SIX.Q TANGO INTERVISTE. Focus su “Il tango è donna, la donna e il tango”: MIMMA MERCURIO

Sono molto felice di presentarvi la SIX.Q di oggi con Mimma Mercurio, un’insegnante che ho sempre ammirato da lontano.

Godetevi la sua testimonianza frutto di anni di passione tanguera sempre vissuta con intensità, serietà e dedizione.

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SIX.Q

  1. Nome e città di provenienza

Mimma Mercurio, sono una siciliana trapiantata a Roma.

2. Dal tuo punto di vista di artista, professionista e insegnante, quanto incide nella tua danza, la femminilità della donna che sei fuori dalla pista e, al contrario, quanto ti è di ostacolo 

Mentre danzo, viene fuori qualcosa di intimo e sottile della mia personalità. L’essere donna, l’armonia e il fluire delle emozioni si mescolano e in qualche modo influenzano la sinuosità dei miei movimenti. Il seguire ed interpretare il movimento dell’altro, aggiungendo la mia energia e la mia personalità e’ la cosa che più mi affascina del tango. Ho sempre apprezzato del ballare tango la non ostentazione della femminilità, ma la naturalezza del movimento femminile, la grazia, la dolcezza, l’irruenza e l’eros che da questo ne scaturisce in maniera non forzata e finta. L’essere sensuale senza voler essere a tutti i costi sexy. Aborro la sfrontatezza, gli abiti esageratamente succinti ed appariscenti, che se pur scollati e corti a mio parere “coprono“ la vera bellezza di una donna. Diventano una “corazza”, una maschera. Per me ballare e’ scoprire l’anima, lasciare scorgere qualcosa di intimo e personale. Danzare e’ essere eleganti e allo stesso tempo semplici. E’ come un fiore che sboccia e poi si richiude, che mostra la sua bellezza, i suoi colori, al suo partner. Ma non spiattella la bellezza, non ostenta. E’ uno schiudere l’anima e mostrarsi “nudi” e forti e fragili allo stesso tempo. Non sono una “pantera” nella vita e non credo di esserlo nel tango, ma mi riconosco una forza vibrante e una capacità di lasciarmi andare all’abbraccio accogliente e generoso dell’altro, che penso renda femminile il mio danzare. Mi piace ascoltare e rispondere, sorprendere, aderire, svelarmi e nascondermi, un gioco, un dialogo e non un monologo. Inseguo una simbiosi che riesca a mettere in evidenza il mio essere donna, non omologata alle altre. Perché mi piace pensare che siamo tutte diverse, e che ballando contribuiamo a creare bellezza, ora nel movimento sinuoso, ora nel movimento secco, forte, debole, morbido, spigoloso, basso, alto, fragile, determinato. La femminilità ha tanti colori e sfumature, e attraverso il movimento nel tango abbiamo la possibilità di farli esplodere e brillare.

Se devo rimproverarmi qualcosa, forse un po’ più di faccia tosta e di spavalderia, avrebbe giovato

3. Quando insegni quale è il cambiamento psicologico, se avviene, che noti nelle allieve? 

Spesso incontro allieve che nella vita hanno ruoli di prestigio, di comando, e che fanno fatica a connettersi con l’altro. Prevale la loro spinta a “comandare”, ma quando riescono a cambiare sguardo, a trovare la fiducia nell’altro, a chiudere gli occhi, ritrovano una femminilità ed una sensualità impressionante. 

Di contro mi ritrovo anche allieve molto timide, impacciate, che fanno fatica a indossare una gonna o un top scollato. Mi è capitato di vedere sbocciare queste allieve e diventare delle vere milonguere. Lo vedi da come si vestono, da come tengono i capelli. Poi magari finita la serata, ritornano a essere le timidone di sempre. Il tango ha permesso loro di far emergere il loro lato sensuale.

Devo dire che riscontro anche molta “paura” di affidarsi all’altro, non è così ovvio e semplice abbracciarsi. Il contatto fisico fa paura. Il non fidarsi dell’altro, credo che questa cosa in questo tempo storico, la dice molto lunga.

Altro atteggiamento è l’essere snob, -“con quello non ci ballo, quello non mi piace”, insomma esageratamente schifiltosi, in entrambi i ruoli, non solo le donne

Ballare è esserci per l’altro, è un gesto di altruismo. Ballare è dare, è darsi. Quindi essere generosi. Ecco quando succede questo, si balla bene e con piacere. E a volte questo accade.

4. La follower moderna non è più legata al sesso femminile. Lo stesso vale per il leader. Nel caso specifico della/del follower, elenca quali sono, secondo te, vizi e virtù dello studio di ruoli non tradizionalmente riconducibili alla coppia Maschio/femmina.

Devo dire che il pregio di molte ballerine e’ quello che amano studiare, mettersi alla prova, ballare, ballare, ballare, studiare, studiare, provare, provare, provare. Studiare nel cambio di ruolo lo trovo molto importante, misurarsi e mettersi nei panni dell’altro. La prima cosa che succede nelle mie allieve che si sperimentano nel ruolo di leader è il rendersi conto di quanto sia complicato “l’altro ruolo”, di come sia difficile guidare. La seconda cosa che avviene, dopo questo primo step e’ quello di desiderare di ballare con un follower leggero (non nel solo senso di magrezza), accondiscendente, non troppo pretenzioso. La terza cosa che succede, e’ che ballando da leader comprendono meglio il loro ruolo di follower. Si rendono conto di quanto sia importante e prioritario l’ascolto, la connessione, di quanto incida ballare con il sorriso, con la leggerezza in tutti i sensi, trovare un/a partner aperta e disponibile. Perché il tango si fa in due, e senza connessione, senza l’ intenzione di volersi “parlare”, senza la disponibilità ad ascoltarsi, non c’è tango, in un ruolo o nell’altro.

Alcuni leader di buon livello che ballano anche da follower, sono veramente eccezionali, li vedi lí che chiudono gli occhi, che si concentrano nell’ascolto, che si divertono. Lavorano con la dissociazione, azzardano boleos. Devo dire che sono in minoranza gli uomini/leader che studiano seriamente da follower. Capita molto più spesso che donne/follower studiano entrambi i ruoli e ballino anche in milonga nei due diversi ruoli.

Tante donne stufe di stare in panchina in milonga, a fare tappezzeria, anziché abbandonare, o semplicemente a lamentarsi che nessuno le invita, hanno cominciato ad approfondire l’altro ruolo. La trovo una cosa bella

Perché spesso sento solo lamentarsi di ciò che non va, e non si fa nulla per migliorare se stessi e l’ambiente che si frequenta. Si addossa la “colpa” sempre a qualcos’altro fuori di sé.

Alcuni leader che si sperimentano nel ruolo di follower risultano a volte “pesanti”, o molto spesso accade che follower che sperimentano il ruolo di leader si lamentino di avere un partner non collaborativo. Frasi tormentone che mi riferiscono più spesso durante le lezioni e le pratiche:

non si sposta, e’ incollato 

ci vuole la gru, e’ un trattore, un frigorifero, un mobile….

e’ esile, ma sembra che pesa 100 kg 

non gira, non ruota, s’impunta…

vuole guidare lui, non si lascia guidare

Potrei raccontare aneddoti su aneddoti !!!

5. Secondo te il tango fa bene alle donne? Nel corpo ma, soprattutto nello spirito? Aiuta le donne a ritrovare se stesse, la loro femminilità, ad esaltarla, a farci pace… ? Hai avuto riscontri in tal senso dalle tue allieve?

Penso che il tango faccia molto bene in generale, a uomini e donne.

All’essere umano fa bene, perché lo mette in contatto con se stesso, perché permette di potersi esprimere senza le parole, ma attraverso il proprio corpo. Perché è un veicolo con cui fare passare le proprie emozioni. Perché è un’arte meravigliosa che coniuga sentimento, corpo, poesia, movimento, musica, interiorità, dialogo, comunanza, vicinanza. Perché ti apre ad una socialità, perché ti fa prendere confidenza con il tuo corpo, e si per le donne fa scoprire la propria femminilità, la valorizza, ti “abbellisce”. Perché ti riempie e ti svuota.

L’abbraccio ti riempie. La mente si svuota. La musica ti riempie.

Le emozioni circolano. Il corpo si muove e si rigenera.

Per ballare tango, ti prepari, ti vesti carina, ti trucchi, pronta per approcciare il partner sottilmente e “carnalmente”.

Ballare ti fa sognare, ti smuove dentro, ti fa incontrare l’altro. Ti fa sentire parte di una comunità. Ti fa compagnia, ti consola, ti sfida, ti mette alla prova, ti da energia, ti toglie il sonno, ti rende vivo.

In questo periodo di distanziamento sociale, il Tango e’ stato un’ancora di salvezza per molti. Sembrerebbe un controsenso, il tango, il ballo dell’abbraccio, come può essere coniugato in altra maniera? Senza abbraccio, non c’è tango. Ed è vero, ci manca, ci è mancato da matti, nell’impossibilità di andare in milonga, di ballare, di andare alle maratone, o ai festival, ai raduni, si è aperta la grande possibilità di soffermarsi sulla Tecnica, sull’ascolto musicale, sui testi poetici dei brani, ci si è potuti interessare della storia dei grandi personaggi (maestri, musicisti, poeti, cantanti, ballerini delle varie epoche fino ai giorni nostri). Tutto si può trasformare in opportunità, se non ci si arrende.

6. Dì quella cosa che avresti sempre voluto dire ma che non hanno mai osato chiederti.

Una cosa che mi piace dire, che nonostante siano passati 22 anni da quando ho iniziato a ballare, sento ancora dentro un grande fuoco, una grande gioia, un afflato speciale per il Tango. Non mi ha stancato, sento che c’è sempre da imparare, scoprire, conoscere, investigare. Un mare infinito, che non si esaurisce, acqua sempre nuova, fresca. A volte onde alte, altre volte acqua placida, ma mai ferma e stagnante.

Vorrei continuare a lavorare, sperimentare, gioire del e col Tango, questo è quello che interiormente sento.

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Per studiare e contattare la Maestra:

Scuola Meditango di Roma via Cupa 5.

Sito web: meditango

Pagina fb: Mimma Mercurio scuola Meditango

Profilo Fb: Mimma Mercurio

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“Ballare è esserci per l’altro” solo per questa frase Mimma ha un posto nel mio cuore, la ringrazio tantissimo di aver partecipato!

Pimpra

SIX.Q TANGO INTERVISTE . Focus su “Il tango è donna, la donna e il tango”: FRANCESCA AUTERI

La carovana delle interviste SIX.Q si spinge nella bellissima Sicilia intervistando una delle numerose e incantevoli tangueras, artiste e insegnanti che popolano quella meravigliosa terra.

Godiamoci quindi l’intervista dell’amica Francesca Auteri da Catania.

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SIX.Q

  1. Nome e città di provenienza.

Francesca Auteri, dalla sicilianissima Catania.

2. Dal tuo punto di vista di artista, professionista e insegnante, quanto incide nella tua danza la femminilità della donna che sei fuori dalla pista e, al contrario, quanto ti è di ostacolo. 

Per me essere donna e essere danzatrice, o ancora, essere una danzatrice donna, sono due elementi che s’intersecano fortemente ma senza doversi per forza contraddire l’un l’altro, anzi. Spesso nel tango la femminilità (o ciò che nell’immaginario comune è associato “all’essere femmina”) viene estremizzato e tramutato in stereotipo (forse una gabbia?) di genere. Ma l’essere donna va ben oltre il tacco 10 e la gonna con spacco inguinale; è un sentire profondo, viscerale, una connessione con ciò che di più antico esiste in noi, con la nostra ciclicità corporea, il nostro sangue, le nostre ossa. Una danzatrice donna sarà sempre donna, fuori dalla scena e in scena, quando insegnerà e quando berrà un caffè bruciato al bar; sarà donna a prescindere da cosa indosserà, da quale orientamento sessuale avrà, da cosa mangerà la sera a cena. 

3.Quando insegni quale è il cambiamento psicologico, se avviene, che noti nelle allieve? 

Il tango, come tutte le discipline degne di chiamarsi tali, è a tutti gli effetti un profondo percorso conoscitivo del sé più intimo. Quindi, in primis, ci si riappropria del corpo, della capacità di sapersi muovere da soli e in coppia; si allontana la paura del contatto con l’altro, si riscopre l’abbraccio, la diffidenza lentamente si tramuta in fiducia, il gruppo diviene momento di condivisione e socialità. E ciò riguarda tutti, non solamente il gentil sesso! Inoltre spesso si approda a questa danza dopo un momento particolarmente difficile e doloroso della propria esistenza, come un lutto o una separazione; in tal senso il tango ha indubbiamente un valore fortemente terapeutico e di “traghettamento” verso nuovi orizzonti. 

4. La follower moderna non è più legata al sesso femminile. Lo stesso vale per il leader. Nel caso specifico della/del follower, elenca quali sono, secondo te, vizi e virtù dello studio di ruoli non tradizionalmente riconducibili alla coppia maschio/femmina.

Innanzitutto la conoscenza di entrambi i ruoli è un elemento decisivo e necessario per migliorare e completare la nostra danza. Essere follower ma saper anche guidare ci regala una consapevolezza incredibilmente solida, delle possibilità maggiori di giocare con i tempi e gli spazi della musica, una sensibilità più profonda per comprendere le esigenze e i bisogni della persona con la quale stiamo danzando. In più si riconoscono con più facilità gli errori attraverso la lente d’ingrandimento costituita dall’indossare una veste nuova e dunque un nuovo punto di vista. Errore comune però, ma ciò dipende moltissimo dalla natura della danzatrice (o del danzatore, perché le mie parole hanno una valenza tanto al femminile, quanto al maschile) è il cadere nel monologo, nel non ascoltare l’altro, nell’imporsi. Ma questo è un problema di sempre (e non solo nel mondo del tango, ahinoi!). 

5. Secondo te il tango fa bene alle donne? Nel corpo ma, soprattutto nello spirito? Aiuta le donne a ritrovare se stesse, la loro femminilità, ad esaltarla, a farci pace… ? Hai avuto riscontri in tal senso dalle tue allieve?

La risposta è assolutamente affermativa, certo. Il tango aiuta a riscoprire parti di sé assopite o sconosciute, regala nuove sicurezze, insegna ritualità, rilassa e rinforza il corpo e la mente. Potrei portare infiniti esempi al riguardo, ma ricordo in particolar modo una mia allieva, vicina ai quarant’anni, rigidissima nei movimenti e nel pensiero; bene, dopo qualche anno, era un’altra donna, più rilassata, più socievole, più sorridente. Si era ritrovata, scoprendo aspetti del proprio essere prima taciuti e dimenticati

6. Dì quella cosa che avresti sempre voluto dire ma che non hanno mai osato chiederti.

“Ah insegni tango…Figo! Ma che lavoro fai?”

Ecco, no, sbagliato: insegnare tango, danza, essere artista, attore, musicista, pittore, ballerino, circense, coreografo, regista, scrittore e chi più ne ha più ne metta, sono tutti lavori, dignitosi e faticosi non meno di altri. Che poi vengano sminuiti e ben poco apprezzati dai più, beh, questa è un’altra triste, tristissima, storia.

Ci vogliono anni di preparazione, grandi sacrifici, lotte estenuanti, ore e ore senza nemmeno intravedere una miserissima moneta, per portare avanti progetti di vita in questi settori già di per sé così precari e vacillanti. Vi prego, non dimentichiamocelo. 

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Per studiare e contattare la Maestra:

email: auterifrancesca.tango@gmail.com

Profilo FB: Francesca Auteri

Pagina FB della scuola dove insegna: Barrio de Tango

Sito web: Barrio de tango

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Ringrazio Francesca per aver accolto con tanto entusisamo l’invito a partecipare a questa SIX.Q tango intervista!

Pimpra

SIX.Q TANGO INTERVISTE Focus su “Il tango è donna, la donna e il tango”: LARA CARMINATI

La SIX.Q di oggi è a Lara Carminati, ex danzatrice classica, che ci regala spunti interessanti sui quali soffermarci e riflettere per esprimere al meglio la nostra essenza femminile quando siamo in pista e non solo.

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SIX.Q

  1. Nome e città di provenienza

Lara Carminati, Monza

2. Dal tuo punto di vista di artista, professionista e insegnante, quanto incide nella tua danza, la femminilità della donna che sei fuori dalla pista e, al contrario, quanto ti è di ostacolo?

La femminilità è il focus della donna tanguera. Credo che il tango rappresenti proprio questo per noi donne, la possibilità di esprimere tutta la nostra femminilità uscendo dai ruoli che siamo obbligate a ricoprire nella nostra routine quotidiana. Il mio modo di sentirmi donna entra impetuoso nel mio modo di ballare, nel tango mi sento completamente libera di esternare tutta la sensualità che sento vivermi dentro. La mia femminilità non rappresenta mai un ostacolo, anzi è il serbatoio cui attingo per trovare creatività e personalità nel ballo.

3. Quando insegni quale è il cambiamento psicologico, se avviene, che noti nelle allieve?

Il primo segnale di cambiamento che avverto è nella confidenza che le mie allieve prendono con il proprio corpo e il proprio carattere. Insisto molto sullo sviluppo della consapevolezza del corpo e conoscenza. Dalla conoscenza di noi stesse può iniziare il meraviglioso viaggio alla scoperta della nostra femminilità. Invito a non ricercare alcuno standard di bellezza (tanguera) ma a sperimentare tutto ciò che sentiamo ci porti in contatto con la nostra anima sensuale. Cambiano nella spontaneità con cui interagiscono con me e tra loro a lezione, cambiano nella sicurezza che acquistano nei gesti e nei movimenti del corpo, che si tratti di passi di tango o semplici esercizi preparatori.

4. La follower moderna non è più legata al sesso femminile. Lo stesso vale per il leader. Nel caso specifico della/del follower, elenca quali sono, secondo te, vizi e virtù dello studio di ruoli non tradizionalmente riconducibili alla coppia maschio/femmina.

Conoscere entrambi i ruoli non può che giovare alla consapevolezza del nostro ballo, più conosciamo più ci muoviamo con cognizione di causa, esaltando tecnica e creatività in ogni movimento. Inoltre lo studio del ruolo da leader diventa un gioco che propone un po’ di leggerezza allo studio e alle serate di milonga in cui i cavalieri scarseggiano o sono troppo “timidi” per non dire altro, per invitare. E cosi possiamo sperimentare la musica come noi la sentiamo, non solo seguire ciò che ci viene proposto, possiamo costruire il nostro ballo e mentre costruiamo ed interpretiamo la musica, esprimiamo un’altra parte di noi, quella più attiva, emancipata e guerriera che pur sempre ci appartiene.

5. Secondo te il tango fa bene alle donne? Nel corpo ma, soprattutto nello spirito? Aiuta le donne a ritrovare se stesse, la loro femminilità, ad esaltarla, a farci pace? Hai avuto riscontri in tal senso dalle tue allieve?

Il tango fa benissimo alle donne!! Le fa sentire vive, femmine senza aver bisogno di ricorrere alla volgarità, le fa riscoprire donne nella sua accezione più elegante e raffinata del termine. Il tango esplora il corpo e l’animo della donna, attiva nuove sensazioni, espande le emozioni…come può non far bene? non ci sono controindicazioni. Il fisico ne trae giovamento grazie all’attività fisica assolutamente non stressante ed alla portata di tutti. Il cuore si apre all’altro per poterlo accogliere nel nostro abbraccio, il respiro ci accompagna in ogni passo portandoci a contatto con quella parte di noi che forse non avremmo mai conosciuto senza il tango. Io personalmente non mi sarei scoperta tanto femminile se non avessi incontrato il tango nel mio percorso.

6. Dì quella cosa che avresti sempre voluto dire ma che non hanno mai osato chiederti.

Mi sento una donna trasparente senza grandi segreti, questo anche grazie al tango che ha tirato fuori davvero tutto di me. Tuttavia se posso sfruttare questa occasione per togliermi un sassolino dalla scarpa, il mio pensiero va ad una insegnante di danza classica, che mi ha spesso demotivata, riponendo nelle mie capacità (a torto o a ragione) poca fiducia…ecco oggi con orgoglio e soddisfazione mi girerei verso di lei per dire …”Ce l’ho fatta!” e mi sento completamente appagata. Grazie per questa intervista, un’occasione per riflettere su tanti aspetti del tango e della donna in generale.

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Per studiare e per contattare la Maestra:

Pagina fb: Lara Carminati

sito web: Marco Palladino e Lara Carminati

sedi corsi: Treviolo (BG) c/o Punto Dance – Milano c/o Il principe – San Vittore Olona (MI) c/o Jacko Dance – Monza (MB) c/o Sport Village – Trezzano sul Naviglio (MI) c/o Dance Dance
Percorsi al femminile a Treviolo e Monza e on line su piattaforma zoom

SIX.Q TANGO INTERVISTE Focus su “Il tango è donna, la donna e il tango”: NICOLETTA detta “NICO” RADICE

Inizia con questo articolo, un nuovo ciclo di SIX.Q tango interviste. Indagheremo insieme ad artiste, professioniste e maestre alcuni aspetti del tango e della donna.

Per pari opportunità ma con domande diverse, rivolgeremo l’attenzione anche al mondo maschile, in articoli successivi.

Oggi ho il piacere di ospitare un’artista che rappresenta uno dei tanti incredibili e virtuosi talenti partenopei di oggi.

Godiamoci l’intervista a Nico Radice!

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SIX.Q

  1. Nome e città di provenienza

Sono Nicoletta Radice, per tutti Nico e sono di Napoli

2. Dal tuo punto di vista di artista, professionista e insegnante, quanto incide nella tua danza, la femminilità della donna che sei fuori dalla pista e, al contrario, quanto ti è di ostacolo

Incide tantissimo. Avendo iniziato a ballare tango a 19 anni mi sono resa conto di quanto la mia danza sia maturata insieme al mio percorso di vita. L’esperienza, la sicurezza e la femminilità della donna che sono fuori dalla pista fanno la ballerina che è in pista. Non trovo che questo mi sia d’ostacolo nell’insegnamento, anzi trovo che sia sempre più d’aiuto man mano che vado avanti.

3. Quando insegni quale è il cambiamento psicologico, se avviene, che noti nelle allieve?

Il cambiamento che vedo nelle mie allieve è lo stesso che ho vissuto anch’io. Spesso si riflette nel modo di vestirsi che cambia e che manifesta una percezione differente di se stesse.

4. La follower moderna non è più legata al sesso femminile. Lo stesso vale per il leader. Nel caso specifico della/del follower, elenca quali sono, secondo te, vizi e virtù dello studio di ruoli non tradizionalmente riconducibili alla coppia Maschio/femmina.

Ho sempre pensato che mettersi nei panni dell’altro fosse un lavoro utile. Nello specifico per la/il follower può rivelarsi un percorso fondamentale per capire che seguire non è un ruolo passivo ma anzi, attivo tanto quanto quello del leader e aiuta a comprendere a fondo quali sono le potenzialità espressive di questo ruolo.

Il “vizio” che mi viene in mente è solo quello di scavalcare la linea sottile tra essere un “follower attivo” e diventare “leader” interrompendo la comunicazione e dimenticando che dall’altro lato c’è un’altra persona.

5. Secondo te il tango fa bene alle donne? Nel corpo ma, soprattutto nello spirito? Aiuta le donne a ritrovare se stesse, la loro femminilità, ad esaltarla, a farci pace…? Hai avuto riscontri in tal senso dalle tue allieve?

Questo è un argomento a cui tengo molto poiché è uno degli aspetti su cui lavoro di più con le mie allieve ed è un lavoro che ho fatto e continuo a fare su me stessa. In generale è un tipo di danza che aiuta a prendere coscienza del proprio corpo, a valorizzarne la figura e la femminilità attraverso lo studio della tecnica e la pulizia dei movimenti. Per quello che riguarda l’aspetto psicologico credo che la risposta si trovi già nelle domande precedenti. Il tango fa bene alle donne quando smettono di essere “passive”, di “subire” la milonga e iniziano ad essere “attive”. La vera presa di coscienza si ha quando si inizia a scegliere.

6. Dì quella cosa che avresti sempre voluto dire ma che non hanno mai osato chiederti.

Mi rifaccia la domanda! Battute fantozziane a parte credo che il tango stia subendo quello che in generale vedo un po’ in tutto il mondo della danza. C’è molta ricerca verso un’estetica perfetta e poca verso la sostanza, e nel caso specifico del tango, la comunicazione. Sempre di più si fa attenzione a ciò che si vede da fuori e a chi ci vede da fuori piuttosto che a quello che succede dentro e a chi c’è abbracciato con noi.

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Per studiare e per contattare la Maestra:

Pagina FB: Nico Radice

Profilo Instagram: nicoradice

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Ringrazio Nico per aver partecipato alla SIX.Q !

Pimpra

SIX.Q TANGO INTERVISTE. PEPPE DI GENNARO E ADELMA RAGO

Faccio fatica a restare imparziale e a presentare questa coppia nel modo più neutrale possibile.

Il loro tango, per me, è il sale che va nell’acqua di cottura degli spaghetti: imprescindibile. Godetevi questa intervista, ricchissima di spunti e di consigli.

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SIX.Q

  1. Nome e città di provenienza


Peppe Di Gennaro, di Giugliano in Campania 

Adelma Rago, Napoli.

2. Lo stop forzato dalle milonghe ci costringe, se lo vogliamo, a praticare la tecnica. Definisci le priorità a cui prestare attenzione: piedi, gambe, asse, abbraccio…


P. Credo di aver vissuto una quarantena entusiasmante. Date le circostanze, la più bella che potesse capitarmi.

Perché ero nelle condizioni di poter ballare e soprattutto praticare molto spesso. C’era questa cosa immane: il tempo.

Proprio rispetto al ballare ho avuto un tempo senza fretta, senza competizione e per certi versi senza obiettivi, se non la semplice domanda: “che succede se…?”. Lo stop forzato è stato una esperienza, qualcosa di  fondamentale per compiere un’indagine profonda su quello che sono gli strumenti dell’apprendimento corporeo, poter fare degli “esperimenti in vivo”, avere giornate intere a disposizione per riformulare e comprendere moltissimo della percezione dello spazio.

E per quello che io ritengo tra le cose più preziose, ancora un volta, fare un nuovo tentativo, provare a comprendere il Vuoto, la Caduta. Studiare entro certi limiti in che modo l’Apparato Umano reagisce rispetto a queste cose.

Quello che posso dirti, allo stato attuale delle mie conoscenze è proprio questo, di svincolarsi da un’idea per compartimenti del nostro corpo. L’Insieme, che è ben oltre la somma delle sue parti, mi piace pensarlo come qualcosa che sia ben oltre anche la moltiplicazione delle sue parti.

La priorità rimane per me, sempre la stessa, comprendere il non-equilibrio, nel senso più ampio possibile.

A. Siamo tutti consapevoli del fatto che l’essenza del tango risieda in parte nell’abbraccio, in parte nella sua forte componente sociale. Insegnando tango da qualche anno, ho appreso che non tutti coloro che si avvicinano ad esso ricercano una tecnica impeccabile per poterlo fruire e praticare. Molti ne apprezzano quasi esclusivamente il lato sociale, dedicando alla tecnica un minuscolo spazio, salvo poi lamentare intere serate trascorse a non essere invitate o ad essere rifiutati. Nessuno lo ammetterebbe mai con tanto candore, ma un abbraccio e un tango “indimenticabili” non nascono dal nulla: l’intimità e la piacevolezza di un momento, la chimica tra due corpi che si muovono nella musica, sono frutto di tanto impegno e tanto studio.

Le mie basi e il mio approccio (del tutto personale), sono il prodotto di un percorso lungo, accurato, nel quale mi sono creata la possibilità di studiare con i migliori ballerini al mondo. Gli stessi, non mi hanno mai “fatto sconti”, sono stati ligi ed inflessibili, mi hanno sempre lasciata a fine lezione con degli interrogativi e, alcuni di questi “enigmi”, il mio corpo è riuscito a risolverli solo anni più tardi. Anni…non settimane, non mesi. Anni.
In tanti apprezzano nel tango la possibilità di passare delle serate in compagnia, rilassandosi, divertendosi, chiacchierando, bevendo/mangiando insieme poi, ad un certo punto si balla e, magari, a fine serata, c’è chi è più soddisfatto e appagato e chi meno: ecco, a “chi meno” consiglio, in questo periodo, di concentrarsi tanto sulle basi tecniche in generale quanto sull’asse, in particolare. La sua conquista (in staticità e in dinamica), dà accesso a possibilità infinite e a tande davvero indimenticabili.

3. Quando insegni, quale è l’errore tecnico che ritieni imperativo correggere nei ballerini/e?

P. La paura.

Che è quanto di più tecnico ci sia, a dispetto dei sofismi emotivi.

Sono ormai otto anni che mi dedico ad una cosa che si chiama Tangoletics, all’inizio non la chiamavo così, l’avevo chiamata Brutale_T, era una cosa informe, una sorta di brodo primordiale in cui confluivano alcune discipline, anche distanti tra loro. Nata da una folgorazione quasi per caso avuta dentro al Lincoln Center in una giornata di fine dicembre 2012 mentre ascoltavo una conferenza, una retrospettiva sulla vita e l’opera di George Balanchine.

La parola greca, τέχνη, la cui traduzione inesatta è proprio Tecnica, porta con sé un bagaglio gigantesco, urgentemente da recuperare.

Intanto il senso ultra-specialistico con cui oggi si intende la Tecnica, e questo esulando dal tango chiaramente, possiede lacune che esplodono proprio in prossimità della interazione umana. Per il Greco del V secolo la τέχνη non era solo uno strumento per risolvere il problema, ma era un modo di essere, di approcciare a tutte le cose. La forza della τέχνη è di accettare l’errore, conviverci per un pò e poi eventualmente sottrarre l’errore, ma non con l’ossessività o con forzature, ma come qualcosa di inevitabile. Ecco, la sottrazione dell’errore è un fatto procedurale in cui per un pò si convive con lo stesso. Il rifiuto immediato, la non accettazione porta alla frustrazione (che può essere in certi casi, ma solo in certi casi e per un tempo limitato, motivante) ma soprattutto può portare alla confusione.

La paura dunque, quella vera, che nel Tango non è data dal non comprendere in dato momento l’esatta postura o dagli angoli di dissociazione, dalla posizione della testa o delle mani etc.

La paura è il vuoto, cadere, perdere l’equilibrio, è il non percepirsi nello spazio, smarrire l’altro, che è attaccato a noi ma pericolosamente invisibile.

Con gli esercizi di Tangoletics ad esempio si cerca in maniera graduale, (alcune sessioni possono durare 3-4 ore), di perdere l’equilibrio, da soli o in connessione, di sottrarre delle leve e recuperare l’equilibrio per non cadere.

Il fatto è che si può cadere, (non parliamo delle cadute delle arti marziali), e questa cosa, il cadere, non ha nulla di scandaloso. Il corpo umano quando è sottosto a “g” in forma libera e non prevista reagisce con una unità di crisi che nel giro di pochi millisecondi attua una serie di procedure per limitare o evitare il danno. Basti pensare alla nostra reazione quando si cade nel sonno.

Muoversi nello spazio, in due, in presenza di molte altre coppie, in una modalità che è quanto di più complesso ci sia, modalità che prevede una dominanza dionisiaca su quella apollinea (che però non cessa mai di esistere), che è data dal rapporto funzionale che le geometrie corporee hanno con la musica, un ballo che non ha nulla di “standard” e di prefigurato, proprio per il prevalere della cromaticità musicale su tutto il resto, e che prevede un numero di combinazioni praticamente illimitato come un albero frattale. Ecco in tutta questa faccenda bisogna quanto minimo convivere con la paura di sbagliare ed armarsi di tanto coraggio

Soprattutto per chi segue, anche semplicemente il camminare all’indietro richiede da subito più un atto di coraggio che di tecnica.

A. La postura e l’uso scorretto dei piedi, non soltanto nella loro forma estetica, ma anche nella loro funzione dinamica, stabilizzante, propulsiva: la stabilità ma anche il grado di dinamicità del proprio tango, a mio avviso, dipendono completamente da essi. A differenza di ciò che possono ipotizzare i malpensanti, il tango si balla “in piedi”: sembrerà una banalità ma questa espressione rivela la loro importanza per l’asse. Volendo scendere ancora di più nel particolare, l’errore che mi piace correggere è quello che io definisco “piede pigro”, o “piede dormiente”, o “piede incosciente”…un errore che mi ha accompagnata nei miei primi anni di tango. Non riuscivo a capire come fosse possibile ampliare un passo o ridurlo a seconda delle necessità, senza far variare la quota, e come mai alcune ballerine riuscissero a realizzare passi giganteschi a dispetto della loro piccola statura. La risposta giunse in seguito ad un piccolo infortunio che mi tenne due mesi lontana dal tango: in quel periodo, attraverso alcuni esercizi di fisioterapia, ebbi modo di scoprire l’importanza dell’avampiede e delle sue molteplici funzioni. 

Fu una vera e propria scoperta per me, il mio modo di ballare cambiò completamente nel giro di pochissimo tempo

4. Il tuo esercizio preferito da fare a casa per mantenere il corpo agile e abile al tango.


P. Io vivo di Ochos.

Chi mi conosce sa di questa mia ossessione.

Molte persone che oggi ballano, e che hanno studiato con me, ecco tutte queste persone hanno vissuto del tempo con me facendo Ochos. Intere giornate per alcuni mesi a fare solo questo e si esce trasformati.

Sempre in asse senza sostegno, sin dal primo giorno. In modo brutale.

L’otto all’indietro

Su una base data da un Di Sarli strumentale del 50-52, o su Canaro strumentale 28-33, per farne 1000 (senza adornos e controtempo) occorrono tra 26 e i 31 minuti. Per me questo è sballarsi.

Risale al luglio 2013 il mio record personale, quando insegnavo al mitico Mumble Rumble: 6700 Ochos Atras senza mai fermarmi in poco più di 3 ore.

A. Ho parlato dell’asse e dei piedi e, grazie a questa domanda, colgo l’occasione per parlare di un’altra parte fondamentale della tecnica di tango che più mi rappresenta: la dissociazione.

L’esercizio che amo maggiormente praticare, quello che ho indagato di più e che ha notevolmente migliorato il mio tango insieme all’improvvisazione musicale, è senza dubbio l’ocho. Avanti o atras, con scarpe basse o alte, inizialmente al muro, poi senza sostegno. Praticarlo è indispensabile, non solo come allenamento ma soprattutto per risvegliare la coscienza corporea e, quindi, capire come funziona la famosa “spirale” interna, come ogni sezione del nostro corpo, nella rotazione, segua quella che la precede, come ognuna di esse sia al tempo stesso collegata ma indipendente dalle altre.

È fondamentale comprenderlo, però, prima di praticarlo. Quindi, ancora una volta, si parte dal presupposto tecnico corretto e poi ci si esercita, altrimenti si rischia di accumulare degli errori e di far pratica su di essi.

5. I video quando si pratica a casa: sei favorevole o contrario?

P. Per anni avevo smesso di vederli e di farne. Da circa un anno ho ripreso ad avere curiosità al riguardo. 

In passato avevo sempre trovato stimolante vedere e rivedere quelle cose rare, fatte di potenza e rischio, irruenti ed in grado di evocare qualcosa.

Oggi mi sento più ispirato dal guardare la costruzione dell’insieme, ballare è raccontare una storia.

La vera novità è che spesso guardo anche cose che non mi piacciono, provando ove possibile, a capire perché non mi piacciono.

Riprendersi con una videocamera è un fatto molto delicato, non sempre ha senso

Dopo tanti anni trovo che abbia senso se lo si fa per lunghissime sessioni, in cui ci si dimentica dell’Effetto McLuhan. Ci vorrebbe una videocamera segreta che isoli il Medium dal Messaggio.

E’ un fatto delicato quello del riprendersi,  perchè vedere un errore, il proprio, non coincide con la sua eliminazione. Il voler eliminare un proprio errore introduce talvolta cecità rispetto al nostro partner, ed un senso di rifiuto che può avere origini che non risiedono necessariamente nel tango.

Solo quando si è disposti ad avere tolleranza verso se stessi io lo consiglio, e se ne sono capace, lo faccio.

A. In tempi di Covid li trovo una vera e propria “mano santa”, sia per chi vuole migliorare la qualità del proprio tango, sia per quanti non vogliono perdere il lavoro fatto in mesi o anni di pratica. Per questo durante la quarantena è nato “Tango Arteteca”, un piccolo canale You Tube nel quale propongo video tematici brevi (10/11 minuti), e do alcuni consigli utili per chi vuole praticare a casa divertendosi. Inoltre, sempre durante il lockdown, sono stata a disposizione delle mie allieve su Zoom: abbiamo lavorato sulla tecnica e sono riuscita a correggerle nonostante la distanza. È stata un’esperienza nuova per me, del tutto particolare. Non c’è niente da fare: l’essere umano, quando vuole, riesce ad adattarsi al nuovo, per quanto bizzarro esso sia

In ogni caso, come ho detto all’inizio, dal momento che il tango non è fatto solo di tecnica, posso comprendere anche il discorso di chi si è fermato totalmente, in attesa di tempi migliori. Ma trovo che, per alcuni, la quarantena sia stata un’occasione incredibile per colmare le lacune tecniche: spesso lamentiamo proprio la scarsa disponibilità di tempo, per occuparci di noi e delle cose che, per via del lavoro o della famiglia, tendiamo a trascurare. Chi ha speso questo tempo studiando, non solo tango ma qualsiasi altra cosa lo appassioni, ne ha fatto sicuramente un buon uso.

6. Dì quella cosa che avresti sempre voluto dire ma che non hanno mai osato chiederti.


P. C’è un argomento su cui mi sono totalmente ricreduto, ma già da anni, il cosiddetto talento

“I talenti del giorno o del mese”.

C’è una statistica che ha dell’incredibile. La maggior parte delle persone a cui si dice che “sono portate”,  che sono talentuose: o lasciano il tango o smettono in breve di studiare per defluire in una mediocrità mista a supponenza.

C’è una parola che assume sempre di più una aurea magica, mai scontata, mai banale: impegno.

L’impegno è fatto di precisione, di ripetizione, di sistematicità. Parole noiose ed in disuso nell’era della noia infeconda e dell’immediatezza compulsiva.

Prima abbiamo parlato di τέχνη. C’è un termine molto caro al mondo Greco e che abbiamo ereditato solo nel suo aspetto più immediato, εὕρηκα, èureka.

E’ impensabile convivere con questo stato, quello di εὕρηκα, senza trascorrere del tempo immenso in sane opere di fallimento.

La bellezza intrinseca della quarantena, che ha dato una nobilissima abitudine a tante persone, è stata proprio quella di consentire a ciascuno di noi di prendere appuntamenti con noi stessi, ad una certa ora del giorno, svolgere il compito, fare le cose prefissate.

Cose fatte di esercizi e di ripetizioni, come un mantra. Tutti i giorni più o meno alla stessa ora, la stessa cosa alla stessa ora, senza annoiarsi.

I “talenti del giorno” nel tango sono per lo più un danno, a loro e agli altri.

A. “Cosa ne pensi del tango escenario?”
Per me adattarsi è importante, lo dicevo prima. Senza l’adattamento, l’essere umano non sarebbe sopravvissuto tanto a lungo. Eppure, trovo che il fondamento di una forte personalità sia insito soprattutto nella coerenza. La coerenza caratterizza e definisce l’essere umano che ha preso coscienza di sé, non solo delle proprie capacità ma soprattutto dei propri limiti. Ciò che adesso è ampiamente diffuso e sdoganato (il tango escenario), quindici anni fa era un aspetto del tango totalmente di nicchia, praticato da pochi, volenterosi, determinati ballerini

Personalmente, ieri come oggi, trovo che sia un tipo di tango che non mi rappresenta per nulla e che non avrei piacere ad indagare: a volte resto impressionata, come tutti, da alcune dinamiche “supereroistiche”, “aliene”, prodezze inconcepibili per chi, come me, ha ballato tango per anni cercando la naturalezza del movimento e, soprattutto, tentando nel modo più assoluto di sgombrare la mente per evitare “prefigurazioni”. Sono cresciuta sulla pista, non sul palcoscenico, perciò quello è stato, è e resterà il mio mondo.

In breve, stimo chi lo pratica ma non fa e non farà mai per me

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Per studiare e per contattare i Maestri:

Profilo FB: Peppe di Gennaro, Adelma Rago

Pagina FB: Tango Bar

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Ringrazio davvero molto Peppe e Adelma di aver partecipato all’intervista e di averci offerto molto su cui riflettere e… studiare!

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