DI GRANELLO IN GRANELLO, IL KEFIR E’ PROPRIO BELLO

Granelli di kefir

In questi magri tempi di crisi si impara ad arrangiarsi, a condividere, a barattare. Per farlo tutti i mezzi sono leciti, in special modo i social network.

Leggo, qualche settimana fa, che un amico di faccialibro offriva i suoi preziosi granuli di kefir a chi fosse interessato.

E come potevo resistere alla tentazione? Mi faccio avanti e lui, gentilmente, mi fornisce la dose per lo start up iniziale.

Quando si inizia la produzione di kefir (se non sapete cos’è leggete qui) è opportuno creare una sorta di “rete di solidarietà” a protezione dei preziosi granellini bianchi.

Vi spiego: il kefir è un latte fermentato di tradizione antichissima, una volta che si parte i grani che servono alla fermentazione, nutrendosi di latte, aumentano di numero, sicchè, ad un certo momento, la sovrapproduzione va “smaltita”.

Ora, la logica razionale prevederebbbe un semplice sterminio invece, se i Baby-kefirini sono in mano femminili, possibilmente di un soggetto “anta”, che non ha figliato, che non ha una famiglia sua, scatta una sorta di accudimento molto vicino a quello che si prova per un animale domestico.

Eccomi, allora, a diffondere la voce di “adozioni kefiriane” alle persone qualificate che possano aver cura dei preziosi fermenti.

Matta, direte voi. Può darsi. Eppure, vi assicuro che i granuli sono rari e quando arrivano nelle nostre case vanno trattati bene.

Ieri ho affrontato le mie prime due adozioni, a due care amiche e … speriamo siano delle brave “mamme” pure loro!

🙂

Pimpra

STICAZZI

sticazzi

Un amico, stimatissimo fotografo, mi ha chiesto di collaborare ad un suo progetto.  “A me?” mi sono detta, appena ricevuta la convocazione.

Troppo curiosa per perdermi ghiotte occasioni di sperimentazione, mi sono presentata allo shooting.

Imbarazzo ultrasonico a  stare dalla parte opposta all’obiettivo che ti guarda dritto negli occhi e riflette tutto quello che non sei disposta a vedere.

Avevo dato la parola e non mi sono tirata indietro.

Il tutto è durato un lasso di tempo ragionevole,  non troppo lungo.

La fotografia di ritratto costringe ad assumere emozioni di cui puoi e vuoi fare volentieri a meno.

Sticazzi.

Una furtiva sbirciatina al lavoro, una  risatina  isterica e liberatoria dinnanzi alla mia totale mancanza di fotogenia e una catena di perle di pensiero negativo a seguire.

Il fotografo, in tutto questo, non ha colpa. Non doveva usare la sua arte per farmi apparire “bella”.

Sticazzi.

E poi mi parlano di personalità, di fascino, di cervello, di intuizioni e di stupore. Se sei vecchia e cadi a pezzi il risultato è solo questo: sticazzi.

E che non sono capace di portare in giro per il mondo le rughe che disegnano la mia storia che, come dire, non vorrei mettere in mostra, così senza riguardo, per pudore.

Portare una faccia segnata è andare per il mondo nudi. Si vede tutto: la gioia, il dolore, se hai bevuto la sera prima, se hai fatto sesso fino all’alba, se sei triste, depressa, innamorata, felice, magra, grassa. E’ tutto lì, scolpito nei tuoi solchi profondi.

Il viso mappa tutto questo e restituisce la foto, limpida, cristallina di chi sei e come sei in quel momento.

E’ che non vorrei mettere tutto in piazza, si capisce, no? Che so, avere un pochino di privacy su quanto mi accade.

Sticazzi.

La faccia non me lo permette.

Sticazzi.

Pimpra

IL RISVEGLIO DELLA ROSA

Rose in vasoHo scoperto che la piccola piantina di rose che abita sul mio terrazzo, di quelle comprate all’IDl e già mezze defunte quando ti arrivano a casa, è ricoperta di piccole foglioline verdi. La mia piantina di rose è viva.

L’immagine di un essere vivente così piccolo, delicato e abbandonato al suo destino che reagisce all’inverno, alle incurie del giardiniere e combatte nonostante tutto, mi ha fatto molto riflettere.

Mi ritrovo con uno sguardo “adulto” sul mondo e sulla vita, avendo perso (temo per sempre), l’allegria del sogno e la freschezza del desiderio che vorrei vedere realizzato.

Osservo il mio orizzonte  increspato e unto di nebbia. Non percepisco rosee aspettative e, soprattutto, sto imparando a scalzarle dall’immaginazione ogni volta mi si presentano davanti. Ma lo sguardo lungo vede e ci vede benissimo.

Perciò, oggi, con il pesante cappello di queste nubi infauste che gravano tutte sulla mia cervicale, voglio raccontarmi come si fa ad essere felici.

E’ l’esercizio che mi sono data, la mia scommessa.

Ovviamente non so da che parte cominciare ma so che troverò la mia risposta.

Nel frattempo,un suggerimento arriva da Repubblica on line con questo articolo.

Scriviamoci queste semplici regole che ci possono aiutare a far durare le nostre relazioni:

1. “trova il tempo per fare l’amore”

2. “saluta sempre il tuo partner con gioia”

3. “mantieni vivo il romanticismo, anche se ci sono i figli”

4. “fai chiarezza sulle questioni economiche”

5. “tieni a bada la rabbia”.

E per continuare nella nostra ricerca della felicità, teniamo a mente anche queste parole:

“E’ solo quando sai quello che vuoi che non prendi tutto quello che passa” (cit. Massimo Bisotti)

Buona fortuna…

Pimpra

LA TOSCA MEDITATION EDITION 2013

IMAGE CREDIT: GIO' IL FUZ@facebook

IMAGE CREDIT: GIO’ IL FUZ@facebook

Torno da un fine settimana ad alto tasso di stimoli, ricco di cose belle: viste, vissute e godute. Proprio come piace a me.

Anche questa maratona è finita e con lei rimane la scia colorata di emozioni che, sempre, un evento del genere regala.

Innanzitutto un sentito plauso alle “Tosche”, team di donne/tanguere/madri/professioniste/splendide ballerine che hanno organizzato un evento con tantissimi elementi “contro” eppure, anche questa volta, ne sono uscite vincenti.

Per chi organizza (e lo so molto bene), quando la location collaudata non è più disponibile, iniziano i guai. Perchè, con tutta l’espereinza che uno ci mette, l’elemento “imprevisto/imprevedibile” è sempre lì, pronto a giocare tiri mancini, e la Tosca Marathon, non ha fatto eccezione.

Ma, nonstante tutto, l’atmosfera magica, l’abbiamo respirata tutti.

Ho imparato che la maratona di tango, ha tre fasi naturali: il venerdì è dedicato ai saluti, al ritrovo degli amici, degli abbracci più vicini al cuore. Il pomeriggio del sabato (il momento che preferisco)  il demonio tanguero si scatena. Il corpo è più riposato, la luce esterna regala maggiore vigore e il tempo della milonga si consuma, letteralmente, a far fuori più tandas possibili. Sguardi accesi, sudore, sorrisi. Uno spettacolo meraviglioso!

E poi c’è il clou, la sera del sabato. Qualcosa cambia, l’atmosfera cambia, si fa più rarefatta, essenziale. I ballerini sono sazi, adesso non cercano più di soddisfare un corpo assetato di abbracci, la sera vogliono la tanda del secolo, la ricerca dell’onda perfetta del surfista californiano, la sera è conquista.

E’ un bel vedere, non è sempre un bel “sentire” perchè il gotha tanguero ha le sue regole, il suo “galateo” di nicchia: o sei dentro o sei fuori.

E’ stata un’esperienza ricca, stimolante e, per certi versi, “mistica”, così come nelle premesse delle sue ideatrici che ringrazio per l’invito, per lo sforzo organizzativo, per l’accoglienza che, sempre, regalano ai loro ospiti!

Pimpra

DI TANGO IN TANGO. FORSE…

ZAZA3

Davanti a me un fine settimana che si prospetta intenso e, me lo auguro, saporito, gustoso, divertente.

Una bella maratona di tango, “la maratona”, per quel che mi riguarda, considerato che l’anno precedente è stata la mia prima e, come il primo amore,  non si scorda mai.

Quest’anno però ci vado senza aspettative, senza illusioni, senza pensieri. Ci vado “leggera”.  Sì, perchè, il tango, come la vita, esprime tutte le logiche che si vivono nel mondo.

Un esempio? Se sei donna balli se:

1. sei figa, meglio se giovane, possibilmente tettona o abbastanza curvilinea da risultare attraente o longilinea con il culettino (che, nel tango argentino, stando chiuse in un abbraccio è la nostra parte anatomica più esposta).

2. balli se sei un talento, meglio se sei russa (loro sono sempre due misure avanti a tutte), allora puoi anche essere meno figacciona perchè compensi tutto con la bravura, tanta.

3. balli se sei la regina delle PR, sai stare con tutti, conosci ogni volta un sacco di gente,  sei, per qualche ragione, “famosa” (di solito perchè fai parte dei punti 1 e 2 o entrambi).

Non è molto semplice, per una quarantenne, affrontare un agone del genere sapendo che è possibile trascorrere l’intero fine settimana a guardar ballare gli altri… non è facile per niente.

Ecco che, c0me per magia, trovi il piano B che ti traghetterà, nel bene o nel male, fino alla fine dell’evento: ti  armi di una splendida macchina fotografica (che conferirà, comunque una certa affascinante allure) e via a scattare come una pazza i volti beati di coloro che se la staranno godendo veramente.

La leggerezza è questo. E’ prenderla con ironia e riderci su…

Giustappunto ieri, un amico ha detto “… Che vuoi dopo i quaranta non penserete mica di essere invitate come prima, con tutta la fauna giovane che c’è! Bisogna che ve ne facciate una ragione e vi guardiate allo specchio!”

Per poco non gli ho sferrato un pugno a difesa di tutte le donne “anta”, invece ho sorriso pensando che, da qualche parte, un uomo diverso dagli altri esisterà. Basta solo trovarlo (o, almeno, fotografarlo!) 😉

Pimpra

QUESTIONE DI PALLE

palloni

Oggi è una brutta giornata.

Pms che definire infestante, è dire poco. Ci aggiungiamo che mi sono svegliata alle 5.30 del mattino, chi lo sa il perchè, e che in gabbietta ci sono problemi.

Il punto è che ho tristemente toccato con mano alcune delle mie profonde “inabilità” e ci sto male, male da matti.

  • non sono capace di difendere le mie posizioni al lavoro, di conquistare nuovi territori, di affermare i miei credo
  • non sono capace di dire di no senza sentirmi in colpa
  • non sono capace di affermare che, no, anche quella cosa non la faccio, oppure mi pagate
  • non sono capace di trovare, con la dovuta dose di convinzione, il chirurgo plastico
  • non sono capace di dire a me stessa che voglio più considerazione e rispetto
  • non sono capace di non essere collaborativa
  • non sono capace di non essere sempre sintonizzata sulle esigenze degli altri e poco sulle mie

E mi fermo che l’elenco è fin troppo lungo.

E l’incazzatura aumenta perchè so benissimo che la fonte di tutto quello che non funziona nella mia vita sono solo io e il mio comportamento sociale.

Desidererei, più di ogni altra cosa, poter frequentare un corso di “stronzaggine al 100%”, di “vita mea, mors tua e chissenefrega”, e infine laurearmi in “STICAZZI”!

E’ che mi hanno allevata con l’idea che “è tuo dovere”, “devi”, “devi”, “devi”, “devi”… e se non “fai”, “fai”, “fai”… sei una merda indegna, un essere inferiore di serie B.

E, comunque, gli altri sono meglio.

Ci sono giorni in cui, il leone è forte e combatte, oppure se ne fotte bellamente, allegramente, trallallà. Altre volte invece… è come se lo avessero letteralmente evirato e, ciao, la vita diventa un fiume di merda.

Il desiderio di oggi?

Ritrovare le mie palle perdute. O andare a riprenderle ovunque siano finite. Perchè, per sopravvivere ne ho bisogno, davvero bisogno.

Pimpra

METTI UNA SERA UN TANGO…

image credit: Riccardo Lavia (UD)

image credit: Riccardo Lavia (UD)

Ti vesti con piacere, la domenica, perchè sai che ti aspetta il tuo pavimento preferito, gli amici con cui condividi la passione più forte e la musica che mette nel mixer le emozioni più belle e te le restituisce sotto forma di passi, di abbracci, di mirade, di affinità.

Anche ieri ho avuto la fortuna di vivere tutto questo con una chicca in più, l’esibizione di una grande coppia di ballerini, Peppe di Gennaro e Adelma Rago.

Dopo averli visti scivolare sul pavimento come se, per loro, la gravità, i nervi, i tendini, i muscoli non fossero fatti di materia, ma di aria, di nuvole, di chiari e di scuri. Di poesia.

Peppe è un maschio che più maschio non si può, virile ai massimi, consapevole, sicuro di sè, ritmico e imprevedibile e porta lei, delicata come le ali di una libellula, eterea, fatta di una materia che non è sangue e carne, perchè Adelma e l’aria. Si muove nello spazio, ne riempie i vuoti, li colora, li profuma di se’.

Assistere ad esibizioni così ti fa prendere due strade: o il suicidio o la voglia di insistere.

E la magia si compie ancora, nell’infinito rincorrersi di note, di sguardi accesi, di filamenti colorati di intuizioni, il tango è un passo a due e per farlo bisogna esserci, al 100%.

Pimpra

POLAROID DALLA FINESTRA

Correre

Siamo animali. L’ho sempre pensato e ne ho quotidiana conferma.

Niente mi piace di più del contatto profondo con la nostra dimensione più “naturale”. Il corpo ci parla, lo fa sempre, ma – in media – siamo troppo occupati ad ascoltare altro per sentire la sua voce. E lui insiste, ci prova… poi, arriva il giorno che smette di farlo e iniziano iproblemi veri.

Il mio, oggi, è andato in sintonia perfetta con la luce nuova che entra dalla finestra, ha deciso di assecondare la mattiniera sveglia con allegria, senza il fastidio di dover lasciare il morbido piumone, la calda carezza accogliente del letto.

Ho aperto gli occhi ai primi bip e sono rimasta stupita dal chiarore che proveniva dalla cucina “Ecco, ieri sera ho dimenticato la luce accesa!”, invece no, è la primavera che sta arrivando e bussa alla finestra, ogni giorno più sicura di sè, ogni volta più gaia.

E tutta me è rimasta colpita positivamente e la colazione aveva un sapore più dolce, l’energia saliva al passare dei minuti, come si trattasse del risveglio dal letargo.

Ed è così, l’animale in noi si sta risvegliando, apprezza il nuovo profumo dell’aria (fateci caso), le gocce di luce che arrivano prima e che se ne vanno più tardi.

E con l’animale si sveglia tutta la voglia, il sangue scorre più veloce, i pensieri rifioriscono nella testa che si sente più leggera e, in generale, è come iniziare a stiracchiarsi, dopo ci si  sente meglio.

La mia polaroid del mattino è stata questa, una sferzata di allegria che, spero, possiate gustare anche voi…

Buona Primavera a tutti!

Pimpra

IL PASSAGGIO DEL TESTIMONE

passaggio testimone

Per farmi meno male, provare più lieve fastidio, forse, al mattino, farei bene a perdere la recente sana abitudine di ascoltare i giornali radio.

Sì perchè a sentire le cialtronerie che ci raccontano, e i giornalisti, in questo, fanno solo il loro dovere, mi viene una gran voglia di spaccare tutto!

E non è, di sicuro, cosa buona e giusta…

Io non so voi, ma più cerco di informarmi, più mi parte l’embolo di incazzatura come poche volte nella vita…

Ho sempre detestato la politica, ne sono sempre stata alla larga perchè, sin dalla giovane età, vedevo che i massimi sistemi ideologici/morali/pragmatici/ideali ecc ecc venivano malamente distorti da coloro che, il potere, lo avevano in mano. Di lì la scelta di “stare fuori” che sicuramente non fa di me un buon esempio civico, ma tant’è.

Si parla tanto di Bersani e di quanto è stato coglione nella sua campagna elettorale che non ha capito affatto dove e come si fa comunicazione politica. Aveva in casa un cavallo di razza, il giovane Renzi, che non solo ha la faccia “giusta” ma un cervello che funziona molto bene. Perchè il ragazzo sa come si muove la massa, dove prende le informazioni, come le maneggia… insomma Renzi è uno moderno, uno che vive il suo tempo.

Mi fa immensamente arrabbiare che il Bersani non si sia messo da parte, che non vuol dire rinunciare a fare politica attiva, giammai!, significa semplicemente saper guardare il mondo con occhi che lo vedono.

Bersani è uno dei tanti “padri” della politica italiana, detentori della saggezza diacronica, patrimonio utilie e necessario ma non sufficiente. Non si vince se non ci si batte e bisogna battersi bene, con le armi giuste per la particolare battaglia.

Mi spiace che i “padri” non scelgano con onore e sentimento di considerazione di passare il testimone ai loro figli, cresciuti grazie al loro esempio ma diversi, perchè più giovani e corrispondenti, nei modi  e nel pensiero, al tempo moderno.

Anche chi racconta a se stesso di volere il bene del Paese e dei cittadini  è – come TUTTI gli altri- attaccato con il mastice alla sua poltrona e al suo prestigio manifesto.

E con questa triste considerazione d’ora in poi, al mattino, al posto delle parole querule dei politici di noialtri, ascolterò della buona musica…

Evviva l’Italia.

Pimpra

EXPERIENCIA INVERNALE: LO STIMOLO TOTALE!

eXPERIENCIA

Sono sempre più convinta che per stare bene, vivere in armonia con l’esistente, dobbiamo infarcire la nostra vita di stimoli.

Ognuno di noi li cerca in territori diversi, ma l’importante è l’effetto che sortiscono: farci sentire vivi!

Nel mio caso, ma è fin troppo facile dirlo, sono le note del tango che risvegliano tutto l’essere, a volte assopito, di tanto in tanto addormentato, come fosse sedato dalla vita di ogni giorno.

Poi però ti regali un fine settimana rinchiuso in una bellissima villa, nella landa friulana dove sai che troverai accoglienza, musica, ballerini/e, amici/che di gran qualità e, di conseguenza, STIMOLI!

Il piacere diffuso dell’abbraccio che ti accoglie e raccoglie, portandoti via a inseguire le note, disegnando sul pavimento il tuo piacere, misto di condivisione con l’altro e immersione nel proprio sè.

Una Experiencia Milonguera totale, come lo sono sempre. E fai il pieno di tutto quello che ti serve e ti presenti al lavoro, il lunedì mattina, senza un filo di trucco perchè ti vedi bella, tanta è la luce che hai dentro!

Lo farei ogni fine settimana ma so bene che tutte le cose preziose vanno accolte e custodite con particolare cura e questo evento, merita tale premurosa attenzione.

E che dire se non che aspetto la prossima volta con gioia sapendo che le endorfine che ne ricaverò saranno la più potente cura antietà finora scoperta!

Pimpra

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