EDONISMO NARCOTIZZANTE

Nel mio avanzare nel mondo ho sempre avuto chiaro in mente che non volevo assolutamente essere una delle tante persone focalizzate all’esterno di loro stesse, ovvero, prese a far mostra di sè agli altri, ad essere interessate al loro giudizio, all’opinione diffusa, quindi al pettegolezzo.

Me ne sono sempre bellamente fregata, a mani piene.

Da quando, liceale, comprai il paio più stregonesco di scarpe solo perchè piacevano a me, solo a me. Tutti i miei coetanei mi prendevano in giro o guardavano inorriditi, ma io ero avanti e loro non lo sapevano.

Quando mia madre mi osservava al limite dello schifato per ciò che mi piaceva indossare che poi era il mio modo di comunicare chi fossi, con un po’ di sano menefreghismo e forte carattere, uscivo comunque di casa acconciata così.

E’ il mio dentro che è stato sempre teatro di grandi movimenti rivoluzionari, è stata la dimensione interiore che, sopra tutte e di tutti gli esseri viventi, ha coinvolto il  mio profondo interesse.

E, di conseguenza, ho pensato di essere lontana da certi atteggiamenti edonistici che riconoscevo ai più.

Quale errore.

I media  moderni, di cui uso  e abuso con godereccia disinvoltura, sono il palco che ho scelto per essere come coloro da cui ho sempre voluto prendere le distanze.

Sono una vigliacca esibizionista. Mi piace pascermi nel fiume dorato delle parole, mezzo e strumento del mio canto di sirena.

Ecco ho fatto outing anche io. Adesso non mi resta che ritornare veramente in me, abbandonare le piume dell’apparenza e riprendere a pensare. Veramente.

Non vorrei mai narcotizzarmi il cervello di complimenti!

Epperò ho una voglia di ridere…!

Amici Cari, il sole bussa apriamogli la porta!

Pimpra

100% FEMMINA!

Arrivarci è stato un percorso difficilissimo, per me, tutto in salita.

Dai tempi in cui mi fregiavo di un nomignolo maschile, con la mia amica del cuore che, invece, al contrario di me, era un estratto di femminilità che neanche il dado Knorr poteva farle concorrenza. Io non potevo competere, tutto giocava contro di me.

Un fisico forte, maschio, spalle da ex nuotatrice, deltoidi pronunciati, bicipiti femorali di tutto rispetto e glutei marmorei. Decisamente molto diversa da una danzatrice classica o da una qualsiasi ragazza “normale”, magari affatto sportiva.

No, io avevo la tigre dentro, la competizione maschile, il desiderio fecondo di primeggiare. Sempre. Di distinguermi. Sempre. Di essere. E di non passare inosservata.

Elementi che mi hanno spinta verso interessanti conquiste di corpo e di mente ma che, nel tempo, mi allontanavano come una forte marea, dall’essenza. Già, perchè, volente o nolente, a me, il pisello non lo avevano dato.

Inutile dire che, uno dei miei desideri più grandi, da ragazzina, era quello di poter fare la pipì in piedi, come i miei amici, invece mi toccava accucciarmi e, questo che consideravo un tremendo stato di inferiorità, mi dava un fastidio enorme. Perciò dovevo essere meglio di loro, anche se partivo svantaggiata.

Poi il tempo passa (e meno male), in un modo o nell’altro la maturità arriva e bussa alla tua porta.

Il vulcano in fiamme per lungo tempo non ha voluto sentire ragione e, la vita, era la mia battaglia quotidiana.

Arrivano i quarant’anni – evviva! – e, non so per quale strano disegno divino, dentro, ho fatto click.

L’anima ha voluto sperimentare – con grandissimo coraggio- una strada nuova: l’apparente debolezza della donna. La minor forza fisica, l’accoglienza di un abbraccio, la dolcezza.

Ebbene, il portato della mia rivoluzione copernicana è stato enorme e la scoperta più grande è la forza sovraumana che ha l’energia femminile che può, davvero, spostare le montagne.

Come? A voi scoprirlo!

Io, intanto, mi limito a fermare il traffico, dondolando dolcemente sui miei tacchi a spillo, godendo di una femminilità consapevole e sicura!

Amici Cari, la primavera bussa, facciamola entrare!

BUONA CONTINUAZIONE DI GIORNATA!

Pimpra

STILEMI

Una piacevole serata alternativa a quanto faccio di solito: appese le scarpette da tango sono andata all’inaugurazione di una mostra sulla bio architettura. Va da sè che, dell’argomento, non capisco nulla, ma è stato comunque molto interessante.

Gli architetti, gli ingegneri delle costruzioni, sono una categoria tutta particolare. Con un po’ di impegno e di allenamento potremmo imparare a riconoscerli tra mille persone. Come?

Ciò che ho trovato di più singolare e divertente è che, una volta raggiunto un certo grado di notorietà, di fama, oppure quando sono agli esordi della loro carriera, amano indossare alcuni “pezzi” di abbigliamento che parlano per loro, parlano della loro professione, come se, sempre, l’umanità intera dovesse conoscere il mestiere che fanno.

Ritengo assolutamente singolare questo modo di porgersi al mondo e, parzialmente, anche ridicolo, specie se, a farlo, sono gli uomini.

Comunque, il mondo è bello perchè è vario.

Mi diverto parecchio a immaginare come mi dovrei vestire per informare il mondo del lavoro che faccio. Mamma mia che incubo, indossare perennemente la “divisa”, ammantarmi costantemente del ruolo, nascondendomi sempre, scambiando l’apparenza per l’essenza.

Non fa per me, decisamente.

Bontà loro, comunque, avranno motivati motivi per essere come sono.

Vi dò un indizio: gli occhiali, rigorosamente nerd, neri per i più depressi, colorati per i più alternativi.

A parte tutto questo ieri sera ho scoperto che… “DENTRO AL GRIGIO C’E’ TUTTO”.

… E chi lo avrebbe mai detto! 🙂

 

Un sorriso a voi tutti e BUON SOLE!

Pimpra

CURRY E TACCO 12

Venerdì pomeriggio, piccole commissioni in città.

Si respira aria di primavera e ne approfitto per accorciare pericolosamente l’orlo della gonna. Esco così, coscio in bella mostra, issata sui 12 cm di tacco degli stivali con la zeppa nascosta che divento improvvisamente (una finta) longilinea. [ma questo, lo so solo io.]

Arrivo da Toso dove, sempre, si fanno curiose esperienze. Mentre ordino una cubatura varia di spezie e gommose e morbide non posso non accorgermi della conversazione “maschia” del gruppetto di avventori. Stavano beatamente sputtanando una loro conoscente che, moglie inetta ai fornelli, proponeva all’ignaro consorte umili surgelati che rendeva regali cospargendoli di curry (forse per mascherarne il gusto poco interessante)… e loro ridevano e burlavano.

E’ stato più forte di me trattenermi da fare un commento salace che poi la discussione ha preso una piega ancora più ilare e giocosa per approdare a un invito per un calice di vino, nel bar lì a fianco. Avventore  “Ma lei che la xè vegetariana, ghe piasi l’uva?” (la Pimpra – sagacemente – ha già colto il subliminale doppio senso: uva=vino),  P. “ma certo, come no, non si tratta mica di sangue”  Avventore “Ecco allora la me permetti de offrirghe un calice qui a fianco.”    P.  “accetto solo se mi insegna una buona ricetta!”

Ci spostiamo di due metri più a destra ed entriamo al Malabar, locale molto noto agli avvinazzati triestini. Il mio nuovo amico ha 36 anni. Per gamba. Ed evidenti segni di una salute non proprio buona e un pancione dilatato. Credo di non rischiare nulla e accetto l’invito.

All’ingresso saluta i suoi amici che – immediatamente – mi guardano le gambe, restano increduli che quel nonno si sia presentato con una “figa” e mi offrono da bere. Lui si chiama Bruno e il suo amico (da 50 anni) è Nino. Sono lì con le loro – gonfissime- mogli che mi danno una veloce occhiata e nulla più. Sono talmente tanto più giovane e piacente di loro da non poter neppure essere una minaccia e continuano a bere.

Il “mio” Bruno, invece, è rimasto vedovo. Forse per questo è stato così galante con me, aveva voglia di scambiare due parole.

Il calice che mi è stato prontamente offerto da quella simparica compagnia di nonni, è stato condito da divertenti aneddoti sulla vita coniugale e sui metodi – ortodossi – che, all’epoca, si utilizzavano per far funzionare le cose.

“Mio papà, co’ iero mulo,  me gà insegnado che <bisogna cavar le piume dell’oca, senza che la zighi” che, tradotto e chiosato, significa “fare le corna [se proprio si cade nella trappola del sesso extra coniugale- ma solo in quello]- senza che la moglie ne sappia nulla, ovvero “no la zighi“.

Li ho trovati dolcissimi, quando raccontavano le marachelle della loro sfiorita giovinezza, delle grandi bevute che- sempre- hanno costellato la loro vita insieme.

E’ stato un momento molto bello, entrare nella vita di un perfetto sconosciuto che ti racconta di sè e, nel tempo in cui si può degustare un calice di bianco, ti chiede “Ma quando potremo rivederci?” e la Pimpra ha risposto “Il curry ci ha fatto incontrare, lasciamo libero il destino di decidere per noi”.

Con un sorriso, ho appoggiato il bicchiere e sono uscita.

Amici Cari come è bella la vita!

BUON FINE SETTIMANA!

Pimpra

NO PAIN, NO GAIN

Ormai febbraio è agli sgoccioli, con oggi anche il carnevale è finito, siamo proiettati come missili verso la bella stagione.

I negozi stanno facendo la muta e i colori gioiosi della primavera fanno capolino ovunque… iniziamo a renderci conto che, tra non molto, centimetri e centimetri di pelle cominceranno a saltare fuori dai vestiti…

ODDIO!

L’abbonamento alla palestra scade tra una settimana, andrà rinnovato, costi quel che costi.

La scheda uccidi-grassi diventerà la mia bibbia fino alla prima uscita in costume da bagno. Che panico. Più passano gli anni, più detesto (simbolicamente) vivere in una città di mare. Qui ci si spoglia a marzo e io, non sono preparata.

L’altro giorno ho testato sul tapis roulant  le mie nuovissime scarpette ultra leggere, dono di un collega che mi vuole tanto bene (soprattutto al benessere del mio lato b, evidentemente! 😉  ), una seduta a tutta birra che ha lasciato effetti collaterali devastanti: mi sono riempita di acido lattico che fatico a camminare!!! 😮

Ho  lavorato anche sulle braccia a rinforzare il deltoide che mi serve bello tonico quando mi diletto a far la maschia_maschia che alcune ballerine faccio fatica a portarle in giro…

Insomma, una fatica bestiale!

Che stress, non sopporto vedere il mio corpo cambiare, inflaccidirsi, prendere una morfologia che sa di vecchio/trascurato/pigro…

E quindi, per tenere duro e non mollare, ripeto a me stessa il mantra dello sportivo “NO PAIN, NO GAIN”… quando tutto il corpo mi fa male e la tentazione di tuffarmi a quattro palmenti sulle gommose e morbide diventa irresistibile…

E, a risultato ottenuto, appuntamento per la ceretta brasiliana.  Meritato riconoscimento di tutti gli sforzi, da sfoggiare con un bikini fluo, ovviamente! 😉

Amici Cari, che sia per voi tutti una ridente giornata di sole!

Pimpra

BRIVIDO PUNK

Il giorno arriva e, francamente, cerco una scusa qualsiasi per farmi divorare dalla pigrizia. Non ho voglia di andare fino lì, prendere la macchina, strafarmi di caffè per arrivare e dopo un tempo relativamente breve, riprendere una dose equina di caffeina che altrimenti il colpo di sonno al ritorno è garantito…

Oddio, devo essere Punk. Ma di cosa stiamo parlando? Parte la ricerca iconografica sul quel santo graal di Google e mi rendo conto che, sto al Punk, come il tacco a spillo alla zeppa.

Vado o non vado? Sbiru & Lino fanno un gran dibattito per scegliere chi avrà il sopravvento (restare o partire), nel frattempo pulisco casa come una matta che magari mi slogo una caviglia e ho la succulenta scusa per guardare la finale di San Remo (che  è argomento di gossip nazional-popolare e non posso non farmi un’idea mia!). Nel frattempo ingaggio una lotta all’ultimo sangue con le tarme che hanno preso il mio tappeto persiano per il loro palazzo d’inverno.

E sono tormentata, tormentatissima e se mi perdo un gran divertimento?

Alla fine salto il fosso e in un men che non si dica invento un look per la serata di festa di cui sono molto fiera. Le forbici lavorano un top di pizzo nero plastificato che, mi chiedo, come mi è venuta idea di comprarlo???

Catene, leggins di latex, pizzo, velo, unghie di nero smaltate, uno stiletto di vernice bianca e uno nero (quella – forse – l’idea più originale!) .

Ma i capelli???? e il trucco???

Che difficile! Parrucca o cresta: soluzioni impraticabili. Invento tre strane codine arruffate. Mi maquillo da squillo depressa e vado. Chiodo di pelle e all star alte (i tacchi sono per la festa).

Incontro i personaggi più disparati, le soluzioni creative più divertenti e, ciò che maggiormente mi ha fatto sorridere è che, più di un ospite, indossasse abiti di riciclo, ritrovamenti “archeo-vintage” dalle profondità del “quattro stagioni”.

Ma ciò che di più bello è stato erano gli sguardi di sorpresa quando arrivava il tuo amico così cambiato che non sapevi chi fosse.

… Per non parlare del demenziale connubio tra le soavi note del tango e le creste che, vicine vicine, creavano un effetto spassosissimo… 🙂

E mi sono così tanto divertita che… lo voglio rifare! 😀

Pimpra

100% BIKER

La signora bionda sui 50, molto ben portati, mi accoglie con un sorriso, sono le 12, il negozio è vuoto e piuttosto freddo.

“Un paio di pantaloni da moto per la signora”, ne provo almeno 5 di 5 taglie diverse e la scelta cade su quelli che la titolare descrive come “Bel articolo ma ci vuole la vita strettissima, nessuna è riuscita a indossarli”. Eccomi, sono qui. Infatti entrano e si chiudono come guanti.

Osservo la mia immagine allo specchio: ben lontana dalla figa, strizzata in un paio di pantaloni di pelle che, togliendosi il casco, libera la chioma bionda e, intorno, tutti fanno “Oooohhhhh!!!”

Sono una cessa, anzi una chiatta, i paracolpi laterali regalano 4 chili a fianco, il sedere è ingigantito a dismisura e, “Fiore di cactus” *  guardandomi il posteriore (disgustato**) mi fa pure il verso del transatlantico in uscita dal porto e ride.

Per tutta risposta, in abiti borghesi (“quei pantaloni”  saranno indossati unicamente per trasferte su due ruote non inferiori ai 300 km di percorrenza) sono stata portata sul  “passo della Minchia“…

Non lo conoscete? Beh… questa è un’altra storia! 😀

Amici Cari, ridendo sotto i baffi, vi auguro una radiosa giornata!

Pimpra

*Fiore di cactus: l’amato bene (ndr)

** Fiore di cactus mi ha espressamente fatto richiesta di togliere l’aggettivo “disgustato” poichè non trattavasi del suo reale stato d’animo. Egli era solo molto divertito.  E noi gioiosamente accogliamo la sua richiesta! 😉

LA TUTA CON SWAROWSKY

Ma chi l’ha detto che bisogna sempre essere al meglio?

Ma chi lo dice che donna= cura di sè, sexytudine, bellezza, carineria, seduzione

MA CHI???

Ce lo insegnano le donne vere, le donne_donne di cui l’urbe terracqueo è popolato.

Punto.

Mi (ci) dicono: MAI MOLLARE!

Ti senti una ciabatta? indossa un sabot tacco 12 e… restaurati!

Ti senti grassa? vai dalla parrucchiera, fatti bella ed esci per l’aperitivo con le amiche. Se non incontrerai il principe azzurro, almeno ti farai 4 risate con le tue amiche.

Il trucco è non cedere alla frustrazione, che sentirsi bene-a posto-sexy il giusto-umore alto-sorriso interiore ecc ecc è tutta una questione di punti di vista.

Mettiamola così: un tettina che veste la seconda misura, guardata da una tetta di IV o V è ovviamente  piccola, ma osservata da una taglia zero o da una prima è già grande il giusto.

UFFA UFFA UFFA.

Anche se la pigrizia si impadronisce di ogni cellula, è necessario REAGIRE SUBITO!!! Poichè, se permettiamo al malumore di toccarci, come dire, siamo fregate!

Ecco un bel esercizio per allenarci al pensiero positivo: san valentino è alle porte, usiamo questa scusa offertaci dal calendario delle festività inutili per farci del bene.

Lo so, lo so, non erano per voi le mie parole… devo cercare – almeno- di rendere la mia tuta più decente…che so… con dei sbrilluccicosi swarowsky!

Pimpra

BISOGNA RICORDARE AI TESTOSTERONICI OVER 40 CHE…

Amici maschi, lo sapete che senza di voi la nostra vita sarebbe triste e grigia.

Nessuna incazzatura, al mattino, per le goccioline che sfuggono dall’idrante, dopo che avete usato il bagno, le vostre richieste di aiuto quando cercate le cose nel frigo che non trovate perchè sono troppo davanti ai vostri occhi o quando non sapete abbinare il corretto coperchio al tupperware che per voi si assomigliano tutti.

Image Credit: thefashionisto

E le palpitazioni che ci regalate quando non vi decidere a darci il vostro cuore, il corpo, quello, ce lo offrite subito e più volte al giorno.

Non potrei immaginare il mondo senza di voi,  senza il mix di quella forza e dolcezza che vi lasciate sfuggire, talvolta, e noi conserviamo per sempre come una polaroid in una pagina del diario.

Non siete sempre così splendidi, sapete ucciderci con poco, usarci come il mocio vileda senza che, apparentemente, ce ne rendiamo conto.

Eppure… siete necessari.

Per sfogare le nostre tempeste ormonali, per ricevere un abbraccio stretto e caldo (quelli ce li regalate quando siete amici, di solito), i vostri consigli sulla colla che serve per attaccare la ceramica che abbiamo rotto o quando ci fate i buchi sulle piastrelle che quello è un lavoro davvero molto difficile.

Noi ci siamo, a noi piace essere al vostro fianco, perchè avete bisogno di leggerezza, di una donna che vi aiuti a organizzare il vostro tempo e vi faccia sorridere.

Amici Testosteronici, ricordatevi che tutto questo è un bellissimo percorso da fare insieme, a volte con fatica, per andare avanti e cercare di stare sempre meglio.

E il tempo passa, e anche voi diventate più grandi. Almeno all’anagrafe risulta così. Non dimenticate di crescere. E’ importante.

Le donne crescono con voi e, con voi e come voi, invecchiano.

Inutile che, invece di ricorrere al ritocco estetico con un filler di acido ialuronico, crediate di fermare il vostro tempo frequentando solo donne sotto i 30 anni. Molto sotto i trentanni.

E’ curioso che la giovine donna, il più delle volte, rimane vicino a voi per un istante brevissimo, quello che serve per capire che al mattino non gestite bene l’idrante, che la notte vi capita di russare e che, con la barba sfatta i vostri over 40 si vedono tutti. In quel momento capisce che il suo papà (quello vero) è molto meglio di voi e vi fa “ciaociao”.

E’ così. Rassegnatevi.

Imparate a cogliere il potere dell’esperienza, la forza della maturità e smettetela di sentirvi degli eterni adolescenti.

Il mondo vi sarà grato. Le donne_donne, pure.

Con grande affetto a tutti gli eterni “muloni” che conosco…

Pimpra

IO GIAMBONETTI E TU?

Ti ricordi quando facevi la merenda a scuola? Alle elementari mi sembra fosse un panino, alle medie a volte una fetta di pizza, raramente un frutto, una merendina, al liceo dipende.

Alle superiori le ragazze cambiano, iniziano a pensare alla linea, molte di loro (ma sto pensando agli anni 80!!!) si accanivano con le sigarette, rinunciando a mettere sotto i denti qualcosa, chi iniziava con i “disturbi alimentari” chi, bellamente, se ne fregava e mangiava a quattro palmenti.

A Trieste, i panini del mio liceo avevano, se non ricordo male, tre scelte possibili: prosciutto cotto, solo formaggio, wurstel e senape e il toast. Non posso dimenticare la coda che si creava alla ricreazione delle 10, quella più lunga, con tutti a saltarsi addosso per accaparrarsi il cibo.

La sottoscritta capì subito che, nella vita, i fornitori vanno trattati con i guanti, quindi, la prima ora, andava in bar e faceva la sua ordinazione, la pagava subito, in modo che, allo scoccare della ricreazione, il suo panino o quel che era, fosse il primo ad essere servito, senza fare la coda. Ho sempre detestato aspettare. 🙂

Mi raccontano, invece che, al centro Italia, andava molto la confezione di Giambonetti e, anche colà, le strategie evita-coda erano le più spassose.

Ogni scuola, ogni istituto, ogni generazione, ha le sue tipicità. Ricordo che mio padre, ad esempio, a merenda beveva birra e mangiava un panino di porcina!!!

Incredibile, no?

E voi, avete qualche bel ricordo da condividere?

Amici Cari, buona giornata!

Pimpra

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