IO GIAMBONETTI E TU?

Ti ricordi quando facevi la merenda a scuola? Alle elementari mi sembra fosse un panino, alle medie a volte una fetta di pizza, raramente un frutto, una merendina, al liceo dipende.

Alle superiori le ragazze cambiano, iniziano a pensare alla linea, molte di loro (ma sto pensando agli anni 80!!!) si accanivano con le sigarette, rinunciando a mettere sotto i denti qualcosa, chi iniziava con i “disturbi alimentari” chi, bellamente, se ne fregava e mangiava a quattro palmenti.

A Trieste, i panini del mio liceo avevano, se non ricordo male, tre scelte possibili: prosciutto cotto, solo formaggio, wurstel e senape e il toast. Non posso dimenticare la coda che si creava alla ricreazione delle 10, quella più lunga, con tutti a saltarsi addosso per accaparrarsi il cibo.

La sottoscritta capì subito che, nella vita, i fornitori vanno trattati con i guanti, quindi, la prima ora, andava in bar e faceva la sua ordinazione, la pagava subito, in modo che, allo scoccare della ricreazione, il suo panino o quel che era, fosse il primo ad essere servito, senza fare la coda. Ho sempre detestato aspettare. 🙂

Mi raccontano, invece che, al centro Italia, andava molto la confezione di Giambonetti e, anche colà, le strategie evita-coda erano le più spassose.

Ogni scuola, ogni istituto, ogni generazione, ha le sue tipicità. Ricordo che mio padre, ad esempio, a merenda beveva birra e mangiava un panino di porcina!!!

Incredibile, no?

E voi, avete qualche bel ricordo da condividere?

Amici Cari, buona giornata!

Pimpra

SFIDA ADOLESCENZIALE

Parlare ancora di meteo, dopo tutto quello che ci raccontano i telegiornali, non ha alcun senso. Quindi vi racconterò di come si possa convertire una situazione climatica sfavorevole, in un divertente gioco adolescenziale.

Qui a Trieste, spira, da giorni, un vento di bora pazzescamente teso (130- 140 km orari di raffica) sicchè la vita quotidiana diventa difficile da gestire. Non si può andare in scooter, o, meglio, si può, ma a proprio rischio e pericolo, non si possono stendere i panni, bisogna vestirsi “tecnici” perchè il vento si insinua in ogni dove. In una parola, una discreta rottura di scatole, per non parlare della temperatura siberiana, sotto zero di quasi 5 gradi, ma perceptiti almeno 10 di meno causa l’amata bora.

I triestini “gagliardi”, che vogliono far vedere al mondo il loro disprezzo per il pericolo, amano affrontare la forza degli elementi sulla cima del molo audace, più in cima possibile. Perchè? Presto detto: il mare, in queste condizioni, ghiaccia creando un pack che rende impossibile restare in piedi, le raffiche sollevano onde che, infrangendo sul bordo del molo inondano letteralmente di spruzzi la terraferma e chi ha l’ardire di starci. Morale: se non si vola direttamente in acqua, ci si bagna come pulcini e, come minimo, si cade malamente a terra.

La sfida dei “muloni” e di alcune “mule” triestine è quella di raggiungere la cima del  molo, farsi la foto (prova inoppugnabile dell’impresa compiuta) e, possibilmente, ritornare alla base sulle proprie gambe. In secundis, cercare di evitare la broncopolmonite, tonsilliti varie, ma quelle son cazzate…

La sottoscritta, che ha felicemente superato la barriera degli anta, si sente giovane e frizante come il vento di casa sua e ha deciso di cimentarsi nell’impresa. Ce l’ha fatta, autoscatto compreso, anche se, in verità, non ha raggiunto l’estremità del molo (ma con gli stivali di cuoio e abiti da ufficio, era onestamente una straordinaria cazzata provarci),

Tutto questo per dire che, nella vita, ci si può divertire anche con molto poco. Ci si può sentire giovani, giocando come fanno i ragazzi. Ci si può sfidare per vedere di mettere alla prova le inibizioni, le paure, la poca volontà di “muovere il sedere” per fare qualcosa di diverso.

Ecco, i miei 20 minuti di gloria personale me li sono proprio goduti ieri pomeriggio. Oggi posso coccolarmi sotto la calda copertina e sorridere tra me e me! 🙂

Amici Cari, Buon fine settimana a voi tutti!

Pimpra

PS: I triestini, notoriamente goliardici, hanno pensato anche ai nuovi residenti e ai turisti, leggete le istruzioni in caso di bora forte. Fonte: https://www.facebook.com/RegataBarcolana

fonte: https://www.facebook.com/RegataBarcolana

ANCORA “EN PLEIN AIR”!

Niente da fare, la maledizione della mutanda o di non so che altro, continua, fatto si è che, quando vado da ogni sorta di terapista, medico, mago o stregone che sia… il mio sedere, durante la visita o il trattamento… esce allo scoperto!!! 😮

Complice un mal di schiena di quelli veramente tremendi, ho telefonato “d’urgenza” allo sciamano che a dicembre mi aveva messo a posto. Gentile, mi convoca nel primo pomeriggio.

Mi scapicollo a casa: tuta, leggins e, sotto sotto il paio delle più coprenti, ascellari, “contro_ogni_tentazione”, mutande da dottore.

Arrivo puntuale e, immaginando la faccia triste dello sciamano alla scoperta del lato b completamente blindato allo sguardo, mi viene quasi da ridere! “Stavolta non mi freghi” penso tra me e me.

Il trattamento inizia e resto sempre stupefatta dalla disciplina dello shiatsu e dalla devastante potenza delle dita dello sciamano che, tocca qua, tocca là, mi fa, il più delle volte, gemere di dolore.

Da supina a prona per arrivare al focolaio del dolore articolare, la schiena maledetta che mi regala stilettate di male fisico. Inizia ad avvicinarsi al bersaglio, centimetro dopo centimetro fino a scendere in direzione dei lombari e giù, sempre più giù…

Ed ecco che il miracolo si avvera nuovamente, come la liquefazione del sangue di San Gennaro, una chiappa salta fuori dal mutandone della nonna. Percepisco chiaramente le mani che pigiano, strizzano, pizzichettano la rotondità che fa bella mostra di sè che, se avessi indossato il perizoma, lo spettacolo sarebbe stato lo stesso ma io sarei stata almeno più comoda. Imbarazzatissima ma comoda!!!  Mezzo metro di tessuto elastico che, causa lo spostamento dalla sede naturale – la chiappa – viene forzatamente condotto dall’altra parte, stropicciandosi in malo modo e inavvertitamente andando a finire … non vi dico dove!!!

Al solito ero pancia sotto e il rossore delle gote non si vedeva mentre lo stregone, con energia maschia, impastava a tutta forza il mio sedere.

Niente da fare, non riesco a restare vestita. Tant’è.

Almeno adesso, però, il dolore è passato. Per come mi sento meglio ora, lo show della chiappa al vento, valeva la pena!

Amici Cari, un sorriso a voi tutti augurandovi di trascorrrere un sereno fine settimana!

Pimpra

VISUALIZZARE PER ELIMINARE I FASTIDI QUOTIDIANI. FUNZIONA!

Ci sono delle giornate in cui ti svegli e non ce la fai proprio a mantenere il tuo aspetto sorridente e gentile perchè, poche ore prima, hai toccato con mano che, chi ti sta intorno e non hai scelto, alberga in sè una serie di caratteristiche così tanto deprecabili da farti chiedere “Ma com’è che non me ne sono mai accorto?”

Già perchè il problema di quelli che non portano cattiveria nel cuore, è proprio questo: non si accorgono della cattiveria degli altri, della loro meschinità, della falsità, dell’inganno, della perfidia… poi un giorno, i mostri che ti vivono a fianco, te ne fanno una di troppo o così clamorosa che, davanti a un manifesto di cotanta negatività, ti tocca renderti conto.

Sono sempre dolori. Perchè, più del male che procurano gli altri, duole l’amor proprio constatando per l’ennesima volta, che tu proprio non capisci nulla di questa vita moderna.

Lo strizzacervelli insegna che bisogna aiutarli  che se non si sentono il fiato sul collo diventano buoni. Stavolta l’insegnamento non ha funzionato…

Allora sapete che c’è? che con il mio bel palo simbolico conficcato nel sedere dolente, vi dico che mi avete fregato ma che non sono stupida e l’ho capito benissimo.

Che i vostri silenzi, quando vi fa comodo,  i vostri fiumi di parole quando vi servo, oramai mi fanno solo poco poco incazzare, al momento, quando la pancia si incendia per l’ingiustizia, l’inequità del trattamento, per quanto siete attaccati ai simboli del potere, per il vostro bisogno di apparire sempre e ovunque, perchè, credo, solo così vi  sentite esseri umani degni di considerazione.

Mi spiace per voi.

Chiusi nel vostro castello di carte, immagini cristallizzate di una polaroid scolorita. Che pena.

Sono felice del mio bastone piantato nel didietro.  Perchè, se è questo il tattamento che  mi merito, significa che sono veramente diversa da voi. E ringrazio il cielo per questo.

Mi rallegra immaginare di piantare nelle vostre gote rubizze uno dei miei stiletti preferiti, perchè, miei cari, è dall’alto che vi guardo…

* * *

Questo semplice esercizio concettuale vi permetterà di sopportare meglio i soprusi, le falsità e tutti i benididio della vita moderna e di chi vi circonda che, molto spesso, vi inonda di questi graditi regali…

A voi tutti, Amici Cari, auguro di trascorrere una piacevole serata!

Pimpra

Dialogo con il mio sedere- V°

Per sorridere tanticchia:

http://pimpra.splinder.com/post/10052831#comment

Pimpra

DIALOGO CON IL SEDERE – III°

Ieri pomeriggio, dopo tanto, sono andata a fare shopping. Entro nel negozio di un amico e mi metto a sbirciare.

Il sederone si arrabbia quasi subito e attacca: "e che palle! non è possibile! solo moda per anoressiche!!!! io dove entro in pantaloni così stretti?"

io "per favore non cominciare! non mi far fare brutte figure!!! stai zitto!"

lui "zitto un paio di ciufoli! spiegami come faccio ad entrare in questi pantaloni, così strizzati che mi esce il cervello!!!!"

io "tesoro, non ti preoccupare, non comprerò jeans sì stretti, il giusto, così ti sentirai a tuo agio!"

In quello una ragazza esce dal camerino, vestita di nero che sembra una liquirizia, anzi è come una liquirizia- sottile sottile, nera.

Il suo piccolo sedere, con una vocina lieve, dice al mio "beato te! mi sembra che il rapporto con la padrona vada bene, c’è dialogo… la mia padroncina.. invece…"

Lui e io, insieme "… invece???"

il piccolo sedere "Lei non fa altro che insultarmi, dicendomi che sono troppo grosso, che sono troppo grasso, che sono cellulitico, che sono piatto, che sono moscio che sono…"

noi, in coro "basta! smettila!!!! Devi reagire, non puoi farti trattare così! ma se sei così piccolo che a momenti ti confondevamo con l’etichetta dei jeans!!!"

Mentre io cercavo di convincere la piccola ragazza- liquirizia che non era un enorme tubo di lardo, come lei si dipingeva, lui, il mio sederone, dava consigli al piccolo sederino su come sconfiggere la carestia di carne che lo affliggeva.

La ragazza- liquirizia è uscita dal negozio senza comprare nulla, perchè si vedeva grassa.

Io e il mio sederone invece, ci siamo regalati una tunica fasciante che mette in risalto lui, le gemelline, e piace da matti anche me!

… decisamente molto meglio fare pace con se stessi!

Pimpra

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