come fossi una paddoc girl e con gran zelo cerco di proteggere il gentil benzianio mentre gonfia i pneumatici.

“Senti ma…come ti chiami? devo sapere il nome del mio angelo custode, senza il tuo aiuto ero persa!”, alza lo sguardo e risponde “Ho il nome più bello del mondo!” ed io “Di sicuro! Ovviamente… e come se no… e quale sarebbe?”, “Luca, mi chiamo Luca” , “Ahhh sì, un nome straordinario! ecco Luca, per te, per il tuo disturbo”.

Non ne voleva sapere della mancia, ho dovuto lottare parecchio per lasciargli la banconota in tasca.

“Luca, abbi pazienza che ci vuoi fare, sono bionda…” e lui, guardandomi gentile con i suoi occhioni azzurri, ha risposto “Lo so, lo so”.

Epperò che meraviglia quando capita di incontrare un maschio_maschio al quale poter chiedere aiuto…

Pimpra

 

UP_OR _DOWN

Anche non volendolo, arriva il momento in cui i piedi presentano il conto e, stanchi di essere spremuti come limoni su tacchi altissimi per ore ed ore in milonga e non solo, in tempo di relax danzereccio, pretendono di prendere l’ascensore e scendere al piano terra, finalmente a livello del mare.

ORRORE.

Per una frase così, il seguito dei miei follower-feticisti, mi leverà il saluto, già lo so, ma sono proprio costretta a fare i conti con le estremità che, me lo hanno detto, si sono iscritte al sindacato per protestare per il troppo lavoro.

Mia madre, vedendomi a Pasqua con delle ballerine sformate (che i miei piedi adorano) si è offerta di regalarmi lei il cambio perciò, non mi resta che arrendermi e scegliere il male minore.

Contemplare la vita dal basso, perchè sono (tristemente) bassa, regala uno skyline del mondo molto diverso. Lo stesso ancheggiare, frutto di ricerca di equilibrio, quando si indossano gli stiletti, viene pesantemente sostituito da una presa di possesso del suolo che poco a che vedere con la pantera felpata che esce dalla donna quando monta un tacco 12.

La morale di questo nuovo ciclo di vita già so quale sarà:

– perdita di tutti gli ammiratori

– drastica modifica nel guardaroba

– sguardo meno provocante

– allure affatto pericolosa

– singletudine conclamata e persistente.

La scelta da fare, in fondo, è relativamente semplice: la salute o il fascino.

Ancora non ho deciso, per la verità, se soffrire o mandare tutti/o a quel paese e stare comoda.

… chissà, magari così conciata, così bassa, poco aggressiva conoscerò persone diverse e… forse mi sentirò pure meglio…

MAH, ai posteri, l’ardua sentenza…

Pimpra

PAESE IN CUI VAI, INVITO CHE TROVI

Una milonga estemporanea vissuta a mò di avventura, con partenza dalla base alle 21.45 e destinazione Padova. Avventura perchè, alla veneranda età, ha un sapore mediamente demenziale muoversi così tardi, fare così tanti chilometri per giungere a una meta così lontana, per ballare 2 ore.

Non guidavo io, ovviamente, che sono la regina dell’abbiocco. Un bel gruppetto di amici e tanta curiosità.

La sala non è di quelle da sballo, con poca atmosfera di quella giusta, intima qb, ma il pavimento si presta, c’è gente e questo basta.

Mi chiedo, da talpa quale sono, come e se qualcheduno si avvicinerà, considerato che le mie lentine si appannano e da lontano non sono un’aquila, oltre al fatto che la logistica della sala mal si presta alla mirada e sono una “straniera”.

Pochi istanti dal cambio scarpe un signore viene a prendermi, è in età, di quelli chiaramente a caccia che le conoscono tutte le “galline” del pollaio e sono i primi ad accorgersi se il loro numero aumenta. Poco male, è la mia avventura.

Il gentiluomo è accettabile, nessun brivido, va da sè, ma tiene l’asse e sa quel che vuole, bilancio positivo, penso tra me e me. Alla fine del primo brano ecco che si manifesta: “Bene, no?” mi chiede. Rimango stupita, di solito non si dice nulla, quando ci si trova bene al massimo ci si guarda e si accenna ad un sorriso, ma solo a quello. E’ stata la stessa domanda/affermazione per ogni brano della tanda, alla quale, da signora, ovviamente, non ho mai risposto, limitandomi a un cenno del capo.

E’ stato così per tutta la sera con i ballerini chiamiamoli di livello “b” i quali, benchè gentili, e su questo non ho da obiettare, hanno sempre tenuto a dirmi che sono brava, che ballo bene e un accanito bla bla bla di cui non avevo bisogno.

Poi, arrivano quelli  bravi veramente che, rispettosi delle severe leggi del tango, hanno ballato con me e solo con alcuni, proprio perchè son state tandas intense, ci si è regalati un sorriso alla fine di tutto dicendo “Bello!”

Una trasferta che ha valso le 3 ore di sonno che sono seguite poi condita dal piacere di condividere la comune passione con gli amici.

Per concludere dicendo che “Paese in cui vai, invito che trovi”! 🙂

Pimpra

UOVA A VOLONTA’

Il pensiero torna a quando avevo pochi anni e a come le feste comandate avessero un sapore tutto speciale.

Anche la Pasqua benchè meno sentita del natale, aveva una grande fascinazione.

All’epoca era la sfida a colpi di uova al cioccolato, alla sorpresa più bella, all’uovo più grande. Il mio competitore di allora era il mio giovane fratello.

La scena pittoresca, io di 7 anni più vecchia, di una testa abbondante più alta di lui, che – tronfia – posavo per la foto ricordo con il mio bottino al cioccolato.

Un tempo ci arrabbiavamo moltissimo se la sorpresa non corrispondeva al genere di chi scartava il regalo ed erano grandissime incazzature.

Fortunatamente , il cielo ha messo al mio fianco un fratello generoso e amabile che, di fronte alle mie intemperanze, mi cedeva sempre la sorpresa più bella…

Altri tempi…

La Pasqua “adulta” è stata, fino a pochi anni or sono, momento imprescindibile per scappare dalla città, suggellata dal motto “Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi”, non sono mai rimasta a casa.

I tempi cambiano ancora e stavolta ci sarà il pranzo pasquale dove non ci si sfiderà più a gara di uova con il fratello ma si gioirà dei sorrisi di sua figlia, mia nipote.

A chi passa per di qua, auguro una serena Pasqua, a ognuno come gli va…

Pimpra

MARE PROFUMO DI MARE

Uscire di corsa dalla gabbietta che hai 15′ d’aria per il tuo caffè e te li devi giocare nel miglior modo possibile:

respirare aria fresca a pieni polmoni

farti accarezzare la faccia dai tiepidi raggi del sole

respirare, ancora, che sei in apnea da stress da stamattina

godere, nel veloce tragitto che ti porta alla tazzina, del tempo libero di tutti coloro che stanno all’aria aperta senza far nulla

e, rientrando, ricevere come una botta in testa perchè, il tuo mare che ti sta di fronte, ti mette nel naso il suo profumo che sa di vacanza e relax e ti dice “vieni tra le mie braccia”  e, con gran fatica, resisti all’impulso di correre su Molo Audace e tuffarti  – ancor vestita- in acqua.

Il profumo di mare è il più forte ferormone che conosca ed è così “maschio” che non riesco a resistere…

La gabbia oggi è stretta più che mai… stringiamo i denti fino all’uscita…

Pimpra

PIMPRA IN CUCINA, LA GIOIA E’ VICINA!

Una ristoratrice pausa pranzo allo Zoe Food  dove mi son mangiata a 4 palmenti un succulento hamburger di soya che mi sembrava di essere da Mc Donald’s tanto  non aveva sapore di soia.

Ci sono ristorantini, come questo, dove hai il piacere di gustare il piatto che hai scelto anche con gli occhi. Un bel tripudio di colori oltre che sapori davvero buoni.

Il mio accompagnatore è un habitué del luogo e commentavamo come si sta bene in un ambiente che vede curati tutti gli aspetti della produzione/erogazione di cibo.

A lui e a me mangiare piace e molto e ridiamo sempre sul fatto che poi, da tanto piacere traiamo dai buoni piatti ci tocca aumentare esponenzialmente i minuti sul tappeto rotante. Ma questa è un’altra storia.

Finito il desco mi chiede se desidero ancora qualcosa, la mia coscienza parla per me, mi fermo alla richiesta del caffè.

Con mia grandissima fortuna, le ordinazioni vanno fatte direttamente al bancone, sicchè lui si è alzato per fare la comanda. Dopo poco arrivano le tazzine in compagnia del meraviglioso dolcetto che vedete nella foto.

Siccome siamo due codardi, per di più con una manifesta tendenza ad ingrassare, cerchiamo di mascherare le nostre perversioni culinarie… dividendo a metà il peccato di gola… 🙂 [tecnica bella e democratica!]

Sono rapita dalla poesia del cupcacke e del bricchetto di latte che mi fanno sentire tutto il mio essere femmina sdolcinata che l’uccellino della porcellana e il fiorellino sul  muffin  mi fanno sdilinquire… ma, da brava pragmatica quale sono, metto anche in bocca la delizia che i miei occhi amano già…

Le papille gustative fanno rimbalzare al cervello il ricordo dell merende fatte all’asilo e, con il mio piccolo boccone, mi ritrovo improvvisamente bambina e non mi pare vero! Una gioia violenta mi assale, sono felice veramente e provo un piacere così forte che solo sotto i 6 anni è così!

Il mio accompagnatore si vive il suo viaggio nel gusto su altri pianeti ma, in un modo o nell’altro, siamo estasiati entrambi.

Arriva il titolare dell’ameno luogo al quale facciamo i complimenti per l’apprezzatisismo cibo, in particolare per il dolcino che…

il mio amico “Con questa cremina di yogurth è davvero delizioso!”

titolare “Ma quale yogurth?”

amico “quello che farciva la sommità del muffin al cocco!”

SONORA RISATA

“Ma che yogurth e yogurth la farcitura che tanto vi piaceva è fatta di burro e crema di formaggio!!!” e continua a ridere come un matto

Amico “Ma come, qui non fate solo cibo dietetico?”, resosi conto che CIO’ CHE CI PIACE, E’ BUONO DA FAR IMPAZZIRE, FA SEMPRE, PER FORZA INGRASSARE si è messo a ridere pure lui!

Non serve che aggiunga che la crema allo “yogurth” aveva una capacità di restare attaccata al cucchiaino che bisognava veramente lottare un po’ per asportarla tutta.

… A riprova che non solo la Pimpra in cucina non capisce nulla, il mio amico  mi è degno compare! 😀

MA QUANTO ERA BUONO!!!

😀
Pimpra

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