ATTIMI BELLI IV°

ATTIMI BELLI

Il cielo e il mare cupi, come noi.

E’ difficile crescere.

Non sempre riesco a sorridere, a essere come tu mi immaginavi.

Guardo il mare piatto e mi sembra che tutto sia immobile, come la mia vita.

E non capisco il perchè.

Sei diventata grande. A volte non ti riconosco più.

Non trovo la mia bambina dentro il tuo corpo acerbo di donna.

Il cielo e il mare cupi, come noi.

Un giorno ancora guarderemo il mare da questa panchina e il cielo e il mare cupi di oggi saranno un lontano ricordo.

Insieme a te, anche una grigia giornata, sbiadita e stonata,  è costellata comunque di “Attimi belli”.

Pimpra

IMAGE CREDIT: PIMPRA TRIESTE

VIAGGIARE LEGGERI

pulizieA chi non è mai capitato di guardare dentro a un armadio, un cassetto, sulla scrivania, nella macchina e rendersi conto della quantità di cianfrusaglie accumulate?

Credo tutti noi!

Senza essere necessariamente dei disposofobici, ovvero accumulatori seriali,  è bene che impariamo a soffermarci su quanto gli oggetti che abbiamo intorno, in realtà parlino di noi.

Sembra una sciocchezza, ma, a ben guardare, non lo è affatto.

Un caro amico sta affrontando, in questi giorni, un trasloco. Sono andata ad aiutarlo, specialmente per quel che riguardava la scelta degli abiti da lasciare o da portare con sè nella nuova casa.

Non occorre che vi dica, tra le risate e le resistenze, quanto accumulo di stracci inutili era accatastato negli armadi e quanto faticoso è stato per lui, liberarsene.

Come mai? Perchè abbiamo questo attaccamento alle cose? Forse gli oggetti ci parlano? Hanno un portato energetico così forte da non permetterci di liberarci di loro quando il contesto d’uso ha avuto compimento?

Inoltre, a ben guardare, noi tutti ci attorniamo di un quantitativo abominevole e inutile di cose. Vestiti a quintali, scarpe, borse, gadget teconolgici, sportivi, per la macchina, trucchi, belletti, profumi, bigiotteria e l’elenco potrebbe essere infinito. [L’accumulo di libri, quello solo, francamente non mi sento di condannare].

Perchè abbiamo bisogno di queste “ancore emotive” di cui facciamo così fatica a liberarci? Il fatto è che non ci diamo mai il tempo di riflettere sulle cose e sui nostri stati d’animo e capire quanto il nostro inconscio cerca di dirci.

Ho fatto una sorta di trasloco al contrario anche io, qualche anno addietro, quando il mio matrimonio finì e l’ex coniuge si trasferì altrove. Sono partiti alla volta del cassonetto sacchi e sacchi neri di accumulo, frutto di inerzia, di pigrizia, di attaccamento a pseudo ricordi legati ad oggetti. Il clou della follia accumulatoria sono stati gli scontrini raccolti in anni di convivenza (non da me). “Ma cosa te ne fai? A che servono?” la risposta è sempre stata la stessa “A ricordare”.

Una cosa l’ho capita, in tutto questo: devo imparare a “viaggiare leggera” e non penso a quando mi muovo fisicamente, ma nella vita.

Ogni legame con il passato che si traduce dentro ad oggetti è superfluo, è una inutile zavorra al nostro fluire leggero nella vita.

E adesso, tutti a “far pulizia”! 🙂

Pimpra

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SESSO GRATTA E VINCI

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Devo premettere che la geniale perifrasi è di quel simpaticone dell’Andrea P., collega di gabbietta nonchè quotato milonghero, e non farina del mio sacco.

Che ci azzecca? Parliamone.

Il tema “sesso”, specie d’estate, assume portanza elevata, considerata la minore presenza di strati di abiti sulla pelle, il clima vacanziero che libera il cervello da ansie e pensieri e il bisogno di evadere dalla routine.

D’estate il sesso diventa come la fetta d’anguria sotto il solleone: necessario.

Ora, il problema di procacciarsi il frutto proibito,  si pone con maggiore accanimento per alcune categorie di persone:

  • per gli accoppiati di lungo corso
  • per gli accoppiati di lungo corso alla boa dei 55-65
  • per i single
  • per i single “diversamente giovani”
  • per i single “diversamente giovani” e, magari, con un reddito basso.

Analizziamo il problema:

Per i punti n. 1 e n. 2 dell’elenco è presto detto: parola d’ordine è resistere. A tutto: alle tentazioni (fuori dalla coppia), alla noia (dentro alla coppia), al gran caldo, ai mostruosi pigiamini di lui o di lei (le coppie di lungo corso hanno perso il piacere di dormire nudi da tanto, tantissimo tempo), al generale degrado di chi non si guarda più, non si annusa più, non si tocca più… Che sia matrimonio o convivenza, resta la tomba dell’amore, figuriamoci del sesso.

Per il punto n. 3, se persone “normodotate”, ovvero uomini e donne “senza infamia e senza lodo” (se non fossero così “normali”, presumibilmente non sarebbero tanto single, o forse no), l’estate del sesso o il sesso dell’estate resta una sfida da cogliere, un momento per uscire dalla tana e mettersi in gioco. La loro parola d’ordine: coraggio. Da tirare fuori e da spendere. E chissà cosa può succedere…

Per i punti n. 4 e n. 5 invece la prova è tostissima. Bulli che sfoderano addominali guizzanti su distese di pelle ambrata luccicante d’olio solare, giovinette negli anni verdi che esternalizzano senza limite al pudore ogni dono di madre natura… ebbene con uno scenario del genere, vincere la partita della seduzione, diventa un’impresa quasi impossibile. Se, a questo, aggiungiamo anche un portafoglio che non permette di “mostrare le piume”, la situazione si fa ancora più critica. La parola d’ordine: mettersi nelle mani di dio e sperare che vi ami. E aspettare il miracolo, senza farsi troppe illusioni.

Per tutti gli altri c’è “il sesso gratta e vinci” che altro non è che una speranza, una tensione della mente e del corpo, l’illusione dell’eterna seduzione e una sfida con se stessi.

E nella vita non vinci, se non giochi mai!

AUGURI!

Pimpra

ATTIMI BELLI III°

MOMENTI

La panchina rivolta al mare,

Il mare appoggia il suo sguardo azzurro su di me

su questa panchina, da solo, con il mio zaino di ricordi.

In mano ho il libro che porto con me quando viaggio,

ne sfioro la carta

e riprendo la lettura.

La panchina rivolta al mare,

Il mare appoggia il suo sguardo azzurro su di me

il libro ed io

da soli,

anche questi sono “attimi belli” …

Pimpra

IMAGE CREDIT: PIMPRA TS

VUOI DIMAGRIRE? CHIEDIMI COME!

bilancia-pesapersonaQuesta società valuta il valore di una persona, passando, troppo spesso, dall’ago della bilancia, ebbene ho scoperto il modo perfetto per “fottere il sistema”.

Mi spiego.

Più o meno tutti noi siamo in costante battaglia con i chili di troppo, con il rotolino di benessere nel punto sbagliato, il cosciottino che vorremmo più sottile, ecc ecc… perchè, in qualche modo, siamo portati ad uniformarci al modello sociale corrente che prevede una silouhette, possibilmente slanciata, asciutta.

Per l’impegno che possiamo metterci, unito alle forti motivazioni, rinunciare ai piaceri della buona tavola, per noi che viviamo in un paese che offre meraviglie incomparabili, è un sacrificio estremo.

E dico “estremo” con cognizione di causa.

E come si fa a restare magri con tutto il bendidio che possiamo mangiare noi italiani? Una sfida, più mentale che fisica.

Premesso che non è nelle mie corde la vita della monaca buddhista, che a me mi piacciono immensamente i piaceri della vita, ecco, insomma, ho trovato il mio modo per mantenere la linea.

Una, due, tre, quattro (dipende dal grado di resistenza fisica) milonghe a settimana e il gioco è fatto.

Ballare il tango argentino (che, notoriamente, per un vero sportivo è come il defatigamento dopo un allenamento) per quattro/cinque ore di fila, aiuta a bruciare i grassi, mobilita il metabolismo, regala endorfine a nastro e una perdita di peso settimanale e costante, di circa 200/300 gr.

Non male vero?

In più, consideriamo che dormire mai più di 4,5 – 5 ore per notte, tiene la mente sveglia, il corpo scattante e, dulcis in fundo, il famoso “rebechin” delle 4.00 del mattino, regala una gioia insperata e libera da ogni senso di colpa.

Vuoi dimagrire? Inizia a ballare! 🙂

Pimpra

MOMENTI

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I primi segni: una giornata di pioggia che abbatte la temperatura e regala voglia di dormire con il lenzuolo ben tirato su.

La Pimpra mi concede 15′ di sonno in più, fuori albeggia più tardi. Un minuto al giorno, e, tra poco, mi farà alzare alle 6 del mattino, come sempre.

Stamani, sul balcone, mentre osservavo il cielo, sono stata colpita dal profumo intenso della prima pioggia di fine estate.

Ha un sapore particolare, forte, fatto di ricordi e malinconia.

L’odore della pioggia mi è sempre piaciuto. E’ come se fosse capace di riconnettermi alle profondità più nascoste del mio animo che, così, si svela.

La malinconia fa male. E’ un pugnale conficcato dove non sapevi nemmeno di avere carne.

Fuori piove.

Si è alzato il vento.

Guardo l’estate che sta facendo i bagagli per andare via, portando con sè il suo carosello di colori, di profumi, di musica.

Guardo la pioggia dalla finestra e sorrido.

La malinconia, a volte, può essere una cara amica.

… oggi, va così… 🙂

Pimpra

IMAGE CREDIT DA QUI

CARO SIGNOR TOPAZ …

AMICHE

Caro Signor Topaz,

siamo due signore di mezza età nate nelle ventose lande del nord est, italianissime al 100% benché vissute nell’estremo lembo di terra che separa la “Vecchia Europa” dai lontani Balcani.

Non si può certo dire che rappresentiamo le tipiche ospiti del suo yacht di lusso estremo … però, caro Signor Topaz, una volta nella vita, potrebbe far salire anche noi, quelle evidentemente “fuori scala”, per età, per altezza, per inutilizzo di silicone, per il conto in banca a mò di colabrodo, per le rughe, per i capelli senza le extension, perchè non usiamo sempre i tacchi e nemmeno il push up…

Caro Signor Topaz, ma che glielo diciamo a fare, ci piacerebbe scattarci una istantanea insieme a Lei, magnate del petrolio e di quanti altri affari non si sa, una foto da far vedere alle amiche, per poter dire di essere state a fianco a un conto in banca che cammina. Sa, di questi tempi, incontrarne come lei, non è cosa di tutti i giorni.

Caro Signor Topaz, mi tolga una curiosità: chi è quel pirla che le ha suggerito un nome così tremendo per una nave del genere, perché, sa, a quella persona lei dovrebbe togliere il saluto, dopo averla depennata dal suo libro paga.

Perchè, caro Signor Topaz, la classe, quella vera, non si può comprare a suon di bilioni, la mia amica ed io lo sappiamo bene, perchè noi, di quella, siamo miliardarie.

Caro Signor Topaz, è stato un piacere.

Buona vita, buona navigazione.

Pimpra & …

IMAGE CREDIT: ANDREA PRESTA TS

MICROMETRICA

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“Ciao, sono la Pimpra e da 12 giorni non tocco più gommose e morbide, liquirizia dolce, alcol”

Questa potrebbe essere la mia presentazione al gruppo di sostegno stile alcolisti anonimi, dove si curano le “dipendenze”. [Chissà perchè ma qualcosa mi dice che sarei in buona compagnia… ;-)]

12 giorni in cui non ho sgarrato, nemmeno sotto tentazione, ho tenuto duro, rocciosa, convinta, motivata.

Il corpo sta reagendo bene  -bontà sua!- basta trattarlo con delicatezza e lui risponde (quasi ) subito. L’energia torna, la voglia di muoversi, la testa meno offuscata, una sorta di visione dell’insieme più chiara.

In tutto questo scenario, una cosa nuova di cui ho avuto la netta percezione: sono piccola.

Trieste, attualmente, è molto frequentata da turisti di diverse nazionalità. Li incontro spesso quando vado a bere il caffè o nei miei giretti in centro, loro sono alti, le donne sono alte, a volte altissime.

Mi muovo, micrometrica, tra questi corpi che mi sovrastano. Di solito vestiti malissimo, a volte anche trasandati, mi muovo veloce perchè, a differenza loro, so dove sto andando.

E ho avuto come un’illuminazione rendendomi conto di quanto (per i tempi moderni) io possa essere “bassa”.

Credetemi, per una che non ha mai badato all’atezza sua propria (a quella degli uomini, sì, mi piacciono alti) è stato come uno choc.

So di avere le spalle larghe, il naso a patata,  i piedi grandi ecc. ecc. ma di essere così tanto bassa, non me ne ero mai accorta. Adesso sì.

E, come per magica compensazione cosmica, però, dentro, mi sento “grande/alta”. E questo senso della mia  levatura interiore mi fa sentire forte, molto forte e sicura. E non ho nessuna paura di quelli grandi per davvero o che tali si ritengono…

A buon intenditore…

Pimpra

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PARLIAMOCI CHIARO

Words-Have-Power

Non immaginavo nemmeno di avere un seguito di lettori più che nutrito e, a ben guardare, se ci penso, sento una certa responsabilità nei loro confronti.

Responsabilità di offrire un “prodotto editoriale” la cui finalità è regalare un minuto e mezzo di “leggerezza”, nulla più.

Non ho pretesa, nè arroganza, di scrivere nulla che si avvicini alla “letteratura”, alla cronaca, a un articolo di giornale, a un saggio o pamphlet o altro.

I miei sono pensieri a briglia sciolta, estemporanei, senza alcun progetto o linea “editoriale” alle quali attenersi.

Ho voglia di dichiararlo in risposta ad alcune osservazioni che mi sono state mosse, tra il serio e il faceto, che – confesso – mi hanno ferita un po’.

Sono consapevole che non me lo ha prescritto il medico di tenere un blog, e so anche che scrivere ciò che si pensa, espone a critiche/giudizi (anche pesanti)/sputtanamenti vari e tutto il corollario di conseguenze che si patiscono quando si indossa un abito “pubblico”.

Ne sono perfettamente consapevole, e, nonostante tutto, simpaticamente “me ne fotto”.

Scrivere è il mio esercizio zen per stare bene, la seduta in palestra che mi libera dalle tossine, è il festival dei neuroni, scrivere è la mia boccata di ossigeno.

Excusatio non petita, accusatio manifesta…

Ma che ve lo dico a fare, questa sono.

Adesso potete partire con gli insulti, il problema è che non riuscirò, comunque, a smettere.

STICAZZI ! 🙂

Pimpra

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LA MIA AFRICA

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Ho avuto la grandissima fortuna, da bambina, di vivere in luoghi del mondo molto “particolari” e di passarci un tempo sufficiente a farne miei i colori, i profumi, i suoni, i sapori e i pensieri.

In questi giorni di caldo terribile non ho potuto non ripensare alla mia Africa, dove ho trascorso 3 anni della mia prima infanzia.

Tornano alla mente le distese senza fine della savana (ero in Nigeria), la terra rossa, l’odore di legno e erba secca, il respiro della terra dopo le piogge tropicali, le corse dentro le pozzanghere con le flip flop gialle di gomma (anche nell’Africa degli anni ’70 erano di gran “moda”).

Non ricordo di aver mai avuto “caldo” in Africa. Forse perchè, il cervello, osservando ciò che c’era, si sintonizzava spontaneamente con l’ambiente, e sopportava con tranquilla e posata dignità. Era naturale, ovvio, non sarebbe stata Africa altrimenti.

Stavo bene laggiù, in una dimensione di libertà e natura che sentivo mie. Nel bush dove vivevo, i comfort erano pochissimi eppure, addormentarmi con i ruggiti dei leoni in lontananza, con il respiro della steppa che all’imbrunire si risvegliava, ripagavano di tutti i disagi di una “modernità” che non era ancora arrivata (per fortuna!).

E poi, da adulta, mi ritrovo spiaggiata nella città di nascita, che amo – per carità- ma dalla quale avrei bisogno di separarmi, almeno a periodi.

Ma le cose adesso sono tanto diverse, non sono il piccolo frugoletto dei miei genitori che seguivo, inconsapevole, negli aereoporti più sperduti, nei paesi più “altri” che il mio dna europeo poteva conoscere.

Adesso quella valigia la devo fare da sola. E la farei molto volentieri ma… non mi è possibile per diverse contingenze.

… non resta che vivermi il ricordo che regala il caldo africano di questi giorni. Anche se, dove sono, il caldo lo sento eccome. Dove vivo, non è Africa…

* * *

BUONE VACANZE [A CHI CI VA]!

Pimpra

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