VELLUTATO SETTEMBRE

Duino Sea side

Il cielo scolora, qualche minuto al giorno. Piccoli attimi, quasi impercettibili, allontanano l’abbraccio caldo dell’estate.

Il mattino non fa capolino dalla finestra quando l’orologio segna che è ancora notte e tu, mollemente addormentata, abbracci il cuscino, cullata dai sogni.

E’ una luce più velata e trasparente, quasi acquosa. Fresca, a volte già frizzantina di vento.

L’orzo fumante nella tazza della colazione non mi ustiona più le papille, anzi, ne ho bisogno, dopo la frustata ghiacciata della doccia. L’ho imparato da qualche mese: una ripassata al corpo con l’acqua completamente fredda. Risveglia, fa circolare il sangue velocemente, tonifica.

D’estate la mia pratica salutista era un piacere contro il caldo diffuso, adesso, sta già diventando una scommessa con me stessa: resisterò?

Settembre mi porta ondate calde e forti di malinconia. E’ come salutare un amore sfiorito, lasciarlo andare nei ricordi e conservarlo nello scrigno delle cose preziose. Ma resta un addio. E, come tale, lascia sempre una cicatrice, più o meno dolorosa.

E’ stata una estate fuori dall’ordinario, quella appena trascorsa, non so dire se bella o brutta ma, come ho deciso di fare, non volgo lo sguardo dietro, lo tengo qui, nel presente e, se posso, lo butto avanti.

Mi auguro un autunno fatto di colori caldi e di pastelli bruciati, di rossi sambuco, di liquore davanti al caminetto, di luci soffuse e tanti pensieri belli…

Pimpra

IMAGE CREDIT: PIMPRA TRIESTE

ATTIMI BELLI IV°

ATTIMI BELLI

Il cielo e il mare cupi, come noi.

E’ difficile crescere.

Non sempre riesco a sorridere, a essere come tu mi immaginavi.

Guardo il mare piatto e mi sembra che tutto sia immobile, come la mia vita.

E non capisco il perchè.

Sei diventata grande. A volte non ti riconosco più.

Non trovo la mia bambina dentro il tuo corpo acerbo di donna.

Il cielo e il mare cupi, come noi.

Un giorno ancora guarderemo il mare da questa panchina e il cielo e il mare cupi di oggi saranno un lontano ricordo.

Insieme a te, anche una grigia giornata, sbiadita e stonata,  è costellata comunque di “Attimi belli”.

Pimpra

IMAGE CREDIT: PIMPRA TRIESTE

ATTIMI BELLI III°

MOMENTI

La panchina rivolta al mare,

Il mare appoggia il suo sguardo azzurro su di me

su questa panchina, da solo, con il mio zaino di ricordi.

In mano ho il libro che porto con me quando viaggio,

ne sfioro la carta

e riprendo la lettura.

La panchina rivolta al mare,

Il mare appoggia il suo sguardo azzurro su di me

il libro ed io

da soli,

anche questi sono “attimi belli” …

Pimpra

IMAGE CREDIT: PIMPRA TS

MOMENTI

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I primi segni: una giornata di pioggia che abbatte la temperatura e regala voglia di dormire con il lenzuolo ben tirato su.

La Pimpra mi concede 15′ di sonno in più, fuori albeggia più tardi. Un minuto al giorno, e, tra poco, mi farà alzare alle 6 del mattino, come sempre.

Stamani, sul balcone, mentre osservavo il cielo, sono stata colpita dal profumo intenso della prima pioggia di fine estate.

Ha un sapore particolare, forte, fatto di ricordi e malinconia.

L’odore della pioggia mi è sempre piaciuto. E’ come se fosse capace di riconnettermi alle profondità più nascoste del mio animo che, così, si svela.

La malinconia fa male. E’ un pugnale conficcato dove non sapevi nemmeno di avere carne.

Fuori piove.

Si è alzato il vento.

Guardo l’estate che sta facendo i bagagli per andare via, portando con sè il suo carosello di colori, di profumi, di musica.

Guardo la pioggia dalla finestra e sorrido.

La malinconia, a volte, può essere una cara amica.

… oggi, va così… 🙂

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

LA MIA AFRICA

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Ho avuto la grandissima fortuna, da bambina, di vivere in luoghi del mondo molto “particolari” e di passarci un tempo sufficiente a farne miei i colori, i profumi, i suoni, i sapori e i pensieri.

In questi giorni di caldo terribile non ho potuto non ripensare alla mia Africa, dove ho trascorso 3 anni della mia prima infanzia.

Tornano alla mente le distese senza fine della savana (ero in Nigeria), la terra rossa, l’odore di legno e erba secca, il respiro della terra dopo le piogge tropicali, le corse dentro le pozzanghere con le flip flop gialle di gomma (anche nell’Africa degli anni ’70 erano di gran “moda”).

Non ricordo di aver mai avuto “caldo” in Africa. Forse perchè, il cervello, osservando ciò che c’era, si sintonizzava spontaneamente con l’ambiente, e sopportava con tranquilla e posata dignità. Era naturale, ovvio, non sarebbe stata Africa altrimenti.

Stavo bene laggiù, in una dimensione di libertà e natura che sentivo mie. Nel bush dove vivevo, i comfort erano pochissimi eppure, addormentarmi con i ruggiti dei leoni in lontananza, con il respiro della steppa che all’imbrunire si risvegliava, ripagavano di tutti i disagi di una “modernità” che non era ancora arrivata (per fortuna!).

E poi, da adulta, mi ritrovo spiaggiata nella città di nascita, che amo – per carità- ma dalla quale avrei bisogno di separarmi, almeno a periodi.

Ma le cose adesso sono tanto diverse, non sono il piccolo frugoletto dei miei genitori che seguivo, inconsapevole, negli aereoporti più sperduti, nei paesi più “altri” che il mio dna europeo poteva conoscere.

Adesso quella valigia la devo fare da sola. E la farei molto volentieri ma… non mi è possibile per diverse contingenze.

… non resta che vivermi il ricordo che regala il caldo africano di questi giorni. Anche se, dove sono, il caldo lo sento eccome. Dove vivo, non è Africa…

* * *

BUONE VACANZE [A CHI CI VA]!

Pimpra

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L’ ARTE DI ARRANGIARSI

Vive l'Afrique 10

Finalmente anche per me un bel week end di sole/mare, la pelle meno albina del solito e l’umore più gaio.

Passando il tempo morbidamente distesa in riva al mare a nulla fare, buttato l’orologio, l’agenda e, soprattutto i pensieri (negativi), ho rivisto a volo d’uccello il recente periodo di vita scoprendo che…

…I detti “Chi fa da sè, fa per tre” e “Aiutati che il cielo ti aiuta”, hanno un peso esistenziale ben più ampio di quello che non si possa pensare.

L’abitudine (di solito squisitamente femminile- ma non solo!) di appoggiarsi su chi ci sta intorno- amici, amori, parenti e/o tutti e quanti insieme, è un atteggiamento mentale ed emozionale devastante e terribilmente negativo.

E’ come se portassimo fuori dalla stanza dell’albergo le nostre valigie e le lasciassimo direttamente sul pianerottolo, sicuri che, ci sarà qualcuno che se ne occuperà al posto nostro.

Errore. Non funziona così.

La vita, a testate, bastonate, calci in culo, mi ha insegnato che questo tipo di atteggiamento mentale è un disastro.

E, mi tocca ammetterlo, meno male.

Perchè?

Dal pragmatico al filosofico, ecco i miei motivi:

  1. non avendo nessuno che si occupa di me, ho imparato a fare tetris di borse della spesa in scooter. Sono sempre incazzata quando mi vedo carica come un mulo da soma e mi vien voglia di lamentarmi ma, nello stesso istante, riesco a ridere di me, di come posso essere funambolica e creativa. In secundis, sollevare tutto quel peso, aiuta i miei muscoli a restare in forma.
  2. non appoggiarsi sviluppa “l’arte di sapersi arrangiare” che, tradotto, significa saper chiedere a chi ne sa di più, imparare cose nuove, mettersi in gioco
  3. chi si arrangia da solo, sa come usare meglio il tempo, è, normalmente, più organizzato degli altri, non si perde d’animo, trova la soluzione. Per forza deve farlo, perchè nessuno la troverà per lui.
  4. arrangiarsi, sviluppa capacità cognitive e comportamentali: una su tutte, insegna a gestire la “solitudine”, sia quella fisica, quando non si ha anima intorno, sia quella più sottile/subdola e filosofica: la solitudine esistenziale.
  5. ciò detto, una volta assunto ed accettato che nel nostro passaggio nel mondo siamo soli, arrangiarsi vuol anche dire, godere del momento, prendere il bello dalle cose, saper sorridere di sè e del mondo.
  6. si diventa fini psicologi. Si impara ad osservare, a studiare gli scenari, a riflettere, a non farsi prendere dalle budella, dall’ansia e dal giudizio.

Sapersi arrangiare è la sola equazione per diventare grandi.

Come devono fare gli animali, perchè la vita, dovrebbe essere sempre “secondo natura”.

Questo post è stato scritto in particolare per una persona che ha tutto con sè e dentro di sè, ma che, a volte, si perde e non ci crede.

Con affetto,

Pimpra

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I DIALOGHI IMPOSSIBILI: L’IMPERMEABILE

BOGART

Lo sai che c’è? Ho imparato tantissime cose fin qui, cose che servono per vivere, per sopravvivere e per mantenere alto l’umore/l’amore/ e largo il sorriso.

Ma sai che c’è? devo apprendere una delle lezioni più importanti.

Quale?

Devo imparare a “impermeabilizzare“.

?

Sì, rendere impermeabile a tutto/i la pelle, me stessa, il mio cuoricione, la testa.

Addirittura???

Sì, è così.

Però non è una rinuncia alla vita, quella a cui sto pensando, anzi. E’, piuttosto, la più alta presa di coscienza del sè, la difesa di quel che abbiamo di più sacro e inestimabile: noi stessi.

Interessante.

Sì, molto.

Impermeabilizzarsi” equivale a non farsi trascinare nella merda esistenziale di chi ti sta intorno, significa vivere in armonia con se stessi e con l’esistente, non farsi prendere nelle spire di ciò che è sbagliato per noi.

Vuoi un esempio?

Macchetelodicoafare, te lo servo in un attimo: vedi un po’ che ti chiedono di fare un lavoro che tu prepari con coscienza, poi spedisci dove ti viene detto. Attendi un feedback, un riscontro, anche una critica, qualsiasi cosa. E aspetti invano.

E ti arriva una telefonata che ti dice “ci hanno chiamati per parlarne”. Resti ammutolita e chiedi come mai non hanno chiamato te per dirtelo e che loro, li devi incontrare insieme a un altro.

Perchè, fondamentalmente non ha senso: io scrivo a te, tu non mi rispondi, ma convochi lui, dicendo che porti anche te (ma dell’argomento, la sola che sa, sei tu).

Ebbene, tutto questo, a una come me, creerebbe frustrazione gigantissima. Perchè, la sola cosa che posso spendere di me, sono io e il mio (buon) nome. Mentre qui, vogliono togliermi tutto, per prima cosa, la mia identità.

Oggi, però, dopo un attimo di male profondo alle viscere, mi sono tirata su, ho fatto un respiro profondo e indossato il mio impermebile.

Il risultato è che, adesso, ci ripenso e rido, rido della loro bassezza, rido dei loro intenti, rido della loro affannosa ricerca di visibilità, rido della loro ipocrisia, rido della loro limitatissima umanità.

L’impermeabile è caruccio però, lo sto ancora pagando a rate.

E ci rido su…

Pimpra

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LA VERTIGINE

original_mhinv

A volte mi accade di avere una sensazione come di star sprecando il tempo.

Osservo la vita che mi scorre accanto e mi pare di stare ferma, al palo, senza muovermi, mentre tutto intorno a me si sposta.

E’ come una vertigine. Ma di quelle brutte. Non è stupore, non è spavento, non è emozione è proprio spreco.

Più diventa forte la sensazione, più aumenta la voragine del senso di colpa: non si può “sprecare”. Nulla nella vita andrebbe sprecato.

Ecco che cerco un rimedio, un balsamo che addormenti la testa pensante e che sedi l’ansia di non usare in modo conveniente ciò che mi è stato dato.

E la situazione peggiora. E subentra la pigrizia di agire, di dare una svolta alla giornata, di muovere il culo per stare meglio.

E pesa, il culo pesa da morire quando non hai il morale giusto per la lotta, anche se sai che devi farti forza.

Dal pensiero all’azione, per farmi passare il fastidio e rimettermi in pista con le giuste motivazioni, stasera milonga. E non si discute.

🙂

Pimpra

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TROVA LE DIFFERENZE

spritz aperol

A chi mi dice che non sopporta il caldo, le zanzare, l’umidità la gente in spiaggia, gli uomini in flip flop, indici ineludibili del periodo estivo, dico che questa stagione, al contrario, è meravigliosa.

Il caldo si sopporta, le zanzare si sterminano, l’umidità si combatte con il condizionatore  e per gli uomini in flip flop… beh, purtroppo per quelli non c’è rimedio…!

Una semplice uscita serale con gli amici diventa un momento piacevole, più piacevole di quanto non sia, lo stesso incontro, d’inverno.

Si sta fuori, la temperatura accarezza la pelle, si indossano sempre meno vestiti… gli ormoni sono in fibrillazione… si percepisce indistintamente un’energia particolare.

Aggiungiamo, a tutto questo, un ingediente speciale… uno spritz Aperol!

Ieri sera, una cara amica udinese, in quel di Udine, prima della serata di practica, mi porta in una carinissima trattoria/bar vicina a una roggia. Lei ordina un prosecchino, io lo spritz.

Arriva il calice e mi accorgo immediatamente che è diverso da quelli che servono a Trieste: il colore è molto più intenso, il ghiaccio e l’alcol creano una specie di corrente all’interno del bicchiere che evidenzia indiscutibilmente che la parte alcolica è di molto superiore a quella acquosa.

Dal primo sorso  una saetta raggiunge  dritta il cervello mandando  in tilt tutte le lampadine neuronali. E’ fatta, in un istante sono ubriaca.

Sticazzi.

La mia amica, accortasi perfettamente del mio mutato stato cerebrale si è messa a ridere pesantemente di me, dicendo “Mia cara, come si vede che non sei di queste parti!”

… Con le pive nel sacco, ho dovuto riconoscere il mio ko.

E mi chiedo come mai a casa mia, a Trieste, di sprtiz Aperol posso berne anche più d’uno e non subire tali effetti collaterali, mentre un solo bicchiere udinese è stato in grado di mettermi al tappeto!

Amici Cari, ma che ve lo dico a fare, buon fine settimana!

Pimpra

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STICAZZI III° – (NON HO L’ETA’)

oldyounghands1Di ritorno dal mio primo week end al mare.

Colorito bonne mineumore gaio e una valigia di insegnamenti.

Doveva essere una delle mie “solite” avventure tanguere, un festival condito da mare e piscina che, sulla carta, è uno dei mix che preferisco.

Sulla carta, appunto.

Parto benissimo con la prima milonga a bordo piscina, non fosse che, guardandomi in giro, mi accorgo che l’età media è tra i 28 e i 32 anni. Ragazze dai corpi flessuosi e magre come giunchi, ragazzi “imberbi”, nessuna compilation di rughe o di cellulite infestante. A quell’età non sono problemi conosciuti.

Suona il primo campanello d’allarme.

[Sticazzi]

Mi preparo per la milonga serale, quella che ti traghetta fino all’alba.

Sono allegra, ho ballato bene, gli amici sono deliziosi, il clima mite.

Mi presento alla serata e le antenne mandano immediatamente un segnale negativo. Non le voglio ascoltare.

Errore.

Resto seduta, sono invisibile, mi muovo nel grande salone, sono trasparente.

Comincio ad accusare il colpo.

Davanti ai miei occhi solo figa, figa, figa, figa.

Svestite, provocanti, sensuali, patatone, giovani e, le maledette, pure brave. [Se sei figa, ne hai 20 o poco più, mandi segnali atti ad attizzare l’ormone e non sei una “antiballerina”, i migliori ti inviteranno sempre e tu, danzatrice in erba, brucerai le tappe della tua crescita di ballerina  e – maledizione!- diventerai brava sul serio!]

[Sticazzi]

Morale: alle 3.30, con le pive nel sacco, un giramento di palle epocale, sono tornata a piedi in hotel.

Il giorno dopo mi sono presentata in milonga alle 4.50, così da rendere l’agonia più breve e togliermi la soddisfazione di vedere l’alba. Ed è stata la scelta giusta.

MORALE:

ci sono eventi, situazioni,  che ti sbattono in malo modo in faccia la tua età. Che ci vogliamo credere, oppure no, se sei negli “anta” (anche se sono i primi anta) sei VECCHIA. Punto e basta. Nessuna altra verità è accettabile oltre la maledetta realtà della data sul tuo passaporto.

Ed è difficile, maledettamente difficile accettarlo. Perchè, dentro, senti di avere ancora 25 anni…

…NON HO [più] L’ETA’ … cantava qualcuno…

STICAZZI.

Pimpra

Image credit: QUI

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