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BUONI PROPOSITI 2019. Come impone la blogger_tradizione

Come tradizione vuole ecco sfornato il post sui buoni propositi per l’anno che verrà.

Stavolta, strano a dirsi, mi vien giù facile: “continua così” auguro a me stessa.

Al di là delle ovvietà che non sono neanche più annoverabili nei “buoni propositi” come mettermi a dieta, condurre uno stile di vita sano, fare sport (…) credo varrà la pena di provare a realizzare un sogno nel cassetto, uno di quelli che ti sei sempre detto “Tu non puoi, figurati se ce la fai”.

Se la vita è fatta di cicli è bene capire a che punto siamo e… assecondare il cambiamento in atto.

Sono sempre più convinta che sia “cambiamento” la chiave di volta che sostiene, sorregge e dinamizza le nostre esistenze.

A ben guardare dalla Natura in poi ogni cosa cambia, muta e diviene.

Se lo facciamo anche noi, consapevolmente, assecondando le situazioni difficili non opponendo resistenza ma flessibilità, se seguiamo la corrente della nostra vita con pienezza, sono certa che si compie il miracolo: siamo vivi e vibranti, circondati di cose belle e buone per noi.

Alzo quindi il mio calice per brindare al nuovo, a ciò che non conosco, al colore che devo ancora scoprire, all’emozione che avevo dimenticato.

Brindo a voi, Amici miei, che mi riempite la vita di affetto e vi prendete il pacco dono senza sconti.

Brindo all’allegria dell’intelligenza, alle passioni brucianti, al giorno che devo ancora vivere.

Brindo a noi due, alle Gattonzole adorate e a me.

Che sia un anno di quelli proprio belli, da ricordare, per tutti!

EVVIVA!

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

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PENSIERO DI FINE ANNO

Mai come quest’anno il profumo di zucchero filato che le festività mi evocano alle narici è lontano.

Nessun richiamo, in questo senso, nessun dolce ricordo ma nemmeno triste o doloroso. Ciò che di bello è stato vive nel dorato libro della memoria e nessuno mai potrà cancellarlo.

Questo carrozzone imposto a chi non è permeato di fede religiosa per cui il momento è di topica importanza, diviene, con il passare del tempo, sempre più una grandiosa farsa.

Fino a pochi mesi fa nella mia famiglia era l’ultima tradizione che reggeva, la cena di veglione. Da quest’anno, l’ultimo baluardo è caduto. Al momento ci sono rimasta male, poi, ho pensato che è meglio la libertà di tutti di fare ciò che desiderano.

Però, festeggiamenti a parte, è bello soffermarsi a pensare che cosa è stato l’anno quasi concluso.

Lo ricorderò come una pietra miliare del mio cammino, sicuramente. Non fosse banale, meriterebbe di essere fissato con un tatuaggio della Fenice, ma, lo ripeto, è troppo banale. Il significato però resta quello.

Dal buio esistenziale dei primi – lunghissimi- mesi, all’alba e alla luce degli ultimi.

E’ questo che festeggerò. La rinascita.

Festeggerò che invecchiare diventando più consapevoli è bello, anche se il corpo non torna indietro e si sobbarca il peso del tempo. L’Anima no, lei resta nella sua dimensione senza tempo.

Alzo il mio calice simbolico a me, alle prove che ho superato, al coraggio che ho dimostrato a me stessa di voler mettere il naso in certe mie stanze buie, alla paura che ho superato, all’allegria che è tornata, alla gioia che sempre mi ha contraddistinto.

Il 2018 mi ha insegnato che non è egoismo prendersi cura di se stessi. Non lo è affatto.

Non è sbagliato dichiarare con onestà chi si è e come, senza voler modificare il prodotto per renderlo più piacevole al mercato della relazione umana. Sticazzi.

Così mi ritrovo e, dopo tanto, sorrido finalmente a quella faccia strana che mi accompagna da sempre, al mio naso poco aristocratico, alle rughe più profonde intorno agli occhi.

L’epifania è compiuta.

Come un videogioco, si passa allo schema successivo: le porte si aprono, perché il cuore le ha aperte. Ed ecco che l’Amicizia regala il meglio di sé, l’Amore che chiede non è più necessario perché ha imparato che la fonte non viene dall’esterno ma da noi stessi.

A tutti coloro che passeranno per di qua mando un Abbraccio Universale di quella condivisione di Armonia che tanto mi è cara.

Spero che Babbo natale o chi per lui vi regali quella scintilla d’amore per voi stessi che, troppo di sovente, crediamo di non avere o di avere perduto.

In alto i calici e cin cin (analcolico per me!) 🙂

Pimpra

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DI TANTO IN TANGO. Ciò che è mio è anche tuo.

Che bella sensazione la sveglia di oggi, per la verità agita dalle amate Gattonzole poiché, quella vera, il mio orecchio l’ha bypassata alla grande.

Assonnata, ricoperta da fusa gorgheggianti e strusciate sulle gambe, ho iniziato la mia giornata stanca ma lieve. In una parola: felice.

Ieri sera, per la prima volta, insieme al mio compagno, abbiamo tenuto un laboratorio di tango. Non si tratta di una lezione, perché non siamo insegnanti e ci guardiamo bene dall’immaginarci tali, è stato semplicemente una condivisione di esperienze con altri tangueros.

Ripenso ai miei esordi, a quando, all’epoca dei primi passi, avrei dato non so che cosa per avere più informazioni che mi aiutassero nello studio. 

C’è molta differenza tra una lezione e un “laboratorio”. Nel primo caso si lavora su strutture, si costruiscono le basi, si impara la grammatica.

Nel secondo, si ascoltano le esperienze di ballerini, di come hanno affrontato il loro percorso, di come hanno superato gli ostacoli del “cammino di Santiago tanguero” (mi si passi questa similitudine).

Chi ci è già passato, secondo me, può davvero dare una mano a chi è all’inizio del percorso. Rispondere a domande e a dubbi che tutti attraversano, condividere le strategie adottate per risolvere criticità.

Di sicuro, nel tango, non vi è una Verità Assoluta, credo però fermamente, che le esperienze di altri, possano dare ispirazione e motivare la ricerca di ognuno.

Oggi mi porto dentro l’energia che ho ricevuto dalla classe, le domande che hanno fatto, la curiosità e l’attenzione che ci hanno dedicato.

Mi sento più ricca, come ballerina e come essere umano.

Nel mio mondo ideale dovrebbe esistere sempre il piacere dello scambio. Non perdo nulla se ti dono ciò che ho imparato, anzi.

Saper raccontare il proprio percorso, riuscire a far provare nel corpo di chi ti ascolta ciò che cerchi di definire, è un esercizio grandissimo.

Spiegare significa avere in sé totale consapevolezza. Significa lavorare sul proprio movimento per renderlo chiaro a chi deve capirlo. Quindi un esercizio a due vie: per chi espone e per chi ascolta.

Ringrazio gli amici Maestri che ci hanno coinvolto in questa esperienza e tutti coloro che, con fiducia e curiosità, hanno partecipato. 

Il grazie più grande al mio amatissimo Tango che colora di sfumature sempre nuove la mia vita.

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

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