
Domani alle 13.00 iniziano le ferie.
Due settimane senza il pc. Tempo per me.
Si fa per dire.
Organizzazione della vita materna, numerose incombenze impediscono di vivere questo tempo come una bolla tutta mia.
Nessuno con cui aprire il pentolone dei miei pensieri e svuotarlo.
Mica facile.
Sfuggo la gente, io che sono sempre stata la regina della socialità. Non voglio sguardi, persone. Non voglio mostrare al mondo la faccia che si aspetta da me. Di fingere non ho più la forza e nemmeno la voglia.
Solitudine. La conosco bene, è diventata una presenza. Ci parlo, con lei sì, ogni giorno. Mi tiene silenziosa compagnia, come i miei gatti.
C’è un pericolo nell’imparare ad amarla: non ho più voglia di parole inutili, di sorrisi fasulli, di rapporti vuoti.
Divento una quercia. Il tronco nodulato e le radici ben affondate a terra.
Non so se le querce a volte piangono, io non lo faccio. Mi commuovo per apparenti stupidaggini, ma piangere no. E poi perché, per la vita che mi sono scelta? Non sarebbe coerente.
Mancano poche ore, e il tempo sarà nelle mie mani. E pure io sarò nelle mie mani. Non mi resta che vivermi.
Pimpra


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