LO SCLOPIT ED IO

Come ogni giorno si è compiuto il mio personale rito che precede l’ingresso in gabbietta: caffè e passaggio dal gioielliere.

Ma che avete pensato, non è il mio amante e non trattasi veramente di gioielleria tout court, semplicemente è il botteghino di frutta e verdura, di quelli che una mela costa 1 euro. Ed io, ho la tradizione di acquistarne 2, ogni giorno.

Autotutela: se una mela al giorno toglie il medico di torno, con 2 mele dovrei essere decisamente “fuori pericolo” di incontrarne mai uno… 🙂

In gioielleria è davvero difficile per me limitarmi ad un semplice acquisto di mele, un po’ come andare da Oppenheim e comperare solo il cordino per i ciondolini Dodo, capite facilmente che è piuttosto frustrante…

Tutto, nell’ameno luogo, è trattato con gusto raffinatissimo. Gli accostamenti cromatici tra le verdure, le forme, i profumi che i prodotti dell’orto emanano, sono per me, una tentazione estrema che, haimè, non mi posso permettere. Il famoso cordino della gioielleria vera.

A parte questo, stamane, sono stata rapita, in particolare, da un’erba che si chiama – ho scoperto poi – sclopit.  Chiedo delucidaizoni alla titolare che mi spiega essere utilizzata per il risotto.

“Non lo so fare…, altre possibilità?”

“Ma come non la sa far un risotto!!! (scandalizzata)”, poi, osservando il mio sguardo da Calimero triste, ha subito proposto una bella frittata, vendendomela così:

“La scolti, come xè el suo rapporto coi ovi? perchè, l’alternativa xè far un bela frittada… e la la pol far coi ovi sbattudi, senza grandi problemi, ghè assicuro che xè facile”

Ho guardato la gioielliera e, sicura di me come non mai, ho risposto:

“Mi dia un bel ciappo di sclopit che ho proprio voglia di una bella frittata stasera!”

Ridendo entrambe della mia totale inettitudine di cuoca, sono allegramente entrata in gabbietta… 🙂

Pimpra

SEX SYMBOL

Al bancone della usuale Torrefazione per il caffè che ha il compito di tenermi sveglia, operativa e ricettiva, dopo la pausa pranzo delle 13.00.

Sono, stranamente, da sola. Il bar è quasi deserto, la clientela rubata dai concorrenti con le sedie e i tavolini all’aperto, è primavera, il sole sorride e l’aria è decisamente molto più tiepida.

Rimuguino la mia mattinata, le cose che ancora mi aspettano in questa lunga giornata, sono completamente assorta.

La giovane ragazza dietro al bancone mi chiede se voglio il solito, ed io, meditativa come sono, mi limito ad un cenno del capo ma qualcosa ruba la mia attenzione.

Entra un uomo, non lo distinguo perfettamente, è in controluce, ma mi accorgo molto bene della reazione della giovine ragazza che diventa rossa.  Faccio più attenzione, è straordinariamente bello, così alto e longilineo, vestito in modo elegante seppure informale, non ha un solo pelo fuori posto.

Fa la sua ordinazione scegliendo di avvicinarsi a me, anche se il bancone vuoto del locale gli permetteva uno spazio molto più intimo, solo suo. Ordina lo stesso caffè che prendo io, in modo molto gentile. Ha una bella voce calda.

Non sono una di quelle donne che danno soddisfazione ai belli, non mi piace guardarli, perciò, distolgo subito lo sguardo.

Mi diverto invece ad osservare la reazione della “cucciola” che ci serve il caffè, si muove veloce (cosa per lei molto inusuale) ed è tutta rossa quando porge la tazzina al bel tipo che, consapevole di tutta la sua portata testosteronica, la guarda con occhi gentili e le sorride.

Mi godo la scena e valuto il potere immenso della bellezza, del fascino. Non deve essere sempre facile da gestire, gli occhi di tutti addosso anche quando non si ha voglia di essere guardati, il dovere di invecchiare bene, la responsabilità di portare in giro i doni di dio usandoli – possibilmente – in modo responsabile.

Il caffè è finito e mi accingo a pagare ma l’uomo, al quale non avevo mai rivolto la parola, chiede se può offrirmi lui il caffè, è di passaggio in città e desidera celebrarne la bellezza “Trieste mi ha stregato, mi permetta di offrirle il caffè per rendere onore a tanta bellezza”.

Affascinante fino in fondo, garbato e gentile. Un po’ arrossita anche io, l’ho guardato sorridendo, dicendogli “Trieste ringrazia”.

Un incontro da film, in un tranquillo giovedì di marzo.

Pimpra

… CARO COSMO …

Bisogna svegliarsi una mattina così tanto mosci e depressi da non aver nemmeno la voglia di lavarsi i denti.

Osservare la punta del proprio naso riflessa sullo specchio lucente del caffè, nero, come l’umore che ti sovrasta.

Ma che ho fatto? anzi, cosa non ho fatto? perchè sono così vuota e tutta la mia vita mi pare senza senso?

Epperò, oggi il calendario dice che è primavera e non si può salutare con il broncio la nuova stagione che nasce…

MA_CHI/SE/NE_FREGA!!!

In gabbietta un po’ l’umore stempera che non puoi farti vedere così dai colleghi anche se il cupo coperchio del malumore ti pesa fortissimo in testa…

Per fortuna esiste l’ amica del cuore, quella che si prende cura di te, ti accoglie nel suo caldo abbraccio, ti lascia sfogare e ti porta a  prendere la salutare mezz’ora d’aria.

E scatta anche l’istinto di sopravvivenza alla mosciaggine della tua giornata e ti ritrovi nel bel mezzo della piazza “in” della città a parlare al sole (il tuo cosmo in quell’istante) chiedendogli il più bello dei regali, perchè, in fondo, sai di meritartelo tutto…

E il telefono magicamente squilla, guardi la tua amica negli occhi e insieme vi dite “Che sia già il primo segno?”

Per riassumere, per uscire dalla giornataccia con rimedio naturale molto meglio del Prozac, questi gli ingedienti:

– la tua più cara amica/o

– una giornata di sole

– una sentita richiesta al cosmo

– tanta voglia di dirsi “LA VITA E’ BELLA” , comunque!

Pimpra

LAVORI MANUALI

Ci sono volte in cui se guardassi la mia vita con gli occhi di un altro, non smetterei mai di ridere.

Quando si dice essere l’essenza di un concentrato di estratto di imbranataggine, è la mia polaroid.

Non so per quale ragione si  è impossessato di me il demone dell’ordine, quella strana sensazione per cui senti che devi mettere a soqquadro la tana, liberarti dal superfluo, pulire, sistemare…

In questi giorni di folle lavorio, più mi agito, più combino guai… l’ultimo, in ordine di apparizione, è un banale incidente domestico che, però, ha dato origine a una reazione a catena.

In breve:

il tappo del lavabo perde la vite che finisce dentro il sifone, il pezzo mi rimane in mano, inutilizzabile. Il lavandino “a foro aperto” è una trappola perfetta per: tappo del dentificio (perso), paio prezioso di orecchini (salvati per miracolo), anello (perso e immediatamente recuperato poichè incastrato miracolosamente all’inizio del tubo).

Devo fare qualcosa: mi reco in ferramenta e compro il tappo nuovo. Anzi due, sostituisco quello del bidet così sono nuovi uguali.

La sera, faccio per posizionare i nuovi tappini, dimenticandomi di allungarli della giusta misura. Errore!

Il tappo chiude ma non si alza più.

Unghia che si rompe e lui è sempre lì.

Coltello e lui è sempre lì.

Lametta che si rompe e lui è sempre lì.

Scotch potentissimo e lui è sempre lì.

Nastro incollato con attach e lui è sempre lì.

D I S P E R A Z I O N E

Per rimediare non resta che svitare il sifone e spingere dal basso. Agisco, chiave a pappagallo e in un baleno risolvo.

Ma… spacco la guarnizione del tubo cercando di reinserirlo. – Parolaccia – Rimetto alla buona perchè non sono più capace di ricomporre l’assetto originale.

MORALE: ogni lavaggio di mani è come assistere al tripudio delle cascate del Niagara.

E fino a martedì il ferramenta è chiuso…

Perchè sono così imbranata???

😀

Pimpra

W L’ERBA!

Sono una burlona, lo so. Chissà cosa vi sarà venuto in mente, leggendo il titolo…

Ci sono, in effetti, tantissimi tipi e qualità di erba, a partire da quelle che si fumano fino ad arrivare, molto più naturalmente, a quelle che si calpestano.

Ecco, è a queste ultime che facevo riferimento con l’esclamazione del titolo: evviva l’erba!

Ma ci pensate quante cose è bello fare su un manto erboso? Da bambina, appena il terreno lo permetteva, mi piaceva da matti rotolare giù dalla collina verdeggiante, arrivare a valle e risalire per godermi l’ebbrezza di quella corsa che faceva perdere l’orientamento.

L’erba ha un suo odore che muta a seconda della stagione, del tipo di pianta, dell’ora della giornata in cui l’annusiamo. Dopo la pioggia è uno dei profumi più struggenti, appassionati e melanconici che conosca.

Poi c’è l’erba consumata, calpestata di continuo, piegata dagli eventi atmosferici eppure sempre fedele al suo prato, unico baluardo attaccato alle zolle che la ospitano.

Questo è il manto erboso eroso e consumato da milioni di caplestii che ho amato oggi, l’erba del campo di atletica, dove ho ritrovato i sorrisi degli amici di sempre e il verde slavato che ha, una volta ancora, accolto il mio trottare tranquillo.

E gioire di una semplicissima sgambatina all’aria aperta è uno dei piaceri della vita, perchè nulla vi è di più fantastico della natura e delle sue forme!

Pimpra

REWIND!

Scoperte della tenera età, sì perchè chi crede che il muro degli “anta” sia limite invalicabile da cui, poi, non vi è altro che declino, si sbaglia. Di grosso.

Chi di noi non ha giocato, da ragazzino, a registrare la propria voce, a cantare e riascoltarsi? Tutti, almeno una volta. E quale  sorpresa che la nostra voce non assomiglia nemmeno un po’ a quella che percepiamo dall’interno. C’è chi prova orrore a risentirsi, chi vergogna, chi si piace…

Ebbene, dopo un’era glaciale di tempo, è capitato anche a me di riascoltare una mia dissertazione registrata.

Che ve lo dico a fare: INCREDIBILE! 🙂     Non solo scopro di avere una vocetta tra il pungente e il sottile e, comunque, affatto vecchia che se lavorassi in una chat sexy mi chiederebbero i documenti, scopro che parlo furiosamente, come un fiume in piena, a scatti. Noto di dire troppe volte “Io”, mi accorgo che l’eloquio non è fluido, lineare, ma spezzettato.

Insomma mi riesce decisamente molto meglio scrivere che parlare! E chi l’avrebbe mai detto!

Inoltre mi sono resa conto che la voce è un abito potentissimo di ciò che siamo! Nel senso che svela cose pazzesche, sorprendenti. Non solo ma offre di noi un’immagine che, non è affatto detto, collimi con ciò che siamo realmente.

La cosa più curiosa, quella che mi ha divertito di più? Essere certa che, una persona con la voce come la mia, mi starebbe di sicuro antipatica!!! 😀

Allora sapete che vi dico? REWIND!!!

Amici Cari, godetevi il tempo prezioso del we che abbiamo davanti!

Pimpra

ESSERE MERIDIONALI

Ce la metto tutta, sempre, nelle cose che faccio e a cui, particolarmente, tengo. Ma proprio tutta. Non mi risparmio. Fatica, dolore, impegno, abnegazione, motivazione, testa bassa verso la meta.

Eppure…

La variabile impazzita che mi sfugge e fa sì che il grande lavoro venga, praticamente, reso inutile. Che incazzatura. Che fastidio. Che frustrazione.

E voi  mi chiederete: e che sarà mai questa variabile impazzita?

Eh… troppo facile smazzare le carte e raccontarvi tutto… mi butterei la zappa sui piedi e ho imparato che non è saggio farlo.

Perciò mi limito a riportare le parole che una persona molto saggia mi ha detto: “Ognuno di noi è sempre meridionale a qualcun altro, è la vita

La mia replica decisa “Certo, lo so e accetto qualità e doti che stanno nel cervello. Mi piace confrontarmi con persone che hanno tanta testa, le ammiro, sono la mia ispirazione. Non sopporto, invece, dover combattere categorie dell’essere che hanno a che fare esclusivamente con il corpo, perchè, quella, è sempre una lotta impari e anche molto stupida.”

Ma la vita è anche questo: saper incassare le sconfitte, elaborare i difetti e renderli  – possibilmente- virtù e continuare ad impegnarsi. SEMPRE.

E che palle però! 🙂

Amici Cari, vado ad indossare l’armatura! 😉

Pimpra

TOSCA TANGO MARATHON – alla ricerca della tanda perfetta!

Le prime volte della vita. Questo fine settimana è stata una delle mie “prime volte”.

Una vera maratona, correndo, non l’ho mai fatta, una mezza, sì. Mancava quella con le scarpette con il tacco, con gli abiti leggeri e svolazzanti. Quella con la musica. Mancava la maratona di tango.

La location calda, come i partecipanti della kermesse, popolo internazionale, venuto dall’Europa intera a festeggiare -ballando- la bellezza di un territorio senza confini.

Il ballo lega, il tango collega. Anime, cuori, vite.

Da esordiente ho, più che altro, ammirato i “master”, quelli che alle maratone partecipano da anni, i “tango-trotters”, come mi piace chiamarli che viaggiano in ogni dove alla ricerca della tanda perfetta.

Nel mio piccolo, le emozioni sono arrivate comunque, dolci e preziose come una sfogliatina napoletana, ricordi e parole da tenere nello scrigno di quelle esperienze da non dimenticare.

Sono rimaste le note a tenermi compagnia in questo soleggiato lunedì, in cui la testa non vuole connettersi con il mondo e riprendere la vita di sempre.

Vi vedo ancora abbracciati, legati insieme, presi, concentrati a regalarvi al più bella emozione. Siete ancora lì e state ballando…

Amici Cari, alla prossima maratona, fatta la prima… non ci si può più tirare indietro!

Pimpra

VIALE DEL TRAMONTO

La prova provata di averlo imboccato, il viale del tramonto, è certificata dalla reazione che ha il Testosteronico titolare della palestra.

Quando entri tu: gli sale il sopracciglio e vede chi sei, esce un distrattissimo “Buonasera” senza neppure alzare lo sguardo dal pc.

Entra la Fighetta ventenne: gli sale il sopracciglio e vede chi è, saluta affettuosamente, sorride, e, quando il badge non prende, si precipita ad aiutare la pulzella, prendendolo lui in mano, guardandola negli occhi e facendolo strisciare lentissimamente come se di tutt’altro si trattasse e quando la barra si apre dice “benvenuta” e sorride sornione sotto il bafffetto curato.

La Fighetta ventenne, come se ne avesse bisogno, vede innalzarsi a livello esponenziale la sua autostima e- tronfia- va in spogliatoio a cambiarsi.

Tu che osservi la scena  capisci immediatamente che sei diventata, inesorabilmente, vecchia.

CIAPA SU E PORTA A CASA” si dice dalle mie parti…

Con la coda tra le gambe ma con gambe che quelle sbarbatelle sul tappeto rotante me le magno, non mi resta altro che… che… ecchenesò!!!

🙂

Pimpra

DI TANTO IN TANGO. LA PATENTE DEL MILONGUERO

Credo che solo una patente, con un esame difficilissimo da superare e punti da perdere per ogni infrazione commessa, potrebbe preservare le milonghe nostrane dal traffico incontrollato dell’andare dei ballerini.

Si perde il 99% del piacere dell’abbraccio, sfuma tutta l’atmosfera di intimità, di passione o di semplice concentrazione che dovrebbero caratterizzare il catartico momento della milonga.

Anche con la patente, temo però, che i alcuni soggetti troverebbero comunque il modo di causare incidenti.

Che peccato…

Non mi resta che portare le scarpette a danzare altrove…

Pimpra

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