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IL SANTO DEI VIAGGIATORI

Hand Holding Suitcase Covered with LabelsNon mi accade più di viaggiare come ero solita fare in giovanissima età, quando, a seguito dei miei genitori, ho avuto la fortuna di vivere in paesi lontani, diversi, “altri”.

Ricordo come allora il piacere che mi dava l’aereoporto, le  procedure d’imbarco, la consegna dei bagagli, il check-in, le hostess in divisa, i mini pasti serviti in aereo, le nuvole che mi sembravano fatte di  panna…

Bellissimi e indelebili ricordi.

Non sempre però il viaggio – metafora estesa della vita- procede senza intoppi.

Ecco che torna alla mente un volo verso l’Africa che doveva svolgersi con itinerario in due tappe e che, invece, è durato tre giorni, ci ha portati in Inghilterra, in Germania e finalmente in Africa (ma nella città sbagliata) e, all’aereoporto, mio padre non c’era più ad aspettarci.

[Anni ’70, nessun cellulare, Africa nera, una mamma giovane con due bambini, di nove e due anni…]

Cito questa particolare esperienza per evocare il ricordo di quel “santo viaggiatore” che si è fatto carico di noi e ci ha aiutati a raggiungere la destinazione finale senza essere sventrati/violentati/rapiti/venduti nella notte che trascorremmo all’hotel Pam Pam di Lagos, Nigeria. Era il 1978.

Quando si viaggia, e chi lo fa spesso l0 sa, bisogna affidarsi al proprio santo protettore del viaggio. Tutti noi ne abbiamo uno. Parlargli e avere fiducia che, comunque, le cose si risolveranno per il meglio.

Ci credo fermamente perchè ho tante esperienze che lo confermano.

Viaggiare, per me, è porsi in modalità “morbida” verso il mondo, verso l’avventura.

La rigidità, l’incazzo per la valigia che non arriva con te, l’ansia, ad esempio, amplificano la frustrazione a discapito della soluzione più indolore.

Meglio essere morbidi, farsi pervadere da una realtà nuova, ignota, interessante, da scoprire.

La protezione del nostro “Santo dei viaggi” però, va sempre ricambiata, perchè oggi sta a me, domani a te.

Ecco che poco fa, alla richiesta di una signora americana che non sapeva come fare per utilizzare una lavanderia self service, non solo ho fatto tardi nel rientro in ufficio e dovrò recuperare, ma ho telefonato per due volte all’assistenza, ho aspettato che il titolare arrivasse e facesse ripartire la lavatrice per la signora (le spiegazioni solo in italiano!) e le ho spiegato ben bene anche come far funzionare l’asciugatrice.

Mi ha detto che si trovava in città in vacanza e come potevo fare a lasciarla così in panne?

So di aver guadagnato un credito dei viaggiatori.

E, a parte questo, mi ha fatto piacere aiutare una signora in difficoltà. Essendo lei straniera, dicesi anche “marketing territoriale”! 🙂

Pimpra

Foto da qui: http://littleturtle.giovani.it/diari/2645745/il_viaggiatore.html

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8 commenti

  1. antigonewoland

     /  18 aprile 2013

    è anche importante viaggiare leggeri. Il minimo indispensabile… anche in termini di aspettative. Io di mio sono una sedentaria… ma quando viaggio viaggio così, perchè desidero che il mondo mi riempia con i suoi odori, le sue visioni, la sua diversità, le sue tradizioni….

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  2. teacher

     /  22 aprile 2013

    San Cristoforo! 🙂

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  3. bellissimo post.
    Sono sedentaria MIO MALGRADO, di conseguenza ogni piccolo spostamento per me è un giubilo, e sono più che morbida, sono trasparente, permeabile e naive come disse Laura. soprattutto sono felice.
    Se fossi in difficoltà incontrare una che mi aiuta come hai fatto tu, sarei entusiasta….

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  4. Io non so usare una lavanderia self service neanche con le istruzioni in italiano. In compenso stamani sono già alla mia seconda lavatrice casalinga.

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