FANTOZZIANA

Che dire: Saturno contro, la beffa di Genoveffa, il tiro mancino, lo specchio rotto… cos’è il sortilegio secondo il quale, ogni qualvolta devo recarmi fuori città per trascorrere un gioioso fine settimana ad altissimo tasso tanguero… il meteo dice PIOGGIA???!!!

A quale rimedio, sortilegio positivo, benedizione ricorrere per far sì che, anche quando la sottoscritta si concede qualche ora di svago, l’estate non decida di sparire di colpo???!!!

UFFA, mi sento proprio la figlia illegittima di Fantozzi…

Pimpra

OMBRELLONI

Non è che non ho più voglia di scrivere. E’ che l’estate, per adesso, non regala sorprese.

Eppure l’aria calda che arriva violenta sulla faccia quando abbandono la gabbietta qu0tidiana, urla che è estate e devo viverla tutta. Costi quel che costi.

Sparerò le mie cartucce solo alla fine, quando le giornate declineranno in tramonti più rossi e prematuri e il grano sarà mietuto.

Per adesso mi limito a guardare le foto della vita degli altri, i loro ombrelloni colorati, le spiagge, i sorrisi del tempo ritovato, goduto e amato.

E le parole non scendono sui tasti neri del pc, come fossero foglie secche l’istante prima di liberarsi per sempre dal ramo che le trattiene…

Ma, anche questa, è estate…

Pimpra

TRISKELL, ELFI E PREVISIONI

Mi presento all’appuntamento molto casual, lascio a casa i tacchi e indosso gli orecchini “Love and Peace” che tanto mi corrispondono, sono e resto una figlia dei fiori. L’amica, puntualissima, è già lì che mi aspetta e il terzo del gruppo arriva in quell’istante.

Vengo immediatamente rapita dalla strana “fauna locale”, giovani e meno giovani curiosamente vestiti da elfi, scozzesi in kilt e pancia fuori, strani tabarri, ghirlande di fiori,  molti sorrisi, litrate di birra e musica celtica a condire gli ingredienti.

Triskell, kermesse celtico-triestina diventata un appuntamento fisso delle estati del Nord Est.

Mi sembra di aver fatto un balzo in un dove slegato dalla realtà, dentro a un fumetto fantasy, in un paese incantato.

I due amici a fatica mi stanno dietro mentre scodinzolo tra le bancarelle che vendono tutto/quello/che/avrei/voglia/di/comprare, in pochi minuti fulmino i primi 30 euro della serata e l’amica, non è da meno…

Un breve pit stop per rinfrescare l’ugola asciutta e via verso maga magò che mi faccio leggere le carte. Arriviamo nella collinetta dove, tre elfette/streghette maneggiano arcani maggiori sbirciando nel futuro dei loro clienti.

C’è la fila e – chi l’avrebbe mai detto! – molti uomini in attesa di divinazione! Mentre gli amici si siedono sull’erba a chiacchierare, mi metto in coda e osservo. C’è il giovane quasi sposo che chiede alla maga se è il caso di fare il grande passo, la donna che riceve la bella notizia che diventerà mamma, la rampante femme fatale che vede garantita la sua ascesa ai vertici aziendali e poi… tocca a me.

Mi capita l’elfa che avrei scelto, mi siedo e chiedo il consulto lungo. “Cosa vuoi sapere?” chiede con accento del sud (scoprirò poi che è napoletana), “Mi parli d’amore” rispondo.

Bypassando lo scenario esistenziale, l’elfa era proprio un personaggio. Alla scoperta delle sue origini, se ne esce con un “Detesto gli uomini meridionali!” , “Ah beh, se lo dice lei… e perchè li detesta?”, “Perchè mentono”… infila una perla di pensiero positivo dietro l’altra, ma è molto simpatica e, quando mi dice “Vieni a trovarmi anche l’anno prossimo” mi sciolgo in un sorriso divertito.

Gli amici mi aspettano curiosi. “Allora come è andata?” chiedono, mi limito a rispondere “Portatemi a bere, va là…” e loro, compagni,  mi hanno presa sotto braccio e portata via.

E siccome delle miserie umane bisogna sorridere e distaccarsi, uno di loro mi ha detto “La prossima volta per un piatto di pasta e un euro simbolico, il consulto te lo faccio io!”

E ridendo, abbiamo fatto le ore piccole…

Pimpra

LEI, IO E LA VALIGIA!

Le amiche del cuore sanno come aiutarsi, sostenersi e ridere insieme delle reciproche disgrazie che la vita non è sempre rosea come vorremmo e il principe azzurro  da un bel po’ di tempo ha perso il suo colore naturale.

Cosa ci resta? Ridere insieme e sdrammatizzare!

Lei parte per due settimane di mare blu e vento e sabbia e altre amiche e relax e chupitos e ogni bendidio che Lanzarote può regalare.

E’ agitata perchè prima della partenza deve prevedere tutte le possibili variabili e, possibilmente, far entrare in valigia le soluzioni.

Ed ecco che intervengo io, nel tardo pomeriggio, ad aiutarla a liberarsi del superfluo che, chi resta, vede con occhi più razionali ed elimina il peso inutile.

E’ stata abbastanza brava, non fosse per: 2 (!!!)  flaconi di olio per capelli, creme solari scadute, le scarpe della zia Pina che sono rimaste a terra, il bagnoschiuma mezzo vuoto sostituito da campioncini, il mezzo kilo di noci/noccioline/mandorle (ma non si trovano ovunque nel mondo???) e … il thè pe rla prima colazione dell’arrivo e 2 lime [“Tesoro, ma tu non sei normale!!! ma che ti porti a fare il lime a Lanzarote??? e il thè??? Fai la spesa e trovi tutto lì’!!!” , Lei “Eh ma il primo giorno cosa bevo a colazione? No, dai mi sento più serena se mi porto il thè da casa!” e lì ho ben compreso che si tratta di patologia da “copertina di Linus” e non ho insistito perchè lasciasse a casa detta mercanzia].

Le dico brava che non si è portata dietro l’armadio intero. Faccio per andare via e Lei, ingenuamente, se ne esce con un “Porto anche questo che altrimenti lo butto”, mi giro e vedo l’amica con un tocco di formaggio puzzone, mezzo avariato che voleva nascondere in valigia.

Vi risparmio quello ciò è uscito dalla mia bocca, prima insulti pesanti che si sono immediatamente tramutati in una colossale e fragorosa risata di entrambe.

Perchè, per noi donne, la valigia è anche questo!

🙂

Pimpra

DENTRO AI TUOI OCCHI

Ti ho rivista, ieri sera, dopo tanto tempo.

Sei cresciuta e adesso sai camminare da sola.

Il tuo faccino paffutello sorride al mondo che ti si svela giorno per giorno. Le piccole mani toccano tutto ad esplorare nuove superfici, a prendere contatto con la realtà che si colora di nuove scoperte.

Mi guardi perplessa, appena mi rivedi, non ti ricordi molto di me. Ti sorrido dietro i miei occhialoni tartaruga e allungo le mani verso di te.

Gli occhioni cobalto si aprono di più e le guanciotte si gonfiano in un grande sorriso mentre inizi a venirmi incontro.

Che gioia abbracciarti e dirti che sei bravissima, cammini molto bene!

Ti guardo, mi guardi.

Sorrido, sorridi.

Facciamo “naso_naso” perchè i nostri sono usciti dallo stesso stampo e sei dolcissima mentre strusci, come un gattino, il tuo visetto sul mio.

Ti guardo e, incredibilmente, vedo me alla tua età. E’ un’emozione che mi entra come una bomba.

E ringrazio mio fratello di avermi – inconsapevolmente – regalato questa gioia. Immensa.

🙂

Pimpra

 

CREATIVO SACRILEGIO

Cosa c’è di più sacro, di più amato, desiderato, agognato, sognato oggetto del desiderio per una donna che, in aggiunta, balla il tango?

LE SUE SCARPE.

Non bastano mai.

La folle corsa ad accaparrare paia su paia non conosce limiti e dilaga infestante come il virus di Ebola. Non ci si può sottrarre. Malattia letale. Feticismo ai limiti.

Ebbene, quest’oggi, ho messo in atto il più sublime e creativo sacrilegio che, una donna e ballerina di tango, potesse anche solo concepire: utilizzare le amatissime “bambine” all’esterno di una pista di ballo!

FOLLIA!

Invece no.

Come il mio nuovo amico Osho insegna, alla luminosa affermazione di “Ama te stesso”, ho trovato – con grande amore- la soluzione a un problema di outfit lavorativo che dovevo assolutamente risolvere.

Tutto era perfetto: il minimale abito bianco, la giacchettina asciutta, la borsa da lavoro grandicella in pendant ma… le scarpe – orrore!!!-  con il tacco da rifare, pertanto immettibili sulla marmorea superficie dove dovevo recarmi per lavoro.

E poi, in un attimo, l’illuminazione: le scarpette che non riesco ad utilizzare per ballarci perfette per chiudere il mio look in modo impeccabile.

Detto fatto.  Sono chic e minimale come volevo. Perfetta.

Affronto i gradini di casa con un senso di colpa devastante (“ma cosa sto facendo!!! è un sacrilegio!”) che bypasso per la sopravvenuta necessità.

Non serve aggiungere che è stato un successo planetario… 🙂

E poi, sia mai mi venisse voglia di muovere due passi, le scarpette sono già al loro posto!

Pimpra

 

LIBRI CHE TI INCONTRANO E NON PER CASO

La mia magra umanità, di quelle, per intenderci, che sono ben poco evolute in molte circostanze della vita (leggi il post precedente), ha ricevuto un dono meraviglioso, proprio nei giorni in cui rotolava velocemente dentro l’insoddisfazione.

M’è arrivato in mano un testo di Osho acquistato qualche tempo addietro che, nella premessa, tratta immediatamente delle “aspettative” e di quanto le stesse ci rovinino la vita.

Basta poco, a volte, a far cambiare la direzione alla giornata, a rinsaldare l’umore, a darci una svegliata. Ecco, il mio “momento Panda”, quello che amo definire del “dolce risveglio”, mi è giunto così, prendendo in mano un libercolo, edizione economica (incollato – per intenderci, non cucito a filo refe…) che titola semplicemente “Con te e senza di te” del mistico indiano Osho.

Nodo centrale della trattazione è il più lapalissiano dei postulati possibili: “Ama te stesso”, “sii egoista in questo amore” solo così potrai fare del bene agli altri.

La mia illuminazione. La mia piccola Buddhi  scesa dal cielo.

Ama tutto di te, il bello e il brutto, godi della vita che ti è stata data in dono, celebrala, sii quello che sei fino in fondo, così irradierai un luce e una gioia e un benessere tali che sarai positivamente contagioso anche per gli altri.

Ebbene, ho fatto mia la tesi.

Quindi:

  • la pioggia del we non è stata la punizione ma la manna del cielo per riposarmi, fare lunghe dormite, leggere (appunto!) e dedicarmi – con Amore – a me, alle mie attività preferite, alle persone che amo.
  • i malumori che si  sono alternati sono stai letti con cuore benevolo e non con occhio maldicente, nella comprensione dell’altrui debolezza
  • ho goduto della mia compagnia quando, in spiaggia, deliziavo il mio essere dello spettacolo naturale, dei cavalloni che infrangevano sulla costa, del vento, del canto roco e stonato di aria e onda.
  • e, anche la sveglia del lunedì, ricordandomi all’ultimo nanosecondo utile che avevo un appuntamento alle 8.00, non mi ha fatto incavolare, in totale armonia mi son detta “muovi il culo che riesci anche ad arrivare in tempo” e così è stato.

Amici Cari, a chi passa per di qua, fate vostro il mantra della felicità “AMA TE STESSO”, sono certa che la giornata vi regalerà mille sorrisi!

Pimpra

LA RICERCA DELLA FELICITA’

 

 

 

 

 

 

Risvegliarsi soddisfatta, una tranquilla mattina di giugno, anche se fuori, il cielo ovattato fa presagire pioggia imminente e un’umidità relativa piuttosto elevata, appiccica i capelli alla faccia, insieme ai pensieri.

Orizzonte ideale sul quale veder calato il “pesante coperchio” di Baudelairiana memoria invece…

Una serata all’aria aperta, con il sottofondo musicale preferito, le scarpette a ricamare senza esagerazioni la pista,  chiacchiere con gli amici, l’aria della notte, lo sbrilluccichio del riflesso della luna sullo  specchio di mare antistante, il pacato rollio degli alberi delle barche a vela, ormeggiate nel loro tranquillo riparo.

Gocce di una serenità che riempiono il cuore, miorilassano l’apparato.

E finalmente riprendi a respirare dopo i lunghi giorni di apnea.

Epicurea. Al 100%.

Recuperare il proprio piacere “naturale e necessario”. Goderlo fino in fondo. Esserne pervasi.

Basta poco. Basta volerlo. Basta rendersi conto che non abbiamo bisogno di “tutto” per essere in uno stato profondo di eudaimonia .

Ieri sera è stato il mio “momento Panda”. La mia beatitudine, tanto piccola quanto profonda, goduta, amata.

E ho imparato che:

“UNA SEDIA, NON SARA’ MAI UN DIVANO”.

Amici Cari, sull’onda di questo delicato seppur frizzante senso di benessere, a voi tutti auguro lo stesso piacere necessario… BUON FINE SETTIMANA!

Pimpra

FUNESTA DIPARTITA

Giornate dense e viscose. Appiccicaticce, fastidiose. Noiosi pruriti esistenziali, valutazioni da fare, decisioni da prendere, il mondo intorno che corre velocissimo e tu, quel giorno, sei tanto in affanno…

45′ di immersione dentro le pulsazioni del tuo cuoricione per andare a trovarlo e dirgli che c’è qualcuno che lo ama.

Il copioso sudore straripa dai pori e, mentre cerchi di tamponare l’alluvione, speri che serva a far sciogliere i grumi che ti porti dentro.

In tutto questo, la musica martellante ti aiuta a sopravvivere, alla fatica, alla tristezza, a tutto quello che hai visto della tua vita che ti ha choccata.

A casa, cancelli immediatamente le prove della tua – inutile – fatica e procedi con la lavatrice d’ordinanza.

Quale bella sorpresa ti aspetta quando, mezzo addormentata, ti ricordi che devi mettere a stendere i panni e, mentre tiri fuori il carico dal cestello, ti cade sui piedi il tuo prezioso amico, il tuo adorato “nanetto”, la compagnia dei tuoi giorni solitari, il balsamo delle tue ferite di guerra, il compagno irrinunciabile delle tue scorribande sportive, il fedele amante dei tuoi riposini del sabato pomeriggio, magari distesa al sole.

DISPERATA.

Ho provato con il phon, gli ho praticato la respirazione bocca a bocca, il massaggio cardiaco, l’elettrochoc…

NIENTE.

Ipod è morto.

E, un pezzetto di me, con lui.

Che giornata di merda.

Pimpra

ESSERE DONNA

Mi chiedevo se, prima di scendere dal cielo e incarnarci, quando eravamo ancora anime, ci è stato chiesto di scegliere se vivere da maschio o da femmina oppure se il sesso ci è stato imposto dall’alto.

Non è una questione banale, affatto!

Guardo me. Son vecchia e molto saggia, consapevole dei mutamenti legati al tempo, alla stagione, all’età, al momento del mese, alla fase lunare, a chi sto frequentando, allo stress del lavoro, all’andamento sussultorio del mio conto in banca e a un milione di altre infinite variabili, imprevedibili e impazzite che hanno il potere di agire sull’umore, sulla visione del mondo, sulla percezione corporea di me stessa e regalano un sapore dolce e pepato all’esistenza o restituiscono un gusto amaro come il miele.

All’uomo, tutto questo trambusto non accade!!!

Cosa lo turberà mai? La partita di calcio della squadra del cuore che se va bene, si fa gran festa (in tutti i sensi…) altirmenti TRAGEDIA, la mamma che rompe, la suocera in visita, la compagna (se esiste quella fissa) che ha i suoi “giorni dello squalo” ma lui non li subisce troppo perchè trova mille attività più importanti da fare che lo salvano dalla tempesta, portandolo lontano, la gioia di una promozione al lavoro, una bella donna che regala un sorriso, un’avventura di letto, una serata con gli amici a fare il pockerino bevendo birra e raccontandosi le peggio  balle sulle conquiste femminili…

Agli uomini va tutto più facile. Una specie di codice binario: 1-2 2-2 1 e via così.

Loro, hanno scelto bene.

Visto un tanto, chiedo al mio Angelo di spiegarmi perchè ho scelto le tette, in questa vita, perchè a me sembra tutto così complicato e,  spesso, non capisco! 🙂

Pimpra

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