VIRUS LETALE

Molti amici mi chiedono come sia possibile avere un virus così letale ed essere tanto felici.

Provare per credere!

Sono stati 4 giorni di immersione totale nella dimensione che preferisco: natura, terme, tango, tango, tango, tango!

Sommando le ore di sonno arrivo più o meno a 4, 30 per notte (pochino per non essere rovinata di stanchezza il giorno dopo), lezioni a bizzeffe e di ottima qualità, milongas piacevolissime.

Come fate a non capire che, chi si “ammala” di tango, è un paziente inguaribilmente soddisfatto, gioiosamente distrutto di fatica, a volte frustrato per pessime performances eppure sempre motivato a riprovare?

La magia e il mistero sono questi: la potenza che scaturisce da un abbraccio.

Passa tutto. Non ci si può nascondere. Quello che siamo, l’altro è in grado di sentirlo, di accorgersene.

Ho ballato con uomini consapevoli, divertenti, “maschi_maschi”, arrendevoli, timidi insomma ogni tandas mi raccontava qualcosa di interessante e incredibilmente vero, della persona che cingevo.

Non si può fingere… e non tutti hanno il coraggio di togliere la maschera e farsi vedere nella loro realtà.

Anche io ho vissuto la mia crisi tanguera esistenziale dopo che ho visto esibirsi una straordinaria ballerina. Sono rimasta letteralmente folgorata dalla sua grazia, sensualità, eleganza, tecnica sopraffina, abilità, flessuosità, generale e strepitosa bellezza (per usare un eufemismo)  e mi son detta – tristemente – “ma che ci faccio io sulla pista?”

Ma il tango, se si sente amato, viene in soccorso. Ed ecco gli amici che ti dicono le paroline tenere e ti danno il “pat pat” sulla spalla di cui, in quel momento, hai tanto bisogno e poi, come per magia, arriva la tanda perfetta.

Ma che ve lo dico a fare, tuffatevi nell’abbraccio, fatevi contagiare, respirate a pieni polmoni il virus letale e… BALLATE! 🙂

Pimpra

HALLOWEEN CHEEEEE????

http://mutamenti.forumfree.it/?t=58190749

 

Fiera di essere “vintage” quanto basta per non risentire della moda imperante di festeggiare “Halloween” de noialtri!

Su FB non faccio che vedere foto di amici/che travestiti nei modi più assurdi per dar vita a una festa che, decisamente, non rientra nella nostra tradizione!

Mi chiedo, quindi, se il bisogno di mascherarsi non serva a dimenticare, almeno per una notte, il periodaccio che stiamo vivendo, un po’ come accade a Carnevale.

Belle le zucche intagliate a mo’ di lumini, belle davvero! Ma tutto l resto, francamente non lo capisco…

In any case, dal momento che il mondo è bello perchè è vario, ad ognuno la libertà di divertirsi come meglio crede…

Io mi atterrò alle care, vecchie, tradizioni di casa… ho ricevuto infatti, una graditissima telefonata dalla mia adorata  (ex) suocera che mi annunciava l’infornata di “Papassini“, meravigliosi biscottini di orginie sarda che le famiglie dell’isola preparano proprio per le festività di Ognissanti.

Il mio “Halloween” sarà molto dolce, alla facciaccia delle tradizioni d’importazione! 😉
BUON PONTE A TUTTI!

DIVERTITEVI, RILASSATEVI, MASCHERATEVI, BALLATE insomma, fate come vi pare ma STATE BENE! 🙂

Pimpra

 

 

ESTATE INDIANA

Mi sveglio, poco convinta, alla solita ora. La sfumatura della finestra mi offre una visuale ancora ovattata di notte.

A colazione conclusa, godo finalmente delle prime timide sfumature di una luce che si fa via via più intensa.

Lo so, l’estate è già un ricordo che si stempera nella memoria.

Lo so, è autunno.

 

 

L’armadio guardaroba è nel suo momento peggiore – l’interregno – ovvero il passaggio ancora incompiuto, da una stagione a un’altra.

Ogni mattina è una sfida. A iniziare dal rito della “cipolla”. Strati casuali di abiti che durante la giornata, scivolano via e, verso il tramonto vengono indossati nuovamente.

In questo periodo di transito, anche la mia vita “transita”. Non ho ancora capito dove mi porterà l’inverno, che cosa farò.

Per il momento sto così, a godermi questi ultimi tiepidi raggi di sole di questa calda estate indiana.

Pimpra

 

DI NUOVO A CASA

Partir, revenir.

La gioia della mia vita.

Allontanarmi con l’elastico. Cioè, prima o poi, tornare a casa.

E riscoprire i pochi metri quadrati dell’appartamentino carichi di un calore che mi mancava. Il lettone, il divanetto delle pause serali. La cucina che, solo volendolo, potrebbe darmi mille soddisfazioni.

La casa, la tana, il nido.

Tornare  con gli occhi pieni di stimoli e la realtà quotidiana sembra decisamente meno grigia.

E ricordare: quante volte ti hanno scambiata per “straniera” (austriaca, americana con spruzzatine di francesina), ripensare ai colori, all’architettura, al gusto tutto italiano della città, dei suoi arredi, alla scelta di mostrarsi in un certo modo dei suoi abitanti, ai negozi, al cibo.

Fantastica Italia, straordinaria Toscana! Ricordiamocelo! Trattiamolo bene il Bel Paese che bello lo è davvero! Apprezziamolo, impariamo a valorizzarlo per goderne immensamente come fanno tutti coloro che ci rendono visita.

E tornare nel nido, nella cuccia, così familiare ed amata e guardarla con nuovi, innamorati occhi  promettendo che, alla prima occasione, la farai ancor più bella.

Revenir et partir.

Dove andrò la prossima volta?

Pimpra

OPINIONE PUBBLICA. EMOZIONI DI PANCIA

IL FATTO: una bruttissima vicenda familiare che vede coinvolto un bambino.  Il minore viene prelevato a scuola e portato in una struttura esterna al suo nucleo familiare.

GLI ELEMENTI: il video registrato dalla zia del piccolino mentre viene portato via dalla polizia.

Gesti e parole assolutamente privi di umanità verso le persone coinvolte.

LA REAZIONE POPOLARE: rivolta, ostilità verso le forze dell’ordine, verso l’iter della giustizia minorile.

Vorrei riflettere su un punto: ovvero a come l’opinione pubblica possa essere mossa in massa (e scusatemi la cacofonia), facendo presa su leve emozionali.

E’ interessante osservare come un video, sicuramente traumatizzante [nessun essere umano (e animale) merita di essere portato via dal luogo ove si trova nel modo utilizzato dalle forze dell’ordine] possa far perdere  completamente di vista la motivazione che ha portato il giudice a decidere un’azione simile.

Il problema è che non ci facciamo più le domande. Parte, insindacabile, la presa di posizione. Si risponde di pancia.

Credo che ciò sia male. Ma diventiamo, ancor più, pedine ignare di un sistema che ci muove come vuole.

Non applichiamo più il necessario distacco che permette di valutare con attenzione i fatti.

Relativamente al caso, ho preso informazioni. Mi sono documentata sulle procedure che portano il Tribunale dei minori a decidere in un certo modo.

Le motivazioni sono serie, pesanti e le decisioni prese dopo innumerevoli e – haimè, spesso inutili – tentativi di risolvere i problemi della famiglia, in altro modo.

Tutto questo perchè, ricordiamocelo, le nostre reazioni influenzano il modo in cui viene percepita la realtà e prestano il fianco a manipolazioni che sarebbe meglio evitare.

Per il resto, sono letteralmente schifata dal comportamento delle forze  dell’ordine. Ma schifata letteralmente.

Sono interessata alla vostra opinione. Se vi va.

Pimpra

 

RITI DI PASSAGGIO

(image credit: http://www.osmize.com)

Trieste è una città particolare.

Può piacere immensamente, entrare nelle profondità dell’animo di colui che sa vedere con gli occhi giusti, oppure essere un luogo ostile, fastidioso e strano.

Trieste resta una acerba fanciulla all’approssimarsi dell’età adulta e una vecchia signora nello stesso istante.

Trieste è un punto lontano e indefinito sulla carta geografica. Eppure, dal suo dove stemperato da un vicino confine, manda il suo canto di sirena da molti percepito e, accolto.

La città canta sempre la più seducente delle sue melodie in autunno, quando le foglie del carso si tingono dei toni più caldi  di un tramonto infuocato.

Trieste chiama. E’ il momento di incontrarla e di innamorarsene.

Domenica si celebra il rito di passaggio dall’estate all’autunno.

Migliaia di vele disegneranno il cielo del Golfo rincorrendosi in una sfacciata, competitiva e  rutilante regata.

Potrei dire “La Regata”, da anni la più frequentata del  Mediterraneo.

Ma non è questione di numeri. E’ l’atmosfera.

Da stamane si respirano i primi delicati accenni di Bora, venuta a far visita alla città di cui è regina indiscussa. Senza, Trieste non ha senso. Trieste non è.

Domenica, insieme a mille altre persone solcherò il mare dove ogni triestino si specchia, almeno una volta al giorno.

Domenica vivremo le emozioni e l’adrenalina che ci accompagneranno sulla linea di partenza, tra mille barche.

Domenica Trieste indosserà il suo abito più bello. L’abito che si chiama BARCOLANA.

… Fate ancora in tempo a venire all’estremo Nord Est, saremo lieti di condividere con voi il nostro rito di passaggio!

Per informazioni, curiosità qui:

SITO UFFICIALE BARCOLANA

SITO DI TURISMO FVG

Pimpra

LA CHIAMANO “EXPERIENCIA”

Il tanguero medio, come l’appassionato di pesca sporitva,  esagera sempre.

La cattura di un’orata da 100 gr che, fossi presente, tornerebbe in mare per direttissima, e la replica del pescatore “Ma dai, non me la far buttare, è da porzione!!” , ebbene nel mondo del tango, una milonga piacevole diventa immediatamente un incredibile evento mediatico, superlativo, assoluto. Tu, magari presente, riquoti il tutto pensando che sì, piacevole, era un milonga piacevole.

Ebbene sono anni che sento parlare dal pubblico dei fedelissimi dell'”Experiencia milonguera“, week end di 3 giorni a tutto tango. Ne ho sempre sentito parlare in modo entusiasta da persone alle quali si illuminavano gli occhi, ancora in preda al sacro fuoco delle danze, e che danze!

Finalmente, dopo tanto, mi sono decisa e ho partecipato.

A partire dalla location da sballo, una villa veneta immensa, dentro a un parco infinito, nelle terre friulane, a Pradamano (cercate su Google Maps), devo riconoscere che – fin da subito-  l’atmosfera che si respirava non era quella “classica” delle maratone. Niente ansie da prestazione, niente tensione tra donne per chi riesce a fulminare l’invito e a non restare in panchina, nessuna esibizione di corpi (vi mostro tutto quello che posso ma per favore invitatemi!!!), uomini che non hanno lo sguardo assatanato o comunque, prima viene il desiderio di ballare, tanto e con tutte le ballerine, poi, sui retropensieri… “fatti gli affari tuoi!”

I padroni di casa, ospiti impeccabili, organizzazione perfetta, una macchina ben oliata, un evento di quelli “giusti”, perchè era tutto, veramente perfetto!

Ma la cosa che mi si è appicciata addosso è proprio l’energia pulita e gioiosa di un popolo che balla, felice e libero. Non ho visto una donna musona, tutti salutavano tutti anche se mai si erano incontrati prima. Il garbo elegante degli inviti, l’entusiasmo di dirsi come è stato bello ballare insieme, la promessa e il desiderio di ballare ancora.

Il mix di provenienze geografiche ha permesso a tutti i partecipanti di godere e gustare tanti sapori di tango, perchè, se è vero che ognuno di noi regala all’abbraccio una parte di sè, ci mette anche la sua storia, la sua origine.

Sono piena. Di allegria. Di sorrisi negli occhi. Di emozioni. Di gioia. Di entusiasmo. E di tanta stanchezza! 🙂

… La chiamano “Experiencia”… adesso so il perchè! 🙂
Pimpra

LE OLIMPIADI SI COLORANO DI SCHWARZ(ER)

Dispiace. Dispiace enormemente. I colori dei cerchi olimpici si di tingono di nero. Sentimento di vergogna. Ma non solo questo.

Alex Schwarzer è, prima di tutto, un uomo, e come tale, passibile di errori più o meno grandi. Certo, gli alti valori dello sport, dovrebbero portare tutti coloro che li praticano sulla sana via della verità, dell’onestà, della fatica senza l’imbroglio, ma non è sempre così. A volte non è possibile restare “puliti, onesti”.

Va da sè che non giustifico l’utilizzo di doping per affrontare una qualsiasi prova sportiva, per di più olimpica, ma, considerati i tempi, non sono neppure particolarmente sconvolta.

Cosa chiediamo agli atleti? Performances ai limiti dell’umana sopportazione, limiti che si spostano di minuti, centimetri, punti ogni anno. Non vogliamo uomini e donne che fanno sport, chiediamo eroi, macchine, superman, wonderwoman.

Non sempre la tempra fisica è supportata da altrettanta forza mentale, o non lo è per un tempo accettabilmente lungo. Qualcosa si modifica, cambia la biochimica e la prestazione non è più da primato.

Non credo sia facile indossare le vesti di un campione. Portare su di sè il peso di aspettative enormi, grevi come fardelli. Ed andare avanti a testa bassa, a soffrire, a sacrificarsi a rinunciare a tutto di sè per la gioia di una medaglia, specie se olimpica.

Non mi sento di tirare altre frustate sulla pelle del povero Alex, che di suo sta già soffrendo  perchè, se uno è atleta vero e vince imbogliando, porta- nel suo profondo essere- la colpa di quanto ha fatto, la vergogna. Se  viene scoperto prima e ha il coraggio di smascherare se stesso, la sua umana debolezza, il suo errore ecco che torna uomo, forse anche migliore di prima perchè consapevole dell’inganno.

E’ colpa di tutti noi che lo guardiamo senza praticarlo, lo sport, che siamo pronti a dichiarare finita Federica Pellegrini perchè è arrivata quinta alle sue gare di nuoto, è colpa nostra se lo sport non è più sano perchè i nostri occhi ingordi vogliono solo la luce del metallo più prezioso e chi non lo possiede, non lo vince, finisce nel buio etichettato come persona “finita”, che non vale (più) nulla.

“Schwarzer” in tedesco : diffamatorio, negro, più nero, nero… come se, nel cognome che Alex porta, fosse già scritto il suo destino.

Da ex-atleta mi auguro che lui e tutti coloro che, per diverse ragioni, sono caduti nella trappola del doping, possano risorgere, se non come atleti, come persone. Come uomini e donne migliori. E sarà già un grande insegnamento per tutti.

Pimpra

TRISKELL, ELFI E PREVISIONI

Mi presento all’appuntamento molto casual, lascio a casa i tacchi e indosso gli orecchini “Love and Peace” che tanto mi corrispondono, sono e resto una figlia dei fiori. L’amica, puntualissima, è già lì che mi aspetta e il terzo del gruppo arriva in quell’istante.

Vengo immediatamente rapita dalla strana “fauna locale”, giovani e meno giovani curiosamente vestiti da elfi, scozzesi in kilt e pancia fuori, strani tabarri, ghirlande di fiori,  molti sorrisi, litrate di birra e musica celtica a condire gli ingredienti.

Triskell, kermesse celtico-triestina diventata un appuntamento fisso delle estati del Nord Est.

Mi sembra di aver fatto un balzo in un dove slegato dalla realtà, dentro a un fumetto fantasy, in un paese incantato.

I due amici a fatica mi stanno dietro mentre scodinzolo tra le bancarelle che vendono tutto/quello/che/avrei/voglia/di/comprare, in pochi minuti fulmino i primi 30 euro della serata e l’amica, non è da meno…

Un breve pit stop per rinfrescare l’ugola asciutta e via verso maga magò che mi faccio leggere le carte. Arriviamo nella collinetta dove, tre elfette/streghette maneggiano arcani maggiori sbirciando nel futuro dei loro clienti.

C’è la fila e – chi l’avrebbe mai detto! – molti uomini in attesa di divinazione! Mentre gli amici si siedono sull’erba a chiacchierare, mi metto in coda e osservo. C’è il giovane quasi sposo che chiede alla maga se è il caso di fare il grande passo, la donna che riceve la bella notizia che diventerà mamma, la rampante femme fatale che vede garantita la sua ascesa ai vertici aziendali e poi… tocca a me.

Mi capita l’elfa che avrei scelto, mi siedo e chiedo il consulto lungo. “Cosa vuoi sapere?” chiede con accento del sud (scoprirò poi che è napoletana), “Mi parli d’amore” rispondo.

Bypassando lo scenario esistenziale, l’elfa era proprio un personaggio. Alla scoperta delle sue origini, se ne esce con un “Detesto gli uomini meridionali!” , “Ah beh, se lo dice lei… e perchè li detesta?”, “Perchè mentono”… infila una perla di pensiero positivo dietro l’altra, ma è molto simpatica e, quando mi dice “Vieni a trovarmi anche l’anno prossimo” mi sciolgo in un sorriso divertito.

Gli amici mi aspettano curiosi. “Allora come è andata?” chiedono, mi limito a rispondere “Portatemi a bere, va là…” e loro, compagni,  mi hanno presa sotto braccio e portata via.

E siccome delle miserie umane bisogna sorridere e distaccarsi, uno di loro mi ha detto “La prossima volta per un piatto di pasta e un euro simbolico, il consulto te lo faccio io!”

E ridendo, abbiamo fatto le ore piccole…

Pimpra

DENTRO AI TUOI OCCHI

Ti ho rivista, ieri sera, dopo tanto tempo.

Sei cresciuta e adesso sai camminare da sola.

Il tuo faccino paffutello sorride al mondo che ti si svela giorno per giorno. Le piccole mani toccano tutto ad esplorare nuove superfici, a prendere contatto con la realtà che si colora di nuove scoperte.

Mi guardi perplessa, appena mi rivedi, non ti ricordi molto di me. Ti sorrido dietro i miei occhialoni tartaruga e allungo le mani verso di te.

Gli occhioni cobalto si aprono di più e le guanciotte si gonfiano in un grande sorriso mentre inizi a venirmi incontro.

Che gioia abbracciarti e dirti che sei bravissima, cammini molto bene!

Ti guardo, mi guardi.

Sorrido, sorridi.

Facciamo “naso_naso” perchè i nostri sono usciti dallo stesso stampo e sei dolcissima mentre strusci, come un gattino, il tuo visetto sul mio.

Ti guardo e, incredibilmente, vedo me alla tua età. E’ un’emozione che mi entra come una bomba.

E ringrazio mio fratello di avermi – inconsapevolmente – regalato questa gioia. Immensa.

🙂

Pimpra

 

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