TRISKELL, ELFI E PREVISIONI

Mi presento all’appuntamento molto casual, lascio a casa i tacchi e indosso gli orecchini “Love and Peace” che tanto mi corrispondono, sono e resto una figlia dei fiori. L’amica, puntualissima, è già lì che mi aspetta e il terzo del gruppo arriva in quell’istante.

Vengo immediatamente rapita dalla strana “fauna locale”, giovani e meno giovani curiosamente vestiti da elfi, scozzesi in kilt e pancia fuori, strani tabarri, ghirlande di fiori,  molti sorrisi, litrate di birra e musica celtica a condire gli ingredienti.

Triskell, kermesse celtico-triestina diventata un appuntamento fisso delle estati del Nord Est.

Mi sembra di aver fatto un balzo in un dove slegato dalla realtà, dentro a un fumetto fantasy, in un paese incantato.

I due amici a fatica mi stanno dietro mentre scodinzolo tra le bancarelle che vendono tutto/quello/che/avrei/voglia/di/comprare, in pochi minuti fulmino i primi 30 euro della serata e l’amica, non è da meno…

Un breve pit stop per rinfrescare l’ugola asciutta e via verso maga magò che mi faccio leggere le carte. Arriviamo nella collinetta dove, tre elfette/streghette maneggiano arcani maggiori sbirciando nel futuro dei loro clienti.

C’è la fila e – chi l’avrebbe mai detto! – molti uomini in attesa di divinazione! Mentre gli amici si siedono sull’erba a chiacchierare, mi metto in coda e osservo. C’è il giovane quasi sposo che chiede alla maga se è il caso di fare il grande passo, la donna che riceve la bella notizia che diventerà mamma, la rampante femme fatale che vede garantita la sua ascesa ai vertici aziendali e poi… tocca a me.

Mi capita l’elfa che avrei scelto, mi siedo e chiedo il consulto lungo. “Cosa vuoi sapere?” chiede con accento del sud (scoprirò poi che è napoletana), “Mi parli d’amore” rispondo.

Bypassando lo scenario esistenziale, l’elfa era proprio un personaggio. Alla scoperta delle sue origini, se ne esce con un “Detesto gli uomini meridionali!” , “Ah beh, se lo dice lei… e perchè li detesta?”, “Perchè mentono”… infila una perla di pensiero positivo dietro l’altra, ma è molto simpatica e, quando mi dice “Vieni a trovarmi anche l’anno prossimo” mi sciolgo in un sorriso divertito.

Gli amici mi aspettano curiosi. “Allora come è andata?” chiedono, mi limito a rispondere “Portatemi a bere, va là…” e loro, compagni,  mi hanno presa sotto braccio e portata via.

E siccome delle miserie umane bisogna sorridere e distaccarsi, uno di loro mi ha detto “La prossima volta per un piatto di pasta e un euro simbolico, il consulto te lo faccio io!”

E ridendo, abbiamo fatto le ore piccole…

Pimpra

DAL GIOIELLIERE

Che giornata favolosa! Un cielo terso con le nuvolette bianche a rincorrersi, una sottile bava di vento che accarezza i capelli, è venerdì, davanti un fine settimana con lo strascico che si aggancia ai primi due giorni della prossima, siamo dentro all’anticiclone africano…

CHE VOGLIAMO DI PIU’?

Un passaggio dal gioielliere, ovviamente! 🙂

Ci vado con addosso un’allegria, come poche volte, oggi niente mele, oggi gertrude*

La gioielliera “Gavemo i cocumeri a pasta ciara!”

Pimpra “Ahhhh! e quali sono?” (la solita ignorante)

Gioielliera “Xè questi qua, i xè ciari dentro, 100% nostrani! Ghè garantisso  bonissimi” e me ne porge due.

I cocumeri in questione hanno un bel aspetto, tracagnotti e piccoletti, al chè dico di aggiungerne altri due che sono quelli il mio pranzo.

Percepisco un’esitazione nelle mani della donna che, immantinente, replica “Lei la magna troppa verdura!”

Penso che sia un po matta, lei la verdura la vende!!! Boh… misteri da ortofrutticolo.

Pesa e declama “Quattro euro, e la badi ben, col sconto!” mi dice serafica.

QUATTRO EURO PER QUATTRO CETRIOLI????!!!! MA DICO, STIAMO SCHERZANDO????!!!!

Pago, mi taccio e, con il prezioso bottino in borsa, me ne vado.

Oggi ho capito un’altra cosa: ho sbagliato tutto.

A che serve studiare per poi arrivare a stento a fine mese, quando, vendendo gioielli alla clorofilla, si guadagna come un Rockfeller?

Epperò, mi viene da ridere, solo una come me, poteva arrivare a tanto!

SOLDI SARA’ CHE NOI NON SAREMO, mi diceva, tanto tempo fa, una persona…

A VOI TUTTI UN SOLARISSIMO FINE SETTIMANA!

Pimpra

* gertrude, nel linguaggio “pimpresco”, significa: cetrioli, altrimenti detti, in dialetto triestino “cucumeri”

MARE PROFUMO DI MARE

Uscire di corsa dalla gabbietta che hai 15′ d’aria per il tuo caffè e te li devi giocare nel miglior modo possibile:

respirare aria fresca a pieni polmoni

farti accarezzare la faccia dai tiepidi raggi del sole

respirare, ancora, che sei in apnea da stress da stamattina

godere, nel veloce tragitto che ti porta alla tazzina, del tempo libero di tutti coloro che stanno all’aria aperta senza far nulla

e, rientrando, ricevere come una botta in testa perchè, il tuo mare che ti sta di fronte, ti mette nel naso il suo profumo che sa di vacanza e relax e ti dice “vieni tra le mie braccia”  e, con gran fatica, resisti all’impulso di correre su Molo Audace e tuffarti  – ancor vestita- in acqua.

Il profumo di mare è il più forte ferormone che conosca ed è così “maschio” che non riesco a resistere…

La gabbia oggi è stretta più che mai… stringiamo i denti fino all’uscita…

Pimpra

IL DELICATO PROFUMO DI… PRIMAVERA

E’ soave svegliarsi alla solita ora accorgendosi che la casa è già acquerellata di una luce delicata. Anche la Pimpra risente del mutare della stagione e, stamane, per farmi alzare al rintocco della sveglia, si è prodigata in azioni estreme di terrorismo felino.

L’aria è dolce, una carezza sul viso quando, in scooter, inizio ad affrontare la mia giornata.

In tutto questo risveglio, il canto della natura, modulato dal cinguettio degli uccellini che albergano nei gelsi di fronte a casa, mi regala un buongiorno meraviglioso.

Anche la gabbietta sembra più accogliente ed io, sua prigioniera per gran parte della mia giornata, oggidì, mi sento meno reclusa.

A voi tutti, Amici Cari, il mio augurio di trascorrere una gioiosa giornata!

Pimpra

 

STILEMI

Una piacevole serata alternativa a quanto faccio di solito: appese le scarpette da tango sono andata all’inaugurazione di una mostra sulla bio architettura. Va da sè che, dell’argomento, non capisco nulla, ma è stato comunque molto interessante.

Gli architetti, gli ingegneri delle costruzioni, sono una categoria tutta particolare. Con un po’ di impegno e di allenamento potremmo imparare a riconoscerli tra mille persone. Come?

Ciò che ho trovato di più singolare e divertente è che, una volta raggiunto un certo grado di notorietà, di fama, oppure quando sono agli esordi della loro carriera, amano indossare alcuni “pezzi” di abbigliamento che parlano per loro, parlano della loro professione, come se, sempre, l’umanità intera dovesse conoscere il mestiere che fanno.

Ritengo assolutamente singolare questo modo di porgersi al mondo e, parzialmente, anche ridicolo, specie se, a farlo, sono gli uomini.

Comunque, il mondo è bello perchè è vario.

Mi diverto parecchio a immaginare come mi dovrei vestire per informare il mondo del lavoro che faccio. Mamma mia che incubo, indossare perennemente la “divisa”, ammantarmi costantemente del ruolo, nascondendomi sempre, scambiando l’apparenza per l’essenza.

Non fa per me, decisamente.

Bontà loro, comunque, avranno motivati motivi per essere come sono.

Vi dò un indizio: gli occhiali, rigorosamente nerd, neri per i più depressi, colorati per i più alternativi.

A parte tutto questo ieri sera ho scoperto che… “DENTRO AL GRIGIO C’E’ TUTTO”.

… E chi lo avrebbe mai detto! 🙂

 

Un sorriso a voi tutti e BUON SOLE!

Pimpra

CURRY E TACCO 12

Venerdì pomeriggio, piccole commissioni in città.

Si respira aria di primavera e ne approfitto per accorciare pericolosamente l’orlo della gonna. Esco così, coscio in bella mostra, issata sui 12 cm di tacco degli stivali con la zeppa nascosta che divento improvvisamente (una finta) longilinea. [ma questo, lo so solo io.]

Arrivo da Toso dove, sempre, si fanno curiose esperienze. Mentre ordino una cubatura varia di spezie e gommose e morbide non posso non accorgermi della conversazione “maschia” del gruppetto di avventori. Stavano beatamente sputtanando una loro conoscente che, moglie inetta ai fornelli, proponeva all’ignaro consorte umili surgelati che rendeva regali cospargendoli di curry (forse per mascherarne il gusto poco interessante)… e loro ridevano e burlavano.

E’ stato più forte di me trattenermi da fare un commento salace che poi la discussione ha preso una piega ancora più ilare e giocosa per approdare a un invito per un calice di vino, nel bar lì a fianco. Avventore  “Ma lei che la xè vegetariana, ghe piasi l’uva?” (la Pimpra – sagacemente – ha già colto il subliminale doppio senso: uva=vino),  P. “ma certo, come no, non si tratta mica di sangue”  Avventore “Ecco allora la me permetti de offrirghe un calice qui a fianco.”    P.  “accetto solo se mi insegna una buona ricetta!”

Ci spostiamo di due metri più a destra ed entriamo al Malabar, locale molto noto agli avvinazzati triestini. Il mio nuovo amico ha 36 anni. Per gamba. Ed evidenti segni di una salute non proprio buona e un pancione dilatato. Credo di non rischiare nulla e accetto l’invito.

All’ingresso saluta i suoi amici che – immediatamente – mi guardano le gambe, restano increduli che quel nonno si sia presentato con una “figa” e mi offrono da bere. Lui si chiama Bruno e il suo amico (da 50 anni) è Nino. Sono lì con le loro – gonfissime- mogli che mi danno una veloce occhiata e nulla più. Sono talmente tanto più giovane e piacente di loro da non poter neppure essere una minaccia e continuano a bere.

Il “mio” Bruno, invece, è rimasto vedovo. Forse per questo è stato così galante con me, aveva voglia di scambiare due parole.

Il calice che mi è stato prontamente offerto da quella simparica compagnia di nonni, è stato condito da divertenti aneddoti sulla vita coniugale e sui metodi – ortodossi – che, all’epoca, si utilizzavano per far funzionare le cose.

“Mio papà, co’ iero mulo,  me gà insegnado che <bisogna cavar le piume dell’oca, senza che la zighi” che, tradotto e chiosato, significa “fare le corna [se proprio si cade nella trappola del sesso extra coniugale- ma solo in quello]- senza che la moglie ne sappia nulla, ovvero “no la zighi“.

Li ho trovati dolcissimi, quando raccontavano le marachelle della loro sfiorita giovinezza, delle grandi bevute che- sempre- hanno costellato la loro vita insieme.

E’ stato un momento molto bello, entrare nella vita di un perfetto sconosciuto che ti racconta di sè e, nel tempo in cui si può degustare un calice di bianco, ti chiede “Ma quando potremo rivederci?” e la Pimpra ha risposto “Il curry ci ha fatto incontrare, lasciamo libero il destino di decidere per noi”.

Con un sorriso, ho appoggiato il bicchiere e sono uscita.

Amici Cari come è bella la vita!

BUON FINE SETTIMANA!

Pimpra

SFIDA ADOLESCENZIALE

Parlare ancora di meteo, dopo tutto quello che ci raccontano i telegiornali, non ha alcun senso. Quindi vi racconterò di come si possa convertire una situazione climatica sfavorevole, in un divertente gioco adolescenziale.

Qui a Trieste, spira, da giorni, un vento di bora pazzescamente teso (130- 140 km orari di raffica) sicchè la vita quotidiana diventa difficile da gestire. Non si può andare in scooter, o, meglio, si può, ma a proprio rischio e pericolo, non si possono stendere i panni, bisogna vestirsi “tecnici” perchè il vento si insinua in ogni dove. In una parola, una discreta rottura di scatole, per non parlare della temperatura siberiana, sotto zero di quasi 5 gradi, ma perceptiti almeno 10 di meno causa l’amata bora.

I triestini “gagliardi”, che vogliono far vedere al mondo il loro disprezzo per il pericolo, amano affrontare la forza degli elementi sulla cima del molo audace, più in cima possibile. Perchè? Presto detto: il mare, in queste condizioni, ghiaccia creando un pack che rende impossibile restare in piedi, le raffiche sollevano onde che, infrangendo sul bordo del molo inondano letteralmente di spruzzi la terraferma e chi ha l’ardire di starci. Morale: se non si vola direttamente in acqua, ci si bagna come pulcini e, come minimo, si cade malamente a terra.

La sfida dei “muloni” e di alcune “mule” triestine è quella di raggiungere la cima del  molo, farsi la foto (prova inoppugnabile dell’impresa compiuta) e, possibilmente, ritornare alla base sulle proprie gambe. In secundis, cercare di evitare la broncopolmonite, tonsilliti varie, ma quelle son cazzate…

La sottoscritta, che ha felicemente superato la barriera degli anta, si sente giovane e frizante come il vento di casa sua e ha deciso di cimentarsi nell’impresa. Ce l’ha fatta, autoscatto compreso, anche se, in verità, non ha raggiunto l’estremità del molo (ma con gli stivali di cuoio e abiti da ufficio, era onestamente una straordinaria cazzata provarci),

Tutto questo per dire che, nella vita, ci si può divertire anche con molto poco. Ci si può sentire giovani, giocando come fanno i ragazzi. Ci si può sfidare per vedere di mettere alla prova le inibizioni, le paure, la poca volontà di “muovere il sedere” per fare qualcosa di diverso.

Ecco, i miei 20 minuti di gloria personale me li sono proprio goduti ieri pomeriggio. Oggi posso coccolarmi sotto la calda copertina e sorridere tra me e me! 🙂

Amici Cari, Buon fine settimana a voi tutti!

Pimpra

PS: I triestini, notoriamente goliardici, hanno pensato anche ai nuovi residenti e ai turisti, leggete le istruzioni in caso di bora forte. Fonte: https://www.facebook.com/RegataBarcolana

fonte: https://www.facebook.com/RegataBarcolana

DA TRIESTE CON FURORE!

Una coperta di freddo siberiano si è impadronita del Bel Paese regalando temperature polari, vento e tanta neve. Inutile affondare il coltello nella piaga ricordando che l’ondata di maltempo era prevista e che siamo in inverno, quindi il meteo ci sta tutto!

Epperò… qui a Trieste gli eventi atmosferici sono come esaltati dal roboante ruggito della bora che si sta scatenando in uno sciame di raffiche che si insinuano per le vie della città.

A condire lo scenario ci si è messa pure la neve che in alcuni punti della città si è fissata al pavimento stradale, regalando simpatici tranelli di ghiaccio.

Eppure, nella scomodità di dover lasciare a casa lo scooter, imparare quale linea dell’autobus è idonea a riportarmi a casa, informarmi sul prezzo del biglietto, sugli orari, ecco in tutto questo nuovo modo di percepire la città, mi sento assolutamente viva, a mio agio in questo vento, dentro al freddo polare.

Lo spettacolo che offono le rive schiaffeggiate da potentissime raffiche di bora, onde che abbandonano il naturale letto del mare per infrangersi sulla terra ferma, inondando la passeggiata, il molo e tutto quanto si trovi sulla loro disarticolata corsa.

Adoro questa città così “aspra e forte”, così tagliente e secca, imbronciata e musona.

Adoro questo vento selvaggio e insolente.

E’ così, con il volto sferzato da minuscoli spilli di ghiaccio, noi triestini ci sentiamo vivi. Eccome!

Amici Cari, buona continuazione di giornata!

Pimpra

A TRIESTE SI FA COSI’

2 dicembre. Leggere con attenzione la data: 2 dicembre.

Decido di fare le cose per bene ed entro nell’edicola più fornita della città che voglio comperare il calendario giornaliero dei gatti.

Mi avvicino alla cassa, vedo quello dei cani e chiedo alla titolare “Signora, vorrei il calendario versione gatto, di questo” (sul bancone ce n’erano 10 pezzi).

La signora mi guarda e, con una sfumatura di disappunto, mi comunica che “Il calendario dei gatti è finito”

ma come? ha un sacco di cani!!! e lei, piccata e smorfiosa replica “Guardi signora che il calendario dei gatti lo riceviamo ad AGOSTO!” a dire che è OVVIO che il 2 dicembre sia esaurito.

La guardo con la faccia che manda saette, il collega mi trattiene dal saltarle alla giugulare e strapparle la gola.

La lezione che l’illuminata venditrice mi ha insegnato oggi è che: il calendario si deve comprare mentre si fa la valigia per andare in ferie, perchè, allo scadere dell’anno, è OVVIO CHE SIA FINITO!!!

ODIO QUESTA CITTA’, ODIO LA MANCANZA DI “SAVOIR FAIRE” DELLA QUASI TOTALITA’ DEI SUOI ABITANTI, ODIO!

Uff…

Pimpra

 

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