RITI DI PASSAGGIO

(image credit: http://www.osmize.com)

Trieste è una città particolare.

Può piacere immensamente, entrare nelle profondità dell’animo di colui che sa vedere con gli occhi giusti, oppure essere un luogo ostile, fastidioso e strano.

Trieste resta una acerba fanciulla all’approssimarsi dell’età adulta e una vecchia signora nello stesso istante.

Trieste è un punto lontano e indefinito sulla carta geografica. Eppure, dal suo dove stemperato da un vicino confine, manda il suo canto di sirena da molti percepito e, accolto.

La città canta sempre la più seducente delle sue melodie in autunno, quando le foglie del carso si tingono dei toni più caldi  di un tramonto infuocato.

Trieste chiama. E’ il momento di incontrarla e di innamorarsene.

Domenica si celebra il rito di passaggio dall’estate all’autunno.

Migliaia di vele disegneranno il cielo del Golfo rincorrendosi in una sfacciata, competitiva e  rutilante regata.

Potrei dire “La Regata”, da anni la più frequentata del  Mediterraneo.

Ma non è questione di numeri. E’ l’atmosfera.

Da stamane si respirano i primi delicati accenni di Bora, venuta a far visita alla città di cui è regina indiscussa. Senza, Trieste non ha senso. Trieste non è.

Domenica, insieme a mille altre persone solcherò il mare dove ogni triestino si specchia, almeno una volta al giorno.

Domenica vivremo le emozioni e l’adrenalina che ci accompagneranno sulla linea di partenza, tra mille barche.

Domenica Trieste indosserà il suo abito più bello. L’abito che si chiama BARCOLANA.

… Fate ancora in tempo a venire all’estremo Nord Est, saremo lieti di condividere con voi il nostro rito di passaggio!

Per informazioni, curiosità qui:

SITO UFFICIALE BARCOLANA

SITO DI TURISMO FVG

Pimpra

QUELLO CHE MANCA

Una delle più importanti ed esistenzialmente becere conseguenze del post di ieri  è questa: la “brava ragazza” non va a prendersi le cose che desidera.

PRENDERE CIO’ CHE SI DESIDERA: equivale a fregarsene se quella cosa (in realtà può essere una persona, una situazione o un semplice oggetto) non è sul libero mercato, ovvero, se ciò che si desidera è effettivamente “prendibile” in potenza.

La “brava ragazza” sa che non si fa, non è cosa buona e giusta, non è eticamente corretto. No e basta.

Il portato di un simile comportamento nella sua vita è devastante. La ragione è facilmente intuibile: il mondo NON è popolato di “brave ragazze” (… per fortuna!), sicchè, lei, così etica e morale e corretta, non sa combattere per ciò che vuole o non sa difendere ciò che è suo (una proprietà, un territorio, un oggetto).

E giù di frustrazione. A volte mista a una potente incazzatura verso fuori, contro quel mondo così ostile, e poi a mò di boomerang una violenta rabbia contro se stesse.

Illogico. Ma tremendamente reale. Odiarsi perchè non si sa stare al mondo.

Vedersi scivolare dalle mani tutto ciò che si ritiene prezioso, perchè incapaci di metterci quel tocco di sale, di pepe, di stronzaggine che “quando ce vò, ce vò”.

Mi chiedo quale sarà il catalizzatore che mi tirerà fuori, una volta per tutte, da questo stretto grembiule bianco che mi hanno cucito addosso, perchè mi prudono le mani e ho una gran voglia di tirare qualche pugno.

Pimpra

 

LA CHIAMANO “EXPERIENCIA”

Il tanguero medio, come l’appassionato di pesca sporitva,  esagera sempre.

La cattura di un’orata da 100 gr che, fossi presente, tornerebbe in mare per direttissima, e la replica del pescatore “Ma dai, non me la far buttare, è da porzione!!” , ebbene nel mondo del tango, una milonga piacevole diventa immediatamente un incredibile evento mediatico, superlativo, assoluto. Tu, magari presente, riquoti il tutto pensando che sì, piacevole, era un milonga piacevole.

Ebbene sono anni che sento parlare dal pubblico dei fedelissimi dell'”Experiencia milonguera“, week end di 3 giorni a tutto tango. Ne ho sempre sentito parlare in modo entusiasta da persone alle quali si illuminavano gli occhi, ancora in preda al sacro fuoco delle danze, e che danze!

Finalmente, dopo tanto, mi sono decisa e ho partecipato.

A partire dalla location da sballo, una villa veneta immensa, dentro a un parco infinito, nelle terre friulane, a Pradamano (cercate su Google Maps), devo riconoscere che – fin da subito-  l’atmosfera che si respirava non era quella “classica” delle maratone. Niente ansie da prestazione, niente tensione tra donne per chi riesce a fulminare l’invito e a non restare in panchina, nessuna esibizione di corpi (vi mostro tutto quello che posso ma per favore invitatemi!!!), uomini che non hanno lo sguardo assatanato o comunque, prima viene il desiderio di ballare, tanto e con tutte le ballerine, poi, sui retropensieri… “fatti gli affari tuoi!”

I padroni di casa, ospiti impeccabili, organizzazione perfetta, una macchina ben oliata, un evento di quelli “giusti”, perchè era tutto, veramente perfetto!

Ma la cosa che mi si è appicciata addosso è proprio l’energia pulita e gioiosa di un popolo che balla, felice e libero. Non ho visto una donna musona, tutti salutavano tutti anche se mai si erano incontrati prima. Il garbo elegante degli inviti, l’entusiasmo di dirsi come è stato bello ballare insieme, la promessa e il desiderio di ballare ancora.

Il mix di provenienze geografiche ha permesso a tutti i partecipanti di godere e gustare tanti sapori di tango, perchè, se è vero che ognuno di noi regala all’abbraccio una parte di sè, ci mette anche la sua storia, la sua origine.

Sono piena. Di allegria. Di sorrisi negli occhi. Di emozioni. Di gioia. Di entusiasmo. E di tanta stanchezza! 🙂

… La chiamano “Experiencia”… adesso so il perchè! 🙂
Pimpra

IL FARO DELLA VITTORIA

Sono tornata. Sono tornata già da un po’ ma la vita mi ha travolto di attività e sono stata costretta a lasciare appeso il cartello “chiuso per ferie” nell’illusione che, la mia assenza da qui, fosse dovuta a ben altri e più ludici motivi.

E’ autunno, i colori intorno stanno sfumando dal verde smeraldo dell’estate ai toni dei gialli degli ocra dei rossi, fascino e malinconia della nuova stagione.

Una notizia, ieri, mi ha choccato. Un amico ha lasciato questa dimensione. Combatteva da tempo una battaglia con quello che lui stesso definiva “Alien”, una battaglia che si è fatta spietata quest’ultimo anno. Ha perso e se ne è andato.

Posto che la morte è un’idea che spaventa, evocando le peggiori paure, desidero omaggiare la forza, il coraggio, la determinazione dell’uomo che ho conosciuto, in un modo diverso dal solito.

Dapprima ho pensato di lasciargli in dono per il suo viaggio nell’aldilà una delle mie stilografiche, le amava moltissimo, così per prendere appunti, per annotare tutto ciò di bello che vivrà da ora in poi, da un’altra parte. Poi però, mi sono detta, che le anime bisogna lasciarle andare, accompagnarle e salutarle.

ph G. CrozzoliNiente di fisico, quindi, sarà il mio tributo. Voglio tenere in vita il ricordo della persona che è stata e che tanto mi ha insegnato della vita, così: dedicherò al mio amico, un giorno speciale, un giorno nel quale farò qualcosa che  mi piace e che ho sempre rimandato.

La gioia che mi regalerà la giornata, il piacere e l’emozione che ne ricaverò, saranno per lui che non è stato così fortunato e non ha avuto il tempo di vivere tante cose.

Perchè l’insegnamento più grande che mi ha lasciato è proprio questo: non sappiamo quanto tempo c’è per noi. E viviamo dentro una bolla, molto spesso a vegetare, e poco a vivere veramente.

Perciò oggi voglio togliere dal mio cuore questa patina di tristezza, perchè, sempre, potrò dedicare alla sua memoria, un’esperienza nuova, stimolante e bella che la vita mi regalerà.

Amico mio, fai buon viaggio e, soprattutto, viaggia leggero verso il tuo nuovo dove… nel frattempo andrò in cima al Faro della Vittoria che è una vita che voglio salirci e ho sempre rimandato!

Pimpra

DI FIORE IN FIORE

Riflettevo sulle ragioni che spingono le umane genti a non essere capaci o a non voler scegliere di stare dentro a un legame affettivo con convinzione e gioia. Con passione e allegria. Con impegno e serenità. Con ardore e sorrisi.

Sembra che essere in coppia sia diventata la peggio sciagura di tutte, specie per coloro che hanno un passato alle spalle (e chi non ce l’ha?).

Coppia= legame, sacchetto di nylon stretto sulla testa, mancanza di ossigeno, ferritoia, coperchio, galera…

Ne parlavo con un’amica che, delusa dagli incontri con l’altro sesso, si chiedeva dove sbagliava, perchè fosse  così difficile costruire legame con qualcuno.

Non ho la risposta e non sono un buon esempio. Il mio percorso è costellato di buchi, relazioni partite bene e tristemente concluse, esaurite.

Mentre spingevo sulla pedana dello step e il sudore rigava il volto cercavo la mia risposta “Dove sbaglio? dove si cela l’errore relazionale?”

Alla fine delle fatiche, traspirare vistosamente aiuta a ritrovare la lucidità mentale perduta, ho compreso che gli uomini sono api, biologicamente predeterminati a volare di fiore in fiore.

Non sono pinguini che scelgono una compagna per la vita, non sono elefanti. Sono api.

Inutile illudersi. Loro non vogliono una sola di noi, per una serie di ragioni, devono averle tutte, o, almeno, quelle che fanno loro … vibrare le ali… 😉

Rasserenata, mi sono detta che è proprio tempo perso e energia sprecata pensare che esiste il nostro “pinguino”, quindi,  sono uscita di casa sorridente perchè, in fondo, sono o non sono l’ape regina? 😀

E così, sia.

Pimpra

“Bevo Lasko finchè casco, bevo Pivo finchè vivo” – DETTO TRIESTINO SULLA BIRRA

Si diventa grandi anche quando si scopre che i propri gusti cambiano.

Magari credevi che gli uomini biondi non facessero per te e cominci a guardarli, oppure, all’improvviso ti ritrovi un pezzo di pollo fritto in bocca e non svieni per lo schifo.

PANTA REI. Tutto scorre, tutto cambia. Anche noi.

E’ accaduto a me nello scorso fine settimana speso a tangheggiare con ardore in quel di Parenzo che il Summer tango Festival è una tappa obbligatoria per ogni tanguero che sia degno di tale nome.

Musica, sole_mare_bella gente e … Ozujsko lemon. La scoperta della mia calda estate.

Che bere la birra è una dimensione dell’anima, scopro. Non è spritz Aperol, non è il calice di vino. Trattasi di mondo a parte o mondo a party? 😉

Perchè, anche una signora come me, si sente a suo agio sorseggiando il fluido paglierino, direttamente dalla bottiglia e poi continua la sua milonga in piscina, come se niente fosse, solo qualche goccia di sudore in più…

Combatte la disidratazione e la sete, offre sostegno contro la crisi ipoglicemica, stordisce quanto basta per essere più rilassati, senza perdere il controllo e l’asse.

La bevanda perfetta per le milonghe di mezza estate.

Amiche più evolute di me, mi hanno spiegato che, dalle nostre parti, si conosce la Radler che è la stessa cosa, in Francia si chiama panaché  e chissà, in giro per il mondo, in quanti altri modo si consuma!

Mentre fiotti di liquido accarezzavano la mia ugola, rinfrescandola, il cervello si illuminava d’immenso al ricordo di quanto sentito da ragazzina “La birra fa crescere le tette!”, felice di poter godere della prodigiosa medicina, comunicavo alle amiche la gioia della mia scoperta “Ragazze, finalmente, avrò tette pure io!”

Ma loro, più giovani e più sgallettate, sapete che mi hanno risposto?

“Pimpra, ma che dici!!! La birra non ti fa crescere le tette, la pancia al massimo, piuttosto ti stordisce il giusto, i ragazzi ti dicono qualcosa tu ridi e… loro si bevono il tuo bicchiere!!!”

Mi sono sembrate un po’ ciniche ma, sicuramente dall’alto della loro esperienza, ne sanno più di me.

… ed io che mi ero illusa di aver trovato la soluzione per il davanzale… 😀

Pimpra

PROVERBIO TEDESCO:

Nel vino c’è la saggezza, nella birra c’è la forza, nell’acqua ci sono i batteri

TRISKELL, ELFI E PREVISIONI

Mi presento all’appuntamento molto casual, lascio a casa i tacchi e indosso gli orecchini “Love and Peace” che tanto mi corrispondono, sono e resto una figlia dei fiori. L’amica, puntualissima, è già lì che mi aspetta e il terzo del gruppo arriva in quell’istante.

Vengo immediatamente rapita dalla strana “fauna locale”, giovani e meno giovani curiosamente vestiti da elfi, scozzesi in kilt e pancia fuori, strani tabarri, ghirlande di fiori,  molti sorrisi, litrate di birra e musica celtica a condire gli ingredienti.

Triskell, kermesse celtico-triestina diventata un appuntamento fisso delle estati del Nord Est.

Mi sembra di aver fatto un balzo in un dove slegato dalla realtà, dentro a un fumetto fantasy, in un paese incantato.

I due amici a fatica mi stanno dietro mentre scodinzolo tra le bancarelle che vendono tutto/quello/che/avrei/voglia/di/comprare, in pochi minuti fulmino i primi 30 euro della serata e l’amica, non è da meno…

Un breve pit stop per rinfrescare l’ugola asciutta e via verso maga magò che mi faccio leggere le carte. Arriviamo nella collinetta dove, tre elfette/streghette maneggiano arcani maggiori sbirciando nel futuro dei loro clienti.

C’è la fila e – chi l’avrebbe mai detto! – molti uomini in attesa di divinazione! Mentre gli amici si siedono sull’erba a chiacchierare, mi metto in coda e osservo. C’è il giovane quasi sposo che chiede alla maga se è il caso di fare il grande passo, la donna che riceve la bella notizia che diventerà mamma, la rampante femme fatale che vede garantita la sua ascesa ai vertici aziendali e poi… tocca a me.

Mi capita l’elfa che avrei scelto, mi siedo e chiedo il consulto lungo. “Cosa vuoi sapere?” chiede con accento del sud (scoprirò poi che è napoletana), “Mi parli d’amore” rispondo.

Bypassando lo scenario esistenziale, l’elfa era proprio un personaggio. Alla scoperta delle sue origini, se ne esce con un “Detesto gli uomini meridionali!” , “Ah beh, se lo dice lei… e perchè li detesta?”, “Perchè mentono”… infila una perla di pensiero positivo dietro l’altra, ma è molto simpatica e, quando mi dice “Vieni a trovarmi anche l’anno prossimo” mi sciolgo in un sorriso divertito.

Gli amici mi aspettano curiosi. “Allora come è andata?” chiedono, mi limito a rispondere “Portatemi a bere, va là…” e loro, compagni,  mi hanno presa sotto braccio e portata via.

E siccome delle miserie umane bisogna sorridere e distaccarsi, uno di loro mi ha detto “La prossima volta per un piatto di pasta e un euro simbolico, il consulto te lo faccio io!”

E ridendo, abbiamo fatto le ore piccole…

Pimpra

LEI, IO E LA VALIGIA!

Le amiche del cuore sanno come aiutarsi, sostenersi e ridere insieme delle reciproche disgrazie che la vita non è sempre rosea come vorremmo e il principe azzurro  da un bel po’ di tempo ha perso il suo colore naturale.

Cosa ci resta? Ridere insieme e sdrammatizzare!

Lei parte per due settimane di mare blu e vento e sabbia e altre amiche e relax e chupitos e ogni bendidio che Lanzarote può regalare.

E’ agitata perchè prima della partenza deve prevedere tutte le possibili variabili e, possibilmente, far entrare in valigia le soluzioni.

Ed ecco che intervengo io, nel tardo pomeriggio, ad aiutarla a liberarsi del superfluo che, chi resta, vede con occhi più razionali ed elimina il peso inutile.

E’ stata abbastanza brava, non fosse per: 2 (!!!)  flaconi di olio per capelli, creme solari scadute, le scarpe della zia Pina che sono rimaste a terra, il bagnoschiuma mezzo vuoto sostituito da campioncini, il mezzo kilo di noci/noccioline/mandorle (ma non si trovano ovunque nel mondo???) e … il thè pe rla prima colazione dell’arrivo e 2 lime [“Tesoro, ma tu non sei normale!!! ma che ti porti a fare il lime a Lanzarote??? e il thè??? Fai la spesa e trovi tutto lì’!!!” , Lei “Eh ma il primo giorno cosa bevo a colazione? No, dai mi sento più serena se mi porto il thè da casa!” e lì ho ben compreso che si tratta di patologia da “copertina di Linus” e non ho insistito perchè lasciasse a casa detta mercanzia].

Le dico brava che non si è portata dietro l’armadio intero. Faccio per andare via e Lei, ingenuamente, se ne esce con un “Porto anche questo che altrimenti lo butto”, mi giro e vedo l’amica con un tocco di formaggio puzzone, mezzo avariato che voleva nascondere in valigia.

Vi risparmio quello ciò è uscito dalla mia bocca, prima insulti pesanti che si sono immediatamente tramutati in una colossale e fragorosa risata di entrambe.

Perchè, per noi donne, la valigia è anche questo!

🙂

Pimpra

IL PIACERE DI SCRIVERE

Ieri pomeriggio, dopo una vita, sono rientrata in uno di quei negozietti boutique dove, se ti scappa di cedere a qualche tentazione, come minimo ti scivola dalle mani un bigliettone da 100 euro.

Il luogo è piccino ma, per la merce che vende, non serve uno spazio enorme. Entrando gli occhi hanno cominciato a correre sulle mensole di vetro, rapiti dai riflessi metallici degli oggetti esposti.

Il mio amico si esalta nel tentativo di farmi conoscere un nuovo oggetto giapponese – a detta sua-  e mi mette in mano una Lamy, lo guardo sorniona e rispondo “E’ tedesca!” lui rimane basito e replica “Sì, hai ragione, ma provala, ha un pennino pazzesco!”, “Lo so, ne ho due, con pennino da mancini!”

Cala il silenzio di stupore. Sorrido sorniona, il titolare del negozio si illumina di immenso che una donna possa avere simili conoscenze (chissà perchè!) e mi chiede da dove mi arriva la passione.

Mi piace scrivere, rispondo, lui incalza chiedendomi se sono stati i miei genitori a portarmi sulla strada delle stilografiche. “Non direi, anche se, la mia prima splendida Parker d’oro, è stata un dono di mio padre” da lì non ho mai smesso di amarle.

E’ molto divertente stupire gli uomini che, per non si sa quale ragione, pensano che le donne siano attratte solo da scarpe, borse, gioielli, vestiti… beh, io, come chissà quante altre, no o meglio, non solo. Mi piacciono da matti le stilografiche.

Se scrivere è un piacere, farlo con la stilografica è come fare all’amore.

Si crea un’alchimia pazzesca tra la mano che tiene la penna, il foglio sul quale l’atto d’amore si compie, la grafia che esprime il godimento di una fusione totale tra materia e pensieri. Un orgasmo intellettuale ai massimi.

“Lei è una donna affasciante”, ha commentato il titolare, dopo che ho espresso i miei commenti sulle diverse tipologie di stilo e relativi pennini, lasciandolo a bocca aperta “Se la tenga stretta una così” rivolto al mio amico.

“Prima deve riuscire a prendermi” ho commentato sorridendo e sono uscita.

… Stamattina, per curiosità le ho contate: posseggo 30, splendidi, oggetti del desiderio.

E’ stato bello, come quando conto tutte le mie scarpe!

Pimpra

 

LA RICERCA DELLA FELICITA’

 

 

 

 

 

 

Risvegliarsi soddisfatta, una tranquilla mattina di giugno, anche se fuori, il cielo ovattato fa presagire pioggia imminente e un’umidità relativa piuttosto elevata, appiccica i capelli alla faccia, insieme ai pensieri.

Orizzonte ideale sul quale veder calato il “pesante coperchio” di Baudelairiana memoria invece…

Una serata all’aria aperta, con il sottofondo musicale preferito, le scarpette a ricamare senza esagerazioni la pista,  chiacchiere con gli amici, l’aria della notte, lo sbrilluccichio del riflesso della luna sullo  specchio di mare antistante, il pacato rollio degli alberi delle barche a vela, ormeggiate nel loro tranquillo riparo.

Gocce di una serenità che riempiono il cuore, miorilassano l’apparato.

E finalmente riprendi a respirare dopo i lunghi giorni di apnea.

Epicurea. Al 100%.

Recuperare il proprio piacere “naturale e necessario”. Goderlo fino in fondo. Esserne pervasi.

Basta poco. Basta volerlo. Basta rendersi conto che non abbiamo bisogno di “tutto” per essere in uno stato profondo di eudaimonia .

Ieri sera è stato il mio “momento Panda”. La mia beatitudine, tanto piccola quanto profonda, goduta, amata.

E ho imparato che:

“UNA SEDIA, NON SARA’ MAI UN DIVANO”.

Amici Cari, sull’onda di questo delicato seppur frizzante senso di benessere, a voi tutti auguro lo stesso piacere necessario… BUON FINE SETTIMANA!

Pimpra

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