BLU

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Ho bisogno di azzurro cielo.

Quella particolare sfumatura “giornata di bora d’estate”.

E poi, come per incanto, sento due grandi ali spuntare dalle spalle.

Così, con il naso puntato all’insù, percepisco il mondo dall’alto, scivolando leggera le correnti d’aria che ora mi innalzano ora mi abbassano.

Voglio solo un po’ di blu.

Ma quel blu e nessun altro…

Pimpra

#TTYT 2015. BRILLIANT EDITION

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Ballare il tango argentino è una grande fortuna.

Innanzitutto sviluppa un alto tasso di benefiche endorfine che servono a lenire, ringalluzzire i nostri corpi stanchi e le nostre menti appannate. Aiuta a mantenersi elastici, fisicamente attivi e… non solo.

A prescindere da tutti questi positivi effetti, consente l’incontro, lo scambio e la condivisione con anime davvero molto speciali. Non si passa solo il tempo a cercare la tanda con il ballerino perfetto/a, si parla.

E non solo di grandi/piacevoli/leggere cazzate. Si parla. Di intimità profonde, di vita, di esperienze.

Se, accanto a tutto questo aggiungi un evento che ti coinvolge per tre giorni, a casa tua, circondato dagli amici più cari e da quelli che conoscerai per la prima volta, in location che esprimono al meglio la tua città, con i suoi paesaggi  i suoi colori i suoi sapori… beh… ma che ve lo dico a fare???? Non vi siete già iscritti al vostro primo corso di tango argentino? No? … peccato per voi!

Torno da una festa che definire grandiosa è poco, perchè, più dei fuochi d’artificio (che pure ci sono stati in pista), è stato un evento così pregno di amicizia che mi sembra quasi impossibile di questi tempi moderni.

Adesso la “traggedia” è viversi la settimana in gabbietta, chiusa tra le mura dell’ufficio che mi fanno sentire sempre più prigioniera… sempre più…

Tutto questo per dire GRAZIE agli Amici triestini che ci hanno regalato un’altra indimenticabile edizione del Trieste Tango y Tú.

… coraggio mancano poco più di 360 giorni alla prossima edizione!

😀

Pimpra

 

SI FA ESTATE

SORBETTO

Il cielo si tinge di blu. I colori si fanno brillanti, la natura espolde in una lussureggiante abbondanza. Profumi di tenere foglie, di fiori da poco sbocciati, e l’aria che ti accarezza la pelle, invece che prenderti a sberle ghiacciate.

Si fa estate.

E come posso tenere a freno la voglia di evadere dalla mia prigione quotidiana? Da questo ginepraio di intrighi di corte che non permettono alla luce di entrare?

Ho voglia di respirare questo vento e i colori della terra, di godermi ogni scintilla di vita che ho intorno.

Ho davanti un fine settimana condito di tango, dove, in un meraviglioso parco, potrò abbracciare anime affini alla mia, che comprendono questo mio sentire, lo sentono sulla pelle come me.

Gli strumenti del mestiere sono pronti, le scarpette in fila, come ordinati soldatini, aspettano solo di essere messe in valigia, insieme agli abiti che balleranno con me.

Conto le ore che mi separano dalla gioia, dalla spensieratezza, dal piacere di librarmi dentro la musica soave, accompagnata in un abbraccio.

E dimenticare. Ogni peso, ogni sfumatura di grigio, ogni traccia di malinconia…

Pimpra

IMAGE CREDIT: PIMPRA

IL PREZIOSO MISTERO DI UNA CITTA’ INCREDIBILE: TORINO

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Più passa il tempo, più mi accorgo di quanto, nel mio dna, ci sia il bisogno, la necessità del viaggio.

Non intendo debba essere, per forza, un grande spostamento, che so, obbligo di aereo e, possibilmente, trasvolata oceanica, non è necessario.

Il viaggio di cui ho bisogno è uscire semplicemente dai luoghi noti e mettere il naso in realtà diverse, anche se più o meno familiari, anche se resto in Italia e, si sa, parlare la propria lingua madre, rende tutto molto più semplice.

Ecco che, spostandomi dal centro di equilibrio della mia vita, la terra dove sono nata e dove continuo a vivere, equivalga per me a una grandiosa boccata d’aria, di cui ho sempre più bisogno.

Stavolta torno da Torino. Una città straordinaria, da molti punti di vista. Architettura elegante, dettagli d’insieme curati, una città pulita, ordinata. I torinesi, anche quelli adottivi (mi riferisco, in particolare alle quintalate di extracomunitari che l’hanno scelta come patria elettiva) si sono adattati entrando nel flusso elegante ed educato del resto della cittadinanza.

Si respira cultura, ne è prova l’affluenza incredibile che vi è stata al Salone internazionale del libro, popolato dai 2 ai 90 anni da tutte le categorie sociali. Una vera festa per la città. Persone interessate, persone preparate, con domande pertinenti e una grande curiosità intellettuale.

Personalmente Torino si è palesata nel suo lato più esoterico, facendomi letteralmente “incontrare” un testo molto importante…

Torno nella mia gabbietta del nord est con le pile più cariche, nonostante la stanchezza accumulata. Ho gli occhi gonfi di quella bellezza chic, di una raffinatezza tipicamente torinese, e con il cuore carico di gioia per gli incontri che ho fatto, per le deliziose persone che ho conosciuto e per quelle che mi hanno contattato e si sono prese cura di me.

Spero di tornarci presto, perchè, oramai, sento che tra Lei e me, c’è un canale aperto, ed è davvero meraviglioso poter dire di vivere in un paese come il nostro.

Pimpra

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CHIEDIMI SE SONO FELICE

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Con stupore mi rendo conto di quanto gli esseri umani siano sempre meno in connessione gli uni con gli altri.

Penso alle relazioni umane che di umano hanno sempre meno sembianza. Si tratta piuttosto di contatti passeggeri, sfioramenti simbolici (anche perchè, sempre più spesso si giocano nella sfera del puro “virtuale”), minime interazioni superficiali.

La cosa tragica è che ciò accade anche tra persone che credono di vivere una relazione.

E’ come se fossimo tutti presi dai vortici delle nostre vite, dai nostri successi o sconfitte, dai piaceri o dai dolori e siamo così abituati a nasconderci, a percepire il mondo unicamente con il nostro confine che, dell’altro, ci accorgiamo a stento. A volte per niente.

Coppie che non hanno più parole significative da condividere e meno che meno progetti, come se il mondo intero vivesse in una dimensione “single”, “monoporzione”.

Non si condivide non si ha voglia di ascoltare, di dedicare un poco di attenzione a chi ci sta di fronte per sapere veramente, come sta.

Il messaggio che ho voglia di lanciare nell’etere, oggi, è questo:

Chiedimi se sono felice“.

… secondo me, ognuno di noi, avrà incredibili sorprese…

Pimpra

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IMPOSSIBILE NON AMARLA. AMARLI.

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Non so cosa abbiate fatto voi nel delizioso ponte che ci ha accompagnato un passetto in più verso la dimensione dell’estate. Io ho avuto la fortuna di fare una gita a Roma, a casa di cari amici.

Per stavolta, il tango, fedele compagno delle mie trasferte fuori porta, è rimasto a casa. Ho goduto così di un corollario di relazioni umane, dagli otto anni agli “anta” che mi ha rempito il cuore di piacevolezza, gioia e benessere.

E poi c’è l’Eterna. Roma. Non solo la squadra di calcio, ovviamente, anche se, pure lei ha fatto parte del weekend.

Come si fa a non amarla, Roma, in tutte le sue colorate contraddizioni? Nel suo caos “calmo”, perchè, pur nella bolgia più totale, i romani mantengono un loro divertito e ironico aplomb che, non fosse per la coloritura di qualche frase, li metterebbe al pari del controllatissimo popolo della Regina.

Roma è unica e, mano mano che “invecchia”, è come il vino buono, accresce il suo bouquet di preziosi aromi che sfumano in accenti decisi e unici.

I Fori Imperiali rimessi a nuovo ne sono un esempio tra i tanti, non si può restare insensibili alle pietre secolari che, illuminate a dovere, restituiscono, potente, l’immensità di una storia.

Ma Roma è chi la vive. Chi la sceglie per non lasciarla mai, chi la adotta a sua casa, chi si fa rapire dalle spire maliziose del suo fascino. I Romani sono unici nel loro genere, calorosi e accoglienti, sia tra di loro che con i nuovi arrivati.

Ecco che un pic nic improvvisato a Villa Ada si trasforma in un incontro di calcio giovani meno giovani, chi si conosce e chi si vede per la prima volta, tutti però, simpaticamente parte di qualcosa, parte di un modo di stare insieme e di vivere che esprime “apertura” e curiosità verso l’altro. Nel senso più elevato del termine.

E poi ritorni a casa, con i colori che ti sono rimasti negli occhi, i sapori di tante cose buone che hai assaggiato, gli abbracci che hai ricevuto e dato e ti accorgi che, del tuo vicino di casa, a stento ricordi il nome. Allora capisci che, anche il tuo cuore, a forza di vivere a nord, si è un po’ congelato…

Pimpra

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RICORDATI DI SOGNARE – WARNING – (pippolotto del lunedì)

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Un fine settimana trascorso a fare il cambio di stagione. Mai come quest’anno mi è costato fatica. Ci ho messo un giorno intero, con la casa sottosopra, e la gatta choccata per la costante movimentazione merci.

E dire che, di anno in anno, provvedo con grande zelo a liberarmi del superfluo. Ed è meglio che qui mi fermi, avendoci messo quasi 12 ore a trasferire l’inverno nell’armadio dell’estate e viceversa.

Consumismo globale, niente da fare, ci sono in mezzo con tutte le scarpe… ah sì … cambiato anche quelle…

Nel mentre, ascoltavo musica e riflettevo, perchè non vi è nulla di meglio per snebbiare il cervello che dedicarsi ad attività dove il portato neuronale è ai minimi termini.

Tra una spruzzata di antitarme e l’altra è apparso molto chiaro che, la sottoscritta, non ha un sogno. Non vi è una sola cosa per cui dedicherei tutta me stessa, accollandomi i sacrifici più estremi per raggiungere  e realizzare il mio/miei “desiderata”.

E’ tragico, se ci penso bene, di una tragicità che porta con sè un vuoto cosmico di esistenza.

Perchè non ho un sogno?

Ci ho pensato, rimuginato, ho spremuto i ricordi, dato ascolto alle emozioni e … nulla. I sogni non ci sono, o, non ci sono più.

Ricordo molto bene che da ragazzina la mia mente era popolata di visioni, di progetti immaginifici che mi sarebbe piaciuto realizzare, o, almeno, provare a farlo.

Da sportiva immaginavo me stessa alle olimpiadi, prima ero una ballerina classica, vedevo la mia casa da adulta, sapevo che avrei viaggiato il mondo per raccontarlo con parole e con immagini, sarei stata una donna di successo, indipendente e fiera.

Uno ad uno, queste visioni della mia vita e di me si sono sgretolate nella quotidianità, nel “non puoi”, nel radicamento a una realtà che era di altri, non mia.

Così la scelta di un lavoro del cazzo, in un ambiente ancor peggio, perchè “devi benedire la possibilità di avere uno stipendio fisso”. Sì certo, la benedico, ma questo accadeva molto molto prima della crisi, ed io non sono nata per fare questo, in un ambiente tanto decrepito e insano.

Le ali me le hanno tagliate da subito, credo mia madre. Mio padre mi ha sempre incoraggiata con la frase “volere è potere”, ma quando dovevo spiccare il volo, lui è volato via (la sfiga… a volte…) e mi sono cuccata tutte le paturnie materne, una ad una. Incastonate a dovere nella mia pelle, nella mia autostima, fino a farmi percorrere una strada che, di certo, non è quella che avrei scelto per me. L’ho fatto solo per dovere.

Che errore.

Adesso, ahimè, non sono più capace di sognare, non trovo dentro di me qualcosa che mi renda felice al solo pensiero di poterlo realizzare.

Però credo di essermene  accorta ancora in tempo, di questa mia grave falla di sistema, perciò mi ci impegnerò a trovare questo sogno… e non sia mai che la vita cambi per davvero…!

Sticazzi.

Pimpra

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LA LIBELLULA IN VOLO

leggenda della libellulaStamattina, grazie anche alle prodigiose goccine della mia sciamana, mi sembrava una gran bella giornata.

La temperatura più tiepida ha permesso a me, centaura, di vestirmi più leggera, l’arietta sul viso si fa sempre più piacevole e la luce inonda il mondo rendendolo più armonioso, senza dubbio.

Entro in gabbietta con il sorriso, convincendo me stessa che la mia vita è altrove, ed è bella, ricca di quanto mi è più caro.

E il mattone sulla faccia, arriva dalla finestra del mio pc. Leggo, sconvolta, che un’amica non c’è più.

Elena l’ho incrociata poche volte in milonga, perchè vivevamo distanti, ma ho potuto apprezzare da vicino la sua carica, la sua potente energia durante una maratona nelle sue terre, l’anno passato.

Da quanto ho saputo stava già combattendo la sua battaglia, quella che oggi l’ha portata via. Ebbene, mai e poi mai, nessuno avrebbe potuto immaginarlo.

Il sorriso contagioso, i colori con cui amava vestirsi, i suoi capelli, spesso, in pendant con le mise che indossava, tutto, in lei, era inno alla vita.

Ed è così che la voglio ricordare, gioiosa e leggera come una libellula, lei che era anche una stupenda ballerina.

Mi è difficile capire perchè persone così ci lasciano tanto presto, ma so che Lei, adesso, ballerà tra prati colorati…

Ciao Anima Bella.

Pimpra

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FIORI DI CILIEGIO

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Questa primavera porta con sè aria di grande cambiamento.

C’è ancora molto pulviscolo pesante di cui liberarsi ma, a ben guardare, anche nuovi zampilli di positività a cui attingere a piene mani.

Rivolgo lo sguardo a questi. E che sguardo…

Dopo una vita che ci pensavo ho avuto il coraggio di eliminare o, almeno, di ridurre drasticamente, un difetto estetico che mi faceva stare male. Vanità, lo so, ma son nata femmina e ci sta.

Non è una decisione facile quella di farsi modificare per sempre i connotati, distesa su un tavolo operatorio, aspettando l’attimo in cui il bisturi farà il suo dovere.

Una decisione presa per star meglio con me stessa è un grande risultato per quelli, come me, abituati, da sempre, a compiacere gli altri.

E, sticazzi, stoggiro ho scelto di far felice me!

Sono contenta di sapere che nella mia piccola città, così sperduta nel Nord Est, ci siano eccellenze e che siano giovani. Giovani talenti che la bora è riuscita a trattenere, invece di farli volare via, sulle ali del successo vissuto e costruito altrove.

Ripensando a questo ultimo tempo, ho in mente l’immagine dolce e delicata del ciliegio in fiore. Dell’esplosione di natura, di bellezza e di caducità che noi tutti viviamo.

Trattengo in me questo momento di estasi e di malinconia, riportando questo haiku che trovo meraviglioso.

Cadono i fiori di ciliegio
sugli specchi d’acqua della risaia:
stelle, al chiarore di una notte senza luna

Yosa Buson (1715-1783)

Pimpra

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LUCI E OMBRE. ECLISSI. RINASCITE E PRIMAVERA.

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Venerdì. Il giorno migliore della settimana. Il sabato del villaggio dell’uomo del nuovo millennio. La premessa a qualcosa che, molto spesso, non si avvererà. Un’illusione che resterà… disillusa, come un’aspettativa rimasta appesa a un filo.

Luci ed ombre.
Un periodo che si annuncia strepitoso, carico di novità come una bella nuvola gonfia di pioggia. Ma ancora troppo immaturo per regalare le gioie dell’attesa.

La pelle ha voglia di staccarsi per lasciare spazio a quella nuova, cellule giovani e fresche, non ancora corrotte.

Ma sì, la vita in fondo è solo un fluire tra ostacoli e sprazzi di luce.

Alla ricerca di quel polline che, molto spesso, non siamo in grado di vedere…

Sticazzi… allegri, va là…

Pimpra

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