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GIOVENTU’ E TANGO

Tango Young Firenze

Nel tempo in cui mi sollazzo amabilmente sul social degli adulti, Facebook per capirci, i giovani stanno in altri luoghi, molto spesso mi passano davanti video di esibizioni con giovani virgulti del tango.

Molto giovani. In special modo le ballerine, di norma tutte provenienti dal mondo del classico, che si cimentano nel tango con risultati – spesso- eccezionali

Ripenso ai miei esordi, tanti anni o sono, a quanto desiderio di crescere, a quanta gioia mi ha dato lo studio ma, altrettanto al pubblico di coetanei che, come me, iniziavano a muovere i loro primi passi: tutti persone più che adulte.

Nelle mie zone, estremo nord est d’Italia, all’epoca e pure oggi, ben pochi giovani hanno approcciato questo mondo espressivo, distinguendosi per personalità, tecnica, interpretazione, ovverosia per la loro ARTE.

Non mi capacito di questa penuria di vivaio, che pure i ragazzi e le ragazze potenziali ci sarebbero: numerosissime e quotate scuole di danza classica su tutto il territorio del Bel Paese, propensione allo sport eppure… i giovani talenti latitano. Cosa che, peraltro, non accade nel resto dell’Europa, dove i giovani ballerini sono ben presenti.

Sempre grazie ai video di FB e alla mia personale frequentazione dei “luoghi” del tango: maratone, milonghe in giro per l’Italia ecc., scopro che esistono dei talentuosissimi giovani che si dedicano con passione a tale arte.

Provengono, di solito, dalle regioni dell’Italia centrale, con punte in Sicilia. All’estremo nord e al nord est sono davvero pietre rarissime.

Mi chiedo il motivo di tale spartizione geografica così poco “democratica”, considerato che i giovani sono sempre belli, imparano molto più velocemente e possono e sanno colorare il loro tango con sfumature nuove, brillanti.

Dove sta l’inghippo? Perché da Napoli, Salerno, Roma, Firenze, Bologna e più in giù escono dei prodigi? E il resto d’Italia, dove li mette i suoi ragazzi?

Io non conosco la risposta, anche se un’idea me la sono fatta.

Se vi fa piacere, parliamone e cerchiamo di capire certi nostri perché.

Pimpra

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L’UNDICESIMO INCANTESIMO.

Le sagome legate da un filo trasparente fatto di note, di sensazioni, di intimità, di ascolto, di poesia, di allegria mi passano davanti come ombre delicate.

La sala è grande e il soffitto di vetro la rende un acquario sulla volta del cielo e sul verde rassicurante del giardino. Mi sento così bene, cullata da un’atmosfera soffice, come fosse un soffione di zucchero filato.

Indosso le scarpe con quell’emozione che si prova quando sta per succedere qualcosa, che non sai se sarà bella, esaltante o il contrario. Sono anni che questi gesti si ripetono, e ogni volta provo la stessa corrente che mi passa il corpo. Le aspettative ho imparato a lasciarle a casa, bisogna vivere il momento.

Entro in quello spazio giardino, in quella serra deliziosa dove, al primo respiro, ti senti bene. Impossibile non sorridere, con gli occhi e con il cuore.

Ho messo nell’aria la mia goccia di felicità e ho ricevuto una nuvola di arcobaleni.

Quanto mi è cara la Tosca, il rifugio incantato del buon tango, lo scrigno dei tesori, degli abbracci e delle risate più belle, più sentite, più calorose.

Ogni anno che passa, si rinnova la magia e, come per incanto, nasce la sorpresa.

Grazie Tosche.

IMAGE CREDIT: facebook

Pimpra

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